domenica, 27 settembre 2009
BOTTOM FEEDER (2006)


Ragazzi! Era dai tempi della Full Moon di Charles Band e quel gran manipolatore di porcherie gommose di nome Ted Nicolaou (Se non lo conoscete andate a recuperarvi TerrorVision) che non vedevo un film così brutto. A differenza dei gommosi della Full Moon qua non cìè neanche l'allegra atmosfera Camp di quegli anni, solo il goffo tentativo di generare dialoghi sterili stile americano figo con gangster, killer crudeli e agenti segreti. Il tutto ruota attorno a una specie di milionario senza scrupoli con il volto deturpato in un incidente, si incontra con uno scienziato al quale ha commissionato un siero in grado di rigenerare i tessuti, peccato ci sia una piccola controindicazione: se non si inietta subito dopo una sorta di nutriente (una broda fosforescente che sembra uscita da Re-Animator) che attenui la tremenda fame generata dal siero, una fame talmente forte che ti porta a divorare la prima cosa che passa di lì (un pò come la pubblicità del Tuc!) il che provoca una strana simbiosi con quanto ingerito. Insomma per farla breve il milionario piazza lo scienziato in una cantina a fare da cavia ma dimentica di dargli il nutriente così il poveretto si avventa sui topi vivi e se li magna crudi.


"Sei quello che mangi" dice uno degli attori a inizio film e infatti lo scienziato si trasforma in un gobboso uomo topo dalla forma ridicola che tiene in scacco sia gli sgherri del cattivo sia una squadra di manutenzione finita lì per fregarsi del materiale sanitario (siamo in un vecchio ospedale abbandonato) abbandonato. Randy Daudlin tenta di rifare Alien 2 sulla Terra  manco fosse Ciro Ippolito, l'impresa si rivela un fiacco filmetto buono per il mercato home video, con un pò di splatter visto e stravisto, un Tom Sizemore irriconoscibile e un gruppo di caratteristi assolutamente poco credibili che passano dall'impaurito al coraggioso in modo talmente improvviso da far gridare al miracolo, anche se qui il vero miracolo è riuscire a stare seri di fronte a tanta assurdità. Meno male che si ride insomma, perchè il film dovrebbe far paura!
 
giovedì, 24 settembre 2009
BLUE NUDE (1977)



Luigi Scattini ha girato alcuni tra i più interessanti mockumentary a sfondo sessuale degli anni settanta, un pò volgarotti, a tratti stupidini ma dotati sicuramente di quell'aura pop che li ha resi nel tempo dei cult, parliamo di titoli come Svezia, inferno e paradiso  o Angeli bianchi... angeli neri , sempre in ambiente sexy ha contribuito a lanciare la splendida Zeudi Araya con il suo più grande successo La ragazza dalla pelle di luna. Questo Blue Nude cerca di essere il suo compendium cinematografico, andando a connettere quello stile documentaristico tanto adorato da Scattini, con la fiction semi erotica, puntando su varie strade e su vari tentativi di linguaggio, da una parte vuole raccontare le peripezie delle nuove generazioni emigranti italiane mentre dall'altra tenta un pò goffamente di fare un reportage negli ambienti del cinema porno. In realtà  Scattini si limita a narrare la storia di Rocco Spinone (Gerardo Amato, fratello di Michele Placido), giovane emigrato italiano nella grande mela che sogna di diventare sceneggiatore cinematografico e intanto tira a campare lavorando in un locale erotico, facendo il gigolò un pò sfigato e la comparsa un pò impacciata in filmini porno. Sul set conosce poi Susan (Susan McBain) una pornoattrice di buon cuore che cercherà di aiutarlo quando lo stupidotto viene irretito da una minorenne vicina di casa e ricattato dal padre e l'amico poliziotto corrotto. Purtroppo Susan finisce a girare un film sado maso e viene realmente strangolata da un attore troppo nella parte. Da qui in poi il film perde entrambe le strade che il regista aveva avviato al principio e punta tutto sul revenge movie di moda in quegli anni a seguito del successo di Taxi Driver e Rocco si trasforma in uno spietato assassino che uccide i responsabili della morte di Susan e i due ricattatori.



Nonostante le continue variazioni di tema, il film non risente di particolari sbalzi narrativi anzi la concatenazione degli eventi appare perfettamente sequenziale nonostante il tema della seduzione della ragazzina appaia poco credibile. Siamo però di fronte a un buon film sia dal punto di vista scenico, sia dal punto di vista narrativo.


Scattini segue come un'ombra il protagonista evidenziando il carattere notturno e alienante di New York, la scena dello strangolamento è da manuale (brava la McBain!) e le atmosfere sono quelle giuste anche se spesso il limite del ridicolo viene pericolosamente sfiorato. Tuttavia Blue Nude è un film divertente, sensuale e riesce a trainare bene lo spettatore senza annoiare. La colonna sonora, come per la maggior parte dei film di Scattini, è firmata dal bravo
Piero Umiliani, nel cast compare anche, nella parte dello sporco poliziotto ricattatore, una delle icone del B movie italiano,  Giacomo Rossi-Stuart che conferma qui le sue doti di grande caratterista.  

