mercoledì, 04 novembre 2009
NIGHTWING (1979)

"I Pipistrelli vampiro sono la quintessenza del male, ti succhiano tutto il sangue e pisciano quello in eccesso lasciando in giro odore di ammoniaca", queste in sostanza le motivazioni che spingono il cacciatore di vampiri David Warner a portarsi con un furgoncino nel deserto del New Mexico in compagnia di uno sceriffo pellerossa a caccia di mostruosi chirotteri che dapprima si accontentavano di mucche e cavalli, poi si sono rivolti verso gli indiani di una riserva lasciando dietro di sè una scia di peste, acido e morte. Arthur Hiller dirige questo eco-vengeance di fine anni settanta, tratto dal romanzo "L'ala della notte" di Martin Cruz Smith, prima di essere baciato dal successo di Gorky Park.



Purtroppo nonostante ci sia tutto per realizzare un buon film, pipistrelli assassini, magia indiana e splendidi paesaggi selvaggi, il film non decolla e cade addirittura nel ridicolo con l'apparizione degli spettri degli antenati nel finale. 
Carlo Rambaldi si occupa di realizzare i mostriciattoli alati ma purtroppo non fa un gran bel lavoro, i pipistrelli sono troppo cicciotti  e pelosi per far paura e sbattono le ali meccanicamente senza nascondere troppo la loro natura artificiale, manca la suspance e pure l'azione, non bastano gli anatemi del solito vecchio indiano a creare tensione, oltretutto alla fine i morti sono pochissimi (per un film del genere) e a parte uno o due casi, il decesso non è neanche attribuibile ai vampiri se non collateralmente. Si salva solo la sequenza dell'assalto al bivacco di stupidi turisti portati nel deserto di notte, abbastanza trucida nel suo insieme ma che rappresenta solo un guizzo di vivacità in un film decisamente morto. La pellicola uscì in Italia decisamente in sordina, con il titolo "Le ali della notte". 
  
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venerdì, 30 ottobre 2009

MEGA SHARK VS. GIANT OCTOPUS (2009)


 

E' incredibile come, in ogni decade, appaia una casa cinematografica di film exploitation che raggiunge il culto supremo pur producendo film dozzinali, non tanto per i titoli in sè ma per l'abnorme numero di uscite annuali che la stessa manda fuori. Era il caso della Hammer e della Amicus negli anni 50/60 e 70, negli anni ottanta invece fu la volta della Full Moon e negli anni novanta assurse al podio la ben nota TROMA che nel nuovo millennio ha apparentemente conosciuto un graduale periodo di stanca, tutto a favore della new entry, ovvero la Asylum, piccola casa di produzione specializzata nel Mockbuster, ovvero il plagio più o meno esplicito dei blockbuster mainstream. Posizionata come un parassita sotto le colline di Hollywood, la Asylum spia, ascolta e ricopia con mezzi effimeri le ultime produzioni sopratutto in campo horror e sci-fi, realizzandone la propria versione caratterizzata da recitazioni pessime, CG miserrima ed effetti che sembrano usciti da un Vic 20 piuttosto che da un computer. Ha successo Snakes on a Plane ? Ecco uscire "Snake on a Train"(Spacciandolo per il seguito oltretutto) ! Fanno un film sui Transformers ? Loro realizzano Transmorpher! E che dire di Pirates of Treasure Island  che rifà il verso a Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl? E sul loro sito potete trovare altri centinaia di titoli demenziali da accostare ad altrettanti successi Hollywoodiani. Insomma un vero paradiso del trash a basso costo di cui parleremo molto su queste pagine.

Mega Shark si presta a diventare uno dei loro titoli assoluti, grazie anche alla famosa scena del megasqualo che fa un balzo incredibile e azzanna un aereo di linea in volo trascinandolo nell'oceano, una scena peraltro realizzata malissimo a livello di effetti e modelli 3d ma efficace e assolutamente inverosimile. Ecco quello che piace della Asylum il loro personalissimo concetto di spettacolo. In breve la storia vede un antico scontro tra due bestiacce preistoriche di gigantesche proporzioni che riemergono dai ghiacci dell'Antartide per rinverdire la propria secolare rivalità. Sono un megalodonte, gigantesco squalo ferocissimo e una piovra gigante. Lo squalone da parte sua ne combina delle belle, azzanna un ponte, abbatte un aereo, distrugge sottomarini, prima di rincontrarsi col mostruoso mollusco e finire in bellezza questa perla del non sense cinematografico.



