martedì, 31 luglio 2007

CHIUSURA ESTIVA

Anche per quest' anno si chiude per un mesetto a causa delle agonizzanti vacanze estive!

Odorama e il Dottor Satana

vi augurano un trashissimo

Agosto!!!!

RIAPRIAMO A SETTEMBRE!!!!

UAUAUAUAUAUA

UAUAUAUAUH!!!!!

postato da: albylupo alle ore 15:33 | Permalink | commenti
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lunedì, 30 luglio 2007
002 OPERAZIONE LUNA (1965)
 
Nella loro sconfinata filmografia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia hanno alternato una serie di alti e bassi, lavori di una comicità assoluta, perle di genio incredibili a fianco di fiacche commedie prive di senso come gli odiosi musicarelli degli anni '70 in cui facevano da palo ad Albano mentre cantava "Nel sole" a Romina. Non è il caso di questo 002 Operazione Luna, diretto da Lucio Fulci (Già regista per la coppia in un altro film della serie 002 agenti segretissimi ) e capolavoro assoluto di comicità mista , non sense, battutacce al limite della crocifissione in sala mensa e incredibili performance di coppia.
L'estro comico dei due si scatena in una commedia degli equivoci interessata nientemeno che dagli umori della guerra fredda inseriti in una spy story fantascientifica. In questa pellicola i due comici siciliani arrivano a sdoppiarsi con due astronauti russi creduti morti nello spazio. Caso vuole che i nostri due eroi, impegnati in furto con scasso in un negozio di elettrodomestici vengano pizzicati da un giovanissimo Lino Banfi (all’epoca accreditato come Pasquale Zagaria) in tenuta d guardia notturna pugliese e portati in carcere. Le loro foto escono sui giornali ed i russi scoprono l'incredibile somiglianza con gli astronauti scomparsi. Per far apparire la missione popoff 1 un successo, i sovietici decidono di mandare nello spazio i due sosia. Così, dopo un esilarante cambio di sesso di Franco con parrucca bionda e 6 iniezioni di ormoni femminili, i due si svegliano in una navicella, vedono lo scheletro del cane Laika che galleggia nello spazio, fanno un memorabile pranzo a base di spaghetti in pastiglia con tanto di pastiglia sugo, pastiglia olio, pastiglia acqua e pastiglia fuoco e cercano di suicidarsi nel vuoto siderale. Richiamati come eroi sulla terra incontrano le mogli dei due astronauti loro simili e qui comincia il delirio comico assoluto. Franco e Ciccio si sdoppiano in una recitazione prima come siculi veraci che tampinano le stangone sovietiche (che nel frattempo credono che la loro sicilianità sia frutto dello shock nello spazio) e i due russi, frattanto ritornati sulla terra miracolosamente scampati alla morte. La coppia si alterna magistralmente con la freddezza del russo e il calore tipico del sud, Franco suona la balalaika cantando "Ciuri Ciuri" (Le due russe:" Sarà l'inno degli astronauti in codice segreto!"), entrano ed escono di scena facendo impazzire le donne ed alla fine verranno scambiati per i loro nemici e rimarranno in Russia a rubare orsi polari nei negozi sommersi dalla neve.
Peccato che il grande Fulci non abbia mai apprezzato questo suo excursus cicciofranchesco perchè si ride, a dispetto degli anni, e si ride di gusto per questa comicità di grana grossa, fatta di mimica, facce assurde, equivoci inspiegabili, tanta semplicità alla buona e due anfitrioni incredibili che danno veramente il meglio di sè!  
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categoria:bianco e nero, b movie, trash movie, sci fi of the z era, italian movies
mercoledì, 25 luglio 2007

EL TOPO (1970)

