giovedì, 31 maggio 2007

BAD (1977)

 

Conosciuto anche come Andy Warhol's Bad, questo film patrocinato dal grande artista pop si rivela una Black comedy a tinte forti che ironizza sulla quotidianità urbana newyorchese ma sopratutto sulla middle class americana degli anni '70. Resta una delle poche opere realizzate dallo sfortunato Jed Johnson, boyfriend di Andy Warhol deceduto in un disastro aereo nel 1996. La trama vede Carroll Baker cimentarsi in una doppia vita alquanto insolita, di giorno fa l'estetista che rimuove peli dal naso e imperfezioni cutanee mentre la sera organizza una vera e propria agenzia di omicidi specializzata nell'eliminazione fisica di persone e animali sgraditi come cani rumorosi, bambini autistici e altro. Già dalle prime scene capiamo subito che il buon gusto è stato lasciato al di fuori delle inquadrature, con una splendida bionda (Cyrinda Foxe) che ottura il cesso di un bar con la carta igienica, di seguito entra in scena L.T. (Perry King) un aitante sfaccendato che mangia di continuo e si dedica alla televisione mentre la figlia disastrata  della padrona di casa (una divertentissima e grottesca Susan Tyrrell) passa il tempo a cambiare il pannolino al figlioletto e bere coca cola. C'è poi un cameo di cosa nostra con una Stefania Casini che ammazza un meccanico schiacciandolo sotto al ponte ed alterna il suo linguaggio italoamericano con frasi tipo "Sei una Bastarda!" (in italiano nei dialoghi). Insomma Bad non è solo il titolo del film, è un pò il tutto, nessuno ne esce pulito, forse L.T. che si rifiuta, al suo primo incarico, di uccidere un bambino down (su commissione della stessa madre) ma è poca roba di fronte alla grottesca scena in cui una donna getta il suo neonato dai piani alti di un palazzo mandando il corpicino a sfracellarsi nel selciato con grandi spruzzate di sangue sui passanti ( con gran dovizia di splatter e un cane che lecca la pozza di liquido rosso).

La sensazione diffusa così come il messaggio lanciato è fin troppo esplicito, il mondo è marcio e le città sono lo zenith della putrefazione generale.  Vero e proprio titolo di culto, questo film è rimasto inedito in Italia e visti gli argomenti e certe scene ancor oggi disturbanti, dubito che arrivi mai nei nostri schermi, peccato perchè fra tutti i titoli prodotti dal re della pop art questo è sicuramente il più fruibile, il cast fa uno splendido lavoro interpretativo e certe macchiette sono assolutamente irresistibili (una fra tutte la cicciona Brigid Berlin che vuole a tutti i costi la morte del cane)  e resta comunque un crudele ma sincero affresco di un'epoca degradata e piena di paradossi ma che tanto ci ha regalato dal punto di vista artistico e umano.

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categoria:masterpieces, trash movie, gore n splatter, dark movies, punkie junkie
lunedì, 28 maggio 2007

Monster from Green Hell (1958)

Lo scienziato Quent Brady (Jim Davis) è un vero amico degli animali, difatti ne spedisce qualcuno nello spazio per testare gli effetti delle radiazioni cosmiche. Il risultato sarà una enorme ed incazzatissima vespa gigante che atterra sulle coste africane seminando terrore e morte tra le popolazioni locali.

