lunedì, 30 marzo 2009

MARTYRS (2008)

Uno dei titoli di punta del nuovo horror francese, un pugno allo stomaco senza precedenti ai danni dell'incauto spettatore che cercasse di avvicinarsi alla sala cinematografica non preparato spiritualmente. Con queste premesse ci si aspetterebbe di trovarsi davanti l'ennesima cavolata alla Saw o a qualche clone di Hostel. Invece no, cari miei, Martyrs è il classico film che non t'aspetti ed è proprio quando pensi di aver visto tutto ecco che si ricomincia daccapo. Un film che sembra finire ogni mezz'ora ed ogni volta riparte, merito della sceneggiatura scritta dallo stesso regista Pascal Laugier che riesce a rendere un soggetto altresì banale e stravisto, un qualcosa di nuovo e strabiliante.

 

Inutile dirvi che anche solo raccontare l'inizio della trama ci si rovinerebbe il gusto di scoprire le cose da soli e io non vi farò questo torto, mi limiterò solo a citare i riferimenti a Suspiria ( (Laugier è un fan diDario Argento ed infatti dedica l'intero film al regista romano), a Clive Barker (sopratutto nel finale), straordinariamente qualcuno troverà anche qualche riferimento ad una vecchia storia a fumetti apparsa sulla rivista Splatter della Edizioni ACME, storia ripresa in seguito anche dal bravo Alex Visani nel suo cortometraggio La Soglia.

Non è comunque un caso che, dopo questo film Laugier sia stato scelto per il remake di "Hellraiser ".

Martyrs si sviluppa in tre fasi distinte che potremmo definire quasi dei gironi, a tratti sembra rievocare La Divina Commedia di Dante con un inferno iniziale sulla terra, un purgatorio e un paradiso finale andando a concludersi con una sorta di spiegazione misticheggiante che sfocia nel beffardo. Non so per quale motivo ma ci ho trovato molto di Society  di Brian Yuzna e un ironico riferimento all'ultimo geniale episodio del film "Adrénaline " (ve lo ricordate?). In sostanza un film dal plot narrativo non originale ma strutturato in modo da esprimere nuovi concetti di cinema, con un ottima caratterizzazione dei personaggi, sopratutto le due ragazze protagoniste (Morjana Alaoui e Mylène Jampanoï) , molta violenza (sopratutto psicologica), un pò di Gore (ma poco, pochissimo rispetto a quanto ci si aspettava di vedere) e quella disturbante sensazione che, da un momento all'altro, ci si para davanti qualche scena tratta daFaces of Death. Non ci si spaventa molto ma la tensione è elevatissima, sopratutto perchè Laugier ribalta completamente il linguaggio dell'horror contemporaneo per creare qualcosa di nuovo che non è più un horror, nè un thriller nè un film d'exploitation ma tutto quanto insieme, in un calderone infernale difficilmente dimenticabile.

 

domenica, 28 dicembre 2008

Series 7: The Contenders (2001)

Della serie "recuperateli dai cestoni degli Ipermercati" ecco un titolo che, per pochi euro, è ancora possibile rintracciare tra le offerte discount e salvare così dall'oblio del dimenticatoio. Si perchè, personalmente, preferisco questo film di Daniel Minahan ai tanti esempi di socio cine reality television accuse usciti nello stesso periodo (roba tipo EdTV per intenderci) innanzitutto per lo stile, niente affatto cinematografico ma quanto di più televisivo si possa richiedere ad un prodotto che illustra un programma televisivo, poi per il fatto che il regista stesso è un esperto di reality televisivi e quindi parla a ragion veduta.