In realtà gli effetti e i modellini sono più visibili guardando i trailer che non il film stesso, infarcito abbondantemente da dialoghi inutili e assoluta assenza di altro tipo d'azione. Tolte quindi le scene tamarre di distruzione, il resto del film vive grazie ad attori come Lorenzo Lamas e Deborah Gibson probabilmente più adatti ad una soap opera che ad un film di mostri giganti. Dirige Jack Perez reduce da un altro plagio asylumiano in salsa anticristiana 666: The Child  (copiazzatura del remake di The Omen).

Stranamente Mega Shark non copia nessun blockbuster, anzi si pone come un'affettuosa rimpatriata dei vecchi monster movie giapponesi degli anni cinquanta. Peccato che gli effetti del terribile Tiny Juggernaut rovinino ogni sorta di nostalgica benevolenza nei suoi riguardi.    

domenica, 27 settembre 2009
BOTTOM FEEDER (2006)


Ragazzi! Era dai tempi della Full Moon di Charles Band e quel gran manipolatore di porcherie gommose di nome Ted Nicolaou (Se non lo conoscete andate a recuperarvi TerrorVision) che non vedevo un film così brutto. A differenza dei gommosi della Full Moon qua non cìè neanche l'allegra atmosfera Camp di quegli anni, solo il goffo tentativo di generare dialoghi sterili stile americano figo con gangster, killer crudeli e agenti segreti. Il tutto ruota attorno a una specie di milionario senza scrupoli con il volto deturpato in un incidente, si incontra con uno scienziato al quale ha commissionato un siero in grado di rigenerare i tessuti, peccato ci sia una piccola controindicazione: se non si inietta subito dopo una sorta di nutriente (una broda fosforescente che sembra uscita da Re-Animator) che attenui la tremenda fame generata dal siero, una fame talmente forte che ti porta a divorare la prima cosa che passa di lì (un pò come la pubblicità del Tuc!) il che provoca una strana simbiosi con quanto ingerito. Insomma per farla breve il milionario piazza lo scienziato in una cantina a fare da cavia ma dimentica di dargli il nutriente così il poveretto si avventa sui topi vivi e se li magna crudi.


"Sei quello che mangi" dice uno degli attori a inizio film e infatti lo scienziato si trasforma in un gobboso uomo topo dalla forma ridicola che tiene in scacco sia gli sgherri del cattivo sia una squadra di manutenzione finita lì per fregarsi del materiale sanitario (siamo in un vecchio ospedale abbandonato) abbandonato. Randy Daudlin tenta di rifare Alien 2 sulla Terra  manco fosse Ciro Ippolito, l'impresa si rivela un fiacco filmetto buono per il mercato home video, con un pò di splatter visto e stravisto, un Tom Sizemore irriconoscibile e un gruppo di caratteristi assolutamente poco credibili che passano dall'impaurito al coraggioso in modo talmente improvviso da far gridare al miracolo, anche se qui il vero miracolo è riuscire a stare seri di fronte a tanta assurdità. Meno male che si ride insomma, perchè il film dovrebbe far paura!
 
giovedì, 23 luglio 2009

Alucinações sexuais de um macaco (1986)


Della serie  "Ma dove li andiamo a trovare certi titoli noi di Odorama" ecco un pregiato esempio della capacità tutta brasiliana di mettere in piedi una pellicola destinata al circuito delle sale a luci rosse utilizzando spezzoni girati (e magari scartati, per quanto in questo settore non si butta via niente) da altri film porno costruendoci sopra una storia, addirittura, dalle atmosfere surrealiste che sembra strizzare l'occhio al primissimo John Landis e alla sua passione per le scimmie.

Certo il pretesto che tiene insieme la storia ha quasi del geniale, siamo in una villa sul mare dove una troupe sta girando un film porno, la protagonista, guarda caso, è una montatrice (ogni riferimento è puramente voluto) che passa tutto il giorno a controllare le scene girate in base al copione (operazione utilissima in un film dove le sequenze sono solo delle lunghissime scopate!) il che permette allo spettatore di visionare un pout pourri del miglior hard brasiliano completamente dissociato dal resto della trama. A un certo punto appendono, nell'ufficio della tipa, un costume da scimmia, il che evidentemente turba la ragazza al punto da procurarle visioni del macaco.  Dopo quasi un'ora di vari su e giù entra finalmente in scena lo scimmiotto, portato dalla troupe sul set per girare qualche scena. Il macaco (visibilmente un nano con costume) però non ne vuole sapere di copulare con le attrici, per cui toccherà alla protagonista sciogliere le reticenze del primate e fargli assaporare finalmente le gioie del sesso.

