giovedì, 27 dicembre 2007

BUONE FESTE A TUS KOS!!!

 

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martedì, 25 dicembre 2007

THE BEAST OF YUCCA FLATS (1961)

Se, come me, siete cultori del brutto cinematografico alla sua ennesima potenza, non dovete assolutamente perdervi questa rara perla ad opera di Coleman Francis, il quale, più che regista, ha lavorato come attore o comparsa per autori del calibro di Ray Dennis Steckler o Russ Meyer, tanto per chiarire subito il background da quale proviene il nostro. Intendiamoci, qua siamo lontani anni luce anche da prodotti come Motor Psycho  o Beyond the Valley of the Dolls, persino Plan 9 from Outer Space vi apparirà come un capolavoro di rara bravura filmica al suo confronto. Non a caso, infatti, la star principale  è quel Tor Johnson lottatore di successo che ha intrapreso in quegli anni una disastrosa carriera recitativa proprio grazie a Edward D. Wood Jr., carriera fortunatamente conclusasi grazie all'obbrobrio di cui stiamo parlando. Il film (???) inizia con una tizia che esce dalla doccia con indosso le scarpette ( e già qui dovremmo aver capito che qualcosa non va), si asciuga con calma tanto per far vedere un pò di cosce al pubblico pagante, dopodichè viene subito afferrata al collo e strozzata da due manone. L'assassino la sdraia sul letto (così si vede qualcosa in più sotto le vesti, per il pubblico più esigente), lei nonostante sia morta, muove ancora un poco le dita e tutto finisce lì. Attenzione! perchè questa scena non c'entra assolutamente nulla col resto del film! Infatti si ricomincia dai titoli di testa dove, dietro alle scritte si vedono scene di un aereo che atterra. Il regista, addirittura, tenta un abbozzo di spy story con Johnson in veste di scienziato russo, tale Joseph Javorsky che tiene nella valigetta delle preziosissime foto della luna. Il tutto mentre la voce fuori campo dello stesso regista ci fa due palle così con frasi tipo " Joseph Javorsky, noto scienziato, una vita dedicata al bene dell'umanità!" e così via mentre due cattivissime spie del Kgb lo attaccano sparando con pistole palesemente finte. I personaggi cadono due ore dopo che qualcuno gli ha sparato in pose talmente grottesche da risultare quasi scioccanti! Dopo uno degli inseguimenti automobilistici più lenti della storia del cinema (ma si inseguono o vanno in gita?), lo scienziato finisce nel deserto di Yucca Flats dove si fanno gli esperimenti nucleari, casualmente proprio mentre stanno per gettare una bomba H di prova, così, perchè in America a quei tempi si buttavano le bombe nucleari a due passi da casa tua, senza preavviso e sopratutto senza manco l'ombra di una cinta di sicurezza.

Comunque il nostro Javorsky (Noto scienziato, una vita dedicata ecc.. ecc..) diventa una specie di mostro dal viso sfregiato mentre il narratore fuori campo insiste nel propinarci pistolotti sul progresso e la schiavitù che esso comporta alla popolazione umana.

Iniziano le vacanze (per fortuna c'è il narratore che ci tiene aggiornati) e una coppietta in panne viene assalita dal mostro, al quale le radiazioni danno probabilmente il potere di strozzare le donne con una leggera pressione delle mani sul collo, successivamente la bestia si porta dietro il corpo della ragazza e inizia a baciarsela avidamente mentre si rifugia in una grotta. Finalmente entrano in scena Joe (Larry Aten) e Jim (Bing Stafford) due sbirri dediti alla sicurezza sulla strada sette giorni alla settimana (sempre il solito narratore che ci segue passo passo nella visione altrimenti non capiamo). I due si arrampicano sui baratri del deserto più rigoglioso che ci sia dato di vedere (Ah! Questi americani!) , ritrovano la ragazza che all'inizio respira ancora, ma quando la riportano a valle è ovviamente morta!

Intanto un'altra felice famigliola giunge sulla strada, si ferma ad un distributore di benzina dove i due figlioli scoprono che anche i maiali bevono gazzosa e i coyote si tengono al guinzaglio.

