lunedì, 30 marzo 2009

MARTYRS (2008)

Uno dei titoli di punta del nuovo horror francese, un pugno allo stomaco senza precedenti ai danni dell'incauto spettatore che cercasse di avvicinarsi alla sala cinematografica non preparato spiritualmente. Con queste premesse ci si aspetterebbe di trovarsi davanti l'ennesima cavolata alla Saw o a qualche clone di Hostel. Invece no, cari miei, Martyrs è il classico film che non t'aspetti ed è proprio quando pensi di aver visto tutto ecco che si ricomincia daccapo. Un film che sembra finire ogni mezz'ora ed ogni volta riparte, merito della sceneggiatura scritta dallo stesso regista Pascal Laugier che riesce a rendere un soggetto altresì banale e stravisto, un qualcosa di nuovo e strabiliante.

 

Inutile dirvi che anche solo raccontare l'inizio della trama ci si rovinerebbe il gusto di scoprire le cose da soli e io non vi farò questo torto, mi limiterò solo a citare i riferimenti a Suspiria ( (Laugier è un fan diDario Argento ed infatti dedica l'intero film al regista romano), a Clive Barker (sopratutto nel finale), straordinariamente qualcuno troverà anche qualche riferimento ad una vecchia storia a fumetti apparsa sulla rivista Splatter della Edizioni ACME, storia ripresa in seguito anche dal bravo Alex Visani nel suo cortometraggio La Soglia.

Non è comunque un caso che, dopo questo film Laugier sia stato scelto per il remake di "Hellraiser ".

Martyrs si sviluppa in tre fasi distinte che potremmo definire quasi dei gironi, a tratti sembra rievocare La Divina Commedia di Dante con un inferno iniziale sulla terra, un purgatorio e un paradiso finale andando a concludersi con una sorta di spiegazione misticheggiante che sfocia nel beffardo. Non so per quale motivo ma ci ho trovato molto di Society  di Brian Yuzna e un ironico riferimento all'ultimo geniale episodio del film "Adrénaline " (ve lo ricordate?). In sostanza un film dal plot narrativo non originale ma strutturato in modo da esprimere nuovi concetti di cinema, con un ottima caratterizzazione dei personaggi, sopratutto le due ragazze protagoniste (Morjana Alaoui e Mylène Jampanoï) , molta violenza (sopratutto psicologica), un pò di Gore (ma poco, pochissimo rispetto a quanto ci si aspettava di vedere) e quella disturbante sensazione che, da un momento all'altro, ci si para davanti qualche scena tratta daFaces of Death. Non ci si spaventa molto ma la tensione è elevatissima, sopratutto perchè Laugier ribalta completamente il linguaggio dell'horror contemporaneo per creare qualcosa di nuovo che non è più un horror, nè un thriller nè un film d'exploitation ma tutto quanto insieme, in un calderone infernale difficilmente dimenticabile.

 

giovedì, 26 marzo 2009

The Earth Dies Screaming (1965)

Sono ben poche le incursioni di Terence Fisher nel gener sci-fi così come sono ben poche le opere dal mai compianto regista inglese girate in bianco e nero. Devo tuttavia ammettere che questo suo quasi sconosciuto B-Movie realizzato al di fuori della Hammer, la famosa casa di produzione horror di cui lo stesso Fisher fu un cavallo di battaglia nonchè realizzatore dei titoli di maggior successo (The Mummy , The Revenge of Frankenstein e l'ormai storico Dracula). Consideriamo quindi Earth Dies Screaming una sorta di vacanza dal gothic horror che imperversava all'epoca, un viaggio all'interno della pura sci-fi che parte da un'invasione extraterrestre invisibile che ricorda molto l'incipit de Village of the Damned. Anche qui infatti le persone cascano a terra all'improvviso come se fossero assalite da un gas volatile. Solo che a differenza del film di Wolf Rilla qui i terrestri muoiono davvero.

Il pilota spaziale Jeff Nolan (Willard Parker) tornato da una missione, trova quindi l'inghilterra deserta, con una massa (beh, visto che il film è low budget, qualche decina) di cadaveri riversi nel marciapiedi. Tutta la storia si svolge quindi in un piccolo paesino di provincia dove il pilota vede avvicendarsi, un pò alla volta, un gruppo di sopravvissuti tra cui il cinico Taggart (Dennis Price) armato di pistola. Il gruppo trova anche una radio da cui sente arrivare strani suoni. Sono segnali extraterrestri i responsabili di tutto, gli alieni però mandano giù enormi robottoni con caschi trasparenti guidati dagli impulsi radio che risvegliano i cadaveri trasformandoli in zombie dagli occhi bianchi.