L'intero film viene raccontato in terza persona dalla protagonista, ottimo sistema per risparmiare sui dialoghi e sui microfoni (tanto alla fine il montaggio sarà sempre "oooohhhh!" "aaaahhhh").

Alla fine tutto sembra essere un sogno, ma chi ha sognato alla fine? L'uomo (la donna) o la scimmia? Certo, visto il film, non è il caso di perdersi troppo in disgressioni filosofiche di questo genere, resta comunque un'esperienza demenziale e unica nel suo genere per un film che, in patria è già un cult. Da noi si aspetta una riscoperta di massa di tutto il trash brasiliano, una summa incredibile che prima o poi ci travolgerà completamente!   

Da annotare almeno due momenti di massimo fulgore weirdo: 1) quando il macaco prende vita nella notte e si avvicina alla tipa che dorme apostrofandola "Bella Macachita!" 2) In una delle scene di sesso il partner scopre che la sua amante ha il pisello!  

Dimenticavo, c'è pure un regista! Il sedicente Custódio Gomes, incompreso autore di decine e decine di pellicole di questo genere!
 

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mercoledì, 15 luglio 2009

SLITHER (2006)

Vi ricordate di quel piccolo gioiellino degli anni ottanta intitolato Night of the Creeps ? Un B-movie horror fantascientifico diretto dal geniale Fred Dekker (a proposito qualcuno sa che cavolo sta facendo?) che parlava di schifose sanguisughe aliene che si infilavano nelle persone trasformandole in zombie. Non è ben chiaro se Slither sia una sorta di omaggio o remake riadattato di questo cult movie uscito da noi con il pessimo titolo "Dimensione Terrore", certo è che ne ricalca lo spirito (oltre alla trama) in maniera impressionante. L'estroso regista targato Troma James Gunn dirige ottimamente con chiari intenti nostalgici le vicende di una piccola comunità americana su cui piomba una strana meteora il cui contenuto si insinua nello sfortunato Grant Grant (un redivivo quanto ironico Michael Rooker), dapprima i cambiamenti sono in positivo (aumento della libido, forza) ma quando l'insano appetito di carne cruda comincia a prendere il sopravvento le cose iniziano a complicarsi. Dopo aver morso e mutato la sua amante Shelby (Jenna Fischer) la rapisce e la rinchiude in un fienile dove verrà rinvenuta mostruosamente gonfia come un pallone aerostatico. Al suo rinvenimento la polizia scoprirà che dal suo corpo esploso fuoriescono migliaia di vermoni alieni i quali, penetrando in bocca alle persone ne assumeranno il controllo trasformandoli in zombi.

Nonostante siamo di fronte a un prodotto low budget, la confezione è ottima, il ritmo è forsennato e gli effetti sono buoni, merito di uno sviluppo della trama concepito in maniera da centellinare le situazioni dosandole al modo giusto, insaporendo il tutto con una verve ironica che richiama molto le precedenti produzioni in casa Lloyd Kaufman, non a caso poi Gunn è anche sceneggiatore ( suo lo script del remake di Dawn of the Dead ) oltre ad essere un appassionato dei cult del passato le cui numerose citazioni, all'interno del film non possono passare inosservate, oltre al film di Dekker, infatti, troviamo rimandi a Frank Henenlotter (Basket Case), John Carpenter (La Cosa), David Cronenberg (il vermone che nuota nella vasca da bagno con la ragazza nuda ricorda molto una scena de "Il Demone sotto la pelle" in cui, del resto, c'erano anche i vermoni) e dulcis in fundo le trasmutazioni gommose di Society (tanto per chiarirsi la foto sotto non vi ricorda quello splendido film di Stuart Gordon intitolato "From Beyond"?).

Slither quindi si rivela oltre ad essere un buon prodotto da entertainment, anche una discreta operazione nostalgica della meravigliosa decade horror per eccellenza, ovvero gli eighteis e tutto il loro armamentario di geniali schifezze sanguinolente.

