giovedì, 25 ottobre 2007

BLUE MOVIE (1978)

Pazzesco! Non c'è altro aggettivo per definire il cinema di Alberto Cavallone, regista ultra underground italiano degli anni '70, ancor oggi autore di nicchia e di culto (per pochi). Il suo è un cinema sgradevole, scomodo e per niente rivalutato nel tempo, per quanto i suoi film siano avanti anni luce rispetto ai tempi moderni. Devono passare ancora dei begli anni prima che lo "scat"  passi da genere estremo a forma artistico cinematografica ma in Blue Movie c'è anche questo. Una storia malata che, in pratica è un susseguirsi di stupri ai danni della povera Sylvia (Dirce Funari) che fuggita da un uomo mascherato finisce nelle mani di Claudio (Claudio Maran), il quale, al pari delle bamboline che lega, smonta e rimira, tratta le donne come oggetti puri da guardare attraverso una vetrata mentre defecano in un pacchetto di Malboro, farle cospargere interamente di merda in una danza che eppur qualcosa ha di sensuale.Ossessivo e visionario il rapporto che mina la base di tutto il film, un'opera malata in cui A Clockwork Orange  si mescola a Salò o le 120 giornate di Sodoma  arrivando alla pornografia soft di una luce che esplora il corpo femminile di Daniela (Danielle Dugas), zingara disposta a tutto pur di sopravvivere. Nel cinema di Cavallone, poi, i dettagli sono importanti come le foto e i video tratti dal passato di Claudio, reporter fotografico di guerra. In questo la storia prende piega come una sorta di psicosi del protagonista, anche se per tutto il film non si capisce se è vera follia od un gioco di complicità di un triangolo umano tra un uomo e due donne pazze.

L'uomo domina e la donna accetta di buon grado. Forse siamo di fronte ad una sorta di reazionarismo di destra che Cavallone ha voluto denunciare in questo film assieme al consumismo che già a quei tempi marciava compatto verso la vittoria. E' innegabile la forza visiva di quest'autore, relegato sempre più in basso fino ad essere ricercato come una chimera da pochi, illuminati, amanti di un cinema di genere che ha permesso a Cavallone di emergere come anima ed essenza di un cinema che non sarà mai in linea con i tempi attuali per quanto questa sua prerogativa lo rende un genio nascosto della cinematografia italiana.

 

venerdì, 19 ottobre 2007

A Virgin Among the Living Dead 

(aka Christina, princesse de l'érotisme,1973)

Questa è una delle opere più sfortunate di Jesus Franco, autore di punta del cinema di genere spagnolo e artigiano ultraprolifico, fu presentato a Cannes nel 1971 con il titolo "Labyrinthe" ma i produttori, temendo un fiasco commerciale, inserirono alcune scene girate da Jean Rollin, il film uscì poi con una sequela di titoli sempre diversi tra "i desideri erotici di Christine", "Christine, princesse de l'erotisme" e quello per cui è oggi unanimamente conosciuto: "Una vergine tra i morti viventi". In realtà il problema principale di questa pellicola era la presunta autorialità con cui Franco aveva messo in piedi l'opera, senza mai scadere veramente nell'horror e sopratutto, a parte qualche casta nudità, senza mai scadere nel puro erotismo. Insomma un film senza alcuna attrattiva per il pubblico del regista spagnolo, abituato da sempre a film trucidi e abbondanti di belle ragazze discinte, perversioni varie, fruste, catene e riti sessuali.

Ovviamente in "A Virgin Among the Living Dead" non mancano tutti questi ingredienti ma sono talmente rarefatti da risultare quasi poetici. La protagonista Christina von Blancha un volto che non si dimentica facilmente, e qui bisogna dare atto al "Tio Jess" di saper scegliere le attrici, non a caso la Von Blanc venne presa per sostituire la splendida Soledad Miranda, deceduta da poco e sensualissima protagonista di uno dei suoi titoli più importanti, il sexadelico Vampiros lesbos (anche se è più famoso per la splendida colonna sonora che altro). Riguardo alla trama "Virgin" offre poco se non la solita storia di maledizioni familiari con la virginea eroina che ricerca il padre all'interno di un castello dannato dove i parenti sono uno più strano dell'altro, dediti a bere sangue e a compiere strani riti pagani.

