mercoledì, 30 agosto 2006

THE HILLS HAVE EYES

( Le colline hanno gli occhi, 1977)

 

Non ho ancora visto il remake che mi dicono essere molto carino, quello che mi stupisce è quest'avversione per l'originale che leggo ormai troppo spesso su internet.
Il film di Wes Craven ha una forza espressiva assolutamente perfetta nel contesto e per i mezzi di cui disponeva negli anni '70. Un cosa è certa: molti film (fra questi The Devil's Rejects , Wrong Turn e ovviamente il remake) si sono ispirati alla brutalità insita nella follia dell' estrema provincia americana in cui una famiglia cannibale del deserto, senza alcun motivo se non l'orgasmo della caccia e la spasmodica ricerca di cibo, assale la carovana di borghesi rimasti in panne. Il motivo dell'esistenza di questi mostri non viene mai spiegato ma solo accennato all'inizio del film, quando vediamo volare dei caccia militari
 sopra le dune di terra. La  violenza che non cede mai allo splatter ma proprio per questo ancora più  forte, il finale  trasuda della bestialità dell'uomo, un insieme profetico di un possibile futuro in cui ci troveremo a divorarci l'un l'altro come bestie.


Il film di Craven brilla della luce che in quegli anni si proponeva come rifiuto della famiglia, il disprezzo dei valori correnti e l'aperta denuncia alla brutalità umana, un mondo di disperati contro un mondo di borghesi ancor più disperati. Uno dei primi esempi di Western Horror di cui John Carpenter sarà sicuramente il miglior esponente. Non c'è pieta nella famiglia cannibale e la sua cattiveria rappresenta il volto nascosto dell'america stessa. Un perfetto affresco di un epoca quindi, ed in quanto tale Hills have eyes può essere classificato come capolavoro!

E comunque già il suo titolo è ormai storia, alla faccia dei detrattori!

postato da: albylupo alle ore 23:27 | Permalink | commenti (6)
categoria:zombie and cannibal
martedì, 29 agosto 2006

It! The Terror from Beyond Space 

(Aka Il Mostro dell'Astronave, 1958)

Ci sono film che nella loro piccolezza hanno fatto la storia del cinema, è questo il Caso di "IT!", B-movie diretto da Edward L. Cahn e realizzato con mezzi alquanto rozzi e artigianali anche per la sua epoca. Eppure, signore e signori, senza questo pastrocchio di sfondi in cartone e astronavine di plastica, la Sci Fi che conosciamo oggi sarebbe molto diversa. Possibile? Andatelo a chiedere a Mr. Ridley Scott che ha praticamente realizzato per il suo Alien , una sorta di remake non dichiarato di questo cult fantascientifico.

La storia, del resto la conosciamo tutti: una squadra di scienziati terrestri incaricata di recuperare la precedente spedizione atterrata su Marte, scopre l'astronave distrutta e, nel viaggio di ritorno, riporterà involontariamente un ospite sgradito, una mostruosa creatura aliena che decimerà l'equipaggio succhiandone i fluidi vitali. I superstiti riusciranno dopo mille peripezie ad eliminare la creatura grazie alla decompressione dell'ossigeno. In un tripudio di cartapesta, costumi in gommapiuma, sfondi spaziali stellati e interni da fabbriche metallurgiche, questa pellicola ha dato un contributo fondamentale alla fantascienza, ma aldilà di questo, il prodotto, pur con vistose carenze di mezzi, risulta godibile dall'inizio alla fine e ci regala, ancor oggi, una notevole dose di tensione rincarata dal suo fascino vintage che non potrà che commuovere i nostalgici come me. Il momento più trash? La passeggiata nello spazio di due astronauti, realizzata inclinando a 45° la telecamera mentre gli attori entrano da un buco nel pavimento.

postato da: albylupo alle ore 11:13 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 04 agosto 2006

INCUBUS, IL POTERE DEL MALE (The Incubus 1981)

Certe locandine esercitano un fascino soprannaturale nei mie confronti, così quando nel 1981 uscì nelle sale questo low budget horror diretto da John Hough, me ne innamorai perdutamente anche senza averlo mai visto. Il film, difatti, era vietatissimo ai 18 anni e, a quei tempi, le sale erano veramente off limits per noi ragazzi della pubertà. Così qualche anno dopo lessi il libro di Ray Russell , una sorta di romanzo porno horror su un demone stupratore che terrorizzava, con il suo gigantesco pene laceratore, le donzelle di una piccola cittadina della provincia americana. Oggi, grazie al mio pusher di fiducia (di video eh!), ho recuperato una vecchia vhs di questo memorabile film e, devo dire che, per tre quarti della storia ne sono rimasto un pò deluso. Abbiamo un grande attore come John Cassavetes, nei panni di un medico con un passato oscuro per una relazione con una diciottenne (che non si capisce se l'aveva uccisa lui o che cosa) ed un presente ancora meno chiaro nella sua relazione con la figlia Jenny (Erin Flannery), invischiato in una serie di delitti a sfondo erotico in cui le vittime, tutte donne, vengono brutalmente stuprate e lacerate da un misterioso essere dalla forza e dalla potenza (sessuale) impressionante. In mezzo c'è Tim (Duncan McIntosh) figlio di un'anziana del paese che fa strani sogni su una camera di torture dove vede una donna legata al tavolo da dei monaci incappucciati. Scopriremo che trent'anni prima gli orribili delitti erano già accaduti e che la maledizione di una strega pende sulla famiglia dei Galen.