In breve il plot di questa raffazzonatissima pellicola realizzata con materiale di recupero fra documentari di branchi di elefanti e gazzelle all'abbeverata, animazioni a passo uno di un ridicolo vespone di cartapesta rassomigliante più ad un moscone (l'entomologia doveva essere una branca sconosciuta negli anni '50 in america almeno per quanto riguarda gli addetti agli effetti speciali). Un monster movie fra i più ridicoli ch'io abbia mai visto, con attacchi di indigeni ai danni della spedizione del dottor Brady , rubati praticamente da Stanley and Livingstone (1939). La parte centrale del film vede gli scienziati americani che, nell'intento di raggiungere l'accampamento del Dr. Lorentz (Vladimir Sokoloff) devono affrontare il sole africano e le pioggie torrenziali, pozze d'acqua avvelenate e fatiche inumane. La cosa divertente è che dopo averci fatto vedere le indicibili fatiche nel raggiungere il campo con un gruppo di portantini neri che trasportano materiale scientifico, cosa ci fa trovare al campo il regista, colpevole dell'opera ovvero il sedicente Kenneth G. Crane ? Un pianoforte! Si avete capito bene, la figlia del dottor Lorentz (Barbara Turner) si mette a suonare un piano in una capanna nella foresta! Si resta basiti se si pensa a quanti sacrifici sia costato ai poveri indigeni il trasporto di codesto strumento. Del resto la pellicola ha più di una connotazione razzista e colonialista tipica dell'epoca.

Il Dr. Brady sviene travolto dalle fatiche ma appena riavutosi dal trauma, il suo collega (Robert Griffin) gli accende subito una bella sigaretta. La ragazza passa il tempo a coprirsi il volto con il petto dell'aitante scienziato (ed è pure sdentata, come ci illustra un bel primo piano di questa negatissima attrice), poi  il moscone lotta con un serpente di gomma: ogni tanto l'insetto sembra alto come un palazzo ma può venir strangolato da un normalissimo boa constrictor dal momento che, per tutto il film, non ci è dato di capire le esatte dimensioni della creatura. In tutto questo il finale celebra la distruzione del mostro e della sua progenie con un'eruzione del vulcano sotto il quale la vespa gigante ha avuto la malaugurata idea di andare a fare le uova. Questo per concludere spettacolarmente quest'indegna gazzarra in bianco e nero con una serie di riprese di repertorio allietate in sottofondo dallo stridio sofferente dell'ape che assomiglia tanto al verso di un maiale!

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categoria:bianco e nero, trash movie, ridicolous monsters, sci fi of the z era
giovedì, 24 maggio 2007

The Tingler (1959)

Scream! Scream for your life! ...D'accordo, ma in casi come questo mi sento di urlare solo una parola: "CAPOLAVORO!" Perchè questo è l'unico epiteto che si possa lontanamente avvicinare al genio di William Castle, vero e proprio regista artigiano e imbonitore, qui al suo zenith per quanto concerne l'interazione tra il cinema e lo spettatore, quest'ultimo diventa parte integrante della trama, grazie anche all'effetto Percepto utilizzato durante le proiezioni americane della pellicola. L'effetto Percepto altri non era che una piccola scossa alle poltroncine del pubblico, accompagnate, ad un certo punto ed al culmine del pathos della trama, da uno schermo buio ed una voce fuori campo che incitava all'urlo catartico per sfuggire alla mostruosa presenza del tingler. Quanto doveva essere divertente vedere un film in queste condizioni? Non ci è dato di saperlo, purtroppo, perchè certi effettacci oramai si sono persi per sempre. Possiamo solo supporre che l'effetto in generale doveva essere assolutamente magnetico e, nonostante tutto, chi usciva dalla sala rimaneva pienamente soddisfatto. Il cinema di Castle era un grande luna park attrezzato a suo uso e consumo. Non a caso il regista si presenta all'inizio del film per avvertire il pubblico che l'unica maniera di sconfiggere il mostruoso vermone è urlare...urlare per salvarsi la vita!