Midnight movie di culto per eccellenza, questo western surreale dell’eccentrico Alejandro Jodorowsky riveste di una patina autorale il cinema di genere facendo incontrare nel deserto il simbolismo di Bunuel con i duelli di Sergio Leone , passando attraverso Pier Paolo Pasolini . Il risultato è un’opera complessa, pregna di misticismo e metafore spesso ostiche, condito da immagini crude e sanguinolente con vere e proprie mattanze di animali, uomini e freaks che costituiscono tutto il circo psichedelico di un autore unico e straordinario. El Topo simboleggia la talpa che si affanna a scavare nel terreno e quando raggiunge la luce si ritrova cieca, proprio come il protagonista, un cavaliere errante vestito di pelle nera (interpretato dallo stesso regista) che cavalca attraverso il deserto in compagnia del figlio Miguel (interoretato dal figlio Brontis Jodorowsky), vestito solo del sombrero. Pistolero infallibile El Topo affronta e uccide i banditi che tiranneggiano un convento francescano (con improbabili fraticelli dai modi e fattezze decisamente omosex), abbandona Miguel e fugge con Mara (Mara Lorenzio), la donna schiava del crudele Colonnello (David Silva), capo dei banditi che, dopo essere stato evirato, si suicida.
La donna circuisce il cavaliere smuovendo il suo orgoglio e la sua vanità e lo induce ad affrontare i 4 grandi maestri della pistola. Fra santoni non vedenti, gringos impellicciati dominati dall’amore materno e nullatenenti che fermano i proiettili con la rete per le farfalle, il pistolero raggiungerà l’obiettivo ma verrà tradito dalla donna, nel frattempo invaghitasi di una misteriosa cow girl vestita di nero (Paula Romo). El topo si risveglia in una caverna dove cercherà il suo riscatto nel tentativo di liberare una colonia di deformi e sbandati che vivono sepolti nella montagna. In compagnia di una nana (Jacqueline Luis), si reca in un grottesco villaggio dominato da terribili bigotte che schiavizzano giovani di colore, per raccogliere i soldi necessari alla dinamite. Qui incontra il figlio Miguel, diventato nel frattempo un frate, il quale giura di ucciderlo al termine della sua missione. El Topo riuscirà nel suo intento ma sarà tutto inutile perché la colonia verrà sterminata crudelmente dagli abitanti del villaggio.
Laghi interminabili di sangue, fichi d’india che simboleggiano la vagina in scene di lesbismo metaforico, impiccati, capretti crocifissi, ruolette russe in chiesa durante i sermoni, sceriffi vestiti da beghine, nani, vecchiette assassine…c’è di tutto e di più in quest’opera, forse troppo ed il gusto del weirdo e dell’exploitation, spesso e volentieri, sovrasta la riflessione simbolica che Jodorowsky vuole dare allo spettatore, al quale, martellato da una serie più o meno continua di messaggi onirici, non resta altro che subire passivamente, incrociando le gambe in mezzo alla sabbia ad ascoltare il dolce flauto suonato da questo assurdo pistolero surrealista.
postato da: albylupo alle ore 10:51 | Permalink | commenti (2)
categoria:masterpieces, porno era, psychotronic movies, dark movies
martedì, 24 luglio 2007

THE ASTRO-ZOMBIES (1968)

Il cinema di serie zeta è un pò anomalo come passatempo ma ha i suoi accaniti ammiratori fra cui sono orgoglioso di includere anche il sottoscritto. E' un genere a parte, ammettiamolo, ma ci procura tanto piacere sopratutto quando si vedono alcuni titoli che sono punti di riferimento assoluti, tra questi  è obbligatorio annoverare anche questo Astro-Zombies, vero e proprio simbolo cinematografico del genere. Costato la miseria di 37.000 dollari, il capolavoro di Ted V. Mikels presenta tutti gli elementi puri del cinema di exploitation. Tettone succinte ammazzate dal mostro di turno, riprese di repertorio riciclate alla grande, attori e scene d'azione ai limiti dello staticismo, grandi idee e momenti che alternano il ridicolo e altri che rasentano tutta l'arte della celluloide. Qui siamo in piena spy story con una sceneggiatura a scomparti che alla fine quasi faticano ad unirsi tra loro. Attori simbolo del Z movie come Tura Satana e John Carradine completano l'opera in un tripudio di scene lentissime (almeno per come si concepisce oggigiorno l'entertainment cinematografico), attenzione quasi maniacale ai dettagli e raffazzonamento continuo tipico di chi i soldi per girare un film non li ha mai avuti. La fortuna/sfortuna di questo film merita del tempo, quei 90 minuti che ci mostrano il buon Carradine smanettare strani congegni usciti dalla Scuola Elettra, La dominatrice Satana, mai così spettacolare come in questo film, mentre interpreta una figlia del drago a caccia della formula segreta in compagnia di un pre-rasta e un gangster doc.I buoni, in questo film sono poco incisivi, si salva solo Joan Patrick per le spettacolari forme,  mentre i villain sono incredibili nella loro interpretazione romantica di un cinema scomparso.