Poi gli interpreti/personaggi, prima fra tutti Brooke Smith, attrice prettamente televisiva (la ritrovate recentemente nel ruolo di chirurga lesbica nel bel serial Grey's anatomy) perfetta nel suo ruolo di ragazza madre sciagurata e allo stesso tempo spietata campionessa del reality più crudele mai pensato dai palinsesti, un'accozzaglia di persone comunissime reclutate da una televisione divenuta ormai un vero e proprio grande fratello stile Orwell che recluta assassini come gli antichi imperatori reclutavano gladiatori per il piacere voyeuristico del pubblico in un reality in cui vince chi uccide tutti gli altri. Le telecamere seguono imperterrite le vicende dei contendenti tutti impegnati a escogitare tranelli, chiudersi in casa, rapire i propri figli come il cocainomane Tony (Michael Kaycheck) o a pregare come l'infermiera Connie (Marylouise Burke) che approfitta della degenza di uno dei partecipanti per iniettargli veleno. Telecamere che dove non possono vedere ricostruiscono arbitrariamente con attori un finale artefatto pur di dare al pubblico una degna conclusione dei fatti, telecamere che seguono il losco appuntamento tra la piccola e iperprotetta dai genitori Sheila (Donna Hanover) e il vecchio Franklin (Richard Venture) il quale non esiterà a massacrarla a bastonate. Insomma personaggi ben definiti, buon ritmo che non scende mai sotto il livello di guardia per un film che è sicuramente una critica molto dozzinale e superficialista del potere televisivo prossimo a venire, ma che è comunque uno specchio dei tempi in cui viviamo, sempre attuale nel rappresentare la pochezza umana drogata di sangue e sensazionalismo e completamente schiava del potere catodico. Dulcis in fundo il retroscena amoroso tra Dawn e lo sfigatissimo Dairy (Mark Woodbury) rappresentato da un video dark girato alle superiori con sottofondo "Love will tear us apart" dei Joy division, è la massima espressione di uno spettacolo tirato su a colpi di camp e trashendezialismo populista.

postato da: albylupo alle ore 19:47 | Permalink | commenti
categoria:b movie, snuff imitation, dark movies, punkie junkie
martedì, 09 dicembre 2008

FRONTIERE(S) (2007)

Per capire come si possa realizzare un buon prodotto di entertaintment, al giorno d'oggi in Europa, pur senza avere uno straccio di originalità e quindi attingendo a piene mani dai classici (Le Coline hanno gli occhi e Non aprite quella porta in primis) e addirittura dai recenti lavori derivativi americani (Hostel e La Casa del diavolo) non bisogna spostarsi troppo lontano. In Francia infatti sta nascendo una corrente new horror veramente devastante, sia a livello di ritmo forsennato nelle inquadrature e nel montaggio, sia per l'uso smodato di brutalità e violenza, splatter e cattivissimo gusto. La prima opera di Xavier Gens, recentemente riportata in auge nonostante il fiasco del suo secondo film (il pessimo Hitman) è la piena dimostrazione di quanto si stia facendo in territorio francese, ed il risultato, consentitemelo, fa veramente impallidire le sciacquose produzioni nostrane. Mentre noi ci scateniamo coi vari natali eco vanziniani a rompere il cazzo nel mondo con la nostra volgare caciara, i nostri vicini di casa pestano giù di brutto con sangue e violenza, non esitano a mettere la protagonista Karina Testa, donna e per di più incinta, in situazioni disturbanti, presa a calci e pugni per tutto il film, in una maschera nera di sangue e merda, in mezzo a maiali e squilibrati nostalgico nazisti, in un tripudio di ossa rotte, crani esplosi, seghe da tavolo circolari, uncini, catene e un intero circo di freaks che si annidano in bui e terrificanti cunicoli sotterranei.

