mercoledì, 28 gennaio 2009

À l'intérieur (2007)

Letteralmente un film per stomaci forti questa sanguinolenta prova cinematografica d'oltralpe diretta a quattro mani da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Come già detto in precedenza, in occasione della recensione del già violentissimo Frontiere(s), il new horror francese spinge, in questi ultimi anni, la violenza e l'ultra gore a velocità impazzite puntando decisamente a scioccare lo spettatore con donne malmenate brutalmente, sangue, feci e frattaglie miste, senza fermarsi di fronte a nulla. "A L'intérieur" ne è la summa atroce con estremi visivi a tratti insostenibili, basato anch'esso su una trama quasi pretestuosa, girato con inquadrature frenetiche e momenti quasi grotteschi, citazioni ai recenti scontri nelle baileu parigine (in questo caso la protagonista Alysson Paradis è una fotografa che deve fare un servizio sulle contestazioni) e splatter a profusione.

L'inizio è già un biglietto da visita potentissimo, con un incidente stradale appena conclusosi in cui il ragazzo di Sarah è già morto e lei appare in uno stato di evidente confusione. Sarah inoltre è incinta e alcune scene ci mostrano chiaramente come se la passa il feto all'interno (ma attenzione al colpo di scena finale). 4 mesi dopo la ragazza è guarita dalle ferite esterne ma non da quelle interiori, è sempre silenziosa e ingrugnata e rifiuta l'assistenza di amici e parenti nonchè gli inviti a passare la notte di Natale in compagnia. Ma la sera della vigilia, una donna (Béatrice Dalle)bussa alla sua porta, Sarah non apre e questa misteriosa visitatrice dimostra di conoscere tutto di lei. E' l'inizio di un vero e proprio incubo psicopatico a colpi di forbicione giganti, spilli da uncinetto conficcati in gola, facce asportate a colpi di pistola e altre amenità che inducono a storcere la bocca dal disgusto. Il fatto poi che tutto succede a una donna incinta amplifica la tensione generale e dona al film un ritmo forsennato che lascia senza fiato, indicando, nel marasma generale, un unico e disperato messaggio ad una società iperbrutale da cui non si può più stare al sicuro, nemmeno nel caldo ventre materno.

Nonostante il finale risulti a tratti un pò weirdo, il film lascia veramente il segno e ci fa completamente scordare che viene prodotto da un paese comunemente associato alla raffinatezza e al buon gusto. I tempi cambiano anche per il cinema e quello francese non smette mai di stupirci, in questo caso però inizia anche a disgustarci visivamente con picchi efferati che ricordano la nostra produzione di fine anni'70 e primi anni'80, quando a menare le forbici negli stomaci erano Dario Argento e Lucio Fulci.

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categoria:gore n splatter, dark movies, horror and slasher
giovedì, 22 gennaio 2009

RAPE SQUAD (1974)

Linda (Jo Ann Harris) è una giovane donna in calzoncini che si attarda nella stalla a parlare con il suo cavallo, quando esce viene assalita da un losco figuro (Stanley Adams) vestito con una tuta arancione e una maschera da hockey, il quale dopo una violenta collutazione, immobilizza e violenta la ragazza obbligandola a cantare Jingle Bells. Sconvolta e ferita, la donna si reca alla polizia ma ne esce ancora più incazzata di prima di fronte allo stupido maschilismo ed all'impotenza delle forze dell'ordine. Si unisce quindi ad altre donne che come lei sono state stuprate dal misterioso maniaco per formare una sorta di squadra antistupro. Capitanate da una bionda dedita alle arti marziali e perennemente vestita con il kimono (anche fuori all'aperto, nonostante il freddo) che mena calci e pugni, il gruppo di protofemministe in cerca di riscossa malmenano un tipo che ha abbordato una di loro in discoteca, sfasciandogli l'appartamento, pestano un pappone nero mentre cerca di picchiare una prostituta e danno una caccia serrata all'uomo con la maschera. Il novello Jason Vorhees, che viene chiamato Foul Mouth, dal canto suo delira frasi di onnipotenza machista registrandosi la voce in auto, strangola una della rape squad mentre dipinge quadri di fronte ad un lago fino ad arrivare allo scontro finale in un vecchio zoo deserto di notte dove la nostra protagonista chiuderà il cerchio prendendo il maniaco a badilate in faccia.

