Series 7: The Contenders (2001)

Della serie "recuperateli dai cestoni degli Ipermercati" ecco un titolo che, per pochi euro, è ancora possibile rintracciare tra le offerte discount e salvare così dall'oblio del dimenticatoio. Si perchè, personalmente, preferisco questo film di Daniel Minahan ai tanti esempi di socio cine reality television accuse usciti nello stesso periodo (roba tipo EdTV per intenderci) innanzitutto per lo stile, niente affatto cinematografico ma quanto di più televisivo si possa richiedere ad un prodotto che illustra un programma televisivo, poi per il fatto che il regista stesso è un esperto di reality televisivi e quindi parla a ragion veduta.


Poi gli interpreti/personaggi, prima fra tutti Brooke Smith, attrice prettamente televisiva (la ritrovate recentemente nel ruolo di chirurga lesbica nel bel serial Grey's anatomy) perfetta nel suo ruolo di ragazza madre sciagurata e allo stesso tempo spietata campionessa del reality più crudele mai pensato dai palinsesti, un'accozzaglia di persone comunissime reclutate da una televisione divenuta ormai un vero e proprio grande fratello stile Orwell che recluta assassini come gli antichi imperatori reclutavano gladiatori per il piacere voyeuristico del pubblico in un reality in cui vince chi uccide tutti gli altri. Le telecamere seguono imperterrite le vicende dei contendenti tutti impegnati a escogitare tranelli, chiudersi in casa, rapire i propri figli come il cocainomane Tony (Michael Kaycheck) o a pregare come l'infermiera Connie (Marylouise Burke) che approfitta della degenza di uno dei partecipanti per iniettargli veleno. Telecamere che dove non possono vedere ricostruiscono arbitrariamente con attori un finale artefatto pur di dare al pubblico una degna conclusione dei fatti, telecamere che seguono il losco appuntamento tra la piccola e iperprotetta dai genitori Sheila (Donna Hanover) e il vecchio Franklin (Richard Venture) il quale non esiterà a massacrarla a bastonate. Insomma personaggi ben definiti, buon ritmo che non scende mai sotto il livello di guardia per un film che è sicuramente una critica molto dozzinale e superficialista del potere televisivo prossimo a venire, ma che è comunque uno specchio dei tempi in cui viviamo, sempre attuale nel rappresentare la pochezza umana drogata di sangue e sensazionalismo e completamente schiava del potere catodico. Dulcis in fundo il retroscena amoroso tra Dawn e lo sfigatissimo Dairy (Mark Woodbury) rappresentato da un video dark girato alle superiori con sottofondo "Love will tear us apart" dei Joy division, è la massima espressione di uno spettacolo tirato su a colpi di camp e trashendezialismo populista.
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