mercoledì, 27 dicembre 2006

Bare Behind Bars (A Prisao 1980)

Galeotta fu la prigione, è proprio il caso di dirlo quando si parla del capolavoro di Oswaldo De Oliveira, sorta di Joe D'amato del genere "women in cage". Il contesto brasiliano, inoltre, rende il tutto più forte e reale. Attenzione perchè stiamo parlando di un film in cui si mescolano sesso e violenza entrambi nei massimi livelli concessi finora dalla cinematografia, c'è veramente di tutto: carcerate che si passano il fallo di gomma attraverso fili sospesi tra due celle, ragazze in isolamento che accarezzano schifosissimi topi di fogna, diciottenni vendute per un weekend in barca con la ricca lesbica di turno, amori saffici a profusione consumati nelle celle, nelle docce, attraverso le fessure delle celle, in infermeria e dulcis in fundo, nell'elegante salotto della direttrice Maria Stella Splendore in cambio di un rasoio, una pistola o un bastoncino di hashish.

Siamo in un carcere di massima sicurezza femminile, se non si era capito, in cui la violenza e le scene lesbo sono una norma per tutti gli 89 minuti del film. Alla fine le carcerate ribelli programmano la fuga durante il carnevale, uccidono una famiglia per procurarsi i vestiti e ritornano nelle favelas da cui erano uscite.

 

Una ad una saranno catturate o uccise, non prima di aver dato sfogo alle proprie pulsioni sessuali represse. A prisao mescola sapientemente azione, thriller e porno come solo negli anni '70/primi '80 si sapeva fare. Con la naturalezza e il realismo impressionante delle ambientazioni degradate, dei corpi nudi e piagati che permangono fissi nell'obiettivo. Il pensiero corre al Brasile, alle sue violenze nascoste, alle sue carceri dove succede di tutto, alla povertà delle baraccopoli e ai suoi incredibili contrasti dove il sesso apparentemente resta l'unica via di fuga dalla realtà.

 

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categoria:porno era
mercoledì, 27 dicembre 2006

L'Esperimento del Dottor K (The Fly 1958)

Onestamente non so se il remake di David Cronenberg del 1986 resisterà all'impietoso scorrere del tempo, certo è che questo film, visto oggi, mantiene intatta la sua freschezza e l'originalità del plot narrativo, nonostante il barocchismo delle scenografie e gli effetti datati. Merito di una sceneggiatura sapiente che ripercorre in flashback la tragedia umana del dottor Andre Delambre (David Hedison), inventore del teletrasporto che scompone gli atomi per poi ricostituirli in un altro luogo. Peccato per lui che al momento di autotrasferirsi non abbia considerato la mosca entrata di soppiatto nella cabina.

 La visione del mostro con zampa e testa d'insetto ci viene rivelata solo verso il finale, dopo gli inutili sforzi della moglie Helene (Patricia Owens) di rintracciare la mosca con la testa bianca, secondo risultato del disgraziato esperimento. In tutta questa storia, alla fine, chi ci guadagnerà sarà il cognato Francois (un Vincent Price di gran classe, come sempre) che erediterà la famigliola del defunto fratello, suicidatosi sotto una pressa dopo aver compreso che l'insetto dentro di sè avrebbe ben presto preso il sopravvento. Ancor oggi, dopo quasi cinquant'anni, rimango impressionato dalla scena in cui vediamo la moschina con testa e braccio umano gridare "aiutoooo!" con quella vocina sottile e inquietante, mentre un grosso ragno si prepara a divorarla.

Un magistrale lavoro di Kurt Neumann, rimasto insuperato negli annali della Sci-Fi, non solo per le luci colorate al neon e gli effetti di make up che pur datati mantengono inalterato il fascino lisergico del suo immaginario parascientifico, ma anche e sopratutto per come viene resa appieno la struttura e la caratterizzazione dei personaggi e lo sviluppo della trama, davvero notevole per impatto emotivo e trasmissione dell' angoscia di un mondo che corre troppo in fretta perchè l'uomo stesso riesca a controllarlo. Onestamente il remake di Cronenberg mi piace molto ma questo è un altro film! 