Peccato che il fallimento della casa produttrice a pochi giorni dalla sua uscita nei cinema ne abbia determinato il fiasco. Si tratta in ogni caso di una produzione italiana che non sfigura affatto  nei confronti del cinema americano, un titolo particolare che merita di essere recuperato. 
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martedì, 22 settembre 2009

DRAG ME TO HELL (2009)

Ritorna Sam Raimi e con lui tutto il cinema horror degli anni ottanta, la stagione più grande che questo genere conobbe in passato, paradossalmente grazie sopratutto a questo piccolo genio indipendente che con 350.000 dollari e un gruppo di amici rivoluzionò tutto mescolando splatter, cartoon, terrore e commedia nel suo primo capolavoro The Evil Dead. Passati gli anni a rimescolare i fumettoni della Marvel dipingendo le gesta del più grande lanciaragnatele della carta stampata, Raimi decide finalmente di tornare all'horror con questo Drag Me to hell e lo fa con incredibile umiltà, voglia di divertirsi e fantasia che è veramente difficile non lasciarsi trasportare dalle gesta della povera Christine Brown (Alison Lohman) alle prese con una terrificante vecchia zingara che, per avergli negato una proroga nei pagamenti del mutuo, gli lancia addosso la maledizione della Lamia, un terribile demone che dopo tre giorni da incubo viene a prenderti per portarti all'inferno.

L'occasione è ghiotta per recuperare quel bagaglio di orrori che il buon Sam aveva accantonato nella triade di Evil Dead 1,2 e Army of Darkness. Lo schifo si mescola con lo spavento circense a suon di apparizioni improvvise, sbalzi di suono e urla che fanno saltare sulla sedia (ma quanto si saltava al cinema vedendo "La Casa"?), rumori, sibili, svomitazzate di brodaglia verde, spruzzi di sangue dal naso (forse la scena più divertente del film) mosche che ti entrano nel naso e ti fanno vedere occhi che escono dalle torte, capre che parlano e ti danno della puttana, sacrifici umani, sedute spiritiche in stile esorcista. Davvero un calderone per tutti i gusti ma sapientemente mescolato da una storia quanto meno pretestuosa che fa il suo porco lavoro e tiene dignitosamente in piedi tutta la messinscena regalandoci oltretutto anche un finale a sorpresa che lascia lo spettatore carico di inquietudine. 

Un cast volutamente di bravi ma sconosciuti, atmosfere alla Jacques Torneur, i mirabolanti make up del bravo Gregory Nicotero (la vecchia è impressionante) e la sapiente scrittura dei fratelli Raimi danno alla nuova stagione cinematografica 2009/2010 quello start in più che promette bene, e un bell'horror come questo, di questi tempi credetemi, vale veramente tanto oro quanto pesa.

giovedì, 17 settembre 2009

IL MONDO DI YOR (1983)

Tratto dagli splendidi fumetti di Ray Collins e Juan Zanotto editi su Lanciostory a partire dagli anni '70, il film di Antonio Margheriti coglie a fagiolo l'occasione per sfruttare la vigente moda del post atomico per realizzare finalmente uno dei più importanti tasselli della sua lunga carriera, ovvero trarre un film da un fumetto, pratica allora molto rara ancora (però Spider-man l'avevano già fatto, almeno un tentativo) e comunque piena di risultati non incoraggianti ( a parte Bava con lo splendido Diabolik e Lenzi col discreto Kriminal). Le gesta del preistorico cacciatore biondo (interpretato da Reb Brown) che combatte dinosauri di cartapesta in un mondo non bene imprecisato, con al fianco la splendida Corinne Clery e uno stuolo di pelosissimi quanto ridicoli barbari, diventa per l'Italia un mini serial di 4 puntate da un'ora ciascuno oltre ad un lungometraggio per il mercato estero che diventerà sorprendentemente un grande successo. Merito sopratutto della curiosa commistione tra fantasy, avventura e fantascienza che rendono il progetto particolarissimo nonostante che la consueta carenza di mezzi renda la confezione tutt'altro che un blockbuster. La scelta poi infelice di creare dinosauri a dimensione reale, in legno e gommapiuma, per rendere maggiormente enfatico il rapporto di fisicità tra mostro e attore, non rende sicuramente con il più nostalgico ma molto più efficace passo uno. Insomma mostri che aprono e chiudono la bocca come se fosse una persiana non aiuta sicuramente l'immedesimazione dello spettatore in un mondo selvaggio dove Yor è alla perenne ricerca dell'altra metà del medaglione che rappresenta lunica testimonianza delle sue origini. Origini che, come scopriremo in seguito, appartengono ad una civiltà evolutissima quanto aliena, stabilitasi sul pianeta dopo le solite guerre atomiche che avevano devastato la terra natale.