L'idea poi di un demone con la batteria nel cuore e il rifornimento energetico attraverso la luce di una pila è semplicemente geniale, con il cervello che viene animato da un interruttore della luce ed un assistente scienziato che dalle smorfie sembra Andy Luotto (giusto per fare un confronto all'italiana) tutto intento a molestare una giovane ballerina legata al letto. Segnalo inoltre l'insostenibile attesa della ragazza-esca, veramente inquietante mentre viene intervallata dal rumore di una goccia d'acqua. Finale con qualche eco splatter alla Herschell Gordon Lewis ed il solito buonistico happy end che si spegne nella mirabolante battaglia dei robottini giocattolo, spettacolare visione autorale che funge anche da incipit al film, magnifica allegoria di un mondo che cambia ed ha sempre più bisogno di nuovi  mostri per giocare.

giovedì, 19 luglio 2007

DELIRIO CALDO (1972)

Per introdurre al meglio questa fatica di Renato Polselli cito testualmente le parole del geniale Dottor Kurando relative alla Sindrome di Monkey Island:

"Tale sindrome si basa sull'empatia fra gli attori. Che non recitano l'uno con l'altro come se stessero favellando in maniera naturale tipo in mezzo alla strada, ma si parlano come se vivessero su due pianeti diversi. Agiscono tale e quale a come funzionava nel videogioco (Monkey Island, per l'appunto n.d.r). Vai col mouse sul personaggio, ci clicchi sopra e lui s'anima e dice sempre e solo la stessa cosa e si muove sempre e solo alla stessa maniera. Sono uno davanti l'altro, ma è come se non lo fossero."

Mai parole furono più appropriate per descrivere la recitazione in questo "Delirio Caldo", sorta di slasher italico dai contenuti softcore. Rita Caldana è la moglie del dottor Lyutak (interpretato dal marmoreo Mickey Hargitay) e per tutto il tempo strabuzza gli occhi come una pazza e continua a dire al marito "Io sono tua...fai di me quello che vuoi...ecc. ecc..). Ma la brava donnina di casa sa che il consorte, pur essendo uno stimato psicologo criminale, ha delle turbe psichiatriche mica da ridere. Lo vediamo all'inizio del film, adocchiare le cosce di una ragazzetta alla quale da un passaggio e poi cerca di stuprarla lungo le rive di un fiume, e qui assistiamo subito alla classica scena della vittima che corre ed il mostro che, pur camminando lentissimo, riesce sempre a raggiungerla e ucciderla, tutto questo in una sequenza di scene interminabili che ti viene voglia di strangolare te la tipa pur di finire stà scena.

