lunedì, 25 giugno 2007

HOSTEL PART 2 (2007)

E' paradossale che Eli Roth sfoderi tutto il suo amore pr il cinema di genere (sopratutto italiano) proprio in quello che potrebbe essere considerato il suo trampolino di lancio verso il cinema di serie A. Hostel 2 infatti appare sin da subito, in tutto e per tutto, un prodotto mainstream che porta avanti le tematiche del primo capitolo ma approfondendone vari aspetti quali, ad esempio, la conoscenza della setta segreta che vende giovani studenti (con una divertente quanto inquietante asta via MMS) a facoltosi torturatori provenienti da tutto il mondo. Ed è proprio nella figura dei torturatori che sta la novità di questo sequel. Democraticamente Roth divide la storia in due punti di vista quello delle vittime (tre studentesse americane in cerca di divertimento e facili amori) ed i carnefici (due imprenditori che vogliono provare per la prima volta l'ebbrezza di uccidere). Alla fine non sarà più possibile capire il ruolo dell'uno o dell'altro quasi a sottolineare che l'uomo è crudele in tutto il mondo ed indipendentemente dal sesso di appartenenza. Roth fa quindi penitenza per aver diffamato la Slovacchia e ci aggiunge in modo molto sarcastico l'italia del bullismo a più non posso citando anche "L'ultimo treno della notte" con i teppisti de noiartri che inseguono per i vagoni le tipe.

Sin dall'inizio Luc Merenda parla all'unico sopravvissuto della strage nel precedente film. Edwige Fenech fa la maestrina d'arte sfoderando la sua immortale bellezza (Ma torna a recitare Edwige che li stendi tutti!)  e omaggia Ruggero Deodato in una particina da cannibale veramente spassosa. Ci sono ancora i bambini, schiavi del potere e sottoposti alla dura crudeltà della vita con una continua roulette russa sui loro visetti inquieti ma coraggiosi al punto da alzare gli occhi di fronte alla pistola puntata alla tempia, resta questa sorta di omaggio al western di Sergio Leone , uno dei momenti più belli del film. Ultima caratteristica di Hostel part 2 è la quasi totale assenza di puro splatter, a parte la sensuale scena ispirata alle gesta della contessa Bathory ed una dolorosa asportazione di testicoli alla fine, non c'è molta carne sul fuoco, quindi siete avvertiti!


Tirando le somme Hostel 2 diverte e lo fa con intelligenza e amore per il cinema del passato (c'è anche un omaggio iniziale a Gloria Guida) ma sono alquanto dubbioso sul futuro di quella che si sta paurosamente tramutando in una saga televisiva. 

domenica, 24 giugno 2007

THE HEAD (Die Nackte und der Satan, 1959)

Prodotto nella Germania dell'Ovest, questo  piccolo gioiellino della sci fi relativa ai Mad Doctor ha più di un motivo per essere visto, innanzitutto le atmosfere, rarefatte ed inquietanti grazie anche ad una splendida fotografia in bianco e nero, l'interpretazione teutonica del magnetico Horst Frank è di quelle che non si dimenticano facilmente, il suo sguardo glaciale pervade tutta la pellicola di un'aura macabra e gotica che si sviluppa gradualmente fino alla catarsi finale dove il dramma della follia viene a prendere forma quasi licantropesca. Anche gli effetti non sono male, la testa del dottor Burke (Kurt Müller-Graf) che vive su un tavolino attaccata a fili e congegni elettronici, sembra veramente reale, in realtà è tutto un gioco di specchi ma dimostra appieno l'artigiana bravura del regista Victor Trivas nel realizzare tra quattro stanze piene dei soliti rudimentali strumenti luccicosi, un dramma sexy horror dai toni decisamente forti. I continui riferimenti sessuali, poi, danno una vera carica erotica alla protagonista Karin Kernke, dapprima gobba e vestita da suora poi, dopo il trapianto della sua testa nel corpo di una ballerina, sorta di vamp dalle forme prorompenti e dal fascino irrequieto.