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categoria:masterpieces
sabato, 23 dicembre 2006

IMMAGINI DI UN CONVENTO (1979)

Se nel cinema vogliamo considerare anche i sottogeneri come unità a sè stante nonchè quale testimonianza di un'epoca d'oro del cinema nostrano come la seconda metà degli anni '70, non possiamo esimerci dal considerare questa pellicola di Joe D'Amato il capolavoro del nunsploitation. Ovvero quel sottogenere porno soft core nato sotto l'ondata trasgressiva del film di Walerian Borowczyk "Interno di un convento " (1977). La nunsploitation ebbe un periodo felice quanto breve nelle programmazioni nelle sale, mostrandoci allegramente una serie di bellissime suore ingnude e vogliose, artistiche scenografie di lesbo in calzamaglia nera che sfidarono l'etica rigorosa del potere ecclesiastico offrendo un'alternativa alla vita monastica delle nostre consorelle, una gioiosa alternativa in cui il sesso si trasforma in dio passando attraverso satana. Il film di D'amato sfiora più di una volta nell'horror di stampo satanico con la maledizione di una statua raffigurante il dio pan, il cui malefico impulso incita alla copulazione ed alla ninfomania un gruppo di suore in un convento sperduto tra i boschi. Protagonista assoluta la splendida Paola Senatore nei panni di una contessina, rinchiusa a forza in clausura che si ribella fornicando con un giovane viveur (Angelo Arquilla)  ospitato nel convento dopo un assalto dei briganti. Per non parlare della splendida madre superiora Marina Hedman, divorata dalla lussuria ma devota ai suoi voti. D'amato ostenta una cura nella fotografia (di cui è anche il direttore), nelle luci soffuse, nelle languide penombre ed in un montaggio raramente così ben curato ma anche sullo squallore di un stupro vissuto nella ruvida violenza delle briganterie passate. Ieri questo film era considerato un porno oggi potrebbe essere rivalutato come grande film "porno". Se siete stanchi di sesso filmato con telecamere digitali, di riprese dell'atto sessuale noiose e tutte uguali, di tettone artificiali, piercing estremo e altre modernerie, cercate questo film e ritroverete tutta la gioia del sesso in pellicola, magari stavolta in compagnia della vostra lei. 

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categoria:porno era
giovedì, 21 dicembre 2006

Herschell Gordon Lewis: The Gorefather di Michele Tosolini

Ogni tanto è utile anche parlare di libri, sopratutto se riguardano il cinema di genere e, nella fattispecie, quando trattano di cineasti fondamentali come Herschell Gordon Lewis, inventore a tutti gli effetti del cinema Gore. The Gorefather è la prima biografia italiana dedicata a questo regista imprenditore che tutto ha fatto nella vita tranne il considerare una forma d'arte il cinema. Infatti il gore altro non è che pornografia della carne, gettata in pasto ad uno spettatore virato sempre più all'estremo. Negli anni '60 Lewis comprò in macelleria i suoi primi effetti speciali e iniziò a girare quello che è rimasto a tutti gli effetti il suo capolavoro: Blood Feast. Ma H.G.Lewis è sopratutto un artigiano del cinema di exploitation, uno che passava dal nudie al bikers movie fino ai filmetti per bambini.

Il libro di Michele Tosolini ripercorre la carriera artistica del regista, passando attraverso un'epoca fertile per il cinema di genere, analizzando un personaggio dalle mille sfaccettature ma mai sopra le righe.Il volume si compone di 227 pagine e 50 illustrazioni con un'intervista a H.G. Lewis (oggi impegnato nel settore della comunicazione pubblicitaria) e una prefazione di Alberto Farina, figlio del regista Corrado che negli anni '70 diresse due perle del cinema di genere come Baba Yaga e Hanno cambiato faccia, nonchè autore di un bellissimo saggio sui registi più influenti nell'ambito dell'exploitation:"Sparate sul regista" .

Quella che segue è una parte della lunga intervista che ho fatto all'autore della biografia, l'altra parte era già stata pubblicata sul sito filmhorror.com. The Gorefather si può acquistare anche via internet a questo Link.

John Waters nella sua autobiografia Shock diceva che era difficilissimo rintracciare H.G. Lewis, invece mi sembra che tu lo abbia contattato senza alcun problema, come hai fatto?

 

Ho letto Shock quando già avevo cominciato a scambiare e-mail con Lewis e quelle righe mi hanno lasciato un po' perplesso anche se erano gli anni Ottanta e Internet non era ancora un mezzo così diffuso. Negli ultimi trent'anni il padre del cinema gore è diventato un esperto di marketing e di e-commerce. La sua agenzia pubblicitaria ha un portale web dove Lewis, con qualche pagina dedicata al suo trascorso cinematografico, si presenta a potenziali imprese che vogliono accedere al mercato della Rete. Proprio attraverso il suo sito ufficiale sono riuscito a mettermi in contatto con lui via e-mail e, dopo un paio di mail che mi hanno aiutato nella stesura del libro, ho deciso di intervistarlo per “far sentire la sua voce” a chi legge The Gorefather.

