
SYMPATHY FOR MR. VENGEANCE (Boksuneun naui geot, 2002)

Il primo della ormai arcinota trilogia della vendetta realizzata dal regista coreano Chan-wook Park è una pellicola dai toni freddi e sepolcrali, lenta nel suo graduale procedere verso una tragedia dai toni shakespeariani che non conosce curve di cambiamento. Nel cinema di Park l'inevitabilità del destino è un dogma scritto a caratteri purpurei dove la vita fa a cambio con la morte attraverso il grottesco procedere della vita. Personaggi muti e personaggi parlanti, scene silenziose dove raramente la musica fa capolino ma dove il sangue e le ferite si aprono in modo copioso irrorando il fiume, portatore di vita e dispensatore di morte. Il film parte dal cupo e lento movimento degli operai in fabbrica e ci trasporta in uno squallido appartamento dove un ragazzo sordomuto dai capelli verdi non esita a rivolgersi a loschi trafficanti di organi pur di donare un rene all'amata sorella. E quando Ryu (Ha-kyun Shin) si sveglia in una pozzanghera con una cicatrice al fianco il dolore esplode e porta la disperazione verso un progetto di rapimento ai danni di un facoltoso imprenditore (Kang-ho Song).

Fratello e sorella rapiscono la sua bambina ma per uno sfortunato incidente questa annega nel fiume mentre Ryu seppelisce la sorella fra i sassi. Da qui inizia la ricerca della vendetta del padre mentre Ryu stesso, armato di mazza, cercherà anche lui di placare la sua sete di sangue sterminando i trafficanti. Ma alla fine la vendetta assume i contorni del destino stesso a cui non si può resistere e la morte diventa una parte di noi a cui non si può dire di no.

La fotografia sporca, le lunghe sequenze fisse, la recitazione a tratti quasi grottesca fanno di questo titolo un imperdibile omaggio al dolore ed al sangue, un film che resta dentro, che colpisce allo stomaco e alla mente e non lascia spazio, nella nostra memoria, se non per ricordarci quei duri volti sofferenti in cui non esiste riscatto ma solo la dura e feroce realtà.















