LA NOTTE CHE EVELYN USCI' DALLA TOMBA (1971)

Nel mare nostrum delle produzioni cinematografiche che affollarono le sale alla fine degli anni '60 e primi anni'70 spicca ogni tanto qualche prodotto degno di nota come questo arzigogolato thriller di Emilio Miraglia, oscuro mestierante che si è districato in mille generi diversi tra cui il peplum, l'horror e il giallo all'italiana. "La notte che Evelyn..." in realtà è un ottimo prodotto, sorretto da una fotografia che rasenta l'opera d'arte, ambientazioni affascinanti che spaziano tra appartamenti in puro stile pop e castelli antichi con immense stanze affrescate e quel gusto visionario/lisergico che andava tanto in quel periodo. Echi di beat garage e psichedelia musicano spogliarelliste che escono dalle bare (Erika Blanc) e boschi immersi in atmosfere sulfuree, stanze di tortura e abbondanti gettate di tuoni e fulmini completano un'opera da gustare prima con gli occhi e poi (forse) con la mente.


Lord Alan Cunningham (Antonio De Teffè) vive nel ricordo ossessivo della moglie Evelyn, morta di parto dopo averlo tradito nel parco con l'amante. Il nobile porta nel suo castello prostitute dai capelli rossi per poi torturarle ed ucciderle finchè ad una festa conosce Gladys (Marina Malfatti), bionda statuaria e seducente, di cui si innamora a prima vista. I due si sposano e vanno a vivere al castello di Alan, circondati da cameriere con enormi parrucche bionde, Alan infatti non può sopportare la vista dei capelli rossi che risveglia in lui istinti omicidi. La sposa defunt del lord, però, non gradisce l'evoluzione delle cose e torna a spaventare i coniugi mentre un losco figuro inizia a dedicarsi all'omicidio creativo paralizzando con un serpente il cognato Albert (Roberto Maldera) e seppelendolo vivo mentre prende a sassate la paraplegica zia Agatha (Joan C. Davis) per poi gettarla in pasto alle volpi. Alcuni momenti sono veramente weirdo come lo spettro che si alza dalla tomba con i guanti di Kriminal ma il film in sè stesso assume quasi una dimensione fumettistica ed è piacevole da godere prima con gli occhi che con la testa. In definitiva un prodotto dignitoso che mantiene inalterato negli anni il suo indiscutibile fascino.








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