Ma c'è di più, Frontiere(s) parte con un intro dalle forti connotazioni social nazionali, con una serie di scontri tra polizia e giovani delle bainleu parigine, dove nel mezzo si snodano i protagonisti, giovani balordi in fuga dopo un furto, che si dividono in due auto per darsi appuntamento in una locanda al confine tra Francia e Lussenburgo. Gens, pur copiando il modello d'oltreoceano, non rinuncia alla propria impronta nazionale, dando quindi maggior carattere alla pellicola e riesce, nonostante il prodotto dichiaratamente di serie B, a tirar fuori spessore anche ai personaggi, pur nei loro stereotipi, come la timida e succube Eva (Maud Forget) prigioniera in questo albergo di pazzi, dedita a fare figli deformi e a subire le angherie della sua famiglia acquisita. Per tutti i 100 minuti di film si respira un'aria malsana raramente riscontrabile nelle medie produzioni americane, siamo dalle parti del titolo imprescindibile per capire le ondate di nuovo cinema che stanno sgorgando dal cinema europeo, ondate che purtroppo in Italia non abbiamo ancora toccato, annaspando disidratati in un secco cinema autoreferenziale o porno commediante di bassa lega.

Speriamo che qualcosa nuoti verso le nostre coste prima possibile!

postato da: albylupo alle ore 08:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:b movie, gore n splatter, snuff imitation, dark movies, horror and slasher
mercoledì, 02 gennaio 2008

[REC] (2007)

L'ultimo film diretto dal vate spagnolo Jaume Balagueró a quattro mani con Paco Plaza ci dimostra ampiamente che, se raccolta bene, l'esperienza di The Blair Witch Project può portare a risultati sorprendenti. Il segreto sta tutto nel rendere giustificabile la presenza della telecamera in ogni situazione, almeno per quanto riguarda un modello di cinereality il cui obiettivo è dare la sensazione del vero più vero anche in situazioni estreme e irreali come nel caso di questa sorta di reportage horror girato da una troupe televisiva capitanata dalla frontgirl Angela (la bella e brava Manuela Velasco) con il compito di seguire passo passo una serata di lavoro dei "Bomberos" ovvero i pompieri spagnoli.

Il film inizia con prove di trasmissione, interviste varie e scene di relax all'interno della caserma nell'attesa di una chiamata di soccorso. L'intervento serale prevede un'operazione abbastanza tranquilla, i bomberos vengono chiamati per soccorrere una vecchia all'interno di un palazzo, colta da un malore. Ma qualcosa non va per il verso giusto. La vecchia si rivela più aggressiva del previsto e azzanna alla gola un poliziotto, subito dopo succede il finimondo. Gli inquilini, due poliziotti, i pompieri e la troupe rimangono bloccati nel palazzo, posto in quarantena apparentemente senza motivo . Di lì a poco si scatenerà l'inferno con gli appestati che assalgono i condomini a loro volta contagiati in una girandola di orrori resi ancora più vividi dal gioco del vedononvedo di una telecamera maltrattata in continuazione tra spintoni, corse su è giù per le rampe di scale, immagini sfuocate e scene buie dove si sente solo urlare. Balaguerò e Plaza non cercano di fare un film originale e si vede, poichè le citazioni si sprecano, da George A. Romero a 28 Days fino ad arrivare, nel bellissimo e terrificante finale, addirittura a The Exorcist, tuttavia sono consci di questo e vogliono solo giocare con lo spettatore, terrorizzarlo ma sopratutto dargli l'illusione che tutto questo stia veramente accadendo. Gli attori convincono e le ambientazioni claustrofobiche coinvolgono, non sono da meno alcune geniali intuizioni come la ripresa delle autopsie di nascosto da una finestrella lasciata aperta o la bambina che azzanna la madre in diretta. Certo, il mal di testa è in agguato e 85 minuti di inquadrature tremolanti e sfuocate possono anche portare allo sfinimento ma il coinvolgimento è totale ed alla fine ci si alza dalla sedia storditi e terrorizzati come era nell'intento dei due registi spagnoli.

Ancora inedito in Italia (se si eccettua la presentazione al Ravenna Nightmare Festival di quest'anno)  [REC] ha tutte le carte in regola per diventare il nostro primo incubo del 2008. Speriamo solo che non dia adito a eccessive emulazioni ( ma il già annunciato remake americano ed il nuovo Romero Diary of the Dead girato anch'esso allo stesso modo non lasciano molte speranze) perchè va bene tutto, ma vedere troppi film fatti da immagini traballanti e sfuocate alla fine genera anche livelli di noia e fastidio molto elevati.