 

Si è dimostrato disponibile per l’intervista?

 

Lewis è molto gentile e, sebbene sia parecchio occupato, ha sempre risposto con estrema velocità alle mie mail. L'intervista, infatti, è un collage di due o tre serie di domande fatte in momenti diversi, perché le sue risposte mi ispiravano sempre altri quesiti.

A dire il vero ho incontrato, via via che il libro prendeva forma, persone molto disponibili. Ricorderò sempre l'entusiasmo di Tim Sullivan quando, sempre tramite e-mail, l'ho contattato per un'intervista sul suo 2001 Maniacs, remake del film di Lewis.

 

Per la pre e post fazione hanno partecipato due grandi esperti del settore come Roberto Curti e Alberto Farina, ti hanno anche aiutato nella stesura e nei contatti con gli intervistati?

 

E' stata una fortuna che, quando li ho contattati, entrambi si siano gentilmente dimostrati disponibili nel partecipare a questa mia avventura editoriale. Credo che il merito sia anche loro se l'editore ha dimostrato interesse per una pubblicazione scritta da un emergente come me.

In realtà The Gorefather è un progetto che ha coinvolto molte persone e amici. Fabio Zanello e Roberto Curti hanno controllato il mio manoscritto (per ben due volte) consigliandomi e correggendo alcune mie ingenuità, mentre altri mi hanno aiutato nelle traduzioni dall'inglese.

I registi intervistati, invece, li ho contattati personalmente, ma devo a Greg Hansen di “Creature Corner” la possibilità di aver contattato Tim Sullivan. Quest'ultimo e Jimmyo Burril mi hanno anche fornito alcune foto che sono state inserite nel libro.

 

A partire dal 1963 qualcosa nel cinema è cambiato, quell’anno infatti usciva nei drive in americani Blood Feast, il film di Lewis che inaugurava lo splatter come forma di intrattenimento cinematografica, com’è il tuo rapporto con questa parte del cinema e quali sono, oltre a Lewis, i tuoi autori preferiti.

 

Credo che Lewis debba essere ricordato come un regista innovatore nella storia del cinema, come lo sono stati Russ Meyer e Roger Corman. Molto di quello che si è fatto nei decenni seguenti deriva dalle esperienze di questi tre exploiters. Ho sempre amato il cinema horror, anche se solo ultimamente l'ho scoperto in alcune sfaccettature a me inedite e meno commerciali. Posso affermare con orgoglio di avere degli standard molto bassi, del resto, Farina scrive nell'introduzione al mio libro che ben brutti sono i film di Lewis! Tuttavia, un certo gusto estetico mi permette di apprezzare autori come Cronenberg, Romero, il primo Hooper e il primo Craven. Tra gli italiani ti direi Mario Bava, Fulci e il Deodato di Cannibal Holocaust. Amo molto i primi film di Peter Jackson, e tra le nuove leve del cinema horror senza dubbio Rob Zombie e Alexandre Aja. Tra gli ultimi film che ho visto ho apprezzato molto Bubba Oh-Tep, 2001 Maniacs e a Wolf Creek. Non tantissimo il più commerciale Hostel, sebbene non mi sia dispiaciuto.

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martedì, 19 dicembre 2006

Cigarette Burns (2005)

Il Carpenter che amo è quello che ha girato questo splendido episodio della serie "Masters Of Horrors", ormai entrata nel mito come serie televisiva più vicina al cinema vero e proprio. Un successo ideato da Mick Garris , radunando i principali maestri dell'horror delle ultime tre decadi. Di tutti gli episodi Cigarette Burns è quello che supera di una spanna ogni singola puntata.
Concepiti come Mini film di un'ora, dotati di un'aura favolosa che non lesina sul sesso e sullo splatter. Nudi e sangue sono troppi da digerire nel palinsesto televisivo, per questo, molto probabilmente, Masters of horrors non vedra mai la luce sullo schermo italiano.


