venerdì, 27 ottobre 2006

LA NOTTE CHE EVELYN USCI' DALLA TOMBA (1971)

Nel mare nostrum delle produzioni cinematografiche che affollarono le sale alla fine degli anni '60 e primi anni'70 spicca ogni tanto qualche prodotto degno di nota come questo arzigogolato thriller di Emilio Miraglia, oscuro mestierante che si è districato in mille generi diversi tra cui il peplum, l'horror e il giallo all'italiana. "La notte che Evelyn..." in realtà è un ottimo prodotto, sorretto da una fotografia che rasenta l'opera d'arte, ambientazioni affascinanti che spaziano tra appartamenti in puro stile pop e castelli antichi con immense stanze affrescate e quel gusto visionario/lisergico che andava tanto in quel periodo. Echi di beat garage e psichedelia musicano spogliarelliste che escono dalle bare (Erika Blanc) e boschi immersi in atmosfere sulfuree, stanze di tortura e abbondanti gettate di tuoni e fulmini completano un'opera da gustare prima con gli occhi e poi (forse) con la mente.

Lord Alan Cunningham (Antonio De Teffè) vive nel ricordo ossessivo della moglie Evelyn, morta di parto dopo averlo tradito nel parco con l'amante. Il nobile porta nel suo castello prostitute dai capelli rossi per poi torturarle ed ucciderle finchè ad una festa conosce Gladys (Marina Malfatti), bionda statuaria e seducente, di cui si innamora a prima vista. I due si sposano e vanno a vivere al castello di Alan, circondati da cameriere con enormi parrucche bionde, Alan infatti non può sopportare la vista dei capelli rossi che risveglia in lui istinti omicidi. La sposa defunt del lord, però, non gradisce l'evoluzione delle cose e torna a spaventare i coniugi mentre un losco figuro inizia a dedicarsi all'omicidio creativo paralizzando con un serpente il cognato Albert (Roberto Maldera) e seppelendolo vivo mentre prende a sassate la paraplegica zia Agatha (Joan C. Davis) per poi gettarla in pasto alle volpi. Alcuni momenti sono veramente weirdo come lo spettro che si alza dalla tomba con i guanti di Kriminal ma il film in sè stesso assume quasi una dimensione fumettistica ed è piacevole da godere prima con gli occhi che con la testa. In definitiva un prodotto dignitoso che mantiene inalterato negli anni il suo indiscutibile fascino.

   

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categoria:b movie
domenica, 22 ottobre 2006

DRIVE IN MASSACRE (1976)

Difficile pensare che esista un film più brutto di questo, uno slasher movie tipico degli anni '70, di quelli che andavano proiettati nei drive in  a tarda notte mentre le coppiette appartate in automobile si dedicavano agli affaracci loro. In effetti l'idea di partenza ha un che di sarcastico, con un serial killer misterioso che affetta gli amanti parcheggiati e fa tribolare due detective (Bruce Kimball e Adam Lawrence) un pò ciccioni e un gestore del cinema che sembra più uno spacciatore uscito dal ghetto (Newton Naushaus), metteteci dentro un handyman chiamato germy (Douglas Gudbye) che sembra un maniaco sessuale e una serie di personaggi improbabili che fanno le moine in macchina prima di essere sgozzati o decapitati e avrete perfettamente a fuoco il tipo di film realizzato da un sedicente Stu Segall (che si firmò poi in altre pellicole con il nome di Godfrey Daniels).

La sceneggiatura , poi, anche più inconcludente e sbagliata della realizzazione tecnica dell'insieme. Insomma, dopo averlo visto, Drive in Massacre scivola via con un senso di inettitudine e sofferenza da parte dello spettatore che, per fortuna, scompare dalla mente all'uscita della sala (come anche i soldi del biglietto). Eppure anche nel miasma generale di questo orrore cinematografico, il senso di ironia pervade sottilmente il tutto, al drive in non viene mai inquadrato lo schermo dove proiettano i film, quasi a voler sottolineare che siamo noi dall'altra parte del telone che guardiamo gli altri che ci guardano (e muoiono). Gli effetti spaltter, sopratutto nella scena iniziale, sono gradevoli ma le incongruenze abbondano (c'è un maniaco in un magazzino che minaccia una tipa con un  machete che, quando arrivano gli sbirri, si trasforma come per magia in un revolver). Certo, con un pò di filosofia, si riesce a leggere del buono anche in film come questi, ma c'è un limite a tutto.