I titoli di testa sono solo un piccolo assaggio della meraviglia che ci aspetta con teste urlanti (simboleggianti gli spettatori), musica incalzante e un primo piano del ghigno terrorizzato di un condannato a morte. Un sempre meraviglioso Vincent Price ci illustra, durante l'autopsia, che qualcosa ha spezzato le ossa del morto, una presenza generata dalla paura, il Tingler. Il film prosegue con i tentativi di isolare questa essenza da parte del dottore, prima spaventando la moglie fedifraga con una pistola a salve, di seguito iniettandosi l'LSD, i tentativi però non valgono a nulla perchè alla fine non si può fare a meno di urlare! Solo quando incontra una sordomuta (Judith Evelyn), il dottore capisce che è l'unica catalizzatrice d'orrore impossibilitata a gridare e quindi predisposta a generare la mostruosa creatura (si vabbè un gamberone di gomma ma tant'è...). Non si saprà mai se il medico gli inietta l'acido o è solo un trucco architettato dal marito Ollie (Philip Coolidge) per accaparrarsi la pingue eredità nascosta ossessivamente dalla consorte in cassaforte,  fatto sta che la muta comincia a vedere assassini e mostri ovunque, il suo delirio culmina in una vasca piena di sangue (ed il colore rosso sarà l'unica cosa che si vede a colori in un film in bianco e nero) da cui fuoriesce una mano. Credo che questa scena sia l'apoteosi della bellezza di questo film , scioccante ancor oggi per l'ardito sperimentalismo di un uomo come Castle, sempre intento a spremersi le meningi per sconvolgere e divertire.

Il film prosegue con il vermone estratto dalla spina dorsale della donna, morta di paura ed i tentativi di fuga dello stesso fin dentro la sala di un cinema dove proiettano un muto. Qui Castle crea il perfetto esempio di metacinema che vuole coinvolgere lo spettatore, oscurando il film e dando indicazioni al pubblico su come liberare le sue paure. Un meraviglioso incontro fra l'artista ed i suoi fruitori per una pellicola che ha catalizzato l'horror come puro entertaintment ma anche come meravigliosa esperienza collettiva. Castle sapeva cos'era il vero cinema e se altri dopo di lui lo avessero seguito forse oggi avremmo ancora le sale piene!

lunedì, 21 maggio 2007

Lidris cuadrade di tre (2001)

La domanda che mi pongo è la seguente: quando si recensisce un prodotto indipendente e autofinanziato come questo film di Lorenzo Bianchini bisogna considerare lo stesso un'opera a parte o integrarlo nella moltitudine di horror che ogni anno ci propina la cinematografia mondiale? Se dovessi considerarlo nella seconda ottica dovrei inevitabilmente elencarne i numerosi difetti e catalogarlo come un prodotto dignitoso ma incostante. Se, invece dovessi parlarne come un fenomeno "diverso" allora potremmo tranquillamente parlare di "Miracolo" della settima arte.

Considerata la penuria di questi prodotti nel panorama nazionale ma sopratutto l'impegno ed il coraggio dell'operazione, direi che è lecito considerare "Lidris cuadrade di tre" un piccolo miracolo, senza però tralasciare le possibili aree di miglioramento che potranno portare, in futuro, a opere ancora più perfette ed incisive!

Radice quadrata di tre è stato interamente girato con una telecamera minidv ed infatti la fotografia da l'impressione quasi amatoriale, per il resto invece si tratta di cinema puro e semplice con attori esordienti di rara bravura, inquadrature e ambientazioni da action movie della miglior qualità. Peccato che certe sbavature nella sceneggiatura tendano ad incasinare la trama oltre il necessario ed a rendere, sopratutto nel finale, lo svolgimento appesantito da scene inutili e deja-vu inconsistenti. L'uso del dialetto friulano è poco più di un escamotage per rendere lo spettacolo un prodotto culturale anche se rende molto bene l'aspetto folkloristico del cinema nazionale, gli interni della scuola dove i tre studenti entrano nottetempo per modificare l'esito dei loro esami, vengono sapientemente mutati in un percorso da incubo fra maschere sataniche, candele, anfratti e vicoli ciechi, sparizioni, sangue e presenze ultraterrene. Bianchini crea un gioco delle scatole cinesi che ammalia ed inquieta, muove sopratutto sulle paure ancestrali  dell'adolescenza, sulle ragazzate nei cimiteri e trasforma luoghi e stanze in un mondo claustrofobico che avvolge in una spirale senza ritorno. Forse una maggiore stabilità narrativa avrebbe giovato nell'insieme ma considerato che si parla di un'opera prima le premesse ci sono tutte affinchè il nostro regista sia in grado, in futuro, di equipararsi dignitosamente ai grandi maestri del cinema indipendente d'oltremare....e dal punto di vista di chi recensisce sarebbe ANCHE ORA! 