Mentre ripartono, la ruota dell'auto si fora e mentre il maritino Hank (Douglas Mellor) cerca di ripararla, i due ragazzini se la svignano.
Esortato dalla moglie Hank va a cercarli e finisce nella zona di Yucca Flats delimitata da un filo di ferro manco spinato ed un cartello che lo informa che potrebbero anche infilargli un missile su per il culo da un momento all'altro ma lui fa finta di nulla e prosegue la sua ricerca dei discoli.

Frattanto Joe che è un provetto paracadutista (il solito narratore che parla!!!) sale su un aereo con il motto "prima spara poi fai le domande" ma siccome fare domande dall'alto di un aereo è difficile, il buon joe inizia a sparare addosso ad Hank e nonostante la buona mira e l'assenza di riparo, non riesce a farlo fuori. Allora si getta col paracadute, perchè? Per raggiungere Jim a valle, ovvio!

A questo punto i ragazzini si sono persi, il mostro li assale ma Jim, Joe, Hank e alcuni provvidi vicini sparano addosso alla creatura e la fanno fuori. Nonostante questo The Beast continua a rigirarsi per un bel pezzo dopo che tutti se ne sono andati. Gli si avvicina un grazioso leprotto,  Tor Johnson cerca di afferrarlo e finalmente muore.

Come si evince dalla storia narrata, siamo di fronte ad un classico la cui bruttezza rasenta il sublime, Tor Johnson è un ciccione lentissimo e goffo e le sue urla sembrano quelle di uno scimpanzè in procinto di eiaculare, per il resto si vedono solo persone che corrono di qua e di là e la fastidiosissima voce narrante che non si astiene un secondo dal farci prediche che manco la Domenica in chiesa...

Note: Visto che oggi è Natale, desidero anch'io farvi un regalo e vi segnalo dove poter scaricare questa splendida immondizia in bianco e nero, ovvero dalle pagine di Arcoiris Tv, televisione digitale e internet 

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=la+belva+di+yucca+flats&tipo=testo

Il film è in pubblico dominio (e chi vorrebbe accampare diritti su sta schifezza?) e lo potete scaricare nel formato che più vi aggrada con tanto di sottotitoli in italiano. Se volete rovinare le feste a qualcuno, questo è il film giusto. Fatelo vedere ai vostri amici, sopratutto se volete che si levino dai coglioni ad un certo punto della serata! Buone Feste a tutti!!!!

lunedì, 24 dicembre 2007

THE HORRORS OF MALFORMED MAN

(Edogawa ranpo taizen: Kyofu kikei ningen, 1969)

Tratto dai deliranti racconti dello scrittore Rampo Edogawa, questo film di Teruo Ishii è un vero trip allucinogeno che trasporta lo spettatore direttamente nel limbo colorato e trasgressivo della deviazione più marcata. Tutto inizia in una specie di manicomio dove una tizia urlante cerca di accoltellare Hitomi (Teruo Yoshida), un neolaureato in medicina affetto da amnesia. Ma il coltello è finto ed il giovane viene ricondotto nella sua cella dalle guardie. Una notte un'altro ospite cerca di ucciderlo veramente ma Hitomi se ne libera e fugge dalla gabbia, incontra una ragazza di un circo che canticchia una nenia familiare ma subito dopo viene uccisa misteriosamente e Hitomi viene accusato dell'omicidio. Truccatosi, il giovane finisce sulla costa dove scopre che un tal Genzaburou, somigliante a lui come una goccia d'acqua, è appena deceduto. Ed infatti Hitomi, giunto al cimitero dove è sepolto il tipo per scoprire se ha il suo stesso tatuaggio sul piede, viene scambiato per il morto risorto e si  inserisce nella sua famiglia, dove scopre che il padre, il dottor Jogoro Komodo (Tatsumi Hijikata) è un mostruoso freak dalle mani palmate isolato da tutti su un atollo che Hitomi ricorda nelle sue visioni.

Dopo alcuni fatti strani e la morte della moglie, Hitomi decide di andare a far visita al padre che in realtà è anche suo genitore visto che il suo sosia è anche suo fratello gemello. Sull'isola Hitomi scopre che il mostro sta creando un esercito di esseri deformi manipolando delle persone rapite sulla terraferma e che lui è stato mandato a studiare medicina per aiutarlo in questo folle progetto. Il bello è che tutto nasce dal tradimento della di lui moglie, messa poi in catene in una grotta a cibarsi di granchi.