Cigarette Burns è la storia di un film fantasma che uccide e deforma le persone che lo vedono. Le bruciature di sigaretta sulla pellicola sono i lampi di un'altra dimensione, tema già affrontato in Prince of Darkness ed anche ne In the Mouth of Madness . La figura dell'angelo inquieta per la rappresentazione blasfema ed allegorica di un essere a metà tra il bene ed il male. L'aura che si respira per questi scarsi sessanta minuti è malata. Un rimpasto dell'horror attuale, con riferimenti allo snuff movie ed al potere dell'immagine nel nostro contemporaneo.


la scena finale dello sbudellamento è una fantastica allusione allo sbudellamento del cinema, la perdita di contenuti vitali, un chiaro esempio della indole ribelle di Carpenter, poi tutto il diventa una visione apocalittica di un mondo dove si incatenano gli angeli, gli si tarpano le ali. E' un film che ha tanto da dire nonostante la durata di un'ora! Ragazzi ammettiamolo Carpenter non è invasivo, fa film quando gli pare ma fa sempre dei fottuti capolavori, questo perchè riesce a dare all'horror il suo spessore di ribellione che ormai questo cinema sta perdendo, distratto com'è alla sempiterna ricerca del facile effetto!

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categoria:dark movies
lunedì, 11 dicembre 2006

FOREST OF FEAR (1980)

Dopo il successo di Dawn of the Dead i film di zombie imperversarono per tutto l'inizio degli anni '80 dando linfa vitale all'horror underground americano, sopratutto le produzioni low budget beneficiarono di questa nuova ondata di mostri a buon mercato. Con una trama esile, due o tre accenni di critica all'estabilishment governativo, un pò di carne putrefatta, litri di sangue finto, trucco sulla faccia ed ecco qua un film di zombie! Caratterizzato dagli stessi parametri, Forest of fear (conosciuto anche come Bloodeaters e Toxic zombies) mescola sapientemente critica sociale, apologia sulla droga e zombie movies dando vita ad un survival horror ambientato nelle campagne americane dove una comunità di hippies dediti alla coltivazione di marijuana viene inondato da un diserbante sperimentale ideato dal governo per distruggere questa temibile piaga. I ragazzi investiti da questa strana polvere prima sboccano sangue e poi si trasformano in zombie affamati di carne umana. A farne le spese saranno una coppia di campeggiatori, il pilota stesso dell'aereo che ha sparso il temibile insetticida ed un gruppo di ragazzi dediti ad un weekend di pesca.

Il film è diretto e interpretato da Charles McCrann, di cui questa opera rimane l'unica realizzata per il cinema (è morto nel crollo delle Twin Towers l'11 Settembre 2001!) e nella parte di un agente governativo troviamo anche John Amplas conosciuto per la sua interpretazione di moderno Dracula in Martin .

A prescindere dalla pochezza di mezzi e alla poca originalità della trama, il film ha comunque un buon ritmo, effetti gore non memorabili (non si capisce perchè fu censurato in Inghilterra!) e una decente verve narrativa che rende il prodotto un ottimo divertissement per una serata disimpegnata all'insegna della nostalgia per uno dei periodi più fertili del cinema horror. 

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categoria:zombie and cannibal
domenica, 10 dicembre 2006

INVASION OF THE BLOOD FARMERS (1972)

Qualcuno mi ha fatto scherzosamente notare che, da come li descrivo, certi film che in realtà sono bruttissimi, sembrano dei capolavori. Beh, stavolta non corriamo rischi anche perchè il film, infame frutto della collaborazione di due dementi come Ed Adlum e Ed Kelleher, difficilmente potrà passare come capolavoro, a meno che non si stia parlando di Trash Movie. Blood Farmers infatti, estremizza la poetica del cattivo gusto ai massimi livelli con una storia delirante, una scemeggiatura ed una recitazione demenziale e una tecnica che definire in qualche modo cinematografica, risulterebbe un insulto a chi, del cinema, ne ha fatto il suo mestiere. Tutto inizia nel classico drive bar di provincia dove arriva un tipo che ciondola imbrattato di sangue con la lingua a penzoloni, una macchina a momenti lo investe, scarta di lato e prosegue come se niente fosse. L'insanguinato entra nel bar, muove la lingua per aria e cade per terra. Benvenuti a Invasion of the Blood Farmers! Capolavoro (ebbene si non si può far finta che non lo sia) del cinema horror trash, dove le ferite non ci sono ma viene fatto colare il sangue sulle parti del corpo, dove la stessa scena passa dal giorno alla notte nel medesimo istante al punto che uno augura buona notte in pieno giorno! Dove una colonia rurale di Druidi vogliono risvegliare la loro regina attraverso un rituale a base di sangue, dove due professori discutono assurdamente di sangue rigenerato, dove si spedisce una cartolina in Transilvania, dove i contadini bevono sangue e gli vengono imbiancate le sopracciglia per farli sembrare vecchi. C'è anche una citazione a Psycho con una coppietta in un motel, stavolta però è il fidanzato ad essere trucidato a bastonate nella doccia. Le vittime dei vampiri contadini vengono dissanguate con un compressore, probabilmente lo stesso che serve per la mungitura (in effetti questa cosa è geniale), ma lo zenith della trashitudine si ha nel finale quando i druidi rapiscono il professor Anderson (Norman Kelley) e la figlia Tanna Hunter, li portano su una rupe dove risvegliano la loro regina, arriva l'eroico fidanzato Bruce Detrick mostra qualcosa che non riusciamo a vedere (forse una croce) alla vampira e tutti i druidi cadono per terra e muoiono. Fine!

