domenica, 28 dicembre 2008

Series 7: The Contenders (2001)

Della serie "recuperateli dai cestoni degli Ipermercati" ecco un titolo che, per pochi euro, è ancora possibile rintracciare tra le offerte discount e salvare così dall'oblio del dimenticatoio. Si perchè, personalmente, preferisco questo film di Daniel Minahan ai tanti esempi di socio cine reality television accuse usciti nello stesso periodo (roba tipo EdTV per intenderci) innanzitutto per lo stile, niente affatto cinematografico ma quanto di più televisivo si possa richiedere ad un prodotto che illustra un programma televisivo, poi per il fatto che il regista stesso è un esperto di reality televisivi e quindi parla a ragion veduta.

Poi gli interpreti/personaggi, prima fra tutti Brooke Smith, attrice prettamente televisiva (la ritrovate recentemente nel ruolo di chirurga lesbica nel bel serial Grey's anatomy) perfetta nel suo ruolo di ragazza madre sciagurata e allo stesso tempo spietata campionessa del reality più crudele mai pensato dai palinsesti, un'accozzaglia di persone comunissime reclutate da una televisione divenuta ormai un vero e proprio grande fratello stile Orwell che recluta assassini come gli antichi imperatori reclutavano gladiatori per il piacere voyeuristico del pubblico in un reality in cui vince chi uccide tutti gli altri. Le telecamere seguono imperterrite le vicende dei contendenti tutti impegnati a escogitare tranelli, chiudersi in casa, rapire i propri figli come il cocainomane Tony (Michael Kaycheck) o a pregare come l'infermiera Connie (Marylouise Burke) che approfitta della degenza di uno dei partecipanti per iniettargli veleno. Telecamere che dove non possono vedere ricostruiscono arbitrariamente con attori un finale artefatto pur di dare al pubblico una degna conclusione dei fatti, telecamere che seguono il losco appuntamento tra la piccola e iperprotetta dai genitori Sheila (Donna Hanover) e il vecchio Franklin (Richard Venture) il quale non esiterà a massacrarla a bastonate. Insomma personaggi ben definiti, buon ritmo che non scende mai sotto il livello di guardia per un film che è sicuramente una critica molto dozzinale e superficialista del potere televisivo prossimo a venire, ma che è comunque uno specchio dei tempi in cui viviamo, sempre attuale nel rappresentare la pochezza umana drogata di sangue e sensazionalismo e completamente schiava del potere catodico. Dulcis in fundo il retroscena amoroso tra Dawn e lo sfigatissimo Dairy (Mark Woodbury) rappresentato da un video dark girato alle superiori con sottofondo "Love will tear us apart" dei Joy division, è la massima espressione di uno spettacolo tirato su a colpi di camp e trashendezialismo populista.

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categoria:b movie, snuff imitation, dark movies, punkie junkie
giovedì, 18 dicembre 2008

THE MOLE PEOPLE (1956)

Le impenetrabili profondità della terra ci hanno sempre regalato un campionario di immaginarie creature weirdo davvero impagabili, si veda a tal proposito tutte le varie pellicole peplum fantasy dei vari Ercole e Maciste oltre ai vari Kaiju Eiga giapponesi in cui ridicoli mostri gommuti uscivano agitando le zampe dai vulcani o dalle profondità marine. Di certo le orrende quando goffe creature protagoniste di questo classico diretto da Virgil W. Vogel non sfigurano nel campionario, anzi, nel tempo, questi uomini-talpa (Nell'edizione italiana vengono chiamati "i tenebriani") hanno raggiunto un'aura iconografica davvero notevole nonostante il loro verso più simile ad un grugnito di maiale che a quello di una creatura delle tenebre. In ogni caso tutto il film è bilanciato ai limiti del ridicolo a partire dal popolo albino nascosto, sin dai tempi del diluvio universale, nelle profondità della terra, dentro una grotta sotto una montagna innevata del territorio asiatico. Qui, tre esploratori raggiungono le rovine di un'antica città nascosta da cui accedono ad un pozzo che scende sottoterra e scoprono questo strano popolo che veste come gli antichi sumeri, è pallido ed ha paura della luce, tant'è che la torcia elettrica del trio viene scambiata come un'arma divina e permette agli occidentali di scampare da morte certa (almeno per il primo tempo). Il popolo sotterraneo si ciba di enormi fungoni di cartapesta e passa il suo tempo a frustare i poveri tenebriani che spuntano da buchi nella sabbia quando devono uccidere o rapire qualcuno.

Intanto gli stranieri scoprono che una loro ancella, Adad (Cynthia Patrick) non è albina perchè rapita dalla superfice tanto tempo fa. Con l'aiuto dei tenebriani che alla fine non sono poi così cattivi gli esploratori (rimasti nel frattempo in due perchè uno, ciccione e pauroso, muore) riescono a risalire alla luce con la bella Adad e qui si attua forse il più ridicolo finale che la storia del cinema ricordi (ma non ve lo rivelo, vedere per credere!).

L'introduzione del film, com'era d'obbligo a quei tempi, è una lunga divagazione scientifica del solito professorone che ipotizza cosa può nascondersi nei sotterranei del nostro pianeta. Insomma un classicone imperdibile per chi ama la sci-fi condita con un pò di fantasy ma sopratutto per chi ama i "ridiculous monsters" che alla fine della fiera diventano protagonisti di un immaginario collettivo che si tramanda di padre in figlio.

venerdì, 12 dicembre 2008

MISTER FANTASCIENZA

Vi segnalo questo mini documentario intervista al sottoscritto pubblicato recentemente su CURRENT TV, la versione italiana della tv indipendente realizzata da Al Gore, a prescindere dall'intento promozionale, è un divertente excursus sui miei lavori e i segreti di produzione che li hanno accompagnati, ma sopratutto rappresenta mirabilmente tutta la filosofia del mio pensiero dedicato al cinema low budget.

