



categoria:b movie, ridicolous monsters, gore n splatter, dark movies, zombie and cannibal, horror and slasher

















DRAG ME TO HELL (2009)

Ritorna Sam Raimi e con lui tutto il cinema horror degli anni ottanta, la stagione più grande che questo genere conobbe in passato, paradossalmente grazie sopratutto a questo piccolo genio indipendente che con 350.000 dollari e un gruppo di amici rivoluzionò tutto mescolando splatter, cartoon, terrore e commedia nel suo primo capolavoro The Evil Dead. Passati gli anni a rimescolare i fumettoni della Marvel dipingendo le gesta del più grande lanciaragnatele della carta stampata, Raimi decide finalmente di tornare all'horror con questo Drag Me to hell e lo fa con incredibile umiltà, voglia di divertirsi e fantasia che è veramente difficile non lasciarsi trasportare dalle gesta della povera Christine Brown (Alison Lohman) alle prese con una terrificante vecchia zingara che, per avergli negato una proroga nei pagamenti del mutuo, gli lancia addosso la maledizione della Lamia, un terribile demone che dopo tre giorni da incubo viene a prenderti per portarti all'inferno.

L'occasione è ghiotta per recuperare quel bagaglio di orrori che il buon Sam aveva accantonato nella triade di Evil Dead 1,2 e Army of Darkness. Lo schifo si mescola con lo spavento circense a suon di apparizioni improvvise, sbalzi di suono e urla che fanno saltare sulla sedia (ma quanto si saltava al cinema vedendo "La Casa"?), rumori, sibili, svomitazzate di brodaglia verde, spruzzi di sangue dal naso (forse la scena più divertente del film) mosche che ti entrano nel naso e ti fanno vedere occhi che escono dalle torte, capre che parlano e ti danno della puttana, sacrifici umani, sedute spiritiche in stile esorcista. Davvero un calderone per tutti i gusti ma sapientemente mescolato da una storia quanto meno pretestuosa che fa il suo porco lavoro e tiene dignitosamente in piedi tutta la messinscena regalandoci oltretutto anche un finale a sorpresa che lascia lo spettatore carico di inquietudine.

Un cast volutamente di bravi ma sconosciuti, atmosfere alla Jacques Torneur, i mirabolanti make up del bravo Gregory Nicotero (la vecchia è impressionante) e la sapiente scrittura dei fratelli Raimi danno alla nuova stagione cinematografica 2009/2010 quello start in più che promette bene, e un bell'horror come questo, di questi tempi credetemi, vale veramente tanto oro quanto pesa.
SLITHER (2006)

Vi ricordate di quel piccolo gioiellino degli anni ottanta intitolato Night of the Creeps ? Un B-movie horror fantascientifico diretto dal geniale Fred Dekker (a proposito qualcuno sa che cavolo sta facendo?) che parlava di schifose sanguisughe aliene che si infilavano nelle persone trasformandole in zombie. Non è ben chiaro se Slither sia una sorta di omaggio o remake riadattato di questo cult movie uscito da noi con il pessimo titolo "Dimensione Terrore", certo è che ne ricalca lo spirito (oltre alla trama) in maniera impressionante. L'estroso regista targato Troma James Gunn dirige ottimamente con chiari intenti nostalgici le vicende di una piccola comunità americana su cui piomba una strana meteora il cui contenuto si insinua nello sfortunato Grant Grant (un redivivo quanto ironico Michael Rooker), dapprima i cambiamenti sono in positivo (aumento della libido, forza) ma quando l'insano appetito di carne cruda comincia a prendere il sopravvento le cose iniziano a complicarsi. Dopo aver morso e mutato la sua amante Shelby (Jenna Fischer) la rapisce e la rinchiude in un fienile dove verrà rinvenuta mostruosamente gonfia come un pallone aerostatico. Al suo rinvenimento la polizia scoprirà che dal suo corpo esploso fuoriescono migliaia di vermoni alieni i quali, penetrando in bocca alle persone ne assumeranno il controllo trasformandoli in zombi.