mercoledì, 16 maggio 2007

THE MONSTER CLUB (1980)

Ecco uno di quei film ai quali sono inspiegabilmente affezionato, non che sia un prodotto eccezionale, men che meno una pietra miliare del cinema horror. Una di quelle pellicole che non suscitano il benchè minimo brivido di terrore ma è allo stesso tempo, così impregnata di scene, attori e situazioni che nonostante gli anni e le prolungate visioni, non ha nai perso quella sua aura cult che fa di quest'opera di Roy Ward Baker uno dei miei personalissimi tesori cinematografici. Il cast la fa da padrone con attori  di primo piano nonchè autentiche pietre miliari del genere come Vincent Price, elegante ed amabile vampiro che si presenta per strada allo scrittore horror Chetwynd-Hayes interpretato dal vetusto John Carradine, attore e caratterista nel cinema del terrore solo per ragioni alimentari ma in realtà famoso per aver partecipato ad uno dei capolavori western del passato quale Stagecoach (conosciuto in Italia come Ombre Rosse). Dopo averlo morso il vampiro Erasmo riconosce lo scrittore ed essendo suo fan, si scusa e lo invita in un pub quanto meno anomalo: Il club dei mostri dove rock band scatenate fanno ballare mummie, licantropi e altre strane creature (in realtà attori truccati con mascheroni di gomma veramente weirdo). Seduti ad un tavolo i due conversano ed Erasmo racconta tre storie horror che hanno protagonisti il Fischiamorte, un vampiro e i mangiacadaveri.

Nel finale salgono sul Palco i Pretty Things , nientemeno che una band culto nell'Underground psichedelico, e tutti ballano e cantano "Monsters rule Ok"!  Un'opera indimenticabile, sia per la sua verve tardo vittoriana, sia per il british humor irresistibile che accompagna questi 104 folli minuti prodotti dalla Amicus Productions, degna erede della Hammer Film Productions. Come non amare l'interpretazione di Donald Pleasence nell'episodio del vampiro o il terrificante quanto patetico fischiamorte, o le inquietanti litografie che narrano la maledizione del villaggio nel terzo episodio interpretato da un grande Stuart Whitman)?

Assolutamente di culto poi, l'esibizione di B.A. Robertson che canta "Sucker for your love" muovendo la lingua ritmicamente o la spogliarellista che si toglie la pelle fino a restare uno scheletro. Insomma The Monster Club, oltre ad essere la festa dei caratteristi è anche un film che resta nel cuore perchè diverte con intelligenza e ironia oltre ad offrirci un grande lavoro da parte dei migliori attori del genere.

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categoria:anni 80, b movie, ridicolous monsters, horror anni 80
lunedì, 14 maggio 2007

FEAST (2005)

Guarda guarda che ci combina il figlio del noto caratterista americano Clu Gulager con la complicità di una triade di producers veramente d'eccezione quali Ben Affleck, Wes Craven e Matt Damon! Feast è uno splatterone B movie che va dritto dritto al sodo senza preoccuparsi troppo di infarcire la trama di episodi, personaggi e storie di contorno. Un gruppo eterogeneo di persone si trova in un bar sperduto della provincia americana, la serata si preannuncia monotona ed uguale a mille altre senonchè una coppia, sulla strada, fa la sbadataggine di investire il figlioletto di una allegra famigliola di mostri zannuti a metà tra Alien  e The Hills Have Eyes i quali giustamente si incazzano ed inseguono i due distratti guidatori nel locale assediandolo per l'intera notte con ampio massacramento degli avventori. Una trama esile per un opera prima ancor più ammirevole perchè, pur essendo sorretta da un plot minimale, si mantiene fresca e scorrevole per tutta la sua durata.

