IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO (1974)

Francesco Barilli è un regista emiliano che si è sempre mosso con grande originalità nel panorama del cinema di genere degli anni '70 realizzando, nella sua scarsa (quantitativamente parlando) filmografia almeno un paio di titoli cult come Pensione paura e questo "profumo della signora in nero" caratterizzato da una veste raffinata ed una sceneggiatura che dimostra, in modo lampante, come si può mantenere alto il filo della tensione senza mai far succedere nulla per poco più di 100 minuti.
Questa pellicola, considerata uno dei titoli di punta di una fortunata stagione cinematografica horror, sviluppa una trama della paranoia inserendo elementi di magia, cannibalismo, fiaba e cospirazione in un pout pourri elegante e mai scontato. Merito anche della brava Mimsy Farmer, vera e propria eroina del cinema bis anni settanta, qui nei panni di una giovane direttrice di un laboratorio chimico con un terribile segreto alle spalle ed una serie di avvenimenti che tendono a portarla sull'orlo della pazzia. Barilli cita Roman Polanski e il suo Rosemary's Baby epurandolo delle tematiche sataniste ma nel contempo ampliando il discorso della setta segreta, ondeggiando in bilico fra sogno e realtà al punto che anche il terrificante finale sembra appartenere alla follia della donna.

Una fotografia eccellente e la melodiosa musica di Nicola Piovani ci conducono nel maestrom della pazzia tra riferimenti a Lewis Carroll, paranoie suggestive, tribalismi africani e il terrore ignoto in cui anche il vicino di casa può essere il nemico. L'articolazione della storia cede purtroppo sul finale quando la protagonista si arma di mannaia e inizia a uccidere tutti quanti, per fortuna Barilli la interrompe subito evitando di degenerare nello slasher dozzinale e rimette le cose a posto concludendo il tutto con una carrellata finale da incubo che da sola merita la visione del film. Peccato che il regista non abbia insistito maggiormente sul tema cannibalistico, avrebbe di sicuro aumentato l'angoscia e il terrore nello spettatore, purtroppo Barilli preferisce indulgere sul trauma familiare piuttosto labile e quindi alla fine non tutto funziona come dovrebbe. Il profumo della signora in nero resta in ogni caso un film a sè stante che si discosta nettamente dalla produzione dell'epoca anche grazie a una sorta di pseudoautorialità affibbiatagli nel tempo, autorialità che in effetti non esiste se non in funzione del desiderio di raccontare una storia girandogli attorno e costruendogli sopra un ricamo spesso che arricchisce qualcosa che, alla fine, raccontato in sintesi risulterebbe alquanto banale.
categoria:b movie, psychotronic movies, dark movies, zombie and cannibal, italian movies, horror and slasher



