Nonostante siamo di fronte a un prodotto low budget, la confezione è ottima, il ritmo è forsennato e gli effetti sono buoni, merito di uno sviluppo della trama concepito in maniera da centellinare le situazioni dosandole al modo giusto, insaporendo il tutto con una verve ironica che richiama molto le precedenti produzioni in casa Lloyd Kaufman, non a caso poi Gunn è anche sceneggiatore ( suo lo script del remake di Dawn of the Dead ) oltre ad essere un appassionato dei cult del passato le cui numerose citazioni, all'interno del film non possono passare inosservate, oltre al film di Dekker, infatti, troviamo rimandi a Frank Henenlotter (Basket Case), John Carpenter (La Cosa), David Cronenberg (il vermone che nuota nella vasca da bagno con la ragazza nuda ricorda molto una scena de "Il Demone sotto la pelle" in cui, del resto, c'erano anche i vermoni) e dulcis in fundo le trasmutazioni gommose di Society (tanto per chiarirsi la foto sotto non vi ricorda quello splendido film di Stuart Gordon intitolato "From Beyond"?).

Slither quindi si rivela oltre ad essere un buon prodotto da entertainment, anche una discreta operazione nostalgica della meravigliosa decade horror per eccellenza, ovvero gli eighteis e tutto il loro armamentario di geniali schifezze sanguinolente.
James Gunn, ha realizzato recentemente "PG Porn" una serie televisiva che sembra decisamente interessante, basata infatti sulle situazioni da cinema porno in cui vengono volutamente omesse le scene hard, mantenendo intatte le altre caratteristiche.
MARTYRS (2008)

Uno dei titoli di punta del nuovo horror francese, un pugno allo stomaco senza precedenti ai danni dell'incauto spettatore che cercasse di avvicinarsi alla sala cinematografica non preparato spiritualmente. Con queste premesse ci si aspetterebbe di trovarsi davanti l'ennesima cavolata alla Saw o a qualche clone di Hostel. Invece no, cari miei, Martyrs è il classico film che non t'aspetti ed è proprio quando pensi di aver visto tutto ecco che si ricomincia daccapo. Un film che sembra finire ogni mezz'ora ed ogni volta riparte, merito della sceneggiatura scritta dallo stesso regista Pascal Laugier che riesce a rendere un soggetto altresì banale e stravisto, un qualcosa di nuovo e strabiliante.
Inutile dirvi che anche solo raccontare l'inizio della trama ci si rovinerebbe il gusto di scoprire le cose da soli e io non vi farò questo torto, mi limiterò solo a citare i riferimenti a Suspiria ( (Laugier è un fan diDario Argento ed infatti dedica l'intero film al regista romano), a Clive Barker (sopratutto nel finale), straordinariamente qualcuno troverà anche qualche riferimento ad una vecchia storia a fumetti apparsa sulla rivista Splatter della Edizioni ACME, storia ripresa in seguito anche dal bravo Alex Visani nel suo cortometraggio La Soglia.
Non è comunque un caso che, dopo questo film Laugier sia stato scelto per il remake di "Hellraiser ".

Martyrs si sviluppa in tre fasi distinte che potremmo definire quasi dei gironi, a tratti sembra rievocare La Divina Commedia di Dante con un inferno iniziale sulla terra, un purgatorio e un paradiso finale andando a concludersi con una sorta di spiegazione misticheggiante che sfocia nel beffardo. Non so per quale motivo ma ci ho trovato molto di Society di Brian Yuzna e un ironico riferimento all'ultimo geniale episodio del film "Adrénaline " (ve lo ricordate?). In sostanza un film dal plot narrativo non originale ma strutturato in modo da esprimere nuovi concetti di cinema, con un ottima caratterizzazione dei personaggi, sopratutto le due ragazze protagoniste (Morjana Alaoui e Mylène Jampanoï) , molta violenza (sopratutto psicologica), un pò di Gore (ma poco, pochissimo rispetto a quanto ci si aspettava di vedere) e quella disturbante sensazione che, da un momento all'altro, ci si para davanti qualche scena tratta daFaces of Death. Non ci si spaventa molto ma la tensione è elevatissima, sopratutto perchè Laugier ribalta completamente il linguaggio dell'horror contemporaneo per creare qualcosa di nuovo che non è più un horror, nè un thriller nè un film d'exploitation ma tutto quanto insieme, in un calderone infernale difficilmente dimenticabile.
POSTAL (2007)