Il progetto è stato voluto e realizzato dal regista Stefano Obino (Il vangelo secondo precario) che ha mirabilmente selezionato/editato le migliaia di cassette che gli ho fornito.

Buona Visione

 

 

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martedì, 09 dicembre 2008

FRONTIERE(S) (2007)

Per capire come si possa realizzare un buon prodotto di entertaintment, al giorno d'oggi in Europa, pur senza avere uno straccio di originalità e quindi attingendo a piene mani dai classici (Le Coline hanno gli occhi e Non aprite quella porta in primis) e addirittura dai recenti lavori derivativi americani (Hostel e La Casa del diavolo) non bisogna spostarsi troppo lontano. In Francia infatti sta nascendo una corrente new horror veramente devastante, sia a livello di ritmo forsennato nelle inquadrature e nel montaggio, sia per l'uso smodato di brutalità e violenza, splatter e cattivissimo gusto. La prima opera di Xavier Gens, recentemente riportata in auge nonostante il fiasco del suo secondo film (il pessimo Hitman) è la piena dimostrazione di quanto si stia facendo in territorio francese, ed il risultato, consentitemelo, fa veramente impallidire le sciacquose produzioni nostrane. Mentre noi ci scateniamo coi vari natali eco vanziniani a rompere il cazzo nel mondo con la nostra volgare caciara, i nostri vicini di casa pestano giù di brutto con sangue e violenza, non esitano a mettere la protagonista Karina Testa, donna e per di più incinta, in situazioni disturbanti, presa a calci e pugni per tutto il film, in una maschera nera di sangue e merda, in mezzo a maiali e squilibrati nostalgico nazisti, in un tripudio di ossa rotte, crani esplosi, seghe da tavolo circolari, uncini, catene e un intero circo di freaks che si annidano in bui e terrificanti cunicoli sotterranei.

Ma c'è di più, Frontiere(s) parte con un intro dalle forti connotazioni social nazionali, con una serie di scontri tra polizia e giovani delle bainleu parigine, dove nel mezzo si snodano i protagonisti, giovani balordi in fuga dopo un furto, che si dividono in due auto per darsi appuntamento in una locanda al confine tra Francia e Lussenburgo. Gens, pur copiando il modello d'oltreoceano, non rinuncia alla propria impronta nazionale, dando quindi maggior carattere alla pellicola e riesce, nonostante il prodotto dichiaratamente di serie B, a tirar fuori spessore anche ai personaggi, pur nei loro stereotipi, come la timida e succube Eva (Maud Forget) prigioniera in questo albergo di pazzi, dedita a fare figli deformi e a subire le angherie della sua famiglia acquisita. Per tutti i 100 minuti di film si respira un'aria malsana raramente riscontrabile nelle medie produzioni americane, siamo dalle parti del titolo imprescindibile per capire le ondate di nuovo cinema che stanno sgorgando dal cinema europeo, ondate che purtroppo in Italia non abbiamo ancora toccato, annaspando disidratati in un secco cinema autoreferenziale o porno commediante di bassa lega.

Speriamo che qualcosa nuoti verso le nostre coste prima possibile!

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categoria:b movie, gore n splatter, snuff imitation, dark movies, horror and slasher
lunedì, 01 dicembre 2008

INSANITARIUM (2008)

L'idea di base dell'opera prima di Jeff Buhler assomiglia molto al celeberrimo Shock Corridor di Samuel Fuller, ovvero il fingersi pazzo per indagare all'interno di un istituto psichiatrico, quello che praticamente fa il protagonista Jack (l'aitante Jesse Metcalfe), preoccupato perchè non ha più avuto notizie di sua sorella, ricoverata per una crisi psichiatrica. Il paragone, però finisce qua, perchè per il resto "Insanitarium" si trasforma in una sorta di Hospital Horror con il solito medico pazzo ( Peter Stormare) che ha inventato un siero per guarire gli schizzati, che in realtà li trasforma in mostri cannibali contagiosi, con tanto di occhi straniati e follia assassina.

Nonostante alcuni momenti ricordino le atmosfere del bellissimo The Dead Pit di Brett Leonard, siamo di fronte ad un'operetta alquanto ridicola, con citazioni a più non posso che partono da Romero fino ad arrivare ad Hannibal Lecter, spruzzi di sangue sulle pareti, azzannamenti, scarnificazioni e squartamenti in un'assurda parata del già visto e sentito.

Persino il buon Stormare, che dopo "Dancer in the Dark" ha smesso di fare cinema dedicandosi a fare il gigionesco frankenstein del nuovo millennio in filmini da cinema merendero, non riesce ad essere convincente, pur essendo l'unico nel cast a definirsi "attore". Ma quello che scende ai minimi livelli è il livello di credibilità dell'intero progetto oltre all'impenetrabile mistero della sua utilità anche agli infimi bassifondi del cinema di puro intrattenimento, l'unica scena degna di nota è la lobotomizzazione istantanea di uno dei fuggitivi, con tanto di spiegazione scientifica. Ma a questo punto basta guardarsi il terrificante "Session 9" se si cercano le sensazioni forti. Qua si può trovare soltanto il weido involontario di un imberbe filmaker ancora alle prime armi. Speriamo che in futuro Buhler ci regali qualcosa di più interessante, intanto evitate questo suo "folgorante" esordio.