John Gulager non rinuncia all'ironia tipica del genere facendo vedere i mostri che si ingroppano l'un l'altro per sfornare, dopo la morte del primo, un nuovo figlio. I personaggi sono tutti ben inquadrati in uno stile moderno che rinuncia a facili eroismi e, sopratutto, al tipico buonismo hollywoodiano, tanto per dire la protagonista Navi Rawat si prostituisce con il capo del bar ed ad ogni prestazione mette le cuffie al figlio per non fargli sentire i lamenti. Adrenalina pura insomma, dall'inizio alla fine, con scene al limite della percettibilità e splatter gratuito ben dosato e senza eccessivi barocchismi (c'è una scena in cui tagliano il pene ad un mostro che fa veramente senso).

Il merito della riuscita di questo divertissement va sicuramente alle numerose trovate che si ergono lungo lo svolgimento della pellicola, che non cerca spiegazioni, non cerca rimedi distruttivi, non cerca niente se non l'incubo di una situazione paradossale che richiama in più parti Night of the Living Dead, cita i classici del genere ma fa il suo porco lavoro senza una sbavatura od un tempo morto che sia uno. Insomma se proprio non si riesce ad inventarsi nulla di nuovo ben vengano junk movie come Feast a rallegrarci le nostre tristi serate di annoiati horror amateur. Nel cast anche il signor Henry Rollins, icona punk degli anni '80 oggi più che mai dedito al cinema di genere. Il film è del 2005 ma non è mai uscito in Italia (ovviamente).

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categoria:b movie, gore n splatter, horror and slasher
venerdì, 11 maggio 2007

MERCOLEDI 23 MAGGIO

WORRIED WORDS - Extreme video-
IL RE GIALLO - Emiliano Guarnieri -
L'ARMADIO -Gabriele Albanesi-
FRATTURA - Omar Presenti-
ORRORI DI STAMPA - Krakatoa Ink.-
BAKEMONO -David C. Fragale-
L'AMORE RITROVATO -Paolo Vandoni-
KETAMINE KILLER -Michele Salvezza-
BAMBOLE -Fabrizio Spurio-
MUMMIE -Gabriele Albanesi-
ODIO -Alex Visani-
HOT DOG -Krakatoa ink.

Tra un corto e l'altro saranno proiettate animazioni di David C. Fragale e Renato Florindi.
I registi presenti in sala saranno invitati, se vogliono, a parlare delle loro opere.
Corti e video shock a sorpresa durante la serata.

GIOVEDI 24 MAGGIO

Proiezione del lungometraggio IL BOSCO FUORI e incontro con il regista Gabriele Albanesi.

QUI POTETE VEDERE IL TRAILER DEL FESTIVAL

http://www.youtube.com/watch?v=SsIaxHXg6JA

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mercoledì, 09 maggio 2007

VIOLENT SHIT (1987)

Esiste, da parte dell'essere umano. la necessità biologica oltrechè psicologica, di mettersi sempre in discussione attraverso una serie di prove che consentano di temprarsi, di acquisire sicurezza e fiducia in sè stessi. Una di queste prove, a mio avviso, potrebbe essere la visione di questo pesantissimo, confuso pasticciaccio brutto del regista amatoriale tedesco Andreas Schnaas, diventato inspiegabilmente oggetto di culto tra gli appassionati horror per l'uso eccessivo del gore in un canovaccio confuso quanto praticamente inesistente. C'è un certo Karl The Butcher (interpertato dallo stesso regista) che passa tutto il tempo a squartare, sbuzzare e affettare gente lungo un percorso di fuga dall'autoambulanza che lo stava portando al manicomio. Attraverso alcuni flashback apprendiamo che il giovane Kurt è stato visitato nientemeno che da un demonio linguaccione ed a seguito del fortuito incontro il nostro eroe ha preso in mano una mannaia cominciando il suo massacro, ovviamente dai familiari. Il film è stato girato con una telecamera VHS-C utilizzando abbondantemente l'effetto strobo che alla lunga diventa una vera e propria prova di forza per i nostri occhietti mentre l'eccessiva lunghezza di certe scene rappresenta un perfetto narcotico per le nostre notti insonni. Arrivare alla fine di questo film è una vera e propria impresa, una di quelle che poi ti fanno dire: "Se ho sopportato questo posso sopportare tutto".