 

lunedì, 17 dicembre 2007

GUINEA PIG 2: Flower of flesh and blood

(Za ginipiggu 2: Chiniku no hana, 1985)

Dopo il successo del suo primo esperimento di fake snuff movie, Hideshi Hino ci riprova con questo secondo capitolo, che inaugurerà a tutti gli effetti la serie di mediometraggi più disgustosa e emoglobinica che la storia del cinema ricordi. A differenza del primo Guinea pig, questa volta il regista non ci prova neppure a mascherare da snuff le immagini, tant'è che le didascalie iniziali parlano di una ricostruzione di  un video ricevuto da un artista, da parte di un suo fan. Le sequenze iniziali seguono una giovane donna fino alla sua cattura da parte di uno sconosciuto che la narcotizza. La poveretta, quindi si risveglia legata mani e piedi, in balia di un vecchietto pallidissimo con il cappello da samurai. E' l'inizio della lavorazione di una specie di opera artistica di sangue, l'opera al nero di un serial killer che prima droga la vittima di modo che, al dolore sopraggiunga il piacere. Espediente questo per evitare che l'attrice non sia abbastanza convincente nel manifestare urla e lamenti. Difatti più che far ciondolare la testa in uno stato di apparente dormiveglia, la giapponesina altro non fa. Ed intanto il nostro uomo comincia lentamente a tagliargli tutti gli arti, a sventrarla e per finire, decapitarla, avendo cura di scavarle fuori gli occhi con un cucchiaino e ciucciarseli avidamente come un bambino che poppa il latte materno.

A prescindere dal ridicolo che emana quasi tutta la vicenda (unica nota d'effetto è la sequenza del pedinamento in auto che merita) questo secondo capitolo è poco più di un pretesto per mostrare la bravura del makeup artist Nobuaki Koga che supera se stessa nella lunga scena dello smembramento, a livelli di insostenibilità visiva molto elevata. Per il resto se si supera il disgusto rimane la noia, poichè, eccettuato lo splatter, non accade praticamente nulla. L'attore che fa il samurai è di un gigionesco ai limiti del ridicolo, la tipa, beh!L'ho già detto, ciondola come rincoglionita e il regista che fa? Ostenta primi piani sulla carne e cerca di dare un'aura artistica all'insieme anche se il cinema, in quanto settima arte, si trovava da tutt'altra parte durante la realizzazione di questo film.

domenica, 25 novembre 2007

MERMAID IN A MANHOLE (1988)

Quarto capitolo della infame serie Guinea Pig inventata da Hideshi Hino e concepita come una sorta di mostra degli orrori giapponese a partire dal primo capitolo, una vera e propria rielaborazione dello snuff movie con tutti i problemi giudiziari al seguito sopratutto dopo la denuncia di Martin Sheen, che lo scambiò per vero. A prescindere dalle questioni di falso e vero che la serie suscitò, questo Manhoru no naka no ningyo cambia direzione per quanto riguarda il plot espresso nei precedenti capitoli. Abbandonata la pura e semplice rappresentazione gratuita di torture e smembramenti, Hino vira verso una vera e propria storia dell'orrore inserendone però un'insolita connotazione romantica. Certo non mancano i dettagli forti, le inquadrature da vomito e il disgusto regna sovrano ma il tutto appare meno gratuito del solito ed il film, di breve durata, si lascia vedere piacevolmente (possibilmente non dopo mangiato).

