lunedì, 30 giugno 2008

IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO (1974)

Francesco Barilli è un regista emiliano che si è sempre mosso con grande originalità nel panorama del cinema di genere degli anni '70 realizzando, nella sua scarsa (quantitativamente parlando) filmografia almeno un paio di titoli cult come Pensione paura e questo "profumo della signora in nero" caratterizzato da una veste raffinata ed una sceneggiatura che dimostra, in modo lampante, come si può mantenere alto il filo della tensione senza mai far succedere nulla per poco più di 100 minuti.

Questa pellicola, considerata uno dei titoli di punta di una fortunata stagione cinematografica horror, sviluppa una trama della paranoia inserendo elementi di magia, cannibalismo, fiaba e cospirazione in un pout pourri elegante e mai scontato. Merito anche della brava Mimsy Farmer, vera e propria eroina del cinema bis anni settanta, qui nei panni di una giovane direttrice di un laboratorio chimico con un terribile segreto alle spalle ed una serie di avvenimenti che tendono a portarla sull'orlo della pazzia. Barilli cita Roman Polanski e il suo Rosemary's Baby epurandolo delle tematiche sataniste ma nel contempo ampliando il discorso della setta segreta, ondeggiando in bilico fra sogno e realtà al punto che anche il terrificante finale sembra appartenere alla follia della donna.

Una fotografia eccellente e la melodiosa musica di Nicola Piovani ci conducono nel maestrom della pazzia tra riferimenti a Lewis Carroll, paranoie suggestive, tribalismi africani e il terrore ignoto in cui anche il vicino di casa può essere il nemico. L'articolazione della storia cede purtroppo sul finale quando la protagonista si arma di mannaia e inizia a uccidere tutti quanti, per fortuna Barilli la interrompe subito evitando di degenerare nello slasher dozzinale e rimette le cose a posto concludendo il tutto con una carrellata finale da incubo che da sola merita la visione del film. Peccato che il regista non abbia insistito maggiormente sul tema cannibalistico, avrebbe di sicuro aumentato l'angoscia e il terrore nello spettatore, purtroppo Barilli preferisce indulgere sul trauma familiare piuttosto labile e quindi alla fine non tutto funziona come dovrebbe. Il profumo della signora in nero  resta in ogni caso un film a sè stante che si discosta nettamente dalla produzione dell'epoca anche grazie a una sorta di pseudoautorialità affibbiatagli nel tempo, autorialità che in effetti non esiste se non in funzione del desiderio di raccontare una storia girandogli attorno e costruendogli sopra un ricamo spesso che arricchisce qualcosa che, alla fine, raccontato in sintesi risulterebbe alquanto banale. 

giovedì, 26 giugno 2008

HATCHET (2006)

Questi ultimi anni ci hanno regalato una vera e propria orgia di film horror a basso costo, di cui forse il 70% non è mai arrivato nelle nostre sale. Purtroppo si tratta di un'orgia per lo più quantitativa e quasi mai qualitativa, ma per chi mastica schifezze e weirderie varie in celluloide rimane comunque una decade felice. In tutto questo, se non si hanno particolari pretese ma se si riesce in ogni caso a godersi un buon filmaccio, seduti in panciolle con una buona quantità di birra al seguito, si scoprono una serie di piccoli gioiellini senza pretese ma con una serie di promesse mantenute, ovvero sangue, tette e frames grondanti di frattaglie, conditi con una buona dose di humor e una speditezza narrativa che lascia il sorriso ebete in faccia al cine amatore randagio. Tutto questo lo si trova in quest'operetta del giovane Adam Green, regista evidentemente innamorato dello slasher anni ottanta, perchè è proprio questo il periodo che si respira nel film. Hatchet ci riporta ai fasti della Full Moon Entertainment e dei suoi horror/sci fi di serie Zeta che divoravamo in Vhs anni addietro. Non a caso la pellicola si apre con il breve cameo iniziale di Robert Englund e il nome di John Carl Buechler nei titoli di testa come autore degli effetti Gore.

