mercoledì, 27 settembre 2006

UNE VRAIE JEUNE FILLE  (A Real Young Girl, 1976)

La seconda prova registica della francese Catherine Breillat (per intenderci, quella che ha portato Rocco Siffredi a recitare in un film "serio" come Romance ) è un viaggio nelle turpitudini adolescenziali che oscilla tra arte e cattivo gusto, la regista non ci risparmia nulla, dal dettaglio del cerume estratto da un orecchio al primo piano della vagina di Alice (Charlotte Alexandra) che orina fuori e dentro la tazza per poi passarci sopra il piede nudo, passando per la scena allucinante in cui Jim (Hiram Keller) le infila un lombrico in mezzo alle cosce con estrema dovizia di particolari. La protagonista è una ragazzina in piena pubertà che torna a casa per le vacanze carica di ormoni e desiderio, troverà ad attenderlo un padre fedifrago e una madre in piena crisi di mezz'età. Del resto anche Alice mostra qualche segno di turbamento, gira di notte con le mutandine abbassate, si sdraia nuda sulle rotaie del treno, si penetra con una bottiglia e sogna di copulare con l'aitante manovale di una segheria (Jim), ma il sogno e la realtà sono due cose differenti ed Alice si troverà a rifiutare le avance del ragazzo per paura di rimanere incinta.

La crudezza delle immagini e la assennata ricerca del particolare shock è in perenne contrasto con l'approccio erotico filoadolescenziale della pellicola ma del resto la Breillat cerca nel realismo estremo la sua identità registica ed il film scorre via con immagini intense e percezioni di un mondo vero e crudele nella provincia francese. Forse la storia, di per sè, è un pò piatta e sbrigativa ma la ricerca stilistica copre la semplicità della trama stuprando lo spettatore innocente e trasformandolo in vittima sacrificale della realtà filmata. Dopo tutto quello che vediamo in questo film è quello che vediamo ogni giorno guardando nella tazza del cesso dopo aver defecato. 

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categoria:porno era
domenica, 24 settembre 2006

JUBILEE (1977)

Immerso nella degradata periferia industriale inglese, questo film dello scomparso Derek Jarman si presenta come un brutale, selvaggio e irriverente viaggio nella decadenza punk, in pratica il mondo come l'avremmo visto se la rivoluzione anarchica avesse improvvisamente preso il potere nel mondo occidentale. Il prologo ci mostra la Regina Elisabetta I (interpretata da Jenny Runacre che recita in questo film in un doppio ruolo con la malvagia Bod) che, attraverso gli occhi neri dell'angelo Ariel (Ian Charleson), vede il futuro dell'Inghilterra trasformato in un mondo di follia, omosessualità e violenza dove i punk regnano incontrastati con la complicità di un folle discografico (Jack Birkett) dalla risatina urticante. In questo panorama degradato sguazza la folle e sadica Bod con la sua combriccola di pazze cantanti con cui si diverte a uccidere poliziotti e giovani amanti, si fa scrivere con un coltello "Love" sulla schiena e gira con un mitra. Il regista calca molto sull'effetto violenza e sul monito che "non c'è alcun futuro" per il mondo, devastato dalla rabbia e dall'avidità, dal militarismo e dalle guerre: una spirale di violenza che ha condizionato un'intera generazione, generazione che nel 1977 ha imbracciato catene e spilloni per dare voce alla propria disperazione ed impotenza. Un film apparentemente weirdo, in realtà pregno di momenti indimenticabili che si ispira al colorato travestitismo di The Rocky Horror Picture Show (non a caso compare in un cameo anche il suo ideatore Richard O'Brien e la "Columbia" Nell Campbell) virato però al nero di seppia del pessimismo irriverente che non si fa scrupolo di trasformare la passione di Cristo in una sorta di orgia omosex. Nel cast anche la punkstar Adam Ant nel ruolo di Kid, giovane cantante che muore sbudellato dalla polizia. Un tripudio del cattivo gusto che regala anche tanta poesia e splendidi momenti musicali come "Cool Britannia" cantata in reggicalze e armatura romana da parte della maestrina punk " Amyl Nitrate" (Jordan). Le musiche del film sono di Brian Eno.

