lunedì, 24 settembre 2007

TAXIDERMIA (2006)

Forse lo spettatore non è ancora pronto per Taxidermia, seconda prova dell'eccentrico regista ungherese György Pálfi. Il film basa radicalmente il suo impatto visivo sul cattivo gusto estremo per raccontare il dolore e la follia di un mondo appena uscito dall'incubo della dittatura socialista (con riferimenti continui a Castro), con orrori annessi e connessi  in cui  un soldato cerca il rapporto sessuale attraverso tutti gli espedienti possibili, con il fuoco, con il grasso ed alla fine con le frattaglie di un maiale, simulando un rapporto con la moglie grassa del comandante la quale partorirà un figlio con la coda di porco.

Ma questo è solo l'inizio dell'incubo che ci riserva questa produzione ungherese girata con piglio autorale ma debitrice del peggior mondo movie, ostentando la telecamera sui particolari più macabri della mattanza del maiale fino ai dettagli di un pene che sputa fiamme ed eiacula verso le stelle in una sequenza quasi epica. Taxidermia prosegue seguendo un filo logico attraverso l'evoluzione generazionale  con il bambino porco, ormai cresciuto e diventato un campione mondiale di ingrassamento rapido, paradossalmente questa pratica viene narrata con un cipiglio quasi sportivo, con vomitate post partita e consigli dell'allenatore per ingoiare meglio. In tutto questo si sviscera la vicenda d'amore e odio fra due ciccioni della stessa squadra che si contendono una "bella" (cicciona anch'essa ovvio). La storia del divoratore sportivo si evolve in quella del figlio del campione, magro e quasi cadaverico, che fa l'imbalsamatore e passa i pomeriggi a raschiare la merda dei gatti giganti del genitore, ridotto ormai a gelatina inglobatrice di cioccolatini (carta argentata compresa) su una sedia da cui non si alza neanche per defecare. Alla fine il ragazzo opterà per un suicidio creativo autoimbalsamandosi in una lunga  sequenza da incubo (riprendendo in modo ravvicinato una vera operazione chirurgica) e trasformandosi in una sorta di opera d'arte che verrà esposta nei musei del futuro.

Taxidermia (che ricordiamo è la tecnica moderna dell'imbalsamazione) è un'opera in tre atti intitolati "Sperma", "Saliva"e "Sangue", un film sugli umori liquidi attraverso sequenze affascinanti, inquadrature ardite e nello stesso tempo lente, un'ottima fotografia e ottimi interpreti. Tratto da un connubio dei racconti di Lajos Parti Nagy , Taxidermia è  l'orrore che non cela  i particolari, anzi esalta lo schifo attraverso l'arte del guardare, l'occhio partecipa al cattivo gusto soffrendo ma allo stesso tempo beandosi di una pellicola che supera gli ardori kitsch del primo Waters, disgusta come Mondo Cane, fa inorridire con scene di splatter estremo e perversioni sessuali impensabili. In tutto questo però il regista ha voluto trasmetterci l'orrore del mondo e degli uomini, attraverso l'arte ha estratto le viscere dai cadaveri e rivelato la grottesca malattia di un'epoca finita ma che ha segnato tanto nelle pieghe della carne dei sopravvissuti.
Ci sono tanti buoni motivi per storcere il naso qua dentro ma se superiamo la nausea, ci si accorge di quanta poesia possa esserci in un mondo che muore!

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giovedì, 20 settembre 2007

EATEN ALIVE (1977)

Passato ingiustamente in secondo piano rispetto all' illustre esordio, quel The Texas Chain Saw Massacre ormai entrato di rigore nella storia del cinema horror, questo secondo film di Tobe Hooper non ha, in realtà, niente da invidiare in quanto a tensione e inquietudine. Hooper ci dà una personalissima rilettura di Psycho  ispirandosi alle gesta di un serial killer chiamato Joe Ball.

Uno psicopatico di nome Judd (Neville Brand), reduce del vietnam, è il gestore di un albergo all'interno di una nebbiosa palude, vive da solo in compagnia di un coccodrillo africano a cui dà in pasto gli ospiti del suo fatiscente motel. Prima vittima sarà Clara (Roberta Collins) una prostituta pentita che fugge dalle brutali carezze di un Robert Englund in erba, che verrà massacrata a colpi di forcone. Di seguito tocca ad una odiosa coppia di sposi con figlia isterica e disperata dopo che il suo cagnolino è stato sbranato dal coccodrillone. Il marito viene divorato dal rettile mentre lei viene legata a letto e la bambina fugge nello scantinato in compagnia di topi e ragnatele. Tutto si svolge in una sola notte, con Judd che riceve visite in continuazione, dopo che magari per mesi, non ha visto nessuno nella sua catapecchia. Arrivano prima il padre (Mel Ferrer)  e la sorella di Clara poi il demente Buck con la sciaquetta di turno. Judd compirà un massacro prima di finire anch'egli fra le fauci del coccodrillo.