Il buon John Carl, dopo essere stato un'icona dello splatter Fx nella scuderia di Charles Band, torna alla carica più in forma che mai con braccia strappate, spruzzi di sangue, impalamenti, decapitazioni e smembramenti vari ai danni di un gruppo di turisti in Louisiana, rimasti in panne di notte nella palude. Il gruppetto non tarderà a scontrarsi con un gigantesco essere deforme di nome Victor Crowley, armato di accetta e praticamente immortale. Praticamente non esiste storia, solo una lunga sequenza di omicidi più o meno efferati eppure il film risulta assai godibile, con interpreti sopra le righe, un ritmo snello e asciutto e una serie di dialoghi da delirio. Il finale è praticamente un omaggio a Friday the 13th ma ovunque si respirano citazioni e omaggi al grande slasher movie degli eighties, fortunatamente Green ha il buon gusto di evitare l'abusatissima sega elettrica, preferendo una meno convenzionale smerigliatrice con cui il mostro ( interpretato da Kane Hodder, il jason vorhees degli ultimi capitoli dell'infinita saga di Venerdì 13) lucida denti e faccia della povera Joleigh Fioreavanti.

Hatchet in definitiva è un film senza pretese ma anche senza pecche o brutture varie, si bilancia quindi in un equilibrio da puro entertainment che ci riporta indietro di vent'anni e lo fa talmente bene che anche lo spettatore rischia di tornare ragazzino. Tutto questo, come sempre, è bellissimo!

 

postato da: albylupo alle ore 12:50 | Permalink | commenti (1)
categoria:anni 80, b movie, gore n splatter, horror and slasher
lunedì, 23 giugno 2008

TEENAGE ZOMBIES (1959)

Sul finire degli anni '50 scoppiò improvvisamente la moda dei teen movie ispirati all'horror, da Frankenstein all'uomo lupo, tutti i mostri più classici ebbero la loro versione con protagonisti giovani virgulti irrequieti e ribelli che anticipavano i contrasti e il malessere esploso poi negli anni della contestazione. In realtà questi prodotti erano realizzati per il pubblico adolescenziale che amoreggiava in macchina alle proiezioni del drive-in, opere per lo più dozzinali e prive di spessore anche se, come nel caso di questo, nascondevano nei loro fotogrammi una notevole dose di messaggi particolari.

Questo di Jerry Warren, sottovalutato produttore americano specializzato in junk movie pazzeschi, è forse il meno conosciuto ma anche il più emblematico della serie. Oltre a trovare personaggi simbolo del horror cinema a basso costo come la Vamp crudele in perfetto stile Vampira, una sorta di scienziata, interpretata da Katherine Victor, dedita a fare esperimenti su un'isola deserta, l'immancabile servo mostruoso a cui il classico nome Igor viene sostituito da un ben più sovietico Ivan (potere della guerra fredda!) interpretato da un Chuck Niles spiritato e zombesco, figura ancor oggi di culto, anche se per pochi. Non manca neanche il classico Gorilla dal costume ridicolo, qui trasformato in un incredibile scimmia zombi. In tutto questo però esiste un elemento geniale alla base del filmaccio, elemento che ricorrerà in futuro nel cinema zombesco. Non è infatti il rito voo dooo a trasformare le vittime in zombi, come finora mostrato nei film di genere, ma bensì un gas inventato dalla perfida dottoressa, capace di trasformare i malcapitati in docili servi dei suoi crudelissimi piani. Un espediente questo che ricorrerà anche in film come The Return of the Living Dead fino al più recente Planet Terror.

Ovviamente i teenagers del titolo riusciranno a cavarsela e a salvare le loro belle trasformate in automi dopo aver individuato l'antidoto fra le mille fialette della donna.

La scena più weirdo del film è quando il gorilla zombie entra nel laboratorio e lecca il vaccino da terra, risvegliandosi visibilmente incazzato e pronto a darle di santa ragione ai cattivoni dell'isola.

In ogni caso risulta impossibile non leggere fra le righe di questa piccola pellicola un messaggio: il gas è la metafora del passaggio dall'adolescenza alla vita adulta, sostituitelo con una cravatta e una 24 ore ed avrete dei teenagers trasformati in zombi docili e privi di volontà, pronti ad asservire il mondo del lavoro e la patria.

lunedì, 16 giugno 2008

BE KIND REWIND (2008)

Qualcuno potrebbe obiettare che la recensione di quest'ultimo bellissimo film di Michel Gondry su questo blog sia inappropriata, beh a questo qualcuno potrei solo consigliare di vederselo prima e poi giudicare se ci troviamo o meno di fronte a un omaggio assoluto al cinema di serie B, ed in particolare, al cinema indipendente, alla voglia di fare film per goderseli in compagnia, mossi da passione sincera, piuttosto che operare una mera speculazione cinematografica.