Poi ovviamente il dottor Lyutak viene interpellato da un ispettore di polizia a cui probabilmente si sono ispirati per il titolo (Raul Lovecchio) viste le deliranti congetture con le quali ipotizza i vari moventi. Poi si tende un'esca per beccare l'assassino che nel frattempo ha lentissimamente ammazzato una nella cabina telefonica, dove ovviamente ci si va a rinchiudere quando un killer tenta di ammazzarvi (e dove se no). Il dottor Lyutak, che nel frattempo scopriamo pure impotente ("come uomo non valgo niente" cantilena insistentemente il nostro) è preso dai rimorsi e si butta sulla ragazza esca (che si chiama proprio così) ma non fa a tempo a strozzarla perchè un altro omicida accoppa una prostituta. Viene quindi arrestato un sospetto (il grandioso Tano Cimarosa, unico vero attore in questa marmaglia di maschere di gesso!), subito rilasciato che, per vendicare la sua fidanzata uccisa, inizia a spiare le mosse del medico. Frattanto la ragazza esca ha raccolto l'arma del delitto e, saggiamente, chiama il dottor Lyutak per informarlo che il coltello era il suo (non si sa come questa ragazza conosca a menadito l'argenteria di casa). Risponde però la moglie e dopo, poco, la ragazza viene affogata nella vasca da bagno (espediente per far vedere un pò di nudo gratuito). Non contento l'assassino sistema il cadavere sulla finestra per simulare il suicidio, basta un alito di vento perchè si spezzi un cavo teso e la ragazza morta cada di sotto. Entra la polizia, sfascia mezza casa ma il corpo non si sposta di un millimetro, entrano in bagno e finalmente il corpo cade di sotto.  Dopo un'ora di questo andazzo finalmente vediamo qualche sogno erotico della moglie di Lyutak che lesbeggia con la cognata (Christa Barrymore) e la servetta (Carmen Young) mentre Lyutak assiste incatenato facendo smorfie inenarrabili. Dopo un pò di queste nudità, la servetta viene rapita, Tano intanto entra dalla cantina e dai fori di una porta vede la ragazza e l'assassino, non si sa cosa faccia quest'ultimo alla ragazza, visto che le fruga dentro (????) ma subito dopo la stordisce con una bombola di morfina e se ne va. Tano libera la ragazza, telefona alla polizia ma la cognata lo chiude in casa e mette fuori un biglietto (C'è un uomo in casa...) per avvertire il dottore e la moglie. Il dottore entra in casa, strangola Tano con una catena (sempre con molta calma...) e scopre il tremendo triangolo che si è andato a creare nel suo nucleo familiare. Mi fermo qui perchè non voglio svelarvi il finale casomai riusciste a vedervelo tutto. Unica precisazione, Tano magicamente risorge a fine film ma il buon Polselli non ci svela come. A proposito del regista si dice che questo sia il suo miglior film, non vedo quindi l'ora di vederne il peggiore!

Sin dal titolo il Polselli ci sintetizza che razza di spettacolo stiamo per vedere, quindi, in definitiva assistiamo ad un film onesto! 

postato da: albylupo alle ore 14:29 | Permalink | commenti
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lunedì, 16 luglio 2007
STREET TRASH (1987)                                                                        

Peccato che Jim Muro abbia scelto di abbandonare la regia dopo la realizzazione di questo capolavoro delirante. Non sono ben chiari ad oggi i motivi di questa scelta (ma pare ci fossero di mezzo intrallazzi mafiosi nei finanziamenti), fatto sta che, dopo questa piccola perla del cattivo gusto, Muro ha definitivamente abbandonato la regia per celarsi dietro una più rassicurante figura di operatore steadycam per blockbuster come X-Men: The Last Stand , True Lies e Titanic, accantonando per sempre l’ambiente delle produzioni indipendenti.Attualmente Street Trash rimane quindi l’unica testimonianza del talento di Muro a livello registico, un film che, assieme al contemporaneo Bad Taste e a Basket Case, ci svela, negli anni ’80, un tesoro nascosto di produzioni indie veramente notevoli che nuotano nello splatter e nel genio puro di autori in erba ma con un grande futuro davanti.

Street Trash ci porta nella sporcizia e nel sudiciume del Queens, in mezzo a barboni alcolizzati che lavano i vetri saltando sul cofano delle auto, si infilano polli rubati nei pantaloni e fanno filippiche razziali se li beccano, vivono in mezzo alle auto in demolizione e giocano a palla con peni tranciati di netto.

Il delirio e la bassezza non risparmiano niente e nessuno, c’è un osceno ciccione che non esita a farsi un cadavere, un reduce del Vietnam psicopatico che uccide con un coltello ricavato da un osso umano ed un campionario di individui ai margini della civiltà, reietti e rinnegati che regrediscono all’istinto più bestiale. In tutto questo il filo conduttore della storia è un sedicente liquore denominato Viper che scioglie letteralmente i suoi consumatori. Ed è proprio nelle scene di squagliamento dei malcapitati avventori di questo strano liquidi che Muro trova il massimo godimento nel mostrarci vere e proprie opere d’arte, i corpi diventano colorati, si afflosciano nei cessi somigliando a grotteschi blob, un tripudio di marcescente liquame giallo e rosso, pance che si gonfiano per poi esplodere, seni che si bucano e sprizzano sangue. Sul finire poi il tutto si chiude con un esplosione di splatter veramente notevole ed un divertentissimo dialogo finale tra il pacato giovine che fa il portiere in un albergo di lusso ed un boss mafioso che vuole farlo fuori.

