ODORAMA Chiude per le VACANZE, riapriamo con le nostre schifezze cinematografiche da Settembre, nel frattempo godetevi il trailer del nostro nuovo film
"L'INVASIONE DEGLI ASTRONAZI"
in uscita anch'esso a SETTEMBRE!
BUONE VACANZE!!!
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BUONE VACANZE!!!
GODZILLA: TOKYO S.O.S.

(Gojira tai Mosura tai Mekagojira: Tôkyô S.O.S., 2003)
Sono passati oltre cinquant'anni da quando Ishirô Honda creò quel capolavoro del monster movie che era Gojira. Da allora sono stati realizzati 29 film ufficiali (di cui questo è il penultimo) suddivisi in tre ere speciali: l'era Showa che si potrebbe definire quella classica dal 1954 al 1975, l'era Heisei ovvero quella del trentennale che parte con Il ritorno di Godzilla del 1984 e finisce nel 1995 con Godzilla vs. Destroyer e infine, l'era Millennium che parte dal 1999 fino all'ultimo Godzilla Final Wars del 2004.

Tokyo Wars è il penultimo di quest'ultima serie, che in quanto ad effetti speciali e budget non ha niente da invidiare ai kolossal fantascientifici realizzati in occidente e rende finalmente giustizia all'immagine del Kaiju Eiga, per decenni bistrattata da modelli di cartapesta e macchinine che si scioglievano sotto il passaggio di una comparsa nascosta in un costume gommoso da dinosauro. Certo, il fatto che molti di noi fottuti nostalgici adorino quella gomma e quei modellini che si sgretolano, è un altro paio di maniche. Qua assistiamo ad una vera e propria celebrazione del dinosauro più amato di tutti i tempi, le sue fiamme sono diventate azzurre e la sua faccia assomiglia un pò a quella di una pantera (ma il restyling era stato già fatto nella seconda fase) con un grande tripudio di distruzione con la D maiuscola, Godzilla inoltre è tornato ad essere cattivo e in compagnia di mostri del suo calibro come, nella fattispecie Mothra il farfallone con la voce da sirena che purtroppo perirà nel combattimento facendosi però sostituire da due amabili larvoni spararagnatele.

A contrastare lo zannuto lucertolone troviamo Mechagojira, antitesi meccanica del dinosauro controllata da una G Force speciale. La trama narra in modo alquanto confuso il fatto che i terrestri vogliano inserire in Mechagodzilla le ossa del mostro originale provocando le ire di Mothra, ma dall'isola dei mostri arriva un nuovo godzilla pronto a devastare Tokyo. Il solito bambino nipponico pieno di iniziativa crea il simbolo di richiamo per Mothra con i banchi di scuola (non chiedetemi come ha fatto) e rischia la morte con il nonnino in mezzo alle macerie mentre i mostri se le danno di santa ragione. Alla fine MechaGodzilla e le sue ossa finiranno in fondo al mare con l'altro dinosauro imbozzolato, pronti per una nuova orgia di Kaiju Eiga per il prossimo episodio!
Il film è il seguito di Godzilla against Mechagodzilla entrambi diretti da Masaaki Tezuka, come dite? Non vi ho parlato delle fatine gemelle che compaiono nel film? Ringraziatemi allora, Arigatò!
SEX WORLD (1978)

Zitto zitto, un dubbio mestierante come Anthony Spinelli ha diretto qualcosa come un centinaio di film nella sua lunga vita (terminata purtroppo in silenzio il 29 Maggio 2000) tutti più o meno porno o sexy con titoli quali Princess Orgasma and the Magic Bed, Suckula o Revenge of the Pussy Suckers from Mars, specializzandosi anche in parodie a luci rosse dei grandi successi hollywoodiani come Batwoman & Catgirl, Pulp Friction e questo Sex World variazione del più famoso Westworld dove si immaginava un parco a tema pieno di robot che impazzivano e uccidevano i turisti. Ovviamente qua non si ammazza nessuno ma l'incipit è più o meno simile.

Un pulmann percorre le strade americane portando con sè un gruppo di turisti pronti a visitare Sex World, il parco tematico dove è possibile vivere tutte le più nascoste fantasie sessuali, non solo ma anche curare certe piccole turbe e problemucci relativi al rapporto sessuale. Infatti durante il viaggio scopriamo cosa desiderano i passeggeri, attraverso i feedback della loro vita coniugale e intima, da questa straordinaria vacanza. C'è la coppia in cui lei è ninfomane e lui ossessionato dalla madre, quindi impotente; la ragazza che riesce ad avere rapporti solo tramite telefono, dei giovani sposini in cerca di nuove emozioni, e così via. Arrivati a Sex World i turisti verranno convocati a colloquio da un pool di sessuologi in camicione bianco che li indirizzeranno verso varie stanze, quasi tutte occupate da aitanti stalloni o arrapanti ragazze disponibili a fare tutto e di più. Ci sarà anche la possibilità di tornare a casa con una bella signora al proprio fianco.