Schnaas cerca poi di propinarci un certo surrealismo simbologico religioso con Kurt che entra letteralmente nella pancia di Gesù Cristo inchiodato alla croce per poi finire in una buca a partorire il suo degno successore.

Certo tra questo ed il suo contemporaneo Bad Taste di Peter Jackson c'è un abisso infinito a livello qualitativo, Violent Shit non è assolutamente capace di mantenere viva l'attenzione dello spettatore manco per sbaglio, gli effetti gore sono dozzinali e insipidi, ma più di tutto infastidisce il modo in cui vengono ostentati dal regista, con il desiderio di scioccare a tutti i costi senza averne le potenzialità.

Dopo il primo schizzo di sangue già si sbadiglia e si sa subito come andrà avanti il film, sicuramente i due seguiti Violent Shit II  e Violent Shit 3 - Infantry of Doom saranno  stati più curati, ma quello che veramente ci si chiede è "che tipo di piacere si possa ricavare da questi film?"...a questo quesito io ho trovato una risposta: utilizzateli come prova di forza e di volontà, mettetevi in discussione, organizzate delle gare coi vostri amici a chi si addormenta prima. Dopotutto noi amanti del Trash non buttiamo via niente! 

lunedì, 07 maggio 2007

Face of the Screaming Werewolf (1964)

Se sentite improvvisamente fame e vi viene voglia di un bel minestrone weirdo, cercate la ricetta in questo apocalittico B movie firmato da due latinoamericani, i sedicenti Gilberto Martínez Solares e Rafael Portillo autori di questo superclassico monster movie in bianco e nero dai toni assolutamente deliranti.

Si parte con un gruppo di scienziati che ipnotizzano Ann Taylor (Rosa Arenas) la quale scopre di essere la reincarnazione di una giovane atzeca sacrificata ull'altare. Detto e fatto la donna e gli studiosi vanno nella piramide messicana dove è avvenuto il misfatto e ci trovano non una ma bensì DUE mummie, una "vivente" e l'altra con le fattezze di un uomo moderno (quelle del mitico Lon Chaney Jr. qui in evidente stato di astinenza da uomo lupo alimentare). Sarà proprio quest'ultima a venire trafugata da tre scienziati, i quali, nella migliore tradizione del Dr. Frankenstein, riportano alla vita il corpo tra tuoni, fulmini e strani macchinari che fischiano accompagnati da un sottofondo musicale alla Forbidden Planet. Ma il nostro uomo non è Frankenstein, nè una mummia vivente, infatti altri non è che un licantropo in vecchio stile ma con l'aggiunta della goffaggine dell'età che avanza e che piega, grottescamente, il pover Lon (di cui ricordiamo, se c'è ne fosse bisogno, il suo fondamentale apporto all'horror con il film The Wolf Man ).

Insomma il nostro eroe ci fa la figura del demente in questo film, con tanto di panzetta e trucco che lo fa sembrare un orsetto paffutello emanante dosi eccessive di tenerezza naif. In breve entra di nuovo in scena la mummia atzeca vivente ma viene subito seccata da un'automobile. Al povero lupo invece toccherà una sorte più avversa, dopo aver terrorizzato un palazzo salendo come King Kong al terzo piano che viene fatto assomigliare al 15mo dell'Empire State Buildig, finirà bastonato con una torcia dall'unico scienziato, sopravvissuto egli stesso a questo grottesco, imperdibile assemblamento di fotogrammi che una volta assomigliava al cinema.

Quel cinema che tutti noi abbiamo amato, quel cinema in cui  anche questa ciofeca bastava a farci sobbalzare dalla sedia!

 

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