Un pittore vedovo si aggira nelle fogne tra rifiuti e cadaveri di bambini gettati nelle acque, il suo intento è trovare soggetti da dipingere, lo vediamo infatti intento sin da subito a ritrarre il neonato immerso nelle acque limacciose con gli occhi chiusi. Successivamente però accade un fatto straordinario, nei cunicoli l'artista (Shigeru Saiki) incontra una splendida sirena ferita (Mari Somei), la porta a casa per dipingerla (esortato anche da lei stessa) ma il corpo della creatura è destinato progressivamente a marcire. A questo punto assistiamo ad un tripudio di verruche e tumori marcescenti che prendono possesso gradualmente del corpo di lei, esplodendo in liquami di pus colorato, interiora viscide e vermi schifosi. C'è veramente da stare male a guardare certe scene, pur se ben realizzate (anche troppo).

Il pittore fa di tutto per fermare la decomposizione della sirena ma inutilmente, l'unica cosa da fare è finire il quadro, che partendo da un ritratto si trasforma nella rappresentazione surreale di un volto purulento e grottesco.

Questa versione splatter della sirenetta è, a oggi, la cosa migliore partorita dalla serie Guinea Pig. Un perfetto connubio di poesia e stomaco che si insinua nei nostri occhi e strizza violentemente le nostre viscere regalandoci disgusto e disperazione in quella che potrebbe essere definita una fiaba d'amore virata al nero. Hino ci inonda di vermi giganti che escono dalle piaghe purulente e alle volte, il cervello dello spettatore, talmente aggredito da queste immagini orrende, sembra che riesca a trasmettere al corpo anche gli odori marcescenti di un corpo che si lacera mutando la carne in una nuova, oscena, forma d'arte.

 

domenica, 18 novembre 2007

PAPAYA DEI CARAIBI (1978)

Nonostante all'estero sia uscito col titolo Papaya, la dea dei cannibali, questo mirabile esempio del periodo esotico-core di Joe D'Amato, non ha niente a che vedere col cannibal movie. O meglio, a parte la prima scena, dove Papaya (Melissa Chimenti), splendida e sensuale creola dagli occhi profondi, seduce ed evira a morsi un ricercatore bianco. Il tutto fa parte di un'organizzazione di popolani caraibici sloggiati da un villaggio per fare posto ad una centrale nucleare. Questa sorta di società segreta, dedita a riti orgiastici e ad organizzare rapimenti di scienziati impiegati nella costruzione della centrale, catturerà anche Vincent (Maurice Poli) geometra della centrale e Sara (Sirpa Lane, la protagonista di La Bète nel suo periodo di riflusso italiano) giornalista intraprendente con la passione per i combattimenti dei galli. Circuiti dalla bella Papaya, i due verranno avvolti in un mondo magico e misterioso di cui Sara diverrà parte integrante subito dopo aver scoperto di amare alla follia la meravigliosa mulatta.

La trama cerca sviluppi da spystory con inseguimenti di ragazzini, omicidi rituali, sesso e tanto delirio. In realtà appare chiaro che il tutto è incentrato sul pretesto di mostrare più nudità possibile, nonostante, questo di D'amato, non è neanche il più spinto dei film...anzi!). Bisogna però riconoscergli di aver sposato una causa, una volta tanto ecologista, che si potrebbe tradurre in una frase citata da uno dei nativi: "Noi non abbiamo bisogno di centrali nucleari, abbiamo il sole, il mare e l'amore e questo ci basta!"

Certo non deve essere stata una bella pubblicità per i movimenti antinucleari vedere un gruppo di indigeni intenti a sedurre e uccidere gli stranieri invasori ma il film mostra anche argomenti sempre di grande attualità uniti a splendidi corpi che si uniscono in copula, paesaggi caraibici in questo pastiche dopotutto scorrevole e divertente, anche se ancora una volta si deve storcere il naso nel vedere maiali sbudellati in modo assolutamente gratuito (beh almeno qui sono morti prima delle riprese).