Be Kind Rewind ha il sapore del vero cinema anni ottanta, quello non frustrato dalle major cinematografiche ma partorito da un'idea che vale da sola il biglietto del cinema, con aromi che sanno di John Carpenter e Spike Lee prima maniera. Jerry ( un bravissimo Jack Black) è un inventore svalvolato che vuole sabotare una centrale elettrica, peccato che la centrale invece "saboti lui" rendendolo per un breve periodo altamente magnetico, quanto basta per smagnetizzare tutte le vhs di un piccolo negozio di noleggio in cui l'amico Mike (Mos Def) è momentaneamente incaricato di gestire per conto del vecchio gestore (Danny Glover ) . Dovendo far fronte alla richiesta pressante di uno dei titoli del negozio ( Ghost Busters ) da parte della signora Falewickz (Mia Farrow) i due, mossi da disperazione, imbracciano la telecamera e girano un improvvisato remake del film. La coppia diventa irresistibile quando si avventura in una biblioteca tentando di spaventare una vecchietta con piume di struzzo colorate. L'esperimento ha talmente successo che in breve i due si trovano a dover girare un film ogni qualvolta un cliente chieda di noleggiare una videocassetta. I titoli vengono così "Maroccati" e nel quartiere cominciano a diventare personaggi di successo finchè il bel sogno si infrange quando arriva la società dei diritti d'autore d'America, interpretatat da una fredda e glaciale Sigourney Weaver. A quel punto rimane una sola cosa da fare, girare un vero film!

A prescindere dai messaggi cinefili e sulle disquisizioni riguardanti il copyright dei film e l'ottusità degli avvocati nei confronti della libera diffusione dell'arte, il film è godibilissimo dall'inizio alla fine, con scene veramente cult, tra cui spicca l'irresistibile remake di RoboCop e Driving Miss Daisy.

Per chi come me ha imbracciato negli anni 80 una telecamera Vhs-c e realizzato i primi film proprio a quel modo resta un'opera nostalgica ed evocatrice, un sincero e appassionato regalo a tutti i filmakers vecchi e giovani. Per tutti gli altri una commedia frizzante e strepitosa che vi ribalterà dalla sedia per le risate e vi riempirà il cuore di amore per il cinema, quello vero, quello che vive della genialità dei suoi espedienti e regala la sua magia anche in assenza di mezzi.

 

postato da: albylupo alle ore 13:10 | Permalink | commenti (5)
categoria:masterpieces, punkie junkie
lunedì, 09 giugno 2008

ZEDER (1983)

Dopo aver visionato nuovamente questa seconda incursione nell'Horror di Pupi Avati a 7 anni dal suo capolavoro "LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO" posso senza ombra di dubbio confermare che si tratta di uno dei migliori film del terrore nostrani di tutti i tempi. La forza di Zeder sta tutta nella costruzione della storia, nello sviluppo di un'idea geniale quale è il Terreno K, luogo di non tempo dove i morti tornano in vita. Idea che successivamente che 6 anni dopo riprenderà anche Stephen King per il suo Pet Sematary (che diede adito a giusti sospetti di plagio).