Siamo di fronte ad un classico B movie americano in perfetto stile anni '70, nato sull'onda del successo di Death Wish  con scene ad alto potenziale weirdo (fra tutte il confronto con un gruppo di carcerati, tutti con la maschera da hockey addosso), un pò di nudo qua e là ed echi di femminismo esplicito che tendono soltanto a mascherare quello che alla fine non è altro che un prodotto per voyeuristi pruriginosi che sbavano mentre il maniaco lecca le tette attraverso le feritoie di una maschera destinata in futuro ad ospitare ben altri e più terribili personaggi della storia horror moderna. La regia di Bob Kelljan si mantiene sui canoni di mestiere senza particolari guizzi, tendendo anzi ad allentare il ritmo in molte sequenze. Certo siamo di fronte ad una pellicola profetica dal punto di vista del villain di turno ma i motivi di interesse finiscono tutti qua.

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categoria:b movie, porno era, punkie junkie
venerdì, 16 gennaio 2009

ZOMBIE STRIPPERS (2008)

Probabilmente chi si aspettava uno zombi horror in stile Romero sarà rimasto deluso ma del resto il titolo stesso non nasconde la vena humor-trash weirdo di questa pellicola birichina. Strizzando l'occhio all'ultimo Robert Rodriguez il regista Jay Lee si propone di realizzare un curioso omaggio ai B-movie low budget degli anni'70, curioso perchè oltre alle classiche tematiche dello zombie movie vi inserisce anche alcuni rimandi a Death Becomes Her  di Robert Zemeckis sopratutto nello scontro tra le due strippers Jenna Jameson e Shamron Moore trasformate in cadaveri viventi per la supremazia erotica di una delle due. Non mancano anche i riferimenti ad un altro classico della commedia horror ovvero Teen Wolf sopratutto per quanto riguarda la tematica del mostro che viene subito accettato dalla massa ed anzi idolatrato, qui portato addirittura all'estremo con un gruppo di lap dancers  che scoprono di avere più successo fra i clienti una volta tramutate in zombi.

Questo accade quando, in un laboratorio scientifico viene sperimentato un gas per trasformare i morti in soldati invincibili (anticipato da una divertente presentazione televisiva), gli scienziati perdono il controllo ed interviene una squadra speciale, peccato che uno dei membri venga morso e fugga all'esterno, in un capannone adibito alla lap dance clandestina, dove morsica una delle ballerine. Curiosamente la neo zombessa scopre di avere più successo da morta che da viva pur non potendo rinunciare al suo pasto umano, e infatti, a fine esibizione, sceglie uno del pubblico e se lo porta in camerino (ma non per quello che pensa lui). Il successo della nudie lady scatena però l'invidia delle altre che, paradossalmente cercano in tutti i modi di tramutarsi in zombie anche loro per non perdere il lavoro. Robert Englund gigioneggia al solito nella parte del padrone del sexy bar, mentre la pornostar Jenna Jameson appare in gran forma nonostante non sia più una ragazzina, ed anche truccata da cadavere ambulante sa essere sexy. Per il resto ci troviamo di fronte ad un film innocuo che se da una parte fa storcere il naso per alcuni efffetti digitali alquanto caserecci, dall'altra fa divertire con la sua giocosa massa di tette e culi, un pò di splatter talmente estremo da diventare comico e una robusta dose di demenzialità anni '80 che non fa mai male.   

martedì, 06 gennaio 2009

MALABIMBA (1979)

Prodotto da uno specialista del genere, Gabriele Crisanti, il film di Andrea Bianchi si inserisce a tutti gli effetti nel filone dei nunsploitation, ovvero quella cerchia di film che mescolavano sacro e profano e più specificatamente suore+sesso, un connubio che, all'epoca garantiva un sicuro successo di botteghino. Nel caso di Malabimba, poi, l'elemento horror riprende le tematiche protosataniche dell'Esorcista, tanto in voga dopo il successo del film di William Friedkin, sostituendo opportunatamente il signore delle tenebre con una più lussuriosa presenza dell'antenata Lucrezia, donna lasciva e libidinosa che si impossessa del corpo della giovane Bimba (Katell Laennec) obbligandola a comportamenti poco consoni alla casata dei Caroli a cui appartiene. L'azione si svolge tutta nel maniero di famiglia, e inizia con una sorta di seduta spiritica con tanto di medium delirante, la suora Sofia (Mariangela Giordano) sente una presenza dentro di sè ma riesce a scacciarla, questi allora trova le tenere carnine della pubescente Bimba, figlia di Andrea (Enzo Fisichella) ignara delle cose della vita avendo da sempre vissuto al castello. La giovane comincia così a masturbarsi con tutto quello che trova, un orsacchiotto (a cui infila la candela al posto del pene), un enorme puffo di peluche, spia il padre che viene irretito dalla lussuriosa zia (Patrizia Webley), si spoglia nuda a una festa di vecchi nobilastri e finisce a praticare un blow-job allo zio paralizzato (tutto tranne lì eh!) che se la muore godendo.