In generale il ritmo del film non è dei più azzeccati, i robot sono praticamente ciechi e inesorabili ma non generano particolari ansie (cioè per farti uccidere devi proprio andare a rompergli il cazzo!), per lo più il film si sviluppa in dialoghi tra i sopravvissuti ma le atmosfere da doom day anni '60 ci sono tutte ed i robottoni sono la cosa più bella che possa mai vedere un estimatore di sci-fi. Per il resto The Earth Dies Screaming (che merita di essere visto solo per il titolo) è puro feticismo retrò che si lascia vedere e nel finale imbarca la giusta dose di pathos che lascia comunque felici e contenti.

 

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giovedì, 19 marzo 2009

POSTAL (2007)

Avevo sempre sentito parlare male di Uwe Boll, considerato da molti uno dei peggiori registi del mondo, tuttavia mi è sempre mancata l'occasione di confermare tale epiteto. Sopratutto Boll è uno a cui piace prendere delle grosse licenze narrative quando si tratta di fare film ispirati a videogame. Ma sopratutto a Boll piace fare film tratti dai videogame (come nel caso di BloodRayne, Alone in the Dark) e giustamente anche questo Postal si ispira alla lontana all'omonimo videogame. La sensazione, guardando questo film, è che comunque, al regista tedesco, servisse il game giusto per poter esprimere al meglio la sua creatività, fatta di grotteschi rimandi a John Waters (le scene nella roulotte con la moglie trippona che tradisce il protagonista sanno molto di Pink Flamingos) e al cinema Frat Pack dei vari Zoolander e Tropic Thunder, ovvero comicità di grana grossa, volgare, politically uncorrect e totalmente demenziale. Con questi ingredienti, Boll ha sempre tentato di interagire, operando però nel cinema horror e fantasy questi elementi tendevano ad essere però involontari e quindi il film in sè stesso si traduceva in una stupidata oscena, mal recitata e prima di capo e di coda. Con Postal, invece questi elementi hanno la possibilità di tradursi nel miglior film ( a detta di molta della critica a lui ostile) realizzato dal nostro.

Qui tutto funziona alla grande, persino Boll sfata il mito di non esser capace di girare, realizzando dal punto di vista tecnico un ottimo prodotto. L'ironia non risparmia nessuno, dai musulmani (irresistibile l'intro con i due terroristi sull'aereo che litigano per il numero di vergini che dovrebbero toccargli nell'aldilà) ai finti santoni hippie mangiasoldi, Boll si scatena sulle presunte amicizie tra Bush e Osama Bin Laden, sui parchi a tema, nazisti, CIA e sulle ossessioni moderne...e allora giù di massacri di infanti, gatti usati come silenziatori, nani stuprati da scimpanzè, botte, sparatorie ed esplosioni nucleari. Insomma il buon Uwe non ci fa mancare niente, neanche l'autoironia di apparire in un breve cameo prima di venire assalito dall'ideatore del videogioco che lo accusa, nuovamente, di aver stravolto il senso del tutto. Così è stato anche stavolta, infatti, ma almeno eravamo stati avvertiti.

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martedì, 10 marzo 2009

CONTRONATURA (1970)

C'è un particolare affiatamento tra le opere di Antonio Margheriti e il periodo gotico di Roger Corman ed nello specifico riguardo alla messa in scena di pellicole come questa, dove la resa appare decisamente elegante pur essendo allo stesso tempo scarna. Ma sono i colori e le inquadrature che differenziano il maestro italiano dal re del low budget d'oltreoceano. Margheriti ha sempre cercato angoli particolari da cui riprendere la scena e la sua visionarietà non si fermava certamente davanti ad un budget risicato. Si narra infatti che le inquadrature dall'alto e i conseguenti movimenti della MDP che si alzava verso i volti dei protagonisti intenti a celebrare una seduta spiritica, fossero stati realizzati senza l'ausilio della Dolly (ovvero una gru a cui è attaccata una telecamera) ma lo stesso operatore (Riccardo Pallottini) si fece legare i piedi al soffitto e muovendosi col busto cambiava inclinazione alla scena puntando sui volti degli attori. Il risultato è estremamente efficace sopratutto in un epoca dove certe sperimentazioni erano ancora pressochè rare.

