TAXIDERMIA (2006)

Forse lo spettatore non è ancora pronto per Taxidermia, seconda prova dell'eccentrico regista ungherese György Pálfi. Il film basa radicalmente il suo impatto visivo sul cattivo gusto estremo per raccontare il dolore e la follia di un mondo appena uscito dall'incubo della dittatura socialista (con riferimenti continui a Castro), con orrori annessi e connessi in cui un soldato cerca il rapporto sessuale attraverso tutti gli espedienti possibili, con il fuoco, con il grasso ed alla fine con le frattaglie di un maiale, simulando un rapporto con la moglie grassa del comandante la quale partorirà un figlio con la coda di porco.

Ma questo è solo l'inizio dell'incubo che ci riserva questa produzione ungherese girata con piglio autorale ma debitrice del peggior mondo movie, ostentando la telecamera sui particolari più macabri della mattanza del maiale fino ai dettagli di un pene che sputa fiamme ed eiacula verso le stelle in una sequenza quasi epica. Taxidermia prosegue seguendo un filo logico attraverso l'evoluzione generazionale con il bambino porco, ormai cresciuto e diventato un campione mondiale di ingrassamento rapido, paradossalmente questa pratica viene narrata con un cipiglio quasi sportivo, con vomitate post partita e consigli dell'allenatore per ingoiare meglio. In tutto questo si sviscera la vicenda d'amore e odio fra due ciccioni della stessa squadra che si contendono una "bella" (cicciona anch'essa ovvio). La storia del divoratore sportivo si evolve in quella del figlio del campione, magro e quasi cadaverico, che fa l'imbalsamatore e passa i pomeriggi a raschiare la merda dei gatti giganti del genitore, ridotto ormai a gelatina inglobatrice di cioccolatini (carta argentata compresa) su una sedia da cui non si alza neanche per defecare. Alla fine il ragazzo opterà per un suicidio creativo autoimbalsamandosi in una lunga sequenza da incubo (riprendendo in modo ravvicinato una vera operazione chirurgica) e trasformandosi in una sorta di opera d'arte che verrà esposta nei musei del futuro.

Taxidermia (che ricordiamo è la tecnica moderna dell'imbalsamazione) è un'opera in tre atti intitolati "Sperma", "Saliva"e "Sangue", un film sugli umori liquidi attraverso sequenze affascinanti, inquadrature ardite e nello stesso tempo lente, un'ottima fotografia e ottimi interpreti. Tratto da un connubio dei racconti di Lajos Parti Nagy , Taxidermia è l'orrore che non cela i particolari, anzi esalta lo schifo attraverso l'arte del guardare, l'occhio partecipa al cattivo gusto soffrendo ma allo stesso tempo beandosi di una pellicola che supera gli ardori kitsch del primo Waters, disgusta come Mondo Cane, fa inorridire con scene di splatter estremo e perversioni sessuali impensabili. In tutto questo però il regista ha voluto trasmetterci l'orrore del mondo e degli uomini, attraverso l'arte ha estratto le viscere dai cadaveri e rivelato la grottesca malattia di un'epoca finita ma che ha segnato tanto nelle pieghe della carne dei sopravvissuti.
Ci sono tanti buoni motivi per storcere il naso qua dentro ma se superiamo la nausea, ci si accorge di quanta poesia possa esserci in un mondo che muore!
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