Sottolineato in continuazione dalla musica diffusa da una radio e dai psichedelici sperimentalismi della colonna sonora realizzata dallo stesso Hooper, il film è un continuo profondersi di urla e risate, sangue e violenza nella buona tradizione del regista americano che ha così un pretesto per mostrarci vizi e nefandezze della provincia rurale americana, contornata di puttanieri, vecchie pappone (indimenticabile Carolyn Jones nei panni di Miss Hattie la demenziale padrona del bordello locale) e cowboy ubriaconi. Le atmosfere offuscate da luci e nebbie si ammantano attraverso luoghi disturbati e strazianti ed alla fine si esce da quest'incubo in celluloide visibilmente provati. Un marchio di fabbrica questo, che ha caratterizzato tutta la produzione di Hooper fino a The Funhouse , ultimo scampolo di un regista che ha, di seguito, perso tutta la sua verve artistica (ovvero subito dopo l'incontro con Spielberg e il conseguente ingresso nel mainstream con  Poltergeist). Peccato, possiamo solo consolarci con queste sue prime opere, così irrequiete e strabordanti di follia con le quali ha lasciato un'impronta breve tuttavia marcata nel cinema horror americano degli anni settanta.

martedì, 18 settembre 2007

BATTLE ROYALE (Batoru rowaiaru 2000)

In un futuro non troppo lontano la società giapponese è al collasso (non che adesso goda di ottima salute), la violenza giovanile è ai massimi livelli, sopratutto nelle scuole. Per contenere il fenomeno il governo vara il Battle Royale Act, una legge che impone a selezionate classi liceali di partecipare ad una sorta di survival game ambientato su di un isola deserta. Gli studenti vengono dotati di un equipaggiamento e di un arma più o meno mortale, imprigionati da un collare che ne rintraccia la posizione e, all'occorrenza, farne esplodere le arterie in caso di ribellione (espediente che si ispira a Escape from New York).

Il gruppo di ragazzini si ritrova così a spostarsi da una parte all'altra dell'atollo in quanto ogni zona può trasformarsi in pericolo, solo uno alla fine dovrà sopravvivere, qualora ciò non avvenga entro tre giorni moriranno tutti. Con queste premesse i ragazzini non ci pensano due volte a massacrarsi fra di loro in una caccia continua al compagno di classe, basta un piccolo pretesto perchè una cena tra amiche si trasformi in massacro e perchè l'innamorato vicino di banco estragga un ascia per piantartela in testa. Dulcis in fundo sull'isola ci sono anche un paio di volontari, vere e proprie macchine di morte silenziose e armate fino ai denti. Direttore dell'orchestra è il professor Kitano (interpretato dal regista culto Takeshi Kitano) che diffonde via altoparlante il nome ed il numero di ragazzini morti nella giornata.


Vero e proprio cult movie del sol levante, Battle Royale ha avuto non pochi elogi e altrettante critiche, sopratutto per la rappresentazione critica del sistema scolastico giapponese, basato unicamente sulla competizione.Il regista Kinji Fukasaku, all'epoca 70enne (morto in seguito nel 2003) ha tratto l'opera dall'omonimo romanzo a cui si è ispirato anche il manga. Fukasaku punta molto sull'ironia, sopratutto nelle scene di indottrinamento degli studenti, effettuata attraverso un video a dir poco esilirante quanto agghiacciante nella sua allegra lezione di morte. I riferimenti sono molteplici ed in passato il tema dell'adolescente che si trasforma in barbaro omicida aveva già visto la sua apoteosi nel romanzo di William Golding  "Lord of the Flies ", quello che però affascina in BR è la semplicità di una messa in scena che non lascia il tempo di respirare, è un film che ammalia perchè sconvolge ma allo stesso tempo fa riflettere, i personaggi hanno il giusto spessore nella loro breve apparizione (anche visto il numero impressionante di morti) e le scene di azione e di morte non sono mai fini a sè stesse. Kitano gigioneggia quel tanto che basta e ci offre una cruda rappresentazione del bastone di comando. Un film vivamente consigliato ma purtroppo non ancora pubblicato in italiano. Esiste comunque una versione in lingua originale con i sottotitoli.    
 