 

 

postato da: albylupo alle ore 23:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:b movie, porno era, snuff imitation, zombie and cannibal, italian movies
lunedì, 12 novembre 2007

Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)

Un pugno nello stomaco, di quelli che fanno male, malissimo. Ma anche un pugno necessario, oggi più di ieri. La più tremenda delle opere mai realizzate da Pier Paolo Pasolini riesce a superare gli orrori del tempo, restandone sempre al di soprà, con la sua silente ferocia che accompagna le turpitudini di quattro facoltosi fascisti nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, quattro personaggi disgustosi (ma anche quattro attori eccezionali ) che si appelleranno per tutto il film con sedicenti qualifiche come il Duca (Paolo Bonacelli), il Presidente (Aldo Valletti), il vescovo (Giorgio Cataldi) e il magistrato (Umberto Paolo Quintavalle), una villa immensa, un gruppo di ragazzi soldato per i quali la guerra sembra un gioco e un pugno di giovinetti e giovinette che, per 120 giorni rimarranno segregati nell'edificio, oggetto di disgustose pratiche sessuali, coprofagia, turpitudini varie, stupri e umiliazioni inenarrabili.

Ispirandosi a De Sade, Pasolini ci trasporta direttamente nell'inferno dantesco, dividendo il film in gironi contrassegnati dalla presenza agghiacciante di vecchie battone dedite a raccontare le loro esperienze sessuali con borghesi e facoltosi, amanti delle perversioni più estreme. La storia viene raccontata senza musica, eccezion fatta per una pianista silenziosa (Sonia Saviange) che  verso la fine, come risvegliata da una rivelazione, si getterà dalla finestra dopo aver assimilato cotanto orrore. I quattro borghesi fascisti hanno la stessa consistenza dei diavoli, con le loro barzellette odiose, i pruriti omossessuali, i dialoghi stralunati e gli sguardi fissi delle loro maschere facciali, inespressive e prive di alcuna pietà nel relegare l'uomo al più basso livello della condizione sociale, quello dell'animale da soma, della bestia da portare in giro al guinzaglio, da vestire come sposi in una serie di matrimoni grotteschi, in un banchetto a base di merda fumante, in una sequela di orribili torture spiate a turno nel cortile della villa. 

L'unico suono che si sente per tutto il film sono gli aerei, i bombardieri che solcano il cielo, quasi una speranza di liberazione che non arriverà se non attraverso la morte, ma anche questa solo dopo innumerevoli sofferenze!  Le tre signore, la Castelli (Caterina Boratto), la Maggi (Elsa De Giorgi) e la Vaccari (Hélène Surgère) sono narratrici di grande raffinatezza, si muovono come ballerine ipertruccate, bambole del diavolo che raccontano di uomini che si fanno orinare addosso, che torturano giovinette, che mangiano merda delle condannate a morte. I loro dialoghi sono la vera colonna sonora di un film fatto di attese, di campi lunghi, di scene ad ampio respiro che si muovono come se fosse un documentario. Pasolini fa il suo primo vero film d'exploitation documentando in maniera personale una metafora del fascismo e della borghesia ma anche dell'animo umano, che quando libera i più bassi istinti, non conosce limiti.

E tutto questo, credetemi, rende questo film un capolavoro, doloroso, si ma bellissimo!  

postato da: albylupo alle ore 13:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:masterpieces, porno era, snuff imitation, dark movies, italian movies
lunedì, 25 giugno 2007

HOSTEL PART 2 (2007)

E' paradossale che Eli Roth sfoderi tutto il suo amore pr il cinema di genere (sopratutto italiano) proprio in quello che potrebbe essere considerato il suo trampolino di lancio verso il cinema di serie A. Hostel 2 infatti appare sin da subito, in tutto e per tutto, un prodotto mainstream che porta avanti le tematiche del primo capitolo ma approfondendone vari aspetti quali, ad esempio, la conoscenza della setta segreta che vende giovani studenti (con una divertente quanto inquietante asta via MMS) a facoltosi torturatori provenienti da tutto il mondo. Ed è proprio nella figura dei torturatori che sta la novità di questo sequel. Democraticamente Roth divide la storia in due punti di vista quello delle vittime (tre studentesse americane in cerca di divertimento e facili amori) ed i carnefici (due imprenditori che vogliono provare per la prima volta l'ebbrezza di uccidere). Alla fine non sarà più possibile capire il ruolo dell'uno o dell'altro quasi a sottolineare che l'uomo è crudele in tutto il mondo ed indipendentemente dal sesso di appartenenza. Roth fa quindi penitenza per aver diffamato la Slovacchia e ci aggiunge in modo molto sarcastico l'italia del bullismo a più non posso citando anche "L'ultimo treno della notte" con i teppisti de noiartri che inseguono per i vagoni le tipe.