Alla fine riesce a farsi anche la procace suora trasferendo il malvagio spirito dentro di lei. Nonostante la trama pervasa da elementi occulti, l'horror è ai minimi termini virando invece verso il porno esplicito (anche se si narra che dette scene furono eseguite da controfigure), il che non è necessariamente un male, magari non saremo di fronte a un capolavoro di genere ma il film di Bianchi mantiene le aspettative promesse cimentandosi in lunghe e patinate scene di sesso che non disdegnano particolari scabrosi, La Giordano inoltre è un'icona prosperosa del genere, qui decisamente al suo meglio. Anche la giovane Laennec riesce a mantenere alta l'attenzione con momenti lesbo allo specchio, masturbazioni ravvicinate e uno sguardo perso tra il birichino e l'innocente. Menzione d'onore anche alla Webley (che troveremo anche in Salon Kitty ), procace similteutonica bellezza generosa in quanto a mostrare le sue grazie in calzamaglia. Insomma un prodotto a uso e consumo di un pubblico voyeur, d'accordo, ma curato nella confezione e lineare nella sua narrazione, non annoia e fa bene alla circolazione, cosa volere di più dalla vita e sopratutto dal cinema italiano di genere?  

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categoria:b movie, horror anni 80, porno era, italian movies
sabato, 03 gennaio 2009

SHE WOLF OF LONDON (1946)

Nonostante il titolo richiami echi di trasformazioni belluine e creature mannare in stile Lon Chaney Jr. non siamo di fronte ad un horror vero e proprio, non ci sono effetti di sovrimpressioni nè mostri pelosi che si aggirano per i fumosi quartieri di Londra. In realtà il film di Jean Yarbrough è più un thriller a tinte forti quasi tutto al femminile e per lo più ambientato in una enorme casa vittoriana dove la giovane protagonista Phyllis (June Lockhart) si sveglia tutte le mattine con le scarpe infangate e le mani sporche di sangue mentre di notte una strana donna con il volto avvolto in uno scialle si aggira per il nebbioso parco a uccidere giovanotti raffinati e poliziotti ciccioni. Sulla giovane grava infatti una terribile maledizione di famiglia che vede i suoi membri trasformarsi in licantropi sotto l'influsso della luna piena.

Tuttavia la soluzione al mistero è meno soprannaturale del previsto e si capisce, anche perchè la misteriosa lupa mannara uccide con una specie di rastrellino per giardino e non ulula bensì abbaia. Ecco forse quest'ultimo particolare è la cosa più weirdo di tutto il film, che non brilla certo di particolari momenti di tensione, invischiato com'è in una serie di noiossimi dialoghi e drammatici struggimenti della giovane, a carburare la dose entrano in scena dei personaggi veramente stereotipati del cinema dell'epoca come la vecchia governante (Eily Malyon) che non si fa mai gli affari suoi ma che vuole tanto bene a phyllis ( e infatti sarà lei a salvarla alla fine) oltre alla solita matrigna Sara Haden ed alla sorella che viene sospettata per prima di essere il misterioso licantropo. Insomma elettrocardiogramma piatto per un film senza particolare interesse per cui essere riscoperto se non il fatto che, all'epoca fu la prima versione del mito licantropesco virata al femminile, cosa questa che in seguito verrà meglio sfruttata da altri titoli mescolando insieme horror e sesso. Insomma se amate le licantrope molto meglio ricercare il mitico"La lupa mannara" del nostro Rino Di Silvestro.

postato da: albylupo alle ore 13:29 | Permalink | commenti
categoria:bianco e nero, b movie, ridicolous monsters