La trama in breve narra le gesta del malefico dottor Ood, che si spaccia come assistente del dottor Burke impegnato nel realizzare una macchina che tiene in vita parti di corpo umano. Ood da parte sua ci mette dentro un siero con cui è in grado di trapiantare la testa in un altro corpo. Data la precarietà del corpo di Burke questi viene operato, al risveglio ha però una brutta sorpresa perchè si trova ad essere solo una testa parlante. Intanto Ood convince la gobba Irene a farsi operare le imperfezioni fisiche, non sa che al suo risveglio Ood avrà trapiantato il suo bel visetto su un formoso corpo di spogliarellista.

Sarà il fascino teutonico, sarà quell'atmosfera weirdo che pervade le ambientazioni gotiche ma questo film è una vera e piccola chicca da riscoprire, per malati di mente e feticisti sci-fi.    

 

 

 

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venerdì, 22 giugno 2007

ILS - THEM (2006)

Richard Stanley  girò il bellissimo Hardware  ed il successivo Dust Devil in Sudafrica per dimezzare i costi, e fu un vero pioniere della location economica. Stessa cosa fanno gli indipendenti David Moreau e Xavier Palud spostandosi dalla Francia in Romania per dirigere questo tesissimo thriller horror, sorta di The Blair Witch Project  europeo, girato quasi interamente con una telecamera a mano spostandola attraverso gli oscuri anfrattti di un'enorme villa dell'Est Europeo dove risiedono i fidanzatini Lucas (Michaël Cohen) e Clementine (Olivia Bonamy), lei insegnante, lui scrittore in erba, un futuro roseo in un paese ospitale. Ospitale? Non direi visto che alla fine il male è tutto all'interno della nazione che li accoglie. Purtroppo non posso andare avanti perchè rischierei di spoilerare, sta di fatto però  che siamo sulla falsariga di Hostel  dove l'antica Europa  è la fucina di antichi riti malefici e terribili persone. La differenza stavolta sta nel fatto che, a descrivere così l'Europa, sono due esordienti francesi.

Lascia un pò di amaro in bocca l'insensatezza di una trama che praticamente non esiste. Ils è la cronostoria di un fattaccio di cronaca minuto per minuto, ma lo racconta così bene che fino all'utlimo non capiamo fin dove si voglia arrivare. A chiusura di tutto ciò, ritroviamo il vecchio e caro espediente dei titoli di coda che ci raccontano quali siano i misteriori esseri intenti a perseguitare la giovane coppia per poco più di settanta minuti. Visivamente siamo ai massimi livelli: inquadrature a luce d'accendino, cunicoli bui, luci sfuocate, rumori, gemiti e urla sopperiscono una colonna sonora inesistente. Ottima la prova degli attori che raggiungono livelli di cinema verità assoluto, due attori più veri del vero a testimonianza che una buona recitazione solleva il mondo intero. Insomma dal niente si è tirato su un film di puro entertainment che, per una volta, mantiene alte le aspettative di questo cinema ormai boccheggiante. 

  

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domenica, 17 giugno 2007

BRIDES OF BLOOD (1968)

Girato da una delle coppie di registi più weirdo del mondo  ovvero Gerardo de Leon e Eddie Romero, entrambi specialisti nell'accostamento mostri sanguinosi + belle fanciulle ignude, questo Brides of blood ci porta nei territori pruriginosi dell'exotic horror, negli splendidi scenari di un'isola nelle vicinanze di Bikini, dove fu provata la prima bomba atomica. In effetti la squadra di ricercatori capitanata dal dottor Henderson (Kent Taylor) e la vogliosa e prosperosa moglie Carla (Beverly Powers) ne trova di tutti i colori, scarafaggi preistorici, farfalle aggressive, granchi giganti e alberi con rami prensili che si agitano come serpenti nella foresta. Ma il clou della vicenda è l'orrendo mostro che fa a pezzi le giovani del villaggio, portate in dono alla creatura dagli indigeni terrorizzati.Dulcis in fundo  la squadra di occidentali incontra anche un avventuriero spagnolo  Esteban (Mario Montenegro) che vive isolato in una villa nella foresta pieno di servi nani.