James Gunn, ha realizzato recentemente "PG Porn" una serie televisiva che sembra decisamente interessante, basata infatti sulle situazioni da cinema porno in cui vengono volutamente omesse le scene hard, mantenendo intatte le altre caratteristiche.  

venerdì, 22 maggio 2009

Attack of the Crab Monsters (1957)

 

I titoli di testa sembrano far sperare, viene quasi voglia di pensare "Ma guarda, stà a vedere che il buon Roger Corman, stavolta ha finalmente trovato una megaproduzione", in realtà, ogni weirdo esperto che si rispetti sa benissimo che questo è il peggior film del regista americano, peggiore nel senso estetico in quanto ancor oggi considerato uno dei suoi cult assoluti .

Già dopo pochi minuti "Attack..." rivela subito la sua essenza trash quando vediamo il gommone dei protagonisti che approda sull'isola misteriosa, arivati a pochi metri dalla spiaggia, uno dei marinai casca in acqua e, nonostante siano a riva, lo vediamo affondare nelle profondità oceaniche per riaffiorare cadavere senza testa, o almeno così era nelle intenzioni ma il trucco è talmente posticcio (la camicia calzata sulla testa) e antico che fa subito strappare una risata. Il protagonista di questa scena poi, altri non è che un'altro dei grandi del cinema Bis  degli anni '50, il leggendario sceneggiatore Charles B. Griffith, qui anche nelle vesti di co-producer.

L'inizio quindi non è male ma il bello arriva con le prime apparizioni dei granchioni di cartapesta i cui l'isola è infestata, ai quali hanno disegnato pure una faccia tra le meno sveglie della storia del cinema (beh, appropriato, dopotutto i granchi non hanno fama di essere animali sagaci) con gli occhioni che si aprono e si chiudono con l'elastico delle tendine in bella mostra. Il gruppo di scienziati vittime della ridicola invasione, scoprono poi che i mostri, non solo divorano gli uomini ma ne assimilano le proprietà vocali, vediamo quindi le bestiacce parlare con le voci delle loro vittime e scopriamo che, contrariamente alle aspettative, i crostacei sono dotati di un'intelligenza sopraffina. Ben presto si scoprirà anche che l'unica cosa che li annienta è l'elettricità e dopo orrende chele di cartone che fingono di staccare la testa alle persone, uomini che vengono dondolati appesi ad una corda come se ballassero la samba, filmati di repertorio che si barcamenano tra Tsunami ed esplosioni vulcaniche si arriva finalmente al duello finale a colpi di pali della luce e carapaci polistirolici.

Attack of the Crab Monsters appartiene al periodo punk di Corman, ovvero quella fase dove " noncene fregauncazzodellaconfezione mal'importanteègirarel'importanteènarrare " filosofia questa, che approvo in pieno e, del resto  stiamo parlando di un film che, una volta visto, non lo si scorda più, a conferma che quando le cose sono troppo perfette annoiano mentre quando sono così esageratamente posticcie entrano a far parte della storia, quale fulgido esempio di una cinematografia disancorata dal puro mestiere e mossa esclusivamente da un'urgenza (che poi sia alimentare o artistica non è importante).  

mercoledì, 29 ottobre 2008

THE CORPSE GRINDER (1972)

Come ogni altro genere (o sottogenere) anche il cinema trash ha i suoi titoli di punta, quelle pellicole di cui non si può proprio fare a meno, ed è significativo che un pazzo come Ted V. Mikels sia stato autore di almeno due di questi titoli. Uno già recensito in passato era quel delirante sci-fi low budget movie intitolato The Astro-Zombies e poi questo Corpse Grinder, il quale  più che un horror sembra una favola nera per bambini malati di mente. La caratteristica principale di questo film, più che lo splatter (pressochè inesistente) o la nudity (molto tagliata), è quell'aura camp che avvolge i personaggi, di cui molti sono veri e propri freak subumani interpreti di personaggi che si vorrebbe fossero credibili.

