venerdì, 30 marzo 2007

Black Cat (1981)

Verso la fine degli anni settanta, Lucio Fulci aveva già diretto una quarantina di film, spaziando tra i generi più disparati. In questo periodo doveva sentirsi molto vicino a Roger Corman tant'è che decide anch'esso di cimentarsi nella rilettura cinematografica di un classico di Edgar Allan Poe, anzi il racconto più classico tra i classici del celebre scrittore americano. Ovviamente Black Cat rappresenta una personalissima versione realizzata da Fulci con inserti thriller e horror esoterico. Il gatto protagonista di questo film è decisamente aggressivo, una specie di arma mortale tutta fischi e graffi che il terribile Professor Robert Miles (Patrick Magee che ricordiamo nella sua celebre parte del paralitico in A Clockwork Orange ) utilizza a scopo di vendetta nei confronti dei suoi nemici, attraverso una sorta di collegamento psichico. A dire il vero di Poe in questa pellicola c'è praticamente poco o nulla: alcune scene (l'impiccagione del gatto) e la mitica sequenza finale della sepoltura della giornalista Mimsy Farmer che ha messo il naso in affari non certamente di sua competenza. Molto inquietanti le scene in cui Miles registra e risente le voci dei morti nel cimitero dietro al suo villone. Anche uno dei primi delitti del gatto, quello in cui blocca senz'aria i due amanti in una specie di container sul molo, è decisamente d'effetto.

Meno interessanti risultano i continui primissimi piani del gatto che graffia il povero David Warbeck e sopratutto lo sviluppo, decisamente confusionario, della trama. Purtroppo il povero Fulci ha sempre avuto il difetto di non riuscire a rendere credibili le storie e le sceneggiature dei suoi film. Fortunatamente il nostro maestro italiano è sempre riuscito a sopperire alla carenza di trama con la forza visionaria delle sue immagini, dello splatter estremo e delle atmosfere tenebrose, purtroppo, in questo caso, non riesce a farlo. Forse perchè misurarsi con Poe senza raccontare una storia ha veramente poco senso, forse perchè Lucio si ritrova a contenere i suoi eccessi gore, forse si è trattato di un momento di riflessione. Certo Black Cat non è un film "alimentare" (così definiti i film fatti solo per ricevere uno stipendio), è un progetto voluto, costruito con atmosfere malate e incubi visionari ma la trama, fondamento portante per un'opera del genere, è totalmente sbagliata. Peccato, Lucio, sopratutto peccato non poter dire "sarà per una prossima volta"....

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categoria:anni 80, b movie, horror anni 80, dark movies, italian movies, horror and slasher
lunedì, 26 marzo 2007

Krankenschwestern Report (1972)

Questo film di Walter Boos non ha particolari caratteristiche degne di nota, una commedia sexy teutonica ambientata in un ospedale dove giovani infermiere si concedono allegramente a medici e pazienti in un susseguirsi di situazioni goliardiche. Ma l'occasione è ottima per analizzare un fenomeno che invase letteralmente le sale cinematografiche nella prima metà degli anni '70. Parliamo del sexy report, una sorta di mix tra finto documentario con tanto di interviste e reportage ed il cinema sexy proveniente dai paesi nordici. Questo Krankenschwestern report si inserisce nel sottogenere semiporno-reportage anche se, in definitiva, è solo un' innocente commediola dove si vede qualche nudo, qualche scena di sesso piuttosto casta (per i giorni nostri) ed un sacco di giovani teutoniche decisamente interessanti e disinibite. Tra una tetta e l'altra il regista ci piazza qualche intervista sulle condizioni ospedaliere di Monaco di Baviera (forse per mantenere una certa attinenza con il titolo), non manca la tedescona tutta curve (anche piuttosto abbondanti) che si infila nel letto del paziente (sbagliato!)...insomma il sogno degli erotomani occidentali di quegli anni veniva esaudito attraverso questi film, piuttosto dozzinali ma in fin dei conti neanche poi così pessimi, se rapportati alla mercificazione del sesso operata dal mercato della pornografia attuale. Il primo e conclamato successo della serie report fu realizzato con le liceali di Schulmädchen-Report: Was Eltern nicht für möglich halten del 1970, il cui straordinario successo diede il via ad una lunghissima sequela di reportage tra i banchi di scuola di vogliose studentesse ad uso e consumo di un pubblico sempre più ingrifato dal mito della tedesca bionda e disponibile. Un must questo che al pubblico italiano piacque e difatti tutte queste pellicole raggiunsero senza problemi la nostra penisola la quale diventò un vero e proprio catalizzatore di pruritismi virginali e infermiere sexy da cui il nostro cinema ha tratto uno storico di  commedie di cui è ormai superflua ogni analisi. Il sexy report in ogni caso rappresenta l'evoluzione del cinema di exploitation degli anni'60 forse meno morboso e più disimpegnato ma di fatto rappresentativo della gioia di vivere, di amare e di fare sesso in un epoca non ancora ritornata ai dettami medievali grazie allo spartitraffico della chiesa e dell'Aids! Oggi il porno è un mero surrogato dell'atto sessuale visivo, privo di passione, meccanico come l'industria stessa e, vedendo questi film, si sente veramente nostalgia dell'allegro libertinismo che, dopo tutto, rendeva il cinema un momento di vero intrattenimento a 360 gradi.