In tutto questo il giovane Jim (John Ashley) salva dal sacrificio la bella Alma (Eva Darren) figlia del capovillaggio ed entrambi si rifugiano da Esteban, Carla intanto esasperata dalla freddezza del marito esce di notte a caccia di un maschio vero mentre noi ci godiamo le sue forme prosperose che litigano con gli alberi viventi. Il mostro è fatto di gommapiuma ed alla fine la sua trasformazione graduale è un tripudio di peli e bubbe appiccicate al corpo del malcapitato. Detto questo l'idea deve aver colpito anche il nostro Joe D'Amato  il quale dodici anni dopo realizza sulla falsariga Holocausto porno, anch'esso incentrato su un isola esotica ma con contenuti sessuali mooolto più espliciti. Questo film ovviamente risente della castità di quegli anni anche se i due director si spingono molto avanti nel mostrare quanta più carnazza possibile. In termini di splatter la fanno da padrone un pò di membra squartate ma spesso inquadrate da troppo lontano per offrire qualcosa di più all'immaginazione.

La fotografia è ottima ma i contenuti a tratti ristagnano sui vecchi clichè del bianco figo ed eroico mentre il povero indigeno è stupido anche se ha il cuore d'oro.

In defintiva un prodotto che si esprime nel weirdo più totale ma valevole per una serata dedicata ai tempi andati in cui ci si stupisce ancora di quanta immondezza veniva girata nel mondo (in questo caso la coproduzione è americanofilippina).

lunedì, 11 giugno 2007

GAYNIGGERS FROM OUTER SPACE (1992)

Piccolo progetto divenuto in breve tempo oggetto di culto Gayniggers si snoda fra cultura gay, commedia demenziale, sci fi e un esplicito omaggio al cinema blacksploitation degli anni '70 tant'è che le musiche stesse ricordano le composizioni di Isaac Hayes. In realtà quello che a prima vista sembrerebbe un prodotto americano è totalmente europeo, danese per la precisione. In effetti il messaggio finale (con un gruppo di omosessuali che sguazzano in una piscina) poteva venire solo da paesi con una certa larghezza di vedute, sopratutto nei confronti della cultura gay. Diretto da Morten Lindberg e scritto a due mani con il compagno Per Kristensen, gayniggers è un filmetto di ventisei minuti che narra le vicende di un gruppo di crociati omosex di colore venuti dall'oltrespazio con lo scopo di cancellare la presenza femminile sulla terra e diffondere i piaceri e la filosofia della cultura omosessuale fra gli abitanti del pianeta. Vediamo questi astronauti vestiti con abiti glitterati proiettarsi nei vari paesi del mondo, fra cui l'Ucraina, è colpire con pistole laser tutte le donne che incontrano con il beneplacito dei maschi liberati dalla schiavitù del gentil sesso. Ovviamente tutto quanto va visto in maniera parodistica ed assolutamente non sessista e risulta gradevole e divertente da tutti i punti di vista, sia per quanto riguarda le geniali strumentazioni dell'astronave (per la quale vengono utilizzati volanti e autoradio prese da automobili) sia per quanto riguarda l'allegra combriccola di alieni, veramente spassosi. C'è molto amore per la fantascienza e per il cinema di genere ma sopratutto una gran voglia di divertirsi e far divertire in un'opera realizzata con quattro mezzi di fortuna ma dotata di una verve e originalità difficilmente riscontrabile in prodotti più altolocati.

Per vedere il cortometraggio 

 

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lunedì, 04 giugno 2007

REST STOP (2006)

Il film parte ricalcando un'idea già utilizzata per l'ottimo The Vanishing, ribaltandone però la situazione, non è più la ragazza che scompare entrando nell'autogrill ma il suo fidanzato Jesse (Joey Mendicino) con tutta l'autovettura. In breve la giovane Nicole (Jaimie Alexander) si troverà abbandonata in una fatiscente area di ristoro in compagnia di un misterioso individuo su un pick up giallo con il quale inizierà un terrificante gioco del gatto col topo, reso ancora più terrorizzante dalle soprannaturali presenze che infestano i cessi dove si svolge l'assedio. Il plot di questo thriller horror adrenalinico ricalca per certi versi Duel , ma il regista John Shiban vi aggiunge la componente serial killer per attualizzare il tutto. Da una trama che è poco più di un pretesto non era facile realizzare un film serrato in grado di tenere col fiato sospeso lo spettatore per 90 minuti senza annoiare eppure direi che, grazie anche ad una serie di trovate divertenti quanto crudeli, la scommessa di Rest Stop è vinta in partenza.