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categoria:punkie junkie
sabato, 16 settembre 2006

Antropophagus (1980)

Una cosa che non mi stancherà mai di stupirmi è la capacita del buon vecchio Aristide di camaleontizzarsi in una miriade di generi, mischiandoli fra loro (porno e horror in porno holocaust) e portandoli alla loro massima espressione grazie alla rara dote di saper fare del cinema. Anthropogagus è la summa del suo cimento horror non tanto per gli effetti splatter invero oggi superati ( ma la scena in cui il mostro mangia il feto di Serena Grandi fa ancora il suo porco effetto), quanto per l'uso sapiente delle tensioni, delle inquietudini che posso nascere su una tranquilla isoletta greca, trasformatasi in una location completamente deserta in cui approdano un gruppo di giovani spensierati (tra cui Saverio Vallone) per accompagnare una ragazza (Tisa Farrow) incontrata per caso ad Atene. In breve quellla che doveva essere una gita di piacere si trasforma nel destino sanguinoso già predetto dalle carte ed inesorabile nel suo crescendo.

La tensione è alimentata da un uso magistrale della soggettiva che non inquadra mai il ricco proprietario dell'isola ( il grande George Eastman, uno dei migliori attori con cui ha lavorato spesso Joe D'amato)  divenuto un orrendo cannibale dopo essere scampato ad un naufragio grazie alle tenere carni della sua famigliola. Aristide Massacesi non ci dispensa da scenografie da incubo in cripte e cimiteri, boschi nella tempesta ed insopportabili attese in cui deve succedere qualche cosa ma non lo fa. Questo è horror puro e come tale ci regala un ora e mezza di puro terrore in cui tremerete a rumori sospetti ed ogni tanto, inevitabille, girando lo sguardo dietro le proprie spalle per vedere se c'è qualcuno. Consigliato rivederlo e diffonderlo alle nuove generazioni perchè gioielli così in Italia non ce ne sono stati molti.    

postato da: albylupo alle ore 23:48 | Permalink | commenti (5)
categoria:zombie and cannibal, italian movies
lunedì, 04 settembre 2006

La Noche del terror ciego

(Aka Tombs of the blind dead, le tombe dei resuscitati ciechi 1971)

Cosa rende grande Amando de Ossorio se non la capacità di fare quattro film con una trama così diversa tra loro  utilizzando sempre gli stessi protagonisti? Stiamo naturalmente parlando dell'ordine oscuro dei resuscitati ciechi: cavalieri scheletro dediti a rituali satanici nonchè al cannibalismo ed al vampirismo ai quali furono asportati gli occhi e che, dopo morti, arrancano con i loro cavalli spettrali attraverso vecchi cimiteri e monasteri abbandonati. In questo primo episodio della quadrilogia, forse il migliore della serie, la trama nasce dalla fine, ma in modo talmente impercettibile che non ce ne rendiamo conto quando in una piscina di lusso, due ex compagne di scuola con un passato lesbico, si reincontrano e decidono di farsi un viaggetto insieme col trenino panoramico  che sfreccia lungo le vallate madrilene. Una delle due Virginia (María Elena Arpón) non gradisce però le attenzioni che il loro accompagnatore Roger (César Burner) ha per la bella creatrice di manichini Betty (Lone Fleming). Infastidita, Virginia scende dal treno in moto per recarsi in una cittadella che ha visto dal finestrino.