Non so perché Muro abbia smesso di girare ma di sicuro ci ha regalato un’opera forte, anarchica ed irresistibile, che nonostante gli anni si mantiene fresca e intatta in tutta la sua forsennata demenzialità.
venerdì, 13 luglio 2007

Female Trouble (1974)

Successivo al suo capolavoro cult  "Pink Flamingos " questo Female Trouble riflette tutta la passione di John Waters per le storie criminali. E' risaputo che il nostro pazzo regista di Baltimora amasse partecipare ai vari processi di omicidi, furti e nefandezze varie e ne traesse un gusto addirittura morboso. In quel periodo Waters si era appassionato al caso di Charles Manson, l'omicida di Bel Air che aveva accoltellato a morte Sharon Tate , la moglie di Roman Polanski . La morbosità di Waters raggiunse il suo zenith quando conobbe in carcere il luogotenente di Manson, Charles "Tex" Watson. Dai suoi numerosi incontri con il carcerato, Waters elaborò la trama di female Trouble, ovvero vita, morte e miracoli (mortali in questo caso) di Dawn Davenport (Divine, il suo grasso grosso feticcio travestista), ragazza difficile che fugge di casa gettando l'albero di Natale in testa ai genitori, rei di avergli regalato delle scarpine orribili. Dawn chiede un passaggio a Earl (sempre Divine, stavolta in un grottesco ruolo maschile), laido bavoso col cazzo incrostato (come ci mostra un successivo, disgustoso, primo piano) e le mutande sporche. Earl si fa Dawn in uno squallido boschetto, da qui nasce Taffy (Mink Stole) ragazzina ancora più disturbata della madre, esasperante al punto da dover essere incatenata al letto. Dawn si sposa con un parrucchiere macho ma viene angariata dalla zia di questi (Edith Massey) che mal gradisce la presenza della virago. Successivamente Dawn viene irretita da una coppia di altezzosi (David Lochary e Mary Vivian Pearce) fascisti che la introducono all'estetica del crimine, Intanto la zia del marito la sfigura col vetriolo ma i due coniugi gliela impacchettano in una gabbia per uccelli e Dawn si può così vendicare, tranciandole una mano con un'accetta. Frattanto Taffy cerca il suo vero padre ma quando scopre che razza di squallido individuo si trova davanti, lo accoltella e si converte agli Hare Krishna.

  

Trasformata in una sorta di delirate crime star, Dawn scatenerà il suo delirio omicida durante il suo spettacolo di debutto, sparando addosso alla folla. Catturata dalla polizia e condannata alla sedia elettrica Dawn si sentirà finalmente realizzata, considerando la sua condanna a morte alla stregua di una premiazione da Oscar. Waters utilizza tutti gli attori di Flamingos all'interno di un'elegia del crimine alquanto delirante dove la fanno da padrone dialoghi surreali, particolari anatomici disgustosi e quel sano kitsch che da sempre, contraddistingue il maestro del cinema del cattivo gusto. Un titolo comunque imperdibile, volgare, divertente e irriverente!
Da vedere a stomaco vuoto e con il naso tappato, perchè anche senza l'effetto Odorama, si ha veramente l'impressione che da questi molesti fotogrammi scaturisca un pessimo odore!
  

