lunedì, 31 luglio 2006

I SPIT ON YOUR GRAVE

(AKA Day of the woman, tit. It. Non Violentate Jennifer, 1978)

Non c'è musica in questo film di Meir Zarchi, c'è solo l'armonica a bocca di uno dei quattro stupratori di Jennifer (Camille Keaton), scrittrice newyorkese in cerca di calma e tranquillità, che decide di trasferirsi in una isolata casetta di campagna per terminare il suo libro e verrà invece adocchiata dai bulli del paese che per quasi un'ora di film giocheranno con lei al gatto e il topo, violentandola, sodomizzandola, picchiandola a sangue per lasciarla mezza morta, sporca e insanguinata nel salotto di casa sua. Esiste solo il rumore del motore del motoscafo che inesorabilmente darà inizio al gioco di morte che si concluderà con la feroce vendetta della nostra eroina, la quale, nell'ultima mezz'ora truciderà ad uno a uno tutti i quattro ragazzotti di campagna, impiccandoli, evirandoli, squartandoli con l'elica del motoscafo e colpendoli con l'accetta in un crescendo di sangue e disperazione, intervallati dal silenzio del bosco circostante, muto testimone di una storia trucida che ha scatenato migliaia di polemiche, scioccato migliaia di spettatori e creandosi, in quasi trent'anni, un culto invidiabile.

Non so di preciso dove abbia voluto parare il regista, realizzando questa specie di Giustiziere della notte agreste, certo conscio di una serie di film che lo hanno preceduto, non ha sicuramente inventato niente, calcando la mano sulla violenza cnuda e cruda, certo è che ha comunque colpito nel segno, sopratutto grazie al volto di Jennifer, dolce e crudele, sensuale e spietato a riempire gli oltre novanta minuti di questa tragedia che non ha niente da insegnarci ma lo fa talmente bene che non si riesce a restarne indifferenti anche a distanza di anni dalla sua uscita nelle sale.

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categoria:snuff imitation
lunedì, 31 luglio 2006

UNA LUCERTOLA CON LA  PELLE DI DONNA (1971)

Questo thriller ideato e realizzato dal nostro magno artigiano Lucio Fulci precede di un anno quello che sarà poi di seguito considerato uno dei suoi massimi successi ovvero Non si sevizia un paperino e vede la stessa protagonista, Florinda Bolkan interpretare Carol Hammond, la figlia di un importante giurista londinese torturata da una serie di incubi ricorrenti in cui si cimenta in amori saffici Julia Durer, la viziosa vicina di casa, Anita Strindberg, ricca annoiata dedita a festini hippie a base di sesso e droga. In uno di questi sogni, la protagonista uccide la donna con un tagliacarte, il Dr. Kerr, lo psicologo da cui va in cura, George Rigaud, interpreta il messaggio come l'annientamento della sua attrazione verso il male. Peccato per lei che il sogno si tramuta in realtà e Julia Durer sia stata veramente assassinata nelle modalità identiche al sogno di Carol. Da qui comincia un indagine del fischiettante Ispettore Corvin (Stanley Baker) che vede Carol come la maggiore indiziata. Attraverso una complicata indagine si scoprirà tutta una serie di ricatti attraverso il fedifrago marito di lei Jean Sorel e la figliastra Deborah (Silvia Monti), due strafattissimi hippie che hanno assistito al delitto (a appaiono ciechi nel sogni di Carol) e losche trame che si sveleranno solo alla fine.