Sin dall'inizio Luc Merenda parla all'unico sopravvissuto della strage nel precedente film. Edwige Fenech fa la maestrina d'arte sfoderando la sua immortale bellezza (Ma torna a recitare Edwige che li stendi tutti!)  e omaggia Ruggero Deodato in una particina da cannibale veramente spassosa. Ci sono ancora i bambini, schiavi del potere e sottoposti alla dura crudeltà della vita con una continua roulette russa sui loro visetti inquieti ma coraggiosi al punto da alzare gli occhi di fronte alla pistola puntata alla tempia, resta questa sorta di omaggio al western di Sergio Leone , uno dei momenti più belli del film. Ultima caratteristica di Hostel part 2 è la quasi totale assenza di puro splatter, a parte la sensuale scena ispirata alle gesta della contessa Bathory ed una dolorosa asportazione di testicoli alla fine, non c'è molta carne sul fuoco, quindi siete avvertiti!


Tirando le somme Hostel 2 diverte e lo fa con intelligenza e amore per il cinema del passato (c'è anche un omaggio iniziale a Gloria Guida) ma sono alquanto dubbioso sul futuro di quella che si sta paurosamente tramutando in una saga televisiva. 

venerdì, 22 giugno 2007

ILS - THEM (2006)

Richard Stanley  girò il bellissimo Hardware  ed il successivo Dust Devil in Sudafrica per dimezzare i costi, e fu un vero pioniere della location economica. Stessa cosa fanno gli indipendenti David Moreau e Xavier Palud spostandosi dalla Francia in Romania per dirigere questo tesissimo thriller horror, sorta di The Blair Witch Project  europeo, girato quasi interamente con una telecamera a mano spostandola attraverso gli oscuri anfrattti di un'enorme villa dell'Est Europeo dove risiedono i fidanzatini Lucas (Michaël Cohen) e Clementine (Olivia Bonamy), lei insegnante, lui scrittore in erba, un futuro roseo in un paese ospitale. Ospitale? Non direi visto che alla fine il male è tutto all'interno della nazione che li accoglie. Purtroppo non posso andare avanti perchè rischierei di spoilerare, sta di fatto però  che siamo sulla falsariga di Hostel  dove l'antica Europa  è la fucina di antichi riti malefici e terribili persone. La differenza stavolta sta nel fatto che, a descrivere così l'Europa, sono due esordienti francesi.

Lascia un pò di amaro in bocca l'insensatezza di una trama che praticamente non esiste. Ils è la cronostoria di un fattaccio di cronaca minuto per minuto, ma lo racconta così bene che fino all'utlimo non capiamo fin dove si voglia arrivare. A chiusura di tutto ciò, ritroviamo il vecchio e caro espediente dei titoli di coda che ci raccontano quali siano i misteriori esseri intenti a perseguitare la giovane coppia per poco più di settanta minuti. Visivamente siamo ai massimi livelli: inquadrature a luce d'accendino, cunicoli bui, luci sfuocate, rumori, gemiti e urla sopperiscono una colonna sonora inesistente. Ottima la prova degli attori che raggiungono livelli di cinema verità assoluto, due attori più veri del vero a testimonianza che una buona recitazione solleva il mondo intero. Insomma dal niente si è tirato su un film di puro entertainment che, per una volta, mantiene alte le aspettative di questo cinema ormai boccheggiante. 

  

postato da: albylupo alle ore 21:07 | Permalink | commenti
categoria:underground horror, snuff imitation, dark movies, horror and slasher