Avevo sempre sentito parlare male di Uwe Boll, considerato da molti uno dei peggiori registi del mondo, tuttavia mi è sempre mancata l'occasione di confermare tale epiteto. Sopratutto Boll è uno a cui piace prendere delle grosse licenze narrative quando si tratta di fare film ispirati a videogame. Ma sopratutto a Boll piace fare film tratti dai videogame (come nel caso di BloodRayne, Alone in the Dark) e giustamente anche questo Postal si ispira alla lontana all'omonimo videogame. La sensazione, guardando questo film, è che comunque, al regista tedesco, servisse il game giusto per poter esprimere al meglio la sua creatività, fatta di grotteschi rimandi a John Waters (le scene nella roulotte con la moglie trippona che tradisce il protagonista sanno molto di Pink Flamingos) e al cinema Frat Pack dei vari Zoolander e Tropic Thunder, ovvero comicità di grana grossa, volgare, politically uncorrect e totalmente demenziale. Con questi ingredienti, Boll ha sempre tentato di interagire, operando però nel cinema horror e fantasy questi elementi tendevano ad essere però involontari e quindi il film in sè stesso si traduceva in una stupidata oscena, mal recitata e prima di capo e di coda. Con Postal, invece questi elementi hanno la possibilità di tradursi nel miglior film ( a detta di molta della critica a lui ostile) realizzato dal nostro.


Qui tutto funziona alla grande, persino Boll sfata il mito di non esser capace di girare, realizzando dal punto di vista tecnico un ottimo prodotto. L'ironia non risparmia nessuno, dai musulmani (irresistibile l'intro con i due terroristi sull'aereo che litigano per il numero di vergini che dovrebbero toccargli nell'aldilà) ai finti santoni hippie mangiasoldi, Boll si scatena sulle presunte amicizie tra Bush e Osama Bin Laden, sui parchi a tema, nazisti, CIA e sulle ossessioni moderne...e allora giù di massacri di infanti, gatti usati come silenziatori, nani stuprati da scimpanzè, botte, sparatorie ed esplosioni nucleari. Insomma il buon Uwe non ci fa mancare niente, neanche l'autoironia di apparire in un breve cameo prima di venire assalito dall'ideatore del videogioco che lo accusa, nuovamente, di aver stravolto il senso del tutto. Così è stato anche stavolta, infatti, ma almeno eravamo stati avvertiti.
DEATH RACE 2000 (1975)

Prodotto da quel geniaccio di Roger Corman, questo incredibile e divertentissimo B-movie si è trasformato negli anni, com'era prevedibile, in una piccola icona di culto. Del resto un film ambientato nel futuro in cui lo sport nazionale è una gara di automobili truccate in modo weirdeggiante, che giocano a investire più passanti possibili, non poteva, nella sua straordinaria originalità, che lasciare il segno. Intanto troviamo un Sylvester Stallone in erba che recita (beh insomma si, avete capito...) nella parte di Machine Gun Joe Viterbo, una sorta di pilota mafioso con vestito e bretellone e cappello a falde, c'è poi David Carradine nella parte di Frankenstein, il campione assoluto, appena riscostruito in laboratorio che si presenta con vestito fetish e maschera mostruosa (in realtà sotto le vesti è normalissimo), per finire un campionario di partecipanti alla gara davvero degno di nota come Mathilda la nazista, Nero the hero e Calamity Jane (Mary Woronov). Tutti impegnati a correre come forsennati e a investire più pedoni possibili, tutti catalogati con un loro punteggio ben preciso (70 punti i neonati, 100 punti gli anziani) in un delirio continuo ad alta velocità (anche se le riprese sono palesemente accellerate) non avaro di momenti spassosi, come il pedone che fa il torero con l'auto di Calamity Jane o l'auto di Machine Gun Joe che insegue a pelo d'acqua un pescatore sul fiume.