Altra scelta infelice, oltre alla comicità involontaria di vedere preistorici con barbe posticce, è l'attore protagonista, ridicolo col suo parruccone glam quanto idiota nella sua recitazione. Peccato perchè il buon Margheriti ce l'ha messa tutta per fare un bel film, e qua e là il genio torna a galla, il ritmo è buono e il film riesce a non annoiare. Insomma Yor, nel suo genere si staglia sopra la (bassa) media del periodo e la derivazione sci-fi del finale riesce anche a salvare il tutto con effetti più che discreti.

Nell'elenco del cast troverete un sacco di nomi strani...niente paura, il film è stato girato interamente in Turchia.

 

postato da: albylupo alle ore 22:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:anni 80, b movie, ridicolous monsters, sci fi of the z era, punkie junkie
giovedì, 10 settembre 2009

Jesse James Meets Frankenstein's Daughter (1966)

William Beaudine è un altro di quei registi capace di dirigerti 10 film all'anno, non a caso lo chiamavano "One Shot" forse per l'approssimazione delle riprese ma anche per la velocità con cui confezionava questi prodottini per il mercato dei Drive-In. Per intenderci uno dei registi della cosiddetta epoca "Grindhouse" tanto declamata da Tarantino, ed infatti questo delirante titolo, frutto di una curiosa commistione tra l'horror stile RKO e il western tipo Henry Ford, si accoppiava perfettamente con un altro, girato nello stesso anno, quel Billy the Kid versus Dracula che accompagna una lista di 350 film girati da Beaudine nel corso della sua lunga e anonima carriera di mestierante. L'aura di cult nel corso degli anni, questo film, se l'è guadagnata quasi totalmente per la demenzialità del titolo, in realtà il film non è poi così male, la storia regge bene con un Jesse James attempatuccio (John Lupton) che, mentre compie una rapina con il fido Hank (Cal Bolder), cade in un'imboscata. Hank viene ferito gravemente e il buon jesse non trova di meglio che cercare un dottore sulle colline di un paesino del messico.

Qui la figlia del mitico dottor Frankenstein, Maria (Narda Onyx), in compagnia del fratello, sta cercando un corpo prestante in cui inserire il cervello del suo schiavo Igor. L'occasione di dover curare il muscoloso Hank è ghiotta per la scienziata, ma il celebre bandito, aiutato per l'occasione da Juanita (Estelita Rodriguez) una avvenente ragazza latina, riuscirà alla fine a sconfiggere il mostruoso risultato di questo folle trapianto.

Nonostante l'ilarità di alcune scene (i genitori di Juanita sono visibilmente dei cani a recitare) e l'approssimazione di alcune inquadrature (dove si vede di straforo qualche membro della troupe accidentalmente inquadrato) il film risulta alquanto godibile, siamo comunque di fronte a una delle prime commistioni tra generi diversi, cosa oggi alquanto in voga ma che allora rappresentava sicuramente un'innovazione senza precedenti.    

mercoledì, 02 settembre 2009

IL PIANETA DEGLI UOMINI SPENTI (1961)

Per un periodo relativamente breve (tralasciando comunque il filone post-atomico e il fantasy), anche il cinema italiano conobbe la fantascienza attraverso Mario Bava ed il suo "Terrore nello spazio" ma sopratutto grazie ad Antonio Margheriti che, coraggiosamente, presentò al mondo una serie di film dotati di grandi idee ma straordinariamente poveri nella loro messa in scena.

Fra questi "Il pianeta degli Uomini Spenti" stupisce per intelligenza e verve creativa del suo insieme, purtroppo penalizzato da battaglie stellari che sembra fatte col cartone e rappresentazioni aliene un pò ridicole sopratutto nel finale. Uscito successivamente al suo primo tentativo di space Opera "Spaceman", affronta il tema del pianeta morto che Bava rielaborerà 4 anni dopo con il suo capolavoro, rispetto al film di Bava però, dove erano i terrestri a giungere sul pianeta, qua è l'intero pianeta, mosso da volontà aliene ormai estinte, a minacciare la terra in forma di gigantesco Meteorite vivente che spara dischi volanti ogni qualvolta la terra tenti di avvicinarvisi. La poetica della civiltà morta che attacca la terra quasi per inerzia rende bene il concetto formale dell'assolutà piccolezza del nostro pianeta nei confronti dell'universo e delle sue meraviglie.

Nel cast brilla in modo assoluto il grande "uomo invisibile" Claude Rains ormai avviato verso il declino sia fisico sia professionale ma ancora dotato di carica espressiva attraverso gli enormi occhiali a fondo di bottiglia che ne esaltano uno sguardo tra i più allucinati nella storia del cinema. La sua interpretazione da al film quella marcia in più che ne alimenta la profondità emozionale elevandolo a molto più di un semplice filmetto da guerra spaziale. Nel cast si riconoscono anche esordienti di allora che diventeranno famosi quali  Renzo Palmer, Umberto Orsini e Giuliano Gemma. Il film fu rieditato nel decennio successivo con il pessimo titolo "Battle of the worlds" tentando di spacciarlo sulla falsariga di Guerre stellari.

Per vederlo o scaricarlo (il film è in public domains) cliccate qui sotto  (versione inglese con sottotitoli in Ita da attivare)

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Xvid&id=8713