 

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categoria:trash movie
venerdì, 20 ottobre 2006

REVOLT OF THE ZOMBIES (1936)

Dopo il successo ottenuto dal piccolo classico White Zombie del 1932, il regista Victor Halperin ritorna sullo stesso tema quattro anni dopo con questo piccolo gioiellino dell'epoca d'oro, praticamente misconosciuto. Siamo in Cambogia, durante la prima guerra mondiale gli ufficiali americani sono interessati alle strane dicerie che provengono dal fronte, riguardanti un drappello di soldati cambogiani invincibili. Attraverso un rito arcano di un monaco è infatti possibile traformare gli esseri umani in zombi indistruttibili. Ma il monaco viene assassinato dal malvagio Conte Colonnello Mazovia (Roy D'Arcy) che s'impossessa della magica pergamena con cui compiere il rito. Tuttavia il satanico nobile non sa come usarla, lo scoprirà invece il giovane chimico Armand (Dean Jagger) che seguendo un misterioso orientale nel folto della giungla verrà a contatto con un tempio in cui strane incisioni si riveleranno essere delle formule per creare un gas in grado di annullare la volontà umana e rendere le persone succubi del potere di chi le comanda.

Il colonnello Mazovia cerca di impossessarsi della formula ma Armand ha già creato il suo primo zombi con cui si libera dell'odioso nobile e comincia a formarsi il suo personale esercito di schiavi. Sarà l'amore per Claire (Dorothy Stone) a farlo recedere dai suoi folli propositi anche se dovrà pagare con la vita questo suo folle progetto. Da segnalare l'apparizione (non accreditata) dello sguardo magnetico di Bela Lugosi nelle scene in sovraimpressione per mostrare il potere mentale di Armand sul suo esercito zombesco.

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categoria:bianco e nero
domenica, 15 ottobre 2006

WILD BEASTS - Belve feroci (1984)

La cosa più triste è il pensare che molti animali siano stati uccisi per realizzare le scene di questo film, sordido residuo dell'era dannata dei Mondo movies. Non a caso, a dirigere l'ultima prodezza italiana del genere tristemente famoso nel mondo è il sempiterno Franco Prosperi, co-realizzatore del primogenito di questa dannata stirpe, quel Mondo cane che gli ha valso l'attestato di peggior amico della natura. Nonostante si abbandonino i tagli documentaristici falsati e ci si cali decisamente nella fiction, Wild Beasts mantiene il discutibile indugio al dettaglio macabro della gente divorata dai leoni, schiacciata dagli elefanti, rosicchiata dai topi o inseguita a 160 km orari da un ghepardo inferocito. L'uomo di città incontra la natura e nonostante la sua intelligenza e il suo progresso perisce inevitabilmente fra le zanne di un branco di felini impazziti per la polvere d'angelo misteriosamente discioltasi nell'acquedotto comunale di una Berlino "sotto mentite spoglie". Come protagonista troviamo un'eroina del genere cannibal, Lorraine De Selle (Cannibal ferox ) nei panni di una giornalista che trascura la figlia, e John Aldrich, nei panni di un biologo amante degli animali (e deve esserlo anche nella realtà perchè dopo questo film non ha più lavorato nel cinema). Completa il cast un italianissimo Ugo Bologna che dà un pò il senso alla Fantozzi a tutta questa storia, molto ben confezionata, con tanti bei flani dettagliati per lanciarla nelle sale (elenchi di tutte quante le efferatezze compiute nel film in puro stile Faces of Death ) ma poco senso al tutto, sopratutto al pietoso messaggio ecologista/apocalittico di un futuro che in realtà è molto diverso da quello che ci si aspettava in quegli anni.

 

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categoria:animals invasion
domenica, 15 ottobre 2006

Les Raisins de la Mort (aka Grapes of death 1978)

Jean Rollin fa parte di quella schiera di registi europei consacrati all'underground ma sopratutto al sexy horror, suoi sono una interminabile sequela di pellicole impregnate da vampire lesbiche ignute e lordate di sangue. Tanto per citare il titolo della sua punta di diamante nel genere, è il regista di "Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi". Meno conosciuto di Jesus Franco e Amando de Ossorio, Rollin è di diritto l'esponente francese di quella corrente europea che ha attraversato il cinema degli anni '70, legata al sesso e allo splatter. Purtroppo Rollins è anche tristemente famoso per un taglio registico straniante, legato ad interminabili piani sequenza che vorrebbero essere "artistici" ma che invece generano solo una noia mortale nonostante l'interessante cast di contorno a base di belle ragazze generose con cui infarcisce i suoi film (quando non era impegnato a girare porno).