Il finale vede l'esplosione in cielo di Hitomi e di una tizia che scopre essere sua cugina, con cui ha avuto rapporti incestuosi dopo averla separata dal gemello siamese a cui era incollata.

Se non ci avete capito niente della trama non è importante, anche perchè credo sia un'impresa veramente ardua (ed inutile) cercare un senso in un film dove  bisogna invece abbandonarsi alle assurde coreografie di donne argentate che nuotano nell'acqua, mostri con la faccia piena di farina che si agitano, al mostruoso Komodo che danza davanti a schiume di onde infrante sugli scogli. Il tutto in un'opera controversa, bannata per anni in Giappone e maledetta dai più per l'estro e la voglia di osare un linguaggio diverso. Non aspettatevi fiumi di sangue, combattimenti marziali o erotismo zen, in realtà qua c'è tutto e niente. Rimandi a "L'isola del dr. Moreau", scene grottesche e a tratti anche ilari ma sopratutto un gran guazzabuglio di situazioni e intrighi di cui si perde il filo logico quasi subito.

Uscito in dvd in versione inglese sottotitolata, Horrors of malformed man è un film curioso e bizzarro che vale la pena vedere almeno una volta nella vita ma è anche un film su cui è quasi impossibile dare un giudizio che non sia quello puramente estetico. Molte cose sono di maniera ed il kitsch abbonda  ma se siete amanti del cinema nippo allora è un titolo imperdibile, evitate, però, di assumere acidi prima della visione.

 

lunedì, 24 dicembre 2007

VIRUS, FUKKATSU NO HI

(Ultimo Rifugio Antartide, 1980)

Tratto da un libro di Sakyo Komatsu, questo proto-kolossal giapponese degli anni ottanta è quanto di più apocalittico possiamo trovare nella cinematografia del genere. E non parlo di effetti speciali, distruzioni o esplosioni (a parte quelle atomiche, le solite, di repertorio) che invero sono del tutto assenti. Qua l'apocalisse rappresenta l'odio puro verso la razza umana all'interno di questi 100 e passa minuti (ma il film all'origine dura due ore e mezza) attraverso una rilettura catastrofico fantascientifica che mescola sapientemente guerra batterologica con ecatombe nucleare. Insomma, per Kinji Fukasaku, autore mai troppo rimpianto, la fine del mondo scatenerà tutti i mali dell'uomo, anche in modo beffardo, come esprime il bellissimo finale, senza alcuna possibilità di sopravvivenza.

Un virus batteriologico viene sparso nell'aria dopo un incidente aereo, e dopo tre giorni in cui assistiamo al decadimento di tutte le città del mondo (paradossalmente la prima a capitolare è Milano!), il presidente degli Stati Uniti Glenn Ford manda un messaggio nelle varie basi dell'Antartide, unici luoghi dove il virus non è arrivato. Sono loro gli unici che sopravviveranno con il compito di ripopolare la razza umana. Ed infatti, in una sequenza allucinante nella sua semplicità, vediamo panoramiche delle capitali terrestri con i numeri dei morti in sovrimpressione. A questo punto gli 863 uomini sopravvissuti fra i ghiacci hanno solo 8 donne con cui ricominciare da capo. Non è facile, ci sono i primi stupri, sottomarini carichi di appestati pronti a sbarcare se non ci fosse il comandante inglese Chuck Connors a silurarli.

E infine qualcuno ha lasciato aperti i bocchettoni dei missili nucleari a Washington ed un terremoto minaccia di farli partire. L'ultima missione della terra è, quindi, quella di andare a disinnescarli, ma paradossalmente saranno proprio i due prescelti: il Maggiore Bo Svenson e il dottor Masao Kusakari a dare il "la" di partenza all'ultima apocalisse. "Ci abbiamo provato" recita l'ammiraglio George Kennedy via radio mentre il buon Kusaraki, dopo aver inciampato e, innavertitamente, pigiato il bottone fatale, si rode il fegato per aver decretato la fine della razza umana sulla terra. Non si sa se è lui, la sagoma vestita di stracci che arranca nel deserto durante i titoli di testa, ma il sospetto è molto forte.