 

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mercoledì, 12 settembre 2007

LE NOTTI EROTICHE DEI MORTI VIVENTI (1980)

Realizzato quasi simultaneamente a Porno Holocaust  utilizzando le medesime location e la stessa troupe, questo "Notti erotiche" ci presenta   un' ulteriore variante nella commistione di generi che ha reso celebre il nostro Joe D'Amato (Aristide Massacesi) vero maestro nel miscelare sapientemente  porno, horror e avventura all'interno di un plot narrativo dai toni grotteschi. Forse non il miglior D'amato dal punto di vista horror ma sicuramente uno dei suoi lavori più originali anche se, spesso e volentieri, la pellicola sfocia nel delirio narrativo più totale.

Il film parte all'interno di un manicomio criminale dove il protagonista Larry O´ Hara ( George Eastman  al secolo Luigi Montefiori, fedelissimo collaboratore di D'Amato oltrechè autore del soggetto) è rinchiuso, non si sa bene perchè. La cosa certa è che non se la passa male visto che, di nascosto, si incontra con la bella Dirce Funari per fornicare. La storia prosegue nei Caraibi dove il nostro è un marinaio che tresca con la  moglie di un ricco giocatore d'azzardo e assiste a spettacolini locali dove un'indigena stappa bottiglie di champagne con la vagina. L'architetto John Wilson (Mark Shannon emulo di John Waters) arriva sul posto incaricato di operare dei rilievi alla famigerata "Isola del gatto" che una multinazionale turistica americana ha acquistato per farci un club vacanze. Wilson se la spassa con due squillo che gli praticano un doppio blowjob (Ah! Che invidia!) e incontra Fiona (La Funari), puttana di lusso che si offre di accompagnarlo sull'isola. Intanto dal mare arrivano un paio di Zombi, giusto perchè il film è anche un horror e dopo 20 minuti di scenette hard si deve vedere anche un pò di sangue. Un morto vivente sgozza un pescatore mentre un altro, portato in obitorio tutto coperto di vermi, uccide il medico durante l'autopsia.

A questo punto Wilson contatta O'Hara per condurlo sull'isola, il povero Larry per tutto il viaggio si deve sorbire Fiona e l'architetto che strombazzano ogni minuto. Poi finalmente "Terra"! A riva i tre incontrano un vecchio nero ed una strana ragazza (Laura Gemser) dai modi misteriosi. Siccome Larry è simpatico, il vecchio gli dona una statuetta per proteggersi dai morti viventi mentre a Wilson, che crede di comprare tutto e tutti col denaro, verrà praticata l'evirazione a morsi dalla misteriosa ragazza e, di seguito, il suo cadavere sarà banchettato dagli Zombi. Gli ultimi minuti vedono Larry e Fiona inseguiti da un orda di zombi vestiti di stracci, lentissimi nei movimenti ma inesorabili nel risorgere da buche di sabbia. Dopo l'ecatombe finale a suon di statuette voo-doo, cadaveri bruciati e teste staccate a colpi di machete, i due si svegliano sulla spiaggia, vedono l'elicottero dei soccorsi quindi, ebbri di gioia, si concedono finalmente una scopatina in acqua. Si ritorna al manicomio dove ritroviamo Larry e Fiona che vengono bloccati dagli infermieri mentre copulano e qui apprendiamo che entrambi sono stati ricoverati perchè insani di mente e colpevoli unici della morte del povero Wilson. Finale con risate isteriche di Larry mentre viene trascinato via a forza nei corridoi dell'Istituto psichiatrico.

D'Amato opera come sempre con mezzi esigui, i trucchi infatti sono alquanto dozzinali e la sceneggiatura sa un pò di raffazzonato, come sempre però l'artigianato rende appieno il suo mestiere creando un miscuglio anomalo ma affascinante. Scene hard come sempre favolose (per chi ama il porno anni '70/'80), qualche buon momento di tensione e tante, tantissime scene cult. Una nota singolare va poi al libertinismo sfrenato che si respira in questo tipo di film, insomma sembrano tutti malati di ninfomania acuta (del resto è anche un film porno): voglio dire, possibile che uno, dopo aver visto uscire dalle tombe i morti abbia  ancora voglia di farsi una scopata?

mercoledì, 05 settembre 2007

APOCALYPSE DOMANI!

(Cannibal Apocalypse 1980)

Se è lecito parlare di capolavori nel cinema di genere, allora Cannibal Apocalypse (il titolo italiano Apocalypse Domani è così brutto che non me la sento di citarlo se non nel titolo perchè sono costretto) è un fottuto capolavoro. Non a caso è diretto da un maestro dei generi come Antonio Margheriti, uno che negli anni 60 osava fare cinema di fantascienza in Italia.