Le Raisins du Morts rappresenta una delle sue punte massime in quanto a budget disponibile, abbandona sesso e vampire per orientarsi ad una variante campagnola de Night of the Living Dead. Elizabeth (Marie-Georges Pascal) viaggia in treno con un'amica per andare a trovare il fidanzato nel sud della Francia, ad una fermata però sale un ragazzo col volto incrostato di pus e sangue che si siede nel suo vagone e che la guarda in modo inquietante: questa è, a mio avviso, una delle scene più belle del film, dotata di una tensione insostenibile che purtroppo il resto della pellicola (sopratutto nel finale) non riesce a mantenere. La protagonista scappa dal treno dopo aver trovato il cadavere dell'amica e scoprirà in mezzo ai boschi una realtà rurale tutt'altro che rassicurante. Un pesticida gettato sui vigneti del paese vicino ha, infatti, contaminato il vino che bevono gli abitanti, trasformandoli in zombi assassini e purulenti. Ottimi momenti splatter, un pò di tensione ma sopratutto tanto trash in scene spesso montate male, attori pessimi e una sceneggiatura che fa acqua da molte parti...nelle restanti, invece, abbonda di vino contaminato!
 

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venerdì, 13 ottobre 2006

SHOCK WAVES (L'occhio del Triangolo, 1977)

All'epoca della sua uscita nelle sale cinematografiche italiane, Shock Waves dovette pagare pegno al contemporaneo successo del film di René Cardona Jr., The Bermuda Triangle, assumendosi un titolo che poco c'entrava con la storia raccontata. Diciamo che, forse, trattandosi di un film ambientato su un' isola, i distributori italiani ci hanno aggiunto un improbabile collegamento all'infausto luogo dove spariscono navi e aerei, per attirare un pubblico ancora affascinato dai misteri dell'ignoto.

Peccato, perchè alla pellicola di Ken Wiederhorn manca tutto tranne un'idea originale alla base, quella di super guerrieri delle SS trasformati in morti viventi immortali da utilizzare in guerra. Il plot narrativo si ispira ad una serie di leggende nate sul nazismo e porta una serie di naufraghi su un'isola apparentemente deserta dove risiede un vecchio ufficiale tedesco (il grande Peter Cushing) che li esorterà a scappare.

Uno ad uno i visitatori verranno decimati dai mostruosi killer in uniforme grigia e occhialoni protettivi, silenziosi ed inesorabili come appunto la tradizione zombistica risiede (con l'aggiunta di nuotare silenziosi sott'acqua). Ovviamente solo uno sopravviverà al massacro finale portandosi dietro un incubo non certo facile da dimenticare. Partendo da un soggetto originale, il regista segue un pò il filone alla Agatha Christie con la progressiva eliminazione degli attori, il primo a farne le spese nel naufragio è il vecchio capitano interpretato da un colosso (in quel periodo purtroppo in declino) del calibro di John Carradine. Assistiamo quindi ad una comparsata di personaggi non proprio simpatici che faranno una brutta fine nelle paludi dell'atollo. L'entrata in scena dei soldati zombi che emergono dalle acque si protrae per tutto il film diventando un elemento ossessivo ma anche e purtroppo di noia. Al film infatti manca una sceneggiatura calibrata che mantenga costante la tensione (anzi di tensione qua manco se ne parla) ed un montaggio che renda il tutto più scorrevole. La pesantezza che si ricava nell'assistere a questo lento massacro non viene lenita nè da un titolo fuorviante nè da una buona idea di base, purtroppo.

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categoria:b movie
lunedì, 09 ottobre 2006

THREE ON A MEATHOOK (1972)

Three on a Meathook (1972)

Il bello del cinema è che le idee si copiano da un film all'altro generando spesso altrettante nuove idee che si trasformano, poi, in pietre miliari per le generazioni future. A volte questo accade partendo da piccolissimi B-Movie come questo Three on a Meathook (Letteralmente "tre su un gancio da macellaio") opera prima di William Girdler, re dell'exploitation anni'70. Questo slasher movie parte da una sceneggiatura che ricalca spudoratamente quella di Psycho ribaltandone però i personaggi (all'inizio l'assassino sembra essere il figlio mentre poi si scopre che è il padre) e aggiungendo generose dosi di nudo e splatter. In definitiva un prodotto da drive in che nella sua mediocrità ha ispirato un classico dell'Horror moderno quale The Texas Chain Saw Massacre  uscito due anni dopo. Il film di Girdler, infatti, sviluppa per primo, anche se in maniera piuttosto superficiale, l'idea della famiglia cannibale che appende corpi di giovani donne su ganci da macellaio per sfamare la madre di Billy (James Pickett), da lui creduta morta ma invece viva e vegeta e affetta da una sindrome cannibalistica che il padre (Charles Kissinger) provvede a placare ammazzando giovanette nella loro abitazione. Succede a quattro ragazze, all'inizio del film, che, dopo una gita in barca, rimangono in panne con l'auto e incontrano il giovane e gentile Billy che si offre di ospitarle per la notte.