Fukasaku, che ci ha regalato prima di morire un'altra feroce rilettura della società con Battle Royale organizza un megabudget e mette in piedi un cast internazionale assolutamente di prim'ordine con attori, oltre a quelli sopracitati, come Henry Silva, la splendida Olivia Hussey e Robert Vaughn, , ma riesce in modo assolutamente geniale, a non farsi coinvolgere dalla commercialità generale di questo tipo di produzioni, mantenendo un'aura da cinema indipendente per un film unico, bellissimo e dimenticato da tutti. Da riscoprire assolutamente!  

 

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categoria:anni 80, masterpieces, made in japan, dark movies
giovedì, 20 dicembre 2007

PLAN 9 FROM OUTER SPACE (1959)

Chi ha visto il bellissimo Ed Wood di Tim Burton conosce già la travagliata storia che ha accompagnato la realizzazione del cosidetto "capolavoro" di Edward D. Wood Jr., considerato il "peggior regista della storia". Primati negativi a parte, questa pellicola rappresenta un efficace esempio di come era possibile, una volta, riciclare materiale di repertorio, fotogrammi di attori morti (nello specifico Bela Lugosi) e sfruttarli per creare una sorta di pastiche fanta-horror in cui il posticcio la fa veramente da padrone. Gli interni, specie quelli dell'astronave e dell'aereoplano, sono terribilmente scarni, con tendine improbabili e aggeggi valvolari assolutamente improponibili anche per quei tempi. Certo la fantasia al buon Eddie non mancava, ma sopratutto non mancava la voglia di arrangiarsi con poco per seguire il suo grande sogno di fare cinema. Alla fine poi, quando si supera l'eccesso anche in termini di povertà si può ottenere qualcosa, ed è quello che ci insegna Plan 9 dove le cripte di cartone fanno uscire la mitica Vampira nel suo sempiterno abito alla Morticia Addams ed il lottatore Tor Johnson che interpreta (per così dire) un detective che cade vittima degli zombi, risvegliati dal piano nove di una colonia di alieni con tute di plastica e dischi volanti che ondeggiano felici nel cielo.

Anche il povero Bela che viene sostituito nelle scene horror dal chiropratico della moglie di Wood Tom Mason perchè alto quanto il deceduto attore ungherese, e opportunamente coperto in volto dal mantello, ha un suo perchè. Una sorta di testamento finale di una carriera folgorante ma destinata al declino fino ad arrivare al film più brutto della storia del cinema. Probabilmente oggi questo primato è stato surclassato da numerose e peggiori produzioni amatoriali e non che sono apparse nel cinema ma Plan 9 rimane un caso unico di vero amore per la settima arte, un amore così forte da porsi in ridicolo nei confronti del pubblico e del mondo. Wood non conosceva vergogna o forse immaginava troppo rispetto a quello che i mezzi gli permettevano di mostrare. Fatto sta che è un film pregno di momenti memorabili come la resurrezione di Johnson, le deliranti presentazioni di Criswell, le deambulazioni allucinate di Vampira, il disco volante in fiamme nel cielo, il generale che ordina gli attacchi, frammentato da scene di esercitazioni militari rubate qua e là, le apparizioni di Lugosi nel bosco. Tutte cose queste che, messe sul piatto della bilancia, hanno regalato alla storia del cinema un uomo come Wood, che il cinema non sapeva assolutamente farlo!

Ovviamente, chi non ha mai visto "Plan 9 from Outer space" può vederselo su internet in public domain, cliccando sul titolo che ho appena linkato!

lunedì, 17 dicembre 2007

GUINEA PIG 2: Flower of flesh and blood

(Za ginipiggu 2: Chiniku no hana, 1985)