Cannibal apocalypse è la summa di quello che succede a mischiare troppo i generi, si crea un cinema dell'assurdo dove il film di guerra convive con l'horror di George A. Romero . In pratica è Dawn of the Dead  che incontra First Blood (con due anni d'anticipo però) o, come dichiara a priori  il titolo inglese: Cannibal Holocaust incontra Apocalypse Now (tanto per citare due classici dei generi). Nessuno aveva mai osato prima (e neanche dopo) trasformare dei reduci del vietnam in feroci cannibali in grado di spargere il proprio morbo come vampirismo attraverso il morso, con l'aggiunta che questi moderni mostri sanno usare bene le pistole, i fucili e sono professionisti del corpo a corpo. E infatti faranno una mattanza continua prima dello sterminio finale.

Un film del genere riesce anche a farmi apprezzare quell'attore di ghiaccio che è John Saxon, ma sono sopratutto le inquadrature fantasiose, i montaggi serrati, l'attenzione al particolare del grande Margheriti che rendono il tutto più prezioso e godibile. Merito anche di alcuni stretti collaboratori di Lucio Fulci come lo sceneggiatore Dardano Sacchetti e il buon Giannetto De Rossi,  primo grande maestro del make up italiano, autore di quegli effetti che danno l'aggiunta emoglobinica necessaria a far storcere il naso dal disgusto in poche ma incisive scene splatter (L'esplosione dello stomaco del bravissimo attore Giovanni Lombardo Radice è da applausi). Il tutto in una situazione che stringe le chiappe dalla tensione per tutti i novanta minuti di un film che ha la parola "osare" nel suo DNA cinematografico.
Convengo che la definizione "capolavoro" sia un pò ardita per un b movie sfacciato come questo ma raramente la visione di un film mi aveva entusiasmato così tanto.

domenica, 02 settembre 2007

Eraserhead (1977)

Etereo, cupo, visionario, allucinante, inquietante, gli aggettivi per descrivere il viaggio psichedelico surrealista dell'opera prima di David Lynch si sprecano. Eppure nessuno, ad oggi, ha ben chiaro il significato di una trama che , volutamente incomprensibile, non segue alcun filo logico se non quello di mostrare al mondo una personale rielaborazione del cinema espressionista degli anni 20 attraverso una serie di sequenze oniriche che hanno come principale soggetto il protagonista Henry Spencer (un giogionesco e bravissimo Jack Nance), dotato di una capigliatura alquanto bizzarra e preda eterna di una serie di allucinazioni che partono dal calorifero della sua squallida abitazione e lo portano ad assistere allo spettacolo di operetta imbastito da una giovane (Laurel Near) con due enormi bubboni sulle guance che si muove con passettini impercettibili e canta "Everything is fine in heaven". C'è poi tutta una serie di vicende familiari con la moglie Mary (Charlotte Stewart) e l'orribile figlio deforme completamente avvolto da una fascia che lascia solo scoperta la deforme testa: testa da alieno che assomiglia ad un coniglio spellato. Henry e Mary passano tutta la notte a sentire i rauchi vagiti del piccolo finchè Mary, esausta prende e se ne va, lasciando solo Henry con i suoi incubi. La nonna di Mary poi è completamente immobile, ironicamente la madre le fa mescolare l'insalata e poi le mette una sigaretta in bocca. Il padre di lei, poi, si rivela assolutamente matto e serve polli arrosto che si muovono e grondano purea sanguinolenta, insomma, non esiste un personaggio normale in questa storia. Allora, perchè aspettarsi un senso dalle visioni della testa di Henry che si stacca dal corpo e viene raccolta da un ragazzino che la vende ad una fabbrica di gomme per cancellare?

Eppure in tutta questa follia, Lynch utilizza uno schema di riprese assolutamente metodico, con inquadrature lente da poco meno di un minuto ciascuna, usa filtri e sovraimpressioni e una fotografia basata sopratutto su giochi di ombre e chiaroscuri. Anche gli effetti a passo uno, le recitazioni fuori dalle righe e la perfezione delle ambientazioni rivelano un film studiato per sconvolgere e inquietare. Il cinema c'è, la storia forse ma è sopratutto la voglia di sperimentare vecchi e nuovi linguaggi metacinematografici che la fa da padrone.
Il film è diventato un cult grazie ad una serie di proiezioni di mezzanotte ed all'apprezzamento di autori come
Stanley Kubrick e Charles Bukowski che ne hanno decretato quell'aura di pseudo autorialità che forse, nelle intenzioni del regista, non era comtemplata. Forse è solo un film horror, forse una metafora, forse un capolavoro. Ancora non siamo in grado di dirlo!

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