Herschell Gordon Lewis: The Gorefather di Michele Tosolini

Ogni tanto è utile anche parlare di libri, sopratutto se riguardano il cinema di genere e, nella fattispecie, quando trattano di cineasti fondamentali come Herschell Gordon Lewis, inventore a tutti gli effetti del cinema Gore. The Gorefather è la prima biografia italiana dedicata a questo regista imprenditore che tutto ha fatto nella vita tranne il considerare una forma d'arte il cinema. Infatti il gore altro non è che pornografia della carne, gettata in pasto ad uno spettatore virato sempre più all'estremo. Negli anni '60 Lewis comprò in macelleria i suoi primi effetti speciali e iniziò a girare quello che è rimasto a tutti gli effetti il suo capolavoro: Blood Feast. Ma H.G.Lewis è sopratutto un artigiano del cinema di exploitation, uno che passava dal nudie al bikers movie fino ai filmetti per bambini.


Il libro di Michele Tosolini ripercorre la carriera artistica del regista, passando attraverso un'epoca fertile per il cinema di genere, analizzando un personaggio dalle mille sfaccettature ma mai sopra le righe.Il volume si compone di 227 pagine e 50 illustrazioni con un'intervista a H.G. Lewis (oggi impegnato nel settore della comunicazione pubblicitaria) e una prefazione di Alberto Farina, figlio del regista Corrado che negli anni '70 diresse due perle del cinema di genere come Baba Yaga e Hanno cambiato faccia, nonchè autore di un bellissimo saggio sui registi più influenti nell'ambito dell'exploitation:"Sparate sul regista" .
Quella che segue è una parte della lunga intervista che ho fatto all'autore della biografia, l'altra parte era già stata pubblicata sul sito filmhorror.com. The Gorefather si può acquistare anche via internet a questo Link.
John Waters nella sua autobiografia Shock diceva che era difficilissimo rintracciare H.G. Lewis, invece mi sembra che tu lo abbia contattato senza alcun problema, come hai fatto?
Ho letto Shock quando già avevo cominciato a scambiare e-mail con Lewis e quelle righe mi hanno lasciato un po' perplesso anche se erano gli anni Ottanta e Internet non era ancora un mezzo così diffuso. Negli ultimi trent'anni il padre del cinema gore è diventato un esperto di marketing e di e-commerce. La sua agenzia pubblicitaria ha un portale web dove Lewis, con qualche pagina dedicata al suo trascorso cinematografico, si presenta a potenziali imprese che vogliono accedere al mercato della Rete. Proprio attraverso il suo sito ufficiale sono riuscito a mettermi in contatto con lui via e-mail e, dopo un paio di mail che mi hanno aiutato nella stesura del libro, ho deciso di intervistarlo per “far sentire la sua voce” a chi legge The Gorefather.
Si è dimostrato disponibile per l’intervista?
Lewis è molto gentile e, sebbene sia parecchio occupato, ha sempre risposto con estrema velocità alle mie mail. L'intervista, infatti, è un collage di due o tre serie di domande fatte in momenti diversi, perché le sue risposte mi ispiravano sempre altri quesiti.
A dire il vero ho incontrato, via via che il libro prendeva forma, persone molto disponibili. Ricorderò sempre l'entusiasmo di Tim Sullivan quando, sempre tramite e-mail, l'ho contattato per un'intervista sul suo 2001 Maniacs, remake del film di Lewis.
Per la pre e post fazione hanno partecipato due grandi esperti del settore come Roberto Curti e Alberto Farina, ti hanno anche aiutato nella stesura e nei contatti con gli intervistati?
E' stata una fortuna che, quando li ho contattati, entrambi si siano gentilmente dimostrati disponibili nel partecipare a questa mia avventura editoriale. Credo che il merito sia anche loro se l'editore ha dimostrato interesse per una pubblicazione scritta da un emergente come me.
In realtà The Gorefather è un progetto che ha coinvolto molte persone e amici. Fabio Zanello e Roberto Curti hanno controllato il mio manoscritto (per ben due volte) consigliandomi e correggendo alcune mie ingenuità, mentre altri mi hanno aiutato nelle traduzioni dall'inglese.
I registi intervistati, invece, li ho contattati personalmente, ma devo a Greg Hansen di “Creature Corner” la possibilità di aver contattato Tim Sullivan. Quest'ultimo e Jimmyo Burril mi hanno anche fornito alcune foto che sono state inserite nel libro.
A partire dal 1963 qualcosa nel cinema è cambiato, quell’anno infatti usciva nei drive in americani Blood Feast, il film di Lewis che inaugurava lo splatter come forma di intrattenimento cinematografica, com’è il tuo rapporto con questa parte del cinema e quali sono, oltre a Lewis, i tuoi autori preferiti.
Credo che Lewis debba essere ricordato come un regista innovatore nella storia del cinema, come lo sono stati Russ Meyer e Roger Corman. Molto di quello che si è fatto nei decenni seguenti deriva dalle esperienze di questi tre exploiters. Ho sempre amato il cinema horror, anche se solo ultimamente l'ho scoperto in alcune sfaccettature a me inedite e meno commerciali. Posso affermare con orgoglio di avere degli standard molto bassi, del resto, Farina scrive nell'introduzione al mio libro che ben brutti sono i film di Lewis! Tuttavia, un certo gusto estetico mi permette di apprezzare autori come Cronenberg, Romero, il primo Hooper e il primo Craven. Tra gli italiani ti direi Mario Bava, Fulci e il Deodato di Cannibal Holocaust. Amo molto i primi film di Peter Jackson, e tra le nuove leve del cinema horror senza dubbio Rob Zombie e Alexandre Aja. Tra gli ultimi film che ho visto ho apprezzato molto Bubba Oh-Tep, 2001 Maniacs e a Wolf Creek. Non tantissimo il più commerciale Hostel, sebbene non mi sia dispiaciuto.
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