Dopo il successo del suo primo esperimento di fake snuff movie, Hideshi Hino ci riprova con questo secondo capitolo, che inaugurerà a tutti gli effetti la serie di mediometraggi più disgustosa e emoglobinica che la storia del cinema ricordi. A differenza del primo Guinea pig, questa volta il regista non ci prova neppure a mascherare da snuff le immagini, tant'è che le didascalie iniziali parlano di una ricostruzione di  un video ricevuto da un artista, da parte di un suo fan. Le sequenze iniziali seguono una giovane donna fino alla sua cattura da parte di uno sconosciuto che la narcotizza. La poveretta, quindi si risveglia legata mani e piedi, in balia di un vecchietto pallidissimo con il cappello da samurai. E' l'inizio della lavorazione di una specie di opera artistica di sangue, l'opera al nero di un serial killer che prima droga la vittima di modo che, al dolore sopraggiunga il piacere. Espediente questo per evitare che l'attrice non sia abbastanza convincente nel manifestare urla e lamenti. Difatti più che far ciondolare la testa in uno stato di apparente dormiveglia, la giapponesina altro non fa. Ed intanto il nostro uomo comincia lentamente a tagliargli tutti gli arti, a sventrarla e per finire, decapitarla, avendo cura di scavarle fuori gli occhi con un cucchiaino e ciucciarseli avidamente come un bambino che poppa il latte materno.

A prescindere dal ridicolo che emana quasi tutta la vicenda (unica nota d'effetto è la sequenza del pedinamento in auto che merita) questo secondo capitolo è poco più di un pretesto per mostrare la bravura del makeup artist Nobuaki Koga che supera se stessa nella lunga scena dello smembramento, a livelli di insostenibilità visiva molto elevata. Per il resto se si supera il disgusto rimane la noia, poichè, eccettuato lo splatter, non accade praticamente nulla. L'attore che fa il samurai è di un gigionesco ai limiti del ridicolo, la tipa, beh!L'ho già detto, ciondola come rincoglionita e il regista che fa? Ostenta primi piani sulla carne e cerca di dare un'aura artistica all'insieme anche se il cinema, in quanto settima arte, si trovava da tutt'altra parte durante la realizzazione di questo film.

martedì, 11 dicembre 2007

...E TANTA PAURA (1976)

Più della paura a cui fa riferimento l'originale titolo (eh, ma una volta i titolisti sapevano fare il loro mestiere!), il film di Paolo Cavara mi ha messo tanta, tanta nostalgia. Rivedendo le strade, i cortili di una Milano non ancora divorata dagli Armani e dalla moda posticcia, dagli yuppies e dal capitalismo più sfrenato, mi è venuto un groppo in gola pensando a quanto bella era questa città con la sua malavita sempliciotta, i cumenda, le portinaie ubriacone, gli scippatori dal cuore d'oro, la babele di dialetti italici (favolosa la scena del commissariato dove si sente parlare quasi esclusivamente con l'accento siciliano). 

Tornando alla pellicola, siamo di fronte ad un tentativo di giallo a sfondo sociopolitico con una storia un pò confusa, sopratutto nel finale, ma girata con estro e fantasia, dialoghi sopra le righe ma divertentissimi, qualche nudo estemporaneo e attori in grandissima forma, su tutti un giovane Michele Placido nei panni del commissario Lomenzo che deve indagare su una serie di delitti il cui unico denominatore pare essere una serie di disegni ritagliati da un libro di fiabe ispirato alle avventure di "Pierino Porcospino". Durante le indagini, il poliziotto verrà aiutato da una splendida francesina (Corinne Clery) con la quale arriveranno fino ad una sedicente comunità di "Amici della Fauna", dediti più ad organizzare festini erotici (in cui proiettano gli spettacolari porno cartoni di Gibba aka Francesco Maurizio Guido ) che ad aiutare le specie animali. Il mistero si infittisce con l'entrata in scena di Eli Wallach nella parte del capo di un'organizzazione privata dedita allo spionaggio e all'investigazione privata. Nella pellicola ci sono molti riferimenti reazionari (quando Enrico Oldoini chiede a Placido "Ma tu sei comunista?") in chiave ironica, ampie dimostrazioni del libertinismo implicito in quegli anni (le ragazze si spogliano senza pudore anche di fronte a due poliziotti piombati in casa a fare domande) e una rilettura del controllo sociale attraverso i mezzi di comunicazione ( la morte in diretta televisiva, il telefono come strumento di comando) piuttosto superficiale.

Tutto sommato un film di genere divertente, ben diretto e trascinante che non lascia troppo spazio a divagazioni cerebrotiche ma lancia spunti affascinanti, pur senza entrare troppo nel merito.

In ogni caso un favoloso affresco di un'epoca e di una città (Milano per l'appunto) da riscoprire e conservare. Nel cast anche Tom Skerritt e John Steiner. Oldoini che partecipa come attore è anche sceneggiatore assieme al regista e a Bernardino Zapponi che aveva già scritto l'anno precedente Profondo rosso.