Gabriele Lavia interpreta uno scrittore che riceve in dono dalla sua fidanzata Anne Canovas una macchina da scrivere in cui è rimasta incisa una lettera del precedente proprietario, una lettera che parla di terreni K e di morti che risorgono. Affascinato e morbosamente attratto dal mistero lo scrittore svilupperà una sua personale indagine che lo porterà fino ad una colonia estiva abbandonata dove un gruppo di persone sta compiendo strani esperimenti con il cadavere di Don Luigi Costa, uno spretato condannato ad un male incurabile nonchè autore della terrificante lettera. L'inquietudine generata da Zeder vive grazie alla paranoia, al connubio tra ciò che sembra e ciò che non è, a tutta una serie di complotti che avvolgono il protagonista e tengono lo spettatore attaccato allo schermo fino all'incubo finale, mirabilmente rappresentato dallo schermo di un televisore dove appare il prete sghignazzante che ritorna dalla morte. Avati evita di cadere nel cattivo gusto e mantiene la storia sui binari di un thriller per quasi tutto il film (eccettuato il bellissimo e terrificante prologo ed ovviamente il finale). E qui si possono trovare le caratteristiche che rendono vincente Zeder e (a mio parere) perdente il successivo "Il nascondiglio" di cui si è parlato poco tempo fa, ovvero la scelta della location. La colonia di Spina (che poi non si trova a Spina ma a Milano Marittima), uno scheletro di edificio immerso nei boschi che si erge a monolito dell'incubo attraverso panoramiche e vecchie foto, luogo ideale per rappresentare il terrore puro di un luogo comune eppure così distante dalla realtà. Un plauso va anche agli sceneggiatori del film, tra cui spicca incredibilmente il nome di Maurizio Costanzo (che forse ci ha regalato qui l'unico contributo veramente valido allo spettacolo di tutta la sua vita) accanto al regista e al fratello Antonio. Lo script infatti ben si sviluppa attraverso il tempo, giocando sulla continua presenza di un complotto in cui stato e chiesa sembrano esserne i diretti protagonisti.

Unico neo a mio parere è invece la musica di Riz Ortolani, troppo roboante e argentiana per le sottili atmosfere di questo horror romagnolo ed in ogni caso invecchiate malissimo.

Ma quando il vecchio Benni parla del cane sepolto dai turisti e ritornato inferocito dall'aldilà come si può non dare torto a chi ha accusato lo scrittore del Maine di plagio?

giovedì, 05 giugno 2008

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Vi informo che

PINK MOON è stato recensito sul portale www.horror.it, questo il link dove leggere la recensione
 
http://www.horror.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1246&Itemid=1
 
Chi invece non ha ancora visto 'Pink Moon' e vuole vederlo può accedere a questa pagina
www.myspace.com/loboarts
 
Se invece siete stufi degli schermini e volte godervelo in alta risoluzione potete registrarvi a questo sito
www.digichannel.net
e guardare il film in questa pagina
http://www.digichannel.net/index_artist.php?cat=2&subc=12&art=102&video=354

 

Se vi trovate dalle parti di Anghiari, splendida cittadina medioevale in provincia di Arezzo, questa sera parteciperò con il mio cortometraggio alla terza edizione del  Cyborg Film Festival, una delle rare manifestazioni in Italia dedicate al cinema di fantascienza.

Di seguito il ricco programma della serata

O5.06.08 ore 21  concorso

anime
Great Granny Rescue di Pierfrancesco Cappello 2’ Italia 2007
Cerca de mi di Lemeh42  4’ Italia 2007
Frequency Morphogenesis di Onni Pohl 4’46” Germany 2007
Metamorphosis – libero moto di corpi fluidi di Simona Minniti 8’ Italia 2007
MATOPOS di Stéphanie Machuret 12’ France 2006
The white wolf di Pierre-Luc Granjon 8’ France 2006
Kiri uma and the flying man di Chris Daykin 5’ Sri Lanka 2007
My Happy End di Milen Vitanov 5’10” Germany 2007
Digital Skin 2 di Ephemeral8 4’25” Israel 2008
Hathor di Giuseppe Chiesa 4’32” Italia 2005
Duel di Angelo La Spina 3’ Italia 2005
L’occhio salta il muro di Antonio Novellino 4’52” Italia 2006
Good/evil di Antonio Novellino e Luca Granato 40” Italia 2006
Equinox di Chris Daykin 5’ Sri Lanka 2008
Con ENKI di Gino Bruni  2’38” Italia 2008
Sensazioni di Enrico Basso 3’ Italia 2007
Lacuna di Marta Roberti 5’16” Italia 2008
Stay or go, work di Valeria Cozzarini 4’ Italia 2008
Energie! di Thorsten Fleisch 5’ Germany 2007
Un anno in più di Tommaso Cerasuolo e Giovanna Russiello 3’18” Italia 2008
sci fi
Guerra spaziale di Joe Natta 3’46” Italia 2008
Pink Moon di Alberto Genovese 12’44” Italia 2007
Congiunzione di Consuelo Giorgi 5’ Italia 2007
Farx-to di Carlo Sansolo 10’ Brasil 2008
ENKI [un idiota in giro nello spazio] di Vincenzo Bellini 15’ Italia 2008
Scirocco di Gigi Piola 4’58” Italia 2006
Natura morta con essere umano di Andrea Cataudella 24’ Italia 2005 

Oltre a Pink Moon ho evidenziato anche il divertentissimo e surreale Enki della Icarusfilm che merita e il poetico e visionario Natura Morta con essere umano diretto da una persona a me carissima e sopratutto da un grande cineasta misconosciuto in italia, Andrea Cataudella.