Ovvio che non bisogna aspettarsi nient'altro che un sano e ruspante B movie da gustarsi con le mani strette alla sedia e gli occhi sbarrati ma la protagonista, pur con qualche eccesso patetico, funziona alla grande permettendoci di entrare in completa empatia con il suo terrore. Guardando questo film è facile immedesimarsi in una situazione sgradevole in cui ci si trova prigionieri di un luogo e di uno sgradito visitatore che va e viene per l'area di servizio demolendo gradualmente tutte le speranze di sopravvivenza. Nel contesto horror trovano inoltre spazio le inquietanti presenze delle vittime del maniaco, trasformate in fantasmi sputasangue, di grande effetto inoltre le richieste d'aiuto vergate sulla porta della toilette, che testimoniano un lungo corso delle gesta del serial killer. Un pò debole invece Joseph Lawrence nella parte del sergente di polizia con gli arti maciullati dal camioncino che chiede disperatamente di essere ucciso dalla nostra sventuarata eroina, praticamente il moribondo più logorroico della storia del cinema.

Anche la famiglia di pazzi che gira nel camper con il figlio freak che scatta foto dalla polaroid è poco più di una macchietta riempitivo anche se arricchisce notevolmente l'aurea d'inquietudine di un luogo malsano in cui tutti prima o poi potremmo finirci dentro. In definitiva un film senza pretese che ci regala grandi emozioni inaspettate e che di questi tempi rappresentano senz'altro un regalo più che gradito.

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domenica, 03 giugno 2007

LE COLLINE HANNO GLI OCCHI (2006)

In un precedente articolo avevo aperto una strenua difesa del capolavoro originale realizzato da :Wes Craven  negli anni '70, nei confronti dei molteplici detrattori che, all'uscita del remake, sputarono veleno e infamia sul primo. In tutto questo, la mia non era stata sicuramente una critica nei confronti del lavoro di Alexandre Aja, il quale, recuperato oggi in dvd, mi appare un ottimo horror movie molto fedele e rispettoso del plot al quale si riferisce. Del resto la sceneggiatura è stata tratta fedelmente e si svolge pari passo a quella originale, arricchendola soltanto della ragione "nucleare" della famiglia di mostri, ragione che nel primo era stata solo accennata dal passaggio di un aereo militare (chi se lo ricorda?). Alexander Aja non dirige con supponenza ma quasi con reverenza, cercando di carpire ed esaltare le sensazioni e i dettagli dello scontro tra due famiglie, una borghese, cattolica e civilizzata ed un'altra, brutale, deforme e mossa da insani appetiti cannibalistici all'interno di un deserto marziano che genera inquietudine dall'alto del suo silenzio monumentale. Una pecca, o meglio, un aspetto lasciato molto in superfice di questo remake è proprio la caratterizzazione della famiglia mutante, non si ha la sensazione che sia una vera e propria famiglia come nel film di Craven, piuttosto una colonia di minatori ribelli che non si sono allontanati da casa loro nemmeno quando saltavano le bombe atomiche dei test americani

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Altro aspetto a mio avviso poco funzionale è la cittadina test piena di dummies carbonizzati, sono quasi tutti intatti e sappiamo che dopo un test nucleare ben poco si salva. Le case sono integre, le televisioni funzionanti e, a parte qualche bruciacchiatura , i manichini sono perfetti. Devono aver usato delle bombe scadenti!

A parte questo il film funziona bene in ambito splatter ed il make up realizzato dal bravissimo Gregory Nicotero riesce a sopperire alla grande alla carenza di freak reali come Michael Berryman.Il gore ha una forza visiva e catartica che alla fine ci appare quasi liberatoria nell'orrore generale. Il cast è funzionale e riecheggia perfettamente gli attori del vecchio film in particolare Aaron Stanford, il protagonista Doug, perfetto remake di Martin Speer, il doug degli anni '70, da segnalare anche la carinissima mammina di "Lost"  la biondissima ed eterna teen ager Emilie de Ravin.

 

 

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