IL BOSCO FUORI (2006)

Opera prima del giovane romano Gabriele Albanesi, il quale, dopo un paio di cortometraggi di successo, decide di porsi in gioco in prima persona con un lungometraggio completamente autoprodotto. Grazie anche al supporto di produttori associati di tutto rispetto come i Manetti Brothers e Sergio Stivaletti, il film ha trovato velocemente una distribuzione cinematografica, sopratutto all'estero, dal momento che in Italia è uscito in una sola sala a Roma e in qualche festival di genere. Costato 45.000 euro, Il Bosco Fuori è stato accolto positivamente sopratutto in Giappone dove è uscito con il poco edificante nome di "Italian Chainsaw". Da noi è appena uscito in Dvd anche se probabilmente rimarrà più una chicca per estimatori che altro. Da un lato è un bene visto che il film ha un assetto decisamente amatoriale, dall'altro però rappresenta un pur flebile singulto di una cinematografia indipendente nostrana che fatica ad affermarsi al grande pubblico. Con tutto il rispetto e l'ammirazione per Albanesi ed il suo lavoro, girato con notevoli sacrifici e a ritmi vertiginosi, non possiamo però dire di essere davanti ad un film nel vero senso della parola. Allorchè Lorenzo Bianchini ci aveva confezionato un prodotto analogo (nel senso amatoriale) con Lidris cuadrade di tre, questi era pur sempre un'opera originale, dove il respiro cinematografico iniziava a farsi sentire. Con il Bosco Fuori invece manca assolutamente una coerenza di base che ci permette di prendere sul serio i personaggi, la cui recitazione oscilla sempre tra il patetico e il grottesco, le situazioni, portate troppo all'eccesso per essere credibili, ma sopratutto gli effetti e il make up, che pur essendo realizzati da un artigiano di fama come Stivaletti rasentano il ridicolo.


L'inizio prometteva bene, con una famigliola felice che va fuori strada per una gomma bucata, il padre (breve cameo dell'ex Vj Enrico Silvestrin) muore sul colpo e Mamma e figlio cercano aiuto nel bosco, arriva un'auto che mette sotto la donna, scende il guidatore ma invece che aiutarla, la finisce con un sasso. Peccato che poi la storia si evolve in maniera discontinua con una coppietta aggredita da un trio di coatti (forse i personaggi migliori di tutto il film) che cerca di stuprare la ragazza (Daniela Virgilio). Una famigliola interviene, il padre (che sembra una brutta copia di Leonardo Pieraccioni) estrae la pistola e fa scappare i manigoldi. I due giovani vengono invitati nella dimora all'interno del boschetto ma finiranno dalla padella alla brace.
Non bastano litri e litri di sangue buttati sulle pareti per migliorare l'opera, troppe situazioni al limite del ridicolo, troppi dialoghi buttati a caso, recitazioni non convincenti o di maniera, scene e citazioni fritte e rifritte e poi, scusate, basta...basta con stà sega elettrica che ormai appare dappertutto. A parte la carenza di originalità nel film di Albanesi, manca completamente la dimensione della settima arte, pensare che bastavano due o tre espedienti, un paio di idee più curate, una sceneggiatura meno rozza e più studiata per fare almeno un film decente. Un'occasione mancata, peccato. Ci auguriamo che Albanesi ci riprovi con più metodo, esperienza e magari, la possibilità di lavorare più serenamente e con più personalità nella prossima opera.
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