Di seguito il link al sito dove troverete maggiori info

http://www.cyborgproduzioni.org/

postato da: albylupo alle ore 09:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 03 giugno 2008

DEATH PROOF (2007)

Nonostante alla sua uscita sia stato accolto alquanto freddamente, sopratutto dalla critica nostrana, che non ha lesinato, invece, di elogiare il sopravvalutatissimo Planet Terror,  l'ultimo lavoro di Quentin Tarantino rappresenta, nell'ambito del progetto Grindhouse, il migliore dei due. Ovviamente quando escono due prodotti parte di un unico esperimento cinematografico (in questo caso si può comunque parlare di un tentativo di omaggiare il drive in movie degli anni '60/'70)  nascono sempre due fazioni opposte di pensiero. E' inevitabile quindi che chi trovi stupidino e inutile lo zombie movie diretto da Robert Rodriguez, si entusiasmi a mani aperte per questo primo episodio incentrato sulla magistrale figura di Kurt Russell, stuntmen psicopatico che trova il suo più totale appagamento sessuale nel provocare incidenti mortali ai danni di un gruppo di discinte starlette, tutte dedite ad alcool e marjuana.

Tarantino continua a spiazzare con il suo stile personalissimo, debitore del B movie ad aeternum e stravolgitore del classic script per antonomasia. La sceneggiatura di Death Proof richiama in un certo senso quella di un cult rape and revenge come Day of the Woman con un'ora abbondante in cui si vede soffrire la vittima e gli ultimi 30 minuti dediti alla rivincita della stessa nei confronti del suo assassino.

Ed in effetti Stuntmen Mike è a tutti gli effetti uno stupratore, solo che usa la sua Chevrolet con tanto di teschio stampato sul cofano al posto del pene. Il terrificante frontale a cui assisteremo a metà film (una vera e propria sequenza capolavoro!) non è altro che un derivato dell'atto sessuale da parte di un deviato che, con il senno del poi, rappresenterà una delle figure più becere e disgustose (ma altrettanto realistiche) del new villain. Nella seconda parte del film invece comincia la vendetta, ed in questo caso Tarantino torna alla sua immagine tanto cara nei suoi film della donna forte e vendicativa. Un monito agli stupratori e assassini, il sesso debole non è più debole ma ti prende a cazzotti, ti spara addosso, ti sfonda l'auto a colpi di spranga e infine (ma solo dopo la parola "fine") si abbatte sul tuo volto spappolandolo con un calcio volante, un'ultima scena che fa tornare alla mente il terribile flashback di Tenebre in cui Eva Robin's infilava il suo tacco a spillo nella gola del malcapitato Anthony Franciosa da ragazzo.

La colonna sonora, al solito, è una ricca compilation di italo soundtrack con inserti estratti da L'Uccello dalle piume di cristallo e altri crime movie italiani, a riprova del grande amore che il regista americano ha nei confonti della nostra vecchia sottoproduzione.

Death Proof, però è anche un omaggio ai car movie degli anni 70 con un inseguimento mozzafiato, adrenaliche sequenze e tensione che sprizza da tutti i pori, con rimandi a Alfred Hitchcock e Tobe Hooper.

C'è da chiedersi infine, rispetto a Planet Terror, cosa possa determinare la preferenza per l'uno o l'altro dei due segmenti di questa unica grande opera che è Grindhouse, probabilmente entrambi divertono, entrambi sono sboccati, cattivi e socialmente "out" eppure, a differenza del film di Rodriguez, Tarantino riesce ancora a dare un senso alle sue cose, un motivo, un'essenza che non è mero riciclaggio ma urgenza creativa di chi, per il cinema vero, ha un'incontenibile passione! 

Ecco, io da Tarantino mi aspetto questo, e finora non mi ha mai deluso!

 

 

 

 

postato da: albylupo alle ore 13:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:masterpieces, b movie, psychotronic movies, horror and slasher