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categoria:b movie, porno era
mercoledì, 21 marzo 2007
BASKET CASE (1982)
 
Un vero e proprio capolavoro underground anni '80 questo esordio cinematografico di Frank Henenlotter , piccolo genio americano in grado di realizzare un film in 16 mm con un budget risibile e di trasformarlo in un classico dell'Horror ormai entrato di diritto nella storia del cinema. E' il merito di chi guarda avanti e trasforma i bassifondi di New York in un inferno dantesco in cui si muovono mostri “umani” di ogni genere (spacciatori, prostitute, ladri) e mostri deformi come il povero Belial, vittima/carnefice dai denti aguzzi, siamese deforme che esce dalla sua cesta di vimini per adempiere alla sua vendetta nei confronti dei tre medici che l’hanno separato dal gemello normale Duane (Kevin Van Hentenryck) al quale era nato attaccato ad un fianco. Il lungo flashback della nascita e divisione dei due gemelli Bradley ha assunto nel tempo lo spessore di una saga che si propaga in un lento intercedere di battaglie psicologiche fra i due siamesi ormai divisi ma ancora uniti da un anello telepatico. Gli effetti, sopratutto il passo uno del deforme Belial, risultano oggi ovviamente superati anche se l'aura artigianale/naif dei suoi goffi movimenti trasforma la scena in una sorta di natura morta in movimento.
Abbondanti grondate di sangue, nessun rispetto e nessuna politically correct chiudono il circolo in un insieme di poesia, di tragedia greca che si consuma ai nostri occhi attraverso i desideri sessuali dei due gemelli nei confronti di Sharon (Terri Susan Smith) che culmineranno nell’assurdo stupro omicidio vissuto in soggettiva dalla creatura e nella conseguente catarsi finale.
mercoledì, 14 marzo 2007
DRILLER KILLER (1979)
Sin dalle prime immagini di questo suo film d’esordio si capisce subito in quali direzioni muoverà il suo cinema, l’ irrequieto Abel Ferrara : una chiesa buia, lo sguardo mefistofelico di un vecchio e quello allucinato del protagonista, interpretato dallo stesso Ferrara (all’uscita nelle sale però si fece passare sotto un altro nome). Una lucida e nel contempo lisergica discesa nell’inferno di New York fotografata con trame sporche ed un senso di angoscia che perdura fino all’atteso ma beffardo finale. Il pittore Reno Miller convive in un appartamento con due lesbiche ma le cose non vanno tanto bene, il suo agente lo incalza perché i suoi quadri non vendono e come se non bastasse, nell’appartamento di fianco si istalla un gruppo punk che prova in continuazione. Visioni mistico religiose ed una paranoia circoscritta all’interno di una metropoli in disfacimento avranno la meglio sul suo equilibrio psichico ed il povero Reno non troverà nulla di meglio da fare, per sfogarsi, che acquistare un grosso trapano ed iniziare la sua opera di pulizia trapanando il cervello a poveri clochard addormentati sotto ai lampioni. L’inquietudine di un’epoca in rivolta, un movimento anarchico in pieno sviluppo e la crescita delle nevrosi urbane, specie quelle americane: sono questi gli argomenti primari che Abel Ferrara vuole esaltare nel suo cinema.
In seguito, con “Il Cattivo Tenente” troveremo molte situazioni analoghe in cui, però, la sua matrice cattolica verrà resa più marcata da un costante pessimismo cosmico. Onestamente, a tanti lavori impenetrabili del maestro italo americano, preferisco questo fresco ed ingenuo Driller Killer, capace di esprimere appieno gli ambienti e le perversioni di una decade distrutta da una crescita troppo incontrollata.
Detto questo Driller Killer risulta un ottimo biglietto da visita per l’inferno del cinema di Ferrara, qualora decidiate di addentrarvicisi.
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categoria:masterpieces, b movie, dark movies, punkie junkie
venerdì, 09 marzo 2007
UP! (1976)
 