Troviamo quindi uno sciatto becchino divoratore di snack con moglie shock al seguito che tratta la sua bambola di pezza come una figlia. Già questi due personaggi, che aprono le scene, ci introducono nel triste mondo malato e divertentissimo di Mikels dove due loschi figuri (di cui uno con evidenti tendenze necrofile), titolari della Lotus, azienda produttrice di cibo per gatti in scatola, raccattano cadaveri da cimiteri e ospedali per metterli nella macchina trituratrice che produce carne macinata per i felini. Tuttavia però i consumatori di tali pietanze sembrano gradire la carne umana al punto da doversene procurare poi ulteriori dosi assalendo inferociti i propri padroni. Al problema dei gatti killer indagano due medici che, dopo una serie di superficiali indagini raggiungono i colpevoli del misfatto rischiando anch'essi di finire triturati. L'eccesso permea le atmosfere con colori saturi e gelatine verdi e rosse che avvolgono le sequenze della efferata produzione di carne in scatola, Mikels ci sbatte dentro ogni tanto qualche flashback più per riempire il film che per esigenze narrative ma nonostante gli attori non brillino di luce propria e gli attacchi dei gatti rasentano il ridicolo, ci si diverte molto e la scorrevolezza di quest'ora e poco più merita sicuramente di essere apprezzata e goduta appieno.

Il cinema di Mikels assomiglia sempre più ad un circo, con i suoi personaggi fenomeno che sconvolgono i clichè dello spettacolo mainstream e ci regalano l'essenza vera del delirio weirdo che tutti noi aficionados del genere abbiamo imparato ad apprezzare. 

giovedì, 24 luglio 2008

MOSQUITO (1995)

Parte bene questo low budget sci-fi movie, con una bella sequenza dove un'astronave aliena lancia sulla terra una scialuppa di salvataggio che approda in una palude americana, nell'impatto con il suolo l'alieno a bordo muore ma una zanzara posatasi sul suo braccio acquisisce una terribile mutazione. Ed in effetti la vediamo subito sfrecciare, visibilmente ingigantita su una strada per poi andarsi a schiantare contro un automobile in corsa. La coppietta che guidava il veicolo si ritrova con il radiatore a pezzi e decide di fermarsi in un campeggio nelle vicinanze. Da qui inizia l'incubo con una sonora invasione di zanzaroni giganti che non si limitano a innocue punturine al braccio ma prosciugano completamente le vittime. Purtroppo, almeno a livello di effetti speciali, il film evidenzia successivamente tutti i suoi limiti con qualche sequenza decisamente imbarazzante, strano perchè il regista Gary Jones ha fatto parte dello staff tecnico di Evil Dead II e Army of Darkness, due film dove gli effetti sono decisamente grandiosi. A parte questo "Mosquito" regge bene il ritmo dell'invasione zanzarifera con un gruppo di sopravvissuti in perenne fuga dai mostri assetati di sangue, tra questi poi c'è la partecipazione di Gunnar Hansen, da tutti conosciuto come l'originale Leatherface di The Texas Chain Saw Massacre, ovviamente il nostro "faccia di pelle" non può esimersi dallo sfoderare la sua inseparabile sega a motore anche in questo frangente, fortunatamente stiamo parlando di una pellicola che non si prende troppo sul serio perchè vedere il buon Gunnar che tenta di segare un zanzarone è veramente una scena comicissima.

Altro memorabile cameo è per Ron Asheton, chitarrista del mitico gruppo "The Stooges", qui nella breve parte di un ranger. Scena cult assoluta del film è lo zanzarone che si insinua in una tenda dove una ragazza nuda di schiena ci mostra il suo bel sederone, l'insetto tira fuori un fallico pungiglione per forarla in una chiappa, una sorta di anal splatter virtualmente accennato. Mosquito, in sostanza, è un divertissement senza pretese, realizzato con quattro soldi ma tanta grinta, che omaggia la stagione Bug Invasion degli anni '50 senza dire nulla di nuovo ma divertendo con passione attraverso i mezzi disponibili, che erano veramente pochi. 

venerdì, 18 aprile 2008

DRAGON WARS (2007)

Il sottotitolo ideale, per questa sorta di blockbuster coreano, potrebbe essere "come buttare miliardi giù da un palazzo", si perchè nonostante la notevole forza visiva delle immagini e degli effetti visivi (comune però a quasi tutti i videogame di ultima generazione) il film di Hyung-rae Shim ha più buchi di sceneggiatura di quanti ne fa il gigantesco serpentone protagonista mentre striscia sul grattacielo in una delle scene più spettacolari. Ispirato ad una serie di leggende coreane, il plot segue un'ambientazione occidentale poco credibile nonostante l'ampio utilizzo di attori americani,strategia meramente commerciale per vendere il prodotto al mercato estero. Già è triste dover rinunciare alla propria nazionalità, se poi i personaggi non sono neanche in sintonia con la storia raccontata, nonostante l'espediente di renderli reincarnazioni di antichi guerrieri con gli occhi a mandorla, raggiunge il sublime della pochezza.