La trama presenta tracce della letteratura di Agatha Christie, caratterizzata da atmosfere nere e morbose, maggiormente enfatizzate dal rapporto lesbico che Marianne Koch cerca di instaurare con Helga Anders, rapporto che sfocerà in tragedia poco prima che le forze del male scatenino la loro vendetta attraverso un'ondata di fango distruttore. Siamo di fronte ad un horror paranormale dove un gruppo di facoltosi inglesi rimane impantanate sulla strada e trovano rifugio in un vecchio chalet dove un ambiguo Luciano Pigozzi (attore particolarmente presente nelle opere di Margheriti) sta inscenando una seduta spiritica in compagnia della madre cieca.

I viandanti partecipano alla seduta e uno spirito inquieto e vendicativo metterà a nudo le loro colpe e le loro trame in un crescendo narrativo costruito attorno a una serie di  flashback.

L'inserimento dell'elemento lesbico o comunque i riferimenti sessuali in genere sono caratteri che hanno differenziato il nostro cinema da quello estero proprio a partire dai primi anni '70 dove queste storie, intrise di gotico malessere si aprono ad un cambiamento dei costumi popolari, alla rivoluzione sessuale indicando però un libertinismo sempre presente nella storia umana, Una caratteristica questa che proseguirà in tutto il decennio dando un'impronta particolare al nostro cinema di genere.  

 

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categoria:porno era, dark movies, italian movies, horror and slasher
lunedì, 02 marzo 2009

CIAK, SI MUORE (1974)

Più che regista, Mario Moroni ha un discreto backstage come sceneggiatore in collaborazione con Tanio Boccia, sopratutto per quanto riguarda il genere peplum, ed effettivamente di film ne ha diretti pochini, di bassa qualità ma sopratutto di scarso successo. Ciononostante, questo "Ciak si muore!", a mio personale parere, non è un giallo da disprezzare, a patto che lo si guardi dall'ottica giusta, ovvero che non lo si prenda eccessivamente sul serio. Siamo di fronte infatti ad un classico slasher italiano degli anni'70, girato in economia ma dotato di un taglio ironico che lo rende anche divertente nel suo insieme. Certo se lo si giudicasse per la storia o la sceneggiatura, siamo di fronte al deserto più assoluto con una trama fumettosa che ricorda tanto i noir comics di quell'epoca. In sintesi lo si potrebbe considerare un omaggio ai vari Diabolik, Satanik e compagnia bella che affollavano lietamente le edicole del tempo che fu. Non a caso il finale vede una sorta di musical rappresentato in un teatro, dove si svolgono le ultime scene, in cui si rappresenta la tradizionale lotta tra bene e male con quest'ultimo rappresentato da una serie di comparse vestite proprio come Diabolik, forse un omaggio a Mario Bava, di sicuro una citazione spassosa almeno quanto la macchiettistica recitazione di Antonio Pierfederici nel ruolo del regista bizzoso e autoreferenzialista che crede di essere un artista mentre tutti lo considerano un mentecatto.

Ovviamente il serial killer che impazza sul set di un film ancora più delirante è proprio un membro della troupe frustrato, ma l'importante per Moroni è più che altro comporre metraggio mettendoci dentro più donnine possibili con un siparietto festosopsichedelico in cui Annabella Incontrera si dimena davanti alla macchina da presa compiacente sopratutto nello snocciolare primi piani vorticosi. Nell'insieme l'indagine è condotta da un George Ardisson (ma chiamatelo pure Giorgio) poco calato nel personaggio ma molto interessato alle bellezze presenti nella troupe. Peccato che il fallimento di tutta l'operazione, oltre alla estrema semplicità di una trama giallistica da romanzo rosa, stia nella poca capacità di gestire la pur minima sequenza d'azione che raggiunge il suo zenith nella terrificante citazione dell'omicidio nella doccia di hitchcockiana memoria.

Probabilmente avrò visto di peggio ma tutto sommato alla visione di questo fumettone malsano mi sono anche divertito! 

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