Cordell (Cassavettes) and his daughter (Flannery) wake up to the news.

Il film si riscatta in molte scene, abbastanza feroci che non risparmiano neppure una ragazza in carrozzella. Molto bella la scena al cinema mentre si assiste ad una sorta di video rock ispirato a Sansone e Dalila ma tutta la pellicola si arricchisce improvvisamente nell'incredibile finale (che ovviamente non vi svelerò) capace veramente di lasciare il segno per l'improvviso ribaltone di tutta la storia. In sostanza un prodotto medio dell'epoca, non girato particolarmente bene, con molti errori di ripresa (il microfono...il microfono!!!) ma dotato di una forza visionaria molto avanti per i tempi in cui è stato girato. Da notare inoltre che il tema del sogno che si materializza anticipa di tre anni le tematiche kruegheriane di A Nightmare on Elm Street (tra l'altro c'è una somiglianza mostruosa tra la figlia del medico e Heather Langenkamp). Sono questi piccoli film che alimentano il cinema, la fantasia e le tematiche del new horror anni '80, forse avrebbe dovuto spingersi più oltre vista anche la particolarità della trama, ma in definitiva "Incubus" lascia il segno e non mi ha fatto rimpiangere questi venticinque anni di attesa.

postato da: albylupo alle ore 00:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:anni 80, b movie, horror anni 80
martedì, 01 agosto 2006

Confessions of a Psycho Cat (1968)

Durante la visione di questo perfetto esempio di sexploitation non ho potuto fare a meno di pensare a  Trainspotting, forse Irvine Welsh si è proprio ispirato a questo bizzarro sottoprodotto in bianco e nero per realizzare la storia della sua comunità di tossici. Anche qui troviamo un gruppo di ragazzi dediti al vizio sfrenato, tra heavy petting, marjuana ed eroina irrompe in scena Ed (Ed Garrabrandt) uno spacciatore che racconta di essere invischiato in uno strano gioco organizzato da una ricca psicopatica (Eileen Lord) amante dei safari che ha deciso di cambiare tipo di preda e dedicarsi agli esseri umani. In un flashback la vediamo proporre a tre uomini, tutti invischiati, per varie ragioni, in un omicidio, un patto: se sopravviveranno ad una caccia all'uomo per 24 ore riceveranno un milione di dollari. Il safari si svolge a Manhattan e coinvolge, oltre allo spacciatore, anche un vecchio attore e un campione di wrestling (interpretato nientemeno che dal pugile Jake LaMotta) a cui saranno affibbiati dei nomi d'animali (Toro, sciacallo, ecc..) e come tali saranno cacciati. Vediamo infatti, in una delle scene più deliranti, il campione infilzato come un toro durante una corrida dalla "psycho gatta" travestita da torero.

Ma il meglio lo da lo spacciatore stesso in una scena in cui si fa una pera, tutto delirante, nei cessi pubblici, per poi finire infilzato al collo con una balestra in pieno centro cittadino. Il delirio totale della protagonista deriva poi, come si scopre durante le sue numerose sedute psichiatriche, dall'infanzia, quando il fratellino gli buttò il suo cane giù da un grattacielo (!). In tutto questo assistiamo a scene gratuite di sesso e nudità (aggiunte in un secondo tempo) accompagnate da una musichetta psichedelico beatnick che sottolinea, oltre alle scene orgiastiche, anche gli sguardi allucinati della protagonista (che come matta ha veramente talento). Il regista Herb Stanley agisce sotto lo pseudonimo di "Eve" e si sbizzarrisce in soggettive mozzafiato, primi piani bizzarri e movimenti arditi della telecamera. La storia si ispira, a modo suo a una pellicola degli anni 30 intitolata The Most Dangerous Game (uscito da noi col titolo "La pericolosa partita"). Caratterizzato da una splendida fotografia, questo è un film che sconvolge per la sua crudezza, la sua trasgressione gratuita e l'ostentazione di tutto quanto è malato e perverso nella nostra società. Visto con gli occhi di trent'anni fa è un vero e proprio shock visivo, visto con lo sguardo attuale risulta ancora molto forte, per quanto le mezze nudity (si vedono solo ragazze in mutandine e, in una o due occasioni, qualche nudo integrale), il che la dice lunga su quello che succedeva nel sottobosco della fine dei sixties ma che non ci è stato mai permesso di vedere, almeno fino ad oggi!

postato da: albylupo alle ore 23:14 | Permalink | commenti (3)
categoria:psychotronic movies