Il film si sviluppa con la formula del sogno nel sogno, creando una dimensione onirica accentuata dalle inquadrature lente e soffuse di Franco e dalle splendide musiche di Bruno Nicolai, che alternano la soavità alla psichedelia. I riferimenti sessuali sono molti ma quasi tutti metaforici (come la Von Blanc che si sveglia  e trova la statua del pene in camera) e, in quanto a horror, se non c'era Rollins ad aggiungerci qualche brutta faccia che risorge dal terreno, ce ne sarebbe stato veramente pochino, anche se forse era meglio così. In ogni caso nella versione americana il film è depurato dalle scene aggiunte (il pipistrello vivo, gli zombi e la scena dello stupro) che sono relegate invece negli extra. E' così possibile godersi l'opera originale di Franco, un'opera controversa ma decisamente affascinante.

lunedì, 15 ottobre 2007

PLANET TERROR (2007)

Ammetto di non essere un grande fan di Robert Rodriguez, autore che trovo troppo discontinuo e troppo legato all'enstabilishment cinematografico per poter realizzare qualcosa di veramente personale. Forse l'unica sua prova davvero particolare era agli esordi con quel piccolo cult intitolato El Mariachi , prova indipendente, girata con pochissimi soldi ma pregna di una vitalità che non sarà facile ritrovare nei suoi film successivi. Non si discosta molto anche questo omaggio ai B movie orrorifici anni settanta, seconda parte di quel colossale omaggio realizzato con l'amico e co-produttore Quentin Tarantino uscito nelle sale con il titolo di Grindhouse. Ovviamente il fatto che Planet Terror e Death Proof siano usciti da noi separati ha rovinato tutto il senso dell'operazione nostalgica in atto con questo inno al Drive in Movie, una sorta di viaggio nel tempo all'indietro per far rivivere allo spettatore moderno, il cinema del passato attraverso una rielaborazione maniacale di finti graffi e bruciature nella pellicola, aggiunta di Trailer di film non esistenti (anche se in questo caso Machete  ha avuto così tanto successo da essere stato messo in cantiere realmente), interruzioni e fuoriquadro. Come a voler sottindere che nel cinema di serie B la perfezione non è richiesta, neanche durante la proiezione. E' nel cinema di serie B non bisogna neanche farsi troppe domande, del tipo " ma come fa Cherry Darling (Rose McGowan) a sparare con la gamba, senza premere mai il grilletto? Inutile attendere risposte, meglio sedersi tranquilli e godersi lo spettacolo, rozzo, volgare ma tutt'altro che noioso.

Il difetto principale di Planet Terror sta comunque nell'eccesso di trovate inserite in un unico film, inserite probabilmente per dare originalità ad un film dozzinale con una storia mostruosamente debitrice dell'ultimo John Carpenter  ed in particolare da Ghosts of Mars oltre che da quel simpatico filmetto anni 80 The Return of the Living Dead che ha generato nel tempo una trilogia piuttosto discutibile in cui l'unico episodio veramente meritevole è Return of the Living Dead III (diretto da Brian Yuzna).

Planet Terror resta in ogni caso un film godibile, con scene disturbanti (sopratutto all'inizio con Naveen Andrews che colleziona testicoli delle sue vittime), personaggi psicopatici come Josh Brolin nella parte del medico pazzo che vuole ammazzare la moglie anestesista (Marley Shelton) dopo aver scoperto che ha un intreccio lesbico e ovviamente l'eroica Cherry che sostituirà l'arto amputato con un mitragliatore e svilupperà la sua agilità come go go dancer per massacrare gli orrendi sickos, zombie infettati dal gas sperimentale realizzato dall'esercito e del quale l'ufficiale Bruce Willis necessità per non diventare mostro anch'egli. Bello il finale con sfondo la piramide Maya di Tulum, musica incalzante, splatter di prima qualità (del resto c'è lo zampino di Gregory Nicotero) e trascurabile comparsata di Tom Savini (ormai più attore che effettista make up).

Insomma, un B movie che ha la funzione di B movie, si guarda, si ride e poi lo si dimentica, come è giusto che sia nella tradizione e nello spirito che accompagnano il genere da oltre cinquant'anni!  

postato da: albylupo alle ore 12:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:b movie, gore n splatter, zombie and cannibal, horror and slasher