La storia racconta di un'antica leggenda in cui i dragoni tornano dopo 500 anni per catturare una donna con il simbolo del serpente tatuato sulla spalla. A questo punto sembra che dall'estremo oriente, i personaggi si reincarnino in giovani americani di Los Angeles con un enorne cobra realizzato in 3d che cerca in tutti i modi di far fuori i nostri eroi. Lasciando perdere i cambi di scena incongruenti (i due ragazzi passano dalla città alla spiaggia senza apparente motivo) mancano totalmente le caratterizzazioni e nonostante gli effetti digitali siano molto belli, dopo un pò stufano e si arriva al grottesco duello finale tra mostri che risulta invedibile. Insomma dopo appena un'ora ci si è già rotti le palle di vedere morte e distruzione proprinati così allegramente senza un vero e proprio colpo di scena. Si salva solo la sequenza in flashback all'inizio (in cui gli attori sono tutti orientali) e l'assalto alla città da parte dell'orda mostruosa.

La domanda che sorge a questo punto è: "ma un buon sceneggiatore costa così tanto? Non si poteva comprarne uno in più e lasciar perdere qualche mostriciattolo di troppo?"

In un'ultima analisi Dragon War è un film che passa come acqua fresca, senza lasciare traccia ed agli appassionati di Giant Monster Movie non resta altro che tornare a guardarsi i vecchi film di Godzilla, dove almeno il ridicolo è già talmente palese che almeno ci si diverte.

Qua si rischia invece di sbadigliare talmente forte da superare le notevoli urla dei mostri!  

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lunedì, 17 marzo 2008

THE ALLIGATOR PEOPLE (1959)

Questo film è la dimostrazione che anche in certe produzioni low budget possono nascere idee interessanti pur supportate da effetti e trucchi assolutamente modesti. E' il caso di questa pellicola diretta da Roy Del Ruth e scritta da Orville H. Hampton e dalla quale è stata tratta l'ispirazione per uno dei più inquietanti comprimari di Spider-Man, ovvero Lizard. Il mito del dottore che tenta di ricreare gli arti umani asportati utilizzando ormoni di rettile (in questo specifico caso l'alligatore) viene qui per la prima volta esemplificato in una storia in bianco e nero, raccontata come un lungo flashback e supportata da attori del calibro di Beverly Garland, Bruce Bennett e Lon Chaney Jr. (qui inspiegabilmente accreditato nei titoli senza l'appellativo Jr.). L'ambientazione fosco-paludosa contribuisce molto alle atmosfere cupe del film (che probabilmente hanno molto ispirato anche Tobe Hooper per il suo DeathTrap), i coccodrilli sono sempre un elemento vincente nel cinema horror e l'assenza di happy end è particolarmente innovativa per l'epoca. Insomma tutto bene tranne una cosa, il make up finale della creatura che risulta troppo finto e gommoso contribuendo a rovinare decisamente un bel film, pur non impedendone la sua entrata nell'olimpo del cult per quanto riguarda il genere "monster movie".

Una coppia di sposini stanno trascorrendo la luna di miele in treno, ad un tratto lui riceve una lettera, scende di colpo alla prima fermata e scompare. La moglie disperata si mette sulle sue tracce e raggiunge una vecchia casa isolata nelle paludi. Qui non ci metterà molto a scoprire che il consorte è parte di una serie di volontari per un esperimento a base di ormoni di alligatore, in grado di far ricresce parti del corpo amputate. L'uomo, il cui volto è completamente avvolto in squame verdi da rettile, dovrà subire un trattamento a base di raggi gamma per tornare alla realtà ma qualcosa non andrà per il verso giusto.

Nel complesso, un film minore ma dotato di ottimi momenti e avvolto dalle giuste inquietudini, peccato per il coccodrillone di gomma finale, ma a quei tempi l'esposizione del mostro era un perno fondamentale per lo spettatore pagante, anche a costo di rendere ridicolo un progetto altrove molto originale e interessante.