 

Peccato che si rivelerà un vecchio monastero abbandonato e a Virginia non resterà altro che passare la notte lì. Mal gliene coglierà visto che gli sgradevoli zombie incappucciati riposano proprio in quelle vecchie tombe e non tarderanno a far sentire la loro silente presenza. Pedro e Betty ritroveranno il cadavere della ragazza  pochi giorni dopo, orribilmente sbranato, e decideranno di scoprire cosa è successo al vecchio monastero. Scopriranno quindi una terribile leggenda che avvolge il luogo, leggenda che prenderà forma in Virginia, anch'essa resuscitata e famelica. Il finale vede una specie di assalto al treno zombesco davvero efficace che poco lascia vedere ma tanto sentire (e difatti i cavalieri zombi possono solo sentire). Il film si chiude con urla e strilli decisamente sopra le righe, un pò come tutto lo sviluppo della sceneggiatura, non privo di momenti di ironia e di erotismo (un pò) gratuito. I personaggi e le situazioni vengono però approfonditi talmente bene che ancor oggi si riesce a provare inquietudine in questa produzione ispano lusitana, ma solo se ci si dimentica dei mezzi e dell'epoca che inevitabilmente agiscono impietosi sulla pellicola facendola apparire un pò datata (ma i contenuti sono sempre attualissimi). Per apprezzare "Noche del terror ciego" basta lasciarci coinvolgere dalla fantasia malata di un autore come De Ossorio, uno tra i più particolari e misconosciuti registi degli ultimi quarant'anni.  

postato da: albylupo alle ore 23:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:psychotronic movies, zombie and cannibal
venerdì, 01 settembre 2006

SQUIRM (I carnivori venuti dalla Savana, 1976)

Inizia con un forte temporale, poi una torretta dell'alta tensione si spezza mentre la telecamera ostenta dettagli di viscidi vermoni zannuti che emettono una serie di improbabili suoni. Ed è proprio l'improbabilità il leit motiv più frequente nella pellicola di Jeff Lieberman, che nuota sulla falsariga di The Birds il capolavoro del sottogenere denominato "eco horror"  realizzato nel 1963 da AlfredHitchcock (improbabilità #1).

 Anche qui il crescendo dell'orrenda invasione viene sviluppato gradualmente partendo da un verme che nuota nel cioccolatte di Don Scardino, allegro studente di New York che arriva nella piccola cittadina a trovare la sua amata Patricia Pearcy. Iniziano quindi a verificarsi strani incidenti, la doccia inizia a sputare viscidi lombrichi (un chiaro omaggio a Psycho ), nel terreno vengono ritrovati dei cadaveri ridotti a mucchi d'ossa. Ma la scena migliore è quando, sulla barca Patricia allontana il muscoloso spasimante R.A. Dow facendolo cadere (improbabilità #2) su una scatola di vermi da pesca che gli si infileranno nella faccia, uno dei pochi effetti speciali del film, molto ben fatto, che fa ancor oggi la sua porca figura. Scopriamo quindi subito che un cavo dell'alta tensione staccato sta scaricando nel terreno migliaia di volts, ed è proprio questa la causa della trasformazione di innocui vermetti in aggressivi carnivori  (improbabilità #3). 

Ben presto la moltitudine strisciante farà cadere un albero sulla casa della protagonista (improbabilità #4) e si potrà assistere quindi ad una schifosa fiumana di spaghetti gommosi che inonderanno l'abitazione tenendo sotto assedio i nostri eroi per tutta la notte. Ma non è tutto, il muscoloso Roger (lo spasimante) tornerà infatti, con i vermi infilati ancora dentro la pelle (improbabilità #5) nel tentativo di riprendersi la sua amata, arrivando, nel finale, a strisciare lui stesso, come un insetto su per le scale inseguito dalla sua nefasta corte di larve carnivori. Nonostante le numerose improbabilità della trama però, il film è gradevole, recitato con piglio quasi da teenage comedy, ed ha il grande merito di non far vedere più di quello che si può permettere. Una perplessità sul titolo italiano: ma se tutto il film è ambientato in una piccola comunità rurale americana, cosa cavolo c'entra la Savana?

postato da: albylupo alle ore 09:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:animals invasion