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venerdì, 06 luglio 2007

LA BESTIA IN CALORE (1977)

Povero Baccaro! Era meglio restare fuori da cinecittà a vendere fiori che finire in mezzo a ninfomani naziste, completamente nudo, chiuso in una gabbia a grugnire e mangiarsi i peli pubici delle sue vittime. Eppure il fascino del cinema è irresistibile ed il nostro grottesco, bruttissimo Salvatore è riuscito, dopo una sfilza di parti da caratterista/comparsa, a diventare una specie di icona del cinema di genere. In questa pellicola di Luigi Batzella, una delle più infami e deliranti del genere Nazisploitation di matrice italica, Salvatore Baccaro è quasi protagonista, anche se, nonostante il titolo possa trarre in inganno, non è in realtà lui “la bestia” in calore che invece è una donna, Macha Magall, sorta di scienziato pazzo con tendenze ninfomaniacali, alla ricerca della creazione genetica del purissimo ariano. Va beh! Non stiamo lì a spiegare le pazzesche motivazioni che inducono la nostra a buttare giovani donnette ignude nella gabbia dello scimmione derelitto che sbava, mugugna e divora vagine in vorticosi primi piani. Diciamo che tutto viene messo in pista alla ricerca dell’effettaccio fine a sé stesso ed alla fine il risultato centra appieno il bersaglio.
Se Batzella voleva colpire lo stomaco dello spettatore con evirazioni, torture, saldatori pubici, ci riesce appieno, il film in sé stesso è davvero rivoltante, ma lo è soprattutto in termini di realizzazione. Forse l’intento era accusatorio nei confronti della crudeltà nazista (come ci mostra la scena in cui usano un neonato come piattello da tiro) ma più probabilmente, in piena tradizione Nazisploitation, l’intento è solo quello di stimolare la perversa curiosità dello spettatore voyeurista che vuole solo sangue, sesso e trasgressione. Niente di male, per carità! Il cinema è anche questo, entertainment con il gusto del proibito, peccato che La Bestia in calore calchi troppo la mano risultando goffo e grottesco, ai limiti della visibilità e totalmente soffocato dal cattivo gusto gratuito e dalla retorica posticcia. Insomma Baccaro lo preferisco nei film comici, nelle comparsate dell’esorciccio, piuttosto che sorbirmi le sue ripugnanti nudità scimmiesche in questa goffa tragedia nazista priva di qualsiasi senso!
lunedì, 02 luglio 2007

LA BESTIA UCCIDE A SANGUE FREDDO (1971)

Regista specializzato nel genere poliziottesco degli anni '70, Fernando Di Leo si cimenta in questa pellicola in una sorta di thriller horror dai toni macabri, con abbondanti inserti sessuali a base di donnine massaggiate, accenni lesbici tanto in voga in quegli anni, un pretesto di trama delittuosa privo di qualsiasi parvenza logica e un'invidiabile collezione di armi antiche medioevali all'interno di una sorta di clinica castello dove vengono curate le malattie psichiatriche più bizzare. Si passa dalla maniaca omicida all'agorafobica fino alla nifomane. Ovviamente le pazienti sono quasi tutte donne ed una ad una verranno fatte fuori dal solito omicida nascosto nell'ombra, insospettabile e delirante come il movente stesso che lo porta all'omicidio.

Dirige la clinica il buon Klaus Kinski in vena di recitazione alimentare mentre la nostra eroina dell'horror nostrano Rosalba Neri si mette in mostra a più non posso. Difficile ricordare qualsiasi cosa di questo film anche solo dopo mezz'ora dalla visione, del resto lo stesso regista lo considera una delle sue opere più brutte, eppure, non tutto è da buttare. Nel finale, assistiamo infatti ad una delle sequenze di massacro più disturbanti del cinema di genere, quando l'assassino scoperto e inseguito dalla polizia nelle antiche stanze del maniero, si munisce di mazza ferrata e finisce nel dormitorio delle giovani infermierine. Prima di essere accoppato il nostro si prodigherà in uno dei più sconvolgenti massacri mai apparsi sul grande schermo. 

Colpisce sopratutto per la gratuità e la selvaggia efferatezza con cui gli innocenti visini delle giovanette vengono maciullati con abbondanti schizzi di sangue sul muro, tutto questo nei pochi minuti finali prima della scritta FINE. Insomma Di Leo ci riserva tutto il meglio di questa sua mediocre messinscena negli ultimi istanti, quasi a sottolineare che si può mangiare una torta di panna avariata ma se la ciliegina è buona, dopo tutto anche il ricordo stesso che si ha dell'assaggio risulta quasi positivo.