Altri momenti di puro delirio: un contadino lotta col cane del professore e sembra stia litigando con un piumino bianco, uno ubriaco sulla panca mostra la foto della moglie e subito dopo la vediamo incatenata mentre la stanno dissanguando; durante un rituale i druidi bevono il sangue da una ciotola, uno sbaglia e ne versa il contenuto fuori rivelando che si tratta di...brodo!

Se cercate qualcosa fuori dal solito divertimento Blood Farmers è il film per voi, ma io vi ho avvertito riguardo la sua "qualità" cinematografica!     

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categoria:trash movie
domenica, 03 dicembre 2006

PIRANA PAURA (Piranha Part Two: The Spawning 1981)

Della serie "anche i grandi hanno fatto film trash" stavolta  tocca al mega director action titanic James Cameron che esordisce nel mondo della celluloide cimentandosi in una pellicola spazzatura . Trattasi infatti del seguito del buon Piranha di Joe Dante assunto nel cinema cosidetto mainstream nonostante il suo film su questi temibili pesci zannuti fosse a sua volta una ricalcatura di Jaws . In questo seguito troviamo un gruppo di pirana affamati e mutanti che hanno trovato rifugio in un relitto sommerso nei pressi di un gaudente resort dove lavora la bella Tricia O'Neil insegnante di immersioni. Il film inizia nella migliore tradizione dei fishkiller movies con una scena di sesso subacqueo che si trasforma in mattatoio. Poi è la volta di un ospite indisciplinato del villaggio. Lance Henriksen l'ex marito poliziotto di Tricia indaga sulle coste e si ingelosisce per le scappatelle della moglie, la quale, accompagnata da un suo spasimante (Steve Marachuk) va a fotografare il cadavere della vittima. Un infermiera la scopre e la caccia dalla morgue ma dentro il cadavere c'è ancora un disgustoso pesce zannuto che si scopre può volare e difatti azzanna alla gola l'infermiera. I pirana volanti sono il frutto di un esperimento militare (lo stesso del primo film) e l'amichetto di Tricia si scoprirà essere un biochimico venuto a recuperare le uova dei mostri affondate con il battello tempo addietro. Nel finale il solito gioco notturno di animazione del villaggio si trasforma in un bagno di sangue.

Il sangue abbonda copioso in mezzo a scene demenziali di personaggi idioti che non fanno ridere, la tensione latita  ma la pellicola è un prezioso gioiello di trash involontario. La scena più assurda è quando il poliziotto, per recuperare il figlio, uscito in mare con la fidanzatina, affonda il suo elicottero per salire sul battello. Tutto da buttare insomma? Ma no, il film è fatto bene, i giochi di filtro e le riprese subacque sono ottime, da segnalare inoltre la presenza di Ovidio G. Assonitis in veste di produttore esecutivo (è lo stesso di Tentacoli ) e il make up è realizzato dal bravissimo Giannetto De Rossi, vivace collaboratore negli horror di Lucio Fulci  mentre la musica è del grande Stelvio Cipriani (anch'esso in Tentacoli). Non a caso la produzione è italoamericana, insomma dopo "Tentacoli", "Mako lo squalo della morte" e "L'ultimo squalo" il nostro paese si conferma essere una fonte inesauribile di action movie improntati sul terrore negli abissi. Cameron, poi, sappiamo tutti che con l'acqua e le grandi navi veloci ci sa fare e Pirana paura ci ha dimostrato che i drammi marini erano insiti nel suo DNA sin dall'inizio.

postato da: albylupo alle ore 22:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:animals invasion