La bravura di Fulci nel creare atmosfere malate raggiunge qui il suo Zenith nell'inseguimento all'interno del vecchio magazzino, nell'ospedale in cui Carol farà la poco felice conoscenza con una serie di cani vivisezionati (effetti speciali talmente impressionanti che all'epoca furono scambiati per veri con conseguente denuncia alle forze dell'ordine) e nella realizzazione dei vari incubi psichedelici resi ancora più lisergici dalle allucinanti musiche di Ennio Morricone che non lesina certo a sperimentalismi musicali quando ne ha l'occasione. Da segnalare lo sguardo intenso e inquietante della Bolkan che pervade tutta la pellicola contribuendo a rendere le atmosfere ancora più malsane e cupe. Un buon thriller di quella scuola definita "giallo all'italiana" che tanto successo ebbe nei primi anni '70 e che ancora oggi viene seguita con interesse dalle nuove leve registiche d'oltreoceano. 

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categoria:italian movies
martedì, 25 luglio 2006

ALIEN 2 SULLA TERRA (1980)

25 anni esatti prima, questo film ha precorso The Descent e le calustrofobiche paure a cui esso si ispira. Certo i budget erano diversi e si vede, ma l'idea di base, quella di trasmutare alien nelle cavità della terra è oltremodo geniale. Sopratutto se si considera che questo film ha tutto un suo sapore di risparmio maccheronico, l'ostentazione dei dettagli, il percepire ma non far vedere: queste sono le forze con cui si è misurato il nostro beneamato Ciro Ippolito. A partire dalla sua italica firma, questa pellicola diventa inaspettatamente un film più americano che americano non si può, la prima mezz'ora, intervallata da documenti d'epoca di lanci spaziali e ammaraggi, si svolge in una perfetta ambientazione californiana in cui il Cirozzo si cimenta in una sequenza da incubo con bambina trasformata in alieno (e quello che si intravede è veramente crudele). Il tutto prosegue poi in una location quantomai naturale (è stato girato in una vera caverna ) ma ben per questo assai realistica, negli abissi della terra, in cui le stalattiti assumono forme faliiche che suscitano, in certe scene, una buona dose di ilarità. Il bello è che non si vede nulla per tutto il film, nonostante l'intera spedizione speleologa viene decimata dal viscido e tentacolare alieno che s'insinua da un corpo all'altro. Persino nel finale in cui la protagonista Belinda Mayne, scopre con orrore che tutta la terra è invasa dagli alieni (rimando di ispirazione Fulciana), vediamo tutto in soggettiva pulsante di carne extraterrestre quasi a voler dire che gli alieni siamo noi. Ma no, non mettiamo in bocca a questo dignitoso prodotto d'esportazione filosofie che non reggono. Eppure c'è forza e visionarietà in certe sequenze lentissime in cui la telecamera si inietta nei corpi straziati da uno splatter spesso realizzato con dubbia professionalità. Certamente all'estero, dove il film è uscito nella versione Uncut, le sensazioni sono diverse, la sequenza in cui uno speleologo viene decapitato dall'interno è da maestro  e da noi (ovviamente ) è stata tagliata.

Insomma per gli americani è un film cult, per noi no! Cos'è lo snobismo europeo che non ci fa vedere oltre il nostro tenebroso giardino? 

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categoria:italian movies
martedì, 25 luglio 2006

I Was a Teenage Zombie

(I ragazzi del cimitero, 1987)