Ma lungo il percorso un gruppo di ribelli tenta di sabotare in tutti i modi i piloti in gara, con finte deviazioni verso il burrone, mine antiuomo disseminate per la strada e altre trovate. Non bastasse questo, il film gode, almeno per l'epoca, di un sano gore liberatorio con teste maciullate, corpi smembrati e arti strappati. Certo la confezione del film è alquanto rustica e non nasconde certo la sua immagine di seconda categoria (gli sfondi delle città futuristiche sono disegnati) ma la ricerca delle inquadrature, il montaggio e la serie di trovate esilaranti che pervadono lo spettacolo segnano il colpo, l'idea in sè stessa poi, per quanto macabra ha da sempre eccitato la fantasia popolare (chi non ha mai detto o sentito dire in auto "se investi la vecchietta sono 100 punti"?) oltre a dare lo spunto per un famoso videogioco (Carmageddom), insomma il regista Paul Bartel, pur non avendo mai brillato di luce propria nella storia cinematografica, ha comunque messo in piedi un fantacirco divertente e dignitoso. Piccola nota curiosa: tra gli operatori della seconda unità c'è anche il giovane Lewis Teague che si specializzò poco più avanti in eco-horror quali Alligator e Cujo.
DEATH RACE (2008)

Perchè si fanno i Remake? Forse perchè i produttori sperano sempre che la gente non abbia visto l'originale e, di conseguenza, apprezzi questa nuova versione. In effetti vedendo prima questo Death Race del pur bravo anche se non memorabile regista Paul W.S. Anderson l'impressione è senza dubbio positiva: ottimo ritmo, ottimi effetti speciali, molta violenza ma senza prendersi troppo sul serio. Insomma lo spirito perfetto del B-movie nuovo millennio. Certo, se poi si va a vedere l'originale tutto cambia. La superiorità del film di Paul Bartel è schiacciante: più cattiveria, più ironia, addirittura più sangue, il tutto pur limitato dai mezzi a disposizione negli anni '70 per quanto riguarda il film di genere.


Fortunatamente Anderson ha avuto il buon gusto di rendere questo suo Death Race più un sequel che un remake vero e proprio, il protagonista Jason Statham, finisce in un carcere di massima sicurezza, accusato ingiustamente di aver ucciso la moglie e il figlio, visto il suo passato da pilota la perfida direttrice del carcere lo assolda per impersonare Frankenstein, il campione di Death Race morto nella precedente gara e dovrà vedersela con un nuovo Machine Gun Joe, stavolta nero e omosessuale. A parte l'imbarazzante happy end finale, Anderson sa il fatto suo in quanto ad action movie, ed infatti il film non è certamente uno di quelli che annoiano, anzi, il fiato si ferma in gola per tutti i 100 minuti, peccato che, alla scritta "fine" il cervello abbia già dimenticato tutto. Gli effetti da videogame sono fatti bene ma fanno perdere l'aura di artigianalità dell'originale, le idee poi latitano ed alla fine ci si chiede perchè spendere soldi nel realizzare sequel/remake che non dicono nulla di nuovo e nulla fanno se non rifriggere la solita zuppa ormai stantia.
Nonostante questo il nome del colpevole di tutto, quel tale Roger Corman che ogni weirdo lover ha imparato ad amare, è sempre lì (nel remake in qualità di executive producer) e ci guarda con benevolenza sulle poltrone del cinema ad ingozzarci di pop corn ed a ridere come matti ad ogni esplosione/maciullamento. Questo è il cinema ragazzi!