(Photo upload by www.dansemacabre.pl)

Dopo il massacro, il padre accusa il ragazzo di avere turbe sessuali e istinti omicidi incontrollabili, ma Billy non ci sta, va in città a sbronzarsi e incontra Sharon (Sherry Steiner) che si innamorerà di lui e lo aiuterà a scoprire il terribile mistero che nasconde la sua famiglia. Il finale ci rivelerà in maniera piuttosto raffazzonata l'incubo ad alta macelleria del padre, tutto intento a preparare fettine di carne direttamente da un braccio umano smembrato. Sorretto da un'ottima colonna sonora beat/psichedelico dello stesso regista in collaborazione con il gruppo American X press (che appare dal vivo in alcune scene) il plot narrativo scorre bene ed è sufficientemente divertente, anche se non brilla certo per originalità. Le scene splatter sono debitrici dello stile di Herschell Gordon Lewis , la sceneggiatura è di Alfred Hitchcock, eppure in questo copia e incolla cinematografico qualcun altro ci ha attinto qualcosa e ci ha costruito su un capolavoro, stiamo, ovviamente parlando di un certo signor Tobe Hooper .

postato da: albylupo alle ore 11:49 | Permalink | commenti
categoria:gore n splatter
giovedì, 05 ottobre 2006

Nell'attesa di prossime e deliranti recensioni, vi voglio presentare

IL CAVOLO PARLANTE

Ovvero il papà rompicazzo di Mario protagonista di "Neve", il mio ultimo delirio cinematografico1

Per saperne di più cliccate sulla foto!

Per l'intanto vi informo che potrete leggere altre mie recensioni horror anche su www.filmhorror.com

un bel sito realizzato da grandi ragazzi che amano veramente l'horror underground

ciao ciao

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categoria:
lunedì, 02 ottobre 2006

E' ufficialmente On-Line il mio nuovo Cortometraggio:

NEVE (2006)

Soggetto e Sceneggiatura, regia, effetti speciali, trucchi e riprese
Alberto Genovese
 
Musica
Antonello Raggi
 
Interpreti:
 
Alberto Genovese ………………Mario
 
Sara Cannata……...........……….Maria/secondo Killer
 
Alessandro Saponaro...…..........Tenente Polizia
 
Filippo Soddu………….........…..Sergente Polizia
Durata 8' 59
Trama:
"Nevica da 90 giorni, la città è bloccata, gli spazzaneve ormai non passano più.  Mario, prigioniero nel suo appartamento,vive in una dimensione tra incubo e realtà.
Ha ormai ucciso tutti gli inquilini del suo palazzo ed ora attende che l'ultima vittima arrivi finalmente a casa per completare l'opera. Peccato che Mario non sia l'unico serial killer in città....”
Per vederlo cliccate qui
Il film è nato proprio durante una forte nevicata che ha interessato Milano per 3 giorni, allorchè ho preso la telecamera e ho cominciato a girare per le strade, da lì progressivamente è nata la storia che si dipana in una dimensione surreale e psichedelica.
Alcuni commenti di chi l'ha visto:
 "robottoni anni 80, bave alla bocca, pseudo stop motion, effetti speciali artigianali funzionalissimi, e un ironia che non manca mai...."(Modest Mau)
"Neve spacca veramente il culo!!" (Corinzio)
"Geniale direi soprattutto nella parte del robot-tino dove poi si vede un totem che non ho capito cosa centrasse..:)! Ma anche le luci e i colori rispecchiano pienamente una notte d'inverno con la neve che all'apparenza sembra soffice e candida ma che nasconde un lato del tutto malefico, devastante...." (Macabro)
"bellissimo neve! mi ha fatto venir voglia di inverno" (Tying Tiffany)
 

 

 

postato da: albylupo alle ore 11:31 | Permalink | commenti
categoria:anni 80