Nella seconda metà degli anni '80, sulla falsariga di Animal House e successivamente con la saga di Porky's nacque un filone adolescenzial demenziale che narrava le scurrili gesta di giovani studentelli dagli ormoni troppo sviluppati il cui unico scopo nella vita pareva essere l'organizzazione di scherzi ai compagni più nerd o alle ragazzine più bigotte. Inevitabilmente il filone adolescenziale non poteva non avere incursioni nell'horror, più o meno riuscite. Ricordiamo ad esempio "Teen Wolf " (uscito in Italia con il brutto titolo di "voglia di vincere"), un filmetto piccino piccino recuperato dai nostri distributori dopo il grande successo di Michael J. Fox  nella saga di "Back to the Future". Molto meglio questo trashissimo esemplare diretto da John Elias Michalakis in cui un gruppo di studentelli deve vedersela con il baffuto spacciatore del quartiere dal pittoresco nome di Mussolini, che vende a Dan (Michael Rubin) della marjuana fuffosa e viene ucciso dagli stessi durante una collutazione. Gettato in mare, il corpulento pusher verrà irradiato da scorie radioattive e tornerà in vita per vendicarsi dei suoi uccisori. Ovviamente il primo a farne le spese è proprio Dan che finirà anche lui nelle acque tossiche trasformandosi, senza rendersene conto, in un grottesco non morto. A parte lo sviluppo magistrale della trama, che si evolve gradualmente da teen comedy a tragedia grottesca, c'è da plaudere la grande attenzione verso lo spessore psicologico dei personaggi, tra cui spicca il teenage zombie protagonista che sviluppa una profonda consapevolezza della sua condizione di diverso. Ovviamente non si può pretendere molto da film low budget come questi, ma la storia diverte, c'è qualche scena splatter di grande effetto (a uno gli viene letteralmente strappata la faccia, una ragazza perde le gambe mentre lo zombie la stupra) con grande uso di protesi gommate e sangue finto nella migliore tradizione anni 80 e una sceneggiatura che regge bene il confronto con tante cazzatine prodotte con più soldi in quel periodo. Una pellicola da riscoprire, vivamente consigliata ai fan della Troma Films! Da recuperare anche la splendida soundtrack con il meglio del rock underground degli eighties come Dream Syndicate, Fleshtones e Violent Femmes.

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categoria:anni 80, b movie, horror anni 80, zombie and cannibal
domenica, 23 luglio 2006

L'Invasione degli Ultratopi (1971)

(The Rats Are Coming! The Werewolves Are Here!)


Se si ama il cinema low budget non si può non amare Andy Milligan artigiano del cinema capace di girare con 1500 dollari un film in costume. A ben vedere anche "werewolves..." è da considerarsi un film in costume in quanto la storia della famiglia mannara dei Mooney è ambientata in una villa vittoriana con vestiti del 1800 (il film difatti si svolge nel 1899 come cita alla fine Douglas Phair nei panni del patriarca della famiglia), il periodo di preludio al cambio di secolo e a tutte le aspettative che, a questo, rimandano le citzioni a Giulio Verne e alle fantascientifiche avventure dell'uomo sulla luna. Questo film grezzo, con scene d'azione girate in modo frenetico con telecamera a mano, è un'enorme favola che deve aver non poco ispirato Neil Jordan per il suo "in compagnia dei lupi".Personalmente ritengo questo spaccato familiare letto in chiave di favola dei fratelli Grimm, un piccolo capolavoro di quel cinema beat che inperversava tra il '68 e il '72 tant'è che sembra vedere rotolare per terra, nel finale, anche Ringo Starr dei beatles nel finale di questa fiaba maleodorante in cui i personaggi (ed i loro dialoghi) sembrano frutto di un unico disegno lisergico. Peccato che molti hanno trovato nel maggior successo commerciale di Milligan, solo un pretesto per sfruttare il filone "topi assassini" che attraversò un breve periodo dei primi anni '70 con "Willard e i topi", se si considera la partecipazione dei topolini carnivori, il delirante dialogo con il loro padrone e il tentativo di dargli un nome da parte di Hope Stansbury (Monica, la psiocopatica assassina del film, una specie di vampira killer da "considerare" nei futuri annali dell'horror) come un mero ed insignificante paragrafo di una favola perfetta come quella della famiglia Mooney, affetta da licantropia generazionale, ci si può concentrare su una storia delirante ma mai noiosa, attorniata da personaggi clamorosi e da una trama quantomai originale ed insospettabilmente funzionale che ammorba lo spettatore disposto a lasciarsi andare in questa follia.

Io l'ho fatto e ne sono rimasto contento, ora tocca a voi!