Le scene di sesso (molto ben girate c'è da dire!) si alternano quindi a momenti in cui gli scienziati schiacciano bottoni luminosi in una stanza asettica, culmine del weirdo verso il finale quando la ragazza che ha rapporti solo telefonici (come si vede nella bella sequenza iniziale della masturbazione in teleselezione) viene dapprima visitata da un ragazzo timidino e non conclude nulla, poi da un latin lover (ma niente!) alla fine gli scienziati, stanchi di provare cure light ci vanno giù duro inviandogli un gigantesco nero tutto truccato e vestito con una tuta bianca dotata di apertura pelvica a mostrare in bella vista il suo enorme pene. A quel punto la cura ottiene finalmente il suo risultato e tutti i turisti possono tornare a casa stanchi ma soddisfatti. Per essere un porno, oltre alla cura estetica tipica di un'epoca in cui era un genere come gli altri, il film diverte e riesce ad essere anche molto eccitante ma sopratutto da quella fantastica sensazione di non essere solamente un prodotto fine a sè stesso, creato per il piacere del cinema e non per la sola mercificazione del sesso.

ZONTAR THE THING FROM VENUS (1966)

Quando un pessimo regista come Larry Buchanan si mette a fare uno pseudo remake di un classico del cinema di serie Zeta come It Conquered the World, oltretutto girando un film per la televisione, non ci si può che aspettare un capolavoro del brutto ai più infimi livelli. Ed infatti Zontar raggiunge vette di sublime orrore e un livello di narcolessia totale nei confronti dello spettatore. Sequenze lentissime, inquadrature fisse che illustrano interminabili dialoghi fra scienziati dementi che, attraverso un'enorme ricetrasmittente nascosta nel ripostiglio dialogano amabilmente con un venusiano, come faccia a capire quei suoni usciti da un theremin di bassa fedeltà rimane un mistero, in ogni caso la trama parte dal lancio di un satellite verso Venere, nonostante lo scienziato Keith (Tony Huston) sconsigli il responsabile dell'operazione, il dottor Curt (John Agar). I rischi sono quelli di far incazzare la delegazione galattica che non ritiene i terrestri abbastanza progrediti da andare in giro per lo spazio. Intanto però il sedicente Zontar si frega la navicella e la usa per arrivare sulla terra dove, nascosto in una grotta, comincia a lanciare degli strani pupazzetti volanti a metà tra un'aragosta e un tafano, in giro per i cieli attaccandosi al collo dei malcapitati che incontra, i quali diventano subito schiavi del mostro.


Complice di Zontar è Keith, nonostante la moglie (Susan Bjurman) cerchi in tutti i modi di fermarlo) ossessionato oltre ogni limite e sopratutto "per il bene dell'umanità". Alla fine, l'ultimo contro nella grotta vedrà un vero e proprio massacro e sopratutto le terribili fattezze del mostro venusiano, sorta di demone che ricorda in faccia un ciuco con tre occhi e ali da pipistrello sulle spalle. La demenza del film si esprime ai massimi livelli quando vediamo Curt sventolare un attizzatoio per aria cercando di colpire l'alieno moscone. Decisamente imbarazzante poi la legnosità delle poche scene che si definiscono d'azione. In ogni caso non stiamo parlando di un film brutto e fatto male perchè visto con gli occhi di uno spettatore moderno, no no! Era brutto anche allora dal momento che manco in televisione fu trasmesso (pare infatti che tutti i canali si rifiutarono di prenderlo).
BROTHER FROM ANOTHER PLANET (1984)

A volte fare un film di fantascienza low budget rappresenta una vera e propria scommessa, in molti casi si deve lavorare molto sulle idee quando non si hanno mezzi ed il risultato è decisamente esaltante come nel caso di questa sorta di tardo blacksploitation indipendente scritto e diretto da John Sayles. Una sorta di E.T. politicamente incorretto dove Joe Morton è un alieno di colore piombato chissà da dove nella città di New York finendo direttamente nei sobborghi di Harlem, il misterioso visitatore non parla, ai piedi ha tre ditone zannute ed è bravissimo a riparare videogames solo apponendo la sua mano sui circuiti. Sayles mescola sapientemente Spielberg e Spike Lee con infinite chiacchere da bar, scene di ordinaria tossicodipendenza e la presenza di due misteriosi bianchi allampati e vestiti di nero che cercano ovunque l'alieno (Uno dei due interpretato dallo stesso regista). Cast quasi completamente all black con gustoso cameo della cantante Dee Dee Bridgewater che si porta a letto il "fratello".

Sayles usa in modo straordinario il protagonista, personaggio al quale è difficile non affezionarsi per la sua aria confusa ma anche saggia, quasi ascetica nel suo costante e colpevole silenzio. Certo non stiamo parlando di un film per amanti di Star Trek o Guerre Stellari, la fantascienza è ridotta all'osso di cui le sole tracce vengono espresse nell'atterraggio iniziale dentro al fiume Hudson o quando il fratello si stacca un occhio e lo piazza a mo di telecamera in un vaso per spiare i movimenti di un pusher ma l'utilizzo dei graffiti come codice di comunicazione con gli altri "fratelli" alieni atterrati prima di lui o la scena dove prova l'eroina e vive una nottata da sballo nella downtown sono momenti cult di grande spessore che aiutano a comporre tassello per tassello uno dei più bei film originali e indipendenti degli anni '80.