Di tutta la “prosperosa” filmografia di Russ Meyer, Up! È uno dei titoli al quale sono più affezionato, sia perché rappresenta una perfetta sintesi di tutto l’immaginario realizzato dal maestro americano, sia per la presenza ingombrante della splendida Raven De La Croix, attrice dallo sguardo magnetico e un fisico generoso che Meyer non manca di farci notare per tutta la durata del film. La storia è un po’ confusionaria, si incomincia con una scena nazi festish in un castello dove il proprietario viene ucciso con un piranha buttato nella vasca mentre fa il bagno. Poi entra in scena la protagonista De La Croix che interpreta la misteriosa Margo Winchester, caricata su da un bulletto locale, viene stordita e violentata in un ruscello. Il bulletto però non farà tempo a vantarsi del suo lurido atto che verrà ucciso dalla stessa Margo a colpi di karate in una specie di duello fra lui e lei completamente nuda, veramente da antologia del weirdo cinema più rappresentativo. Poi ci sono tutti i personaggi che condiscono con gusto una trama spesso troppo ricca di eventi e molto, molto confusionaria con cameo di donnine nude fra cui la sempre amata Kitten Natividad che fa il coro greco (?).
Meyer ci mostra anche un secondo stupro sempre ai danni della povera Margo, stavolta nella tavola calda dove ha trovato lavoro. Il gigantesco scemo del villaggio ubriaco ed arrapato dal balletto sul tavolo della donna non riesce a trattenersi ma finirà sbudellato con una sega elettrica in una serie di sequenze magistrali e impressionanti. Il tutto poi fa seguito alla risoluzione dell’omicidio di cui all’inizio ma le motivazioni traballano e si ha l’impressione che Meyer abbia voluto concentrarsi di più sul sesso che non su tutto il resto. Up! È comunque pura exploitation agreste con una dura critica, neanche troppo velata, al provincialismo americano, idiota e razzista, all’omofobia e alla condizione della donna in generale. E parlando di donne, per Meyer sono vichinghe in grado di spezzare l’osso del collo all’uomo prepotente ma anche di travolgerlo in un vortice di piacere senza eguali mirabilmente esemplificato dal rapporto sessuale dello Sceriffo Homer Johnson (Monty Bane) con scossa elettrica finale, non più creature deboli, quindi, ma pericolose virago pronte a tutto per difendere la loro intimità.
Tutta la cinematografia di Russ Meyer si identifica in queste poche righe e Up! realizza pienamente la sua funzione di sintesi completa, un immaginario che ha fatto storia e che ha riempito i nostri schermi di gioia, di sesso e soprattutto di tette! 
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categoria:masterpieces, trash movie, porno era, psychotronic movies
giovedì, 08 marzo 2007

FUGA DAL BRONX (1983)

Sull’onda del successo del post apocalittico Escape from New York di John Carpenter, l’Italia risponde l’anno successivo con Enzo G. Castellari regista artigiano dotato di un grande senso dell’azione e dello spettacolo. Enzo Girolami realizza una sorta di trilogia post atomica incentrata sul protagonista Mark Gregory nel ruolo di “Trash” muscoloso capellone espressivo come una pietra tombale ma dotato del phisique du role per interpretare l’eroe senza macchia e senza paura del terzo Millennio. Ed è proprio alle epopee medievali che Castellari si ispira per il primo film 1990: I guerrieri del Bronx sostituendo i cavalli con le motociclette e ambientando il tutto in mezzo a palazzoni periferici degradati con eroismo di grana grossa e ampia esposizione di Stunt men che saltano da una parte all’altra dello schermo. Villain della pellicola è il compianto Vic Morrow deceduto improvvisamente l’anno dopo in un incidente durante le riprese di Twilight Zone: The Movie. Non direttamente collegato ma in un certo senso attinente a questo film è il trascurabile I Nuovi Barbari diretto subito dopo con George Eastman che sostituisce Gregory in rotta, a quei tempi, con il regista. Il sodalizio tra i due riprende finalmente nel 1983 con la realizzazione di questo Fuga dal Bronx, vera e propria macchina da spettacolo senza sosta con un “Trash” che torna a casa nel malfamato quartiere newyorkese e si ritrova in mezzo ad uno scontro tra le multinazionali e i degradati abitanti del posto. L’epopea post atomica dei primi due film entra in un contesto decisamente più fantapolitico con aspre critiche agli speculatori edilizi e le corporazioni immobiliari che, in quegli anni, ricoprivano di cemento l’italica terra e non solo. Critica sociale dunque che anticipa il fenomeno degli squatters e calca la mano in favore di clochard, ribelli e punk.
Trash, nonostante l’orribile capigliatura, si unisce perfettamente con la gentaglia del Bronx per difenderli dal malvagio Henry Silva e dai micidiali lanciafiamme dei suoi sgherri. Salti da stuntmen, incendi, morti da tutte le parti, raffiche di mitra senza sosta invadono lo schermo per novanta minuti. Castellari ci porta in un’atmosfera da anni di piombo camuffata da fantascienza ma i riferimenti sono chiari. La violenza dominava le strade in quegli anni ed il cinema, come anche le Istituzioni, si limitava a guardare, a riprendere, a spettacolarizzare un mondo in preda al delirio.
A prescindere dai contenuti socio politici Fuga dal Bronx è un bellissimo B movie che all’epoca riscosse anche un buon successo e negli anni non ha perso il suo smalto e la carica adrenalinica che ha da sempre contraddistinto il cinema del nostro artigiano capitolino.

 

 
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categoria:anni 80, b movie, trash movie, punkie junkie, italian movies