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categoria:psychotronic movies
giovedì, 20 luglio 2006

NEKROMANTIK (1987)

Ispirato da un fumetto underground di Tom Veitch e Greg Irons (uscito su una raccolta a fumetti in Italia, nella metà dgli anni 80 con il titolo "Il Piacere della Paura") questo film rappresenta un' icona malata nel cinema a cui siamo abituati. Un pus maleodorante che ci siede sulla spalla e ci perseguita con il male, nessuno di noi, spero, vorrebbe emulare le gesta del protagonista Robert (Daktari Lorenz), impiegato in una squadra di rimozione specializzata in vittime di incidenti stradali, collezionista di frattaglie che usa come letto d'amore con Betty(Beatrice Manowski) , sua degna compagna di necrofili piaceri in compagnia di uno scheletro mummificato. Accompagnata da musiche romantiche assistiamo alla scena d'amore più rivoltante e macabra del cinema con la protagonista che inserisce nel bacino dello scheletro un fallo di legno a cui fa indossare persino un profilattico.

Siamo alla demenza più estrema quando lui perde di colpo lavoro, fidanzata e cadavere (che scappa con lei), colto da disperazione e da flashback poco edificanti in cui ne fa le spese un povero coniglietto, incomincia a farsi docce a base di sangue felino, a strozzare prostitute nei cimiteri per poi sbudellarsi in una catarsi autoerotica generata da un fallo palesemente finto. Tutto questo in un'ora e venti scarse in cui non si capisce il contesto della scena splatter nel giardino ma capiamo, in ogni caso, che Jörg Buttgereit non è sano di mente. Ce lo ha dimostrato anche nei film successivi e noi qui a farci le pippe mentali sul perchè uno debba farsi un cadavere, un genio...puzza di morto ma è comunque un genio! 

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categoria:gore n splatter, underground horror, dark movies
lunedì, 17 luglio 2006
Ciao a tutti, con viva emozione e pulsante commozione celebrale vi annuncio che il mio cortometraggio:
 
IL DOTTOR EKKEL
ha vinto come
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
DI FANTASCIENZA
alla rassegna:
Festival di Cortometraggi di genere
III edizione 15-16 luglio 2006 
Castel San Pietro Terme (BO)
 
Motivazione: Divertente delirio fantascientifico, bell’omaggio alla cinema di fantascienza classico, inventivo.
per maggiori informazioni sul festival che si è concluso ieri sera
 
 
per vedere on line "il dottor ekkel"
cliccate qua
 
o copiatevi stò mappazzone nel vostro brausner
 
Un ringraziamento sentito agli organizzatori del Festival per la loro disponibilità e scusandomi ancora per la mia assenza mi riprometto di esserci assolutamente l'anno prossimo!!!!
 
 
 
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domenica, 16 luglio 2006

Frankenstein alla conquista della terra

(Furankenshutain tai chitei kaijû Baragon 1965)

Meglio conosciuto come Frankenstein tai Baragon, questo film rappresenta una notevole presenza nel panorama dei Kaiju Eiga, ovvero quella serie di film giapponesi dedicati agli scontri tra mostri di gommapiuma che se la giocavano tutta per conquistarsi il dominio del pianeta Terra. Padre colossale di questa ondata di mostri è il mitico Gojira (ovvero Godzilla, di cui il regista Ishirô Honda è lo stesso colpevole di questa ennesima variante) ma anche e sopratutto la causa madre di tutte le mutazioni: La bomba atonica che devastò Hiroshima alla fine della seconda guerra Mondiale. Ed è proprio dalla Grande Guerra che nasce tutto il plot di questa pellicola, inizia con il dottor Frankenstein che sigillla in una bara il cuore del suo mostro, portato via dai tedeschi e ceduto al centro di ricerca di Hiroshima pochi istanti prima che la bomba devasti completamente la città giapponese. Ritroviamo quindi un medico americano (Nick Adams) che cura i colpiti dalle radiazioni, aiutato dalla bella dott.ssa Sueko (Kumi Mizuno). I due ben presto incontrano uno strano ragazzo con la fronte