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categoria:b movie, porno era, psychotronic movies, italian movies
lunedì, 03 dicembre 2007

A Nymphoid Barbarian in Dinosaur Hell (1991)

C'è solo da fare un grosso plauso al lavoro di recupero effettuato dalla Troma Entertainment per quanto riguarda la scena indipendente americana, in grado di scovare piccoli gioiellini come questo Nymphoid barbarian, e dargli la distribuzione e visibilità (seppur limitata) che meritano. In realtà di Nymphoid, in questo film a opera di Brett Piper, c'è solo il titolo, per il resto è tutto ambientato in un futuro postatomico ampiamente spiegato durante i tioli di testa che raccontano di come le guerre nucleari abbiamo regredito il pianeta terra allo stato barbarico e abbiano trasformato cani e gatti in mostruose creature, l'inferno dei dinosauri appunto. Per prima cosa vediamo la protagonista Lea (Linda Corwin) assalita da un gruppo di loschi figuri, il suo barbarico fidanzato Marn (Paul Guzzi) però la salva ed un orrendo brucone spuntato dal terreno fa il resto. I due fidanzatini, in puro stile adamo ed eva, raggiungono il mare. Qui però un gruppo di umanoidi truccati da Planet of the Apes con tanto di cresta verdognola hanno appena ammazzato un nanetto baffuto a cui il cattivissimo signore di tutto (Alex Pirnie) con l'elmo da scheletro divora un braccio. Avvistata la coppietta, il gruppo di cannibali ferisce lui e rapisce la ragazza.

Marn viene salvato da un vecchio (Al Hodder) che gli regala una pistola, il gruppo di crudeli mostri, mentre assiste allo scontro fra un mostruoso rinoceronte ed un cane dinosauro, si fa sfuggire Lea che viene aiutata da un barbaro (Mark Deshaies) con la folta chioma bionda e una maschera di pelle che gli copre il volto deforme. Dopo aver fatto amicizia ed aver raccolto alcune vestigia della precedente civiltà, tra cui una sorta di abecedario, i due vengono rintracciati dai mostri che uccidono il barbarico fantasma dell'opera e portano la ragazza in un terribile castello infestato da mostri di ogni tipo. Per fortuna il ragazzo non tarda ad arrivare, ammazza il crudele orco e salva la ragazza.

Storia semplice e funzionale come potete leggere, sorretta da maschere anche ridicole ma decisamente spassose, mostri animati a passo uno nella migliore tradizione passatista, lotte, combattimenti e dialoghi ridotti al minimo.
Che volere di più da quella meravigliosa macchina dell'entertainment che è il cinema? Qualche soldo in più magari, una scrittura più impegnata, forse ma sinceramente trovo più appagante vedere realizzati i sogni di qualche appassionato underground come questo misconosciuto signor Piper, che assistere all'inutile e vacua operazione di marketing di qualche grossa major hollywoodiana ormai prima di anima.
Magari quella di Nymphoid è putrida e idiota ma almeno è un'anima pura e innocente, come gli occhi di un bambino che guarda meravigliato la schiera di mostri che appaiono sullo schermo per questi irrefrenabili, ridicoli, magici novanta minuti di puro divertimento.

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categoria:b movie, ridicolous monsters, sci fi of the z era
lunedì, 03 dicembre 2007

OPERAZIONE PAURA (1966)

Incomincia con una serie di urla agghiaccianti, quello che è all'unanimità considerato uno dei capolavori di Mario Bava, è l'alba e una donna in preda al terrore si getta sopra le punte di un cancello rimandendo infilzata. Siamo in un villaggio cupo, avvolto in un'aurea spettrale, il medico condotto Paul Eswai (Giacomo Rossi-Stuart) è incaricato di fare l'autopsia nel corpo della giovane suicida, non tarderà ad accorgersi della strana atmosfera del paese, dove tutti gli abitanti vivono nel terrore che una strana bambina bionda venga a bussare alla loro finestra.

La trama è molto semplice ma sono altre le peculiarità che hanno reso quest'opera gotica una delle migliori del maestro italiano. Prima di tutto le scenografie, cupe, nebbiose e avvolte da colori notturni e desolati, i personaggi vivono nel terrore più assoluto, terrore che degenera in esplosioni di violenza, lo spettro della bambina che appare con gli occhi sbarrati, un riso sommesso e la sua palla che rimbalza nelle strade notturne (scena questa che ispirò Federico Fellini per il suo celebre episodio "Toby Dammit" contenuto nel film a episodi "Tre Passi nel Delirio" ), a farla da padrone in questa pellicola, però sono le donne, vittime spaventate come la giovane Erika Blanc, terribili e inquiete come la strega Ruth (Fabienne Dali) e la baronessa Graps (Giovanna Galletti) che cela il terribile segreto di una maledizione che avvolge tutto il villaggio oltre alla splendida e terrificante Melissa (Valeria Valeri), spettro muto e solenne che uccide con lo sguardo come una giovane gorgone. Tutto il film è ammantato dalla presenza femminile che rappresenta, a ragione, la parola "Paura" del titolo.

Aggiungete poi alcune trovate visive eccellenti che rasentano la psichedelia (la scala a chiocciola che ruota mentre la Blanc scende i gradini) ed avrete davanti a voi un'opera eccellente, degna del miglior Roger Corman o della Hammer Film Productions nel suo periodo dorato. Girato in soli venti giorni "Operazione Paura" è un film di spettri, fresco e inquietante, meravigliosamente visionario, un film che ha fatto scuola in ogni parte del mondo e di cui dovremmo (noi italiani) esserne fieri, ma paradossalmente, tre quarti del popolo italiano non sa neanche chi sia Mario Bava. Che l'Italia sia un paese di stupidi è risaputo ma che sia anche un paese di ingrati, beh! A me questa cosa non smette mai di darmi fastidio!  

sabato, 01 dicembre 2007

L'ULTIMO SQUALO (1980)

Negli anni ottanta non era una novità che le produzioni nostrane copiassero o quanto meno si ispirassero al cinema americano per realizzare prodotti cinematografici ad uso esclusivamente commerciale. Nessuno però aveva mai osato tanto come Enzo G. Castellari quando ha fatto uscire nelle sale questo Ultimo Squalo! Talmente commerciale da ottenere un incredibile successo negli Stati Uniti, talmente derivativo da far incazzare la Universal al punto da intentare una causa per plagio, decretando l'entrata di questo clone del celebre Jaws nell'olimpo della cinematografia monnezzara a 360°.


La storia ricalca in pieno il film di Steven Spielberg con James Franciscus nella parte dello "squalologo" e Vic Morrow in quella del solito pescatore scafato ed esperto, ovviamente, in mostri marini. A subire i primi attacchi sono dei ragazzini che fanno windsurf e sin da subito Castellari si cimenta nei suoi mitici ralenty che lo hanno reso famoso nel cinema di genere. Ma il vero punto di forza del film sono le spettacolari esplosioni delle barche quando il mostro le attacca da sotto lo scafo, un vero e proprio marchio di fabbrica di un regista nato sotto il segno del cinema d'azione. Ovviamente questo Ultimo squalo è girato in straeconomia ma sono diversi i momenti di assoluto genio che un artigiano privo di soldi deve realizzare per tener testa alle produzioni più elevate. Primo fra tutti l'uso di una boa in bocca allo squalo per segnalarne economicamente la presenza a bordo acqua durante una regata dove tutti i partecipanti si buttano in mare quando passa il palloncino. L'uso promiscuo di sequenze di repertorio con reali aggressioni da parte del grande squalo bianco sono sapientemente mescolate nel montaggio con quelle realmente girate per il film, e addirittura Castellari si sbilancia nella spettacolare sequenza dello squalo che trascina a fondo addirittura un elicottero. Per non parlare delle scene subacquee dove lo squalo si trasforma in muratore e comincia a chiudere una grotta coi pietroni spinti col muso. Quando si erge fuori dal mare il mostro rivela la sua posticcia natura di cartapesta muovendo le fauci come una bambolina che chiama la mamma! Ma tutto questo non ci impedisce di provare reale tenerezza e affezione per questo spettacolare junk movie che, nonostante la cialtroneria dei suoi mezzi, si è rivelato un ottimo affare, quando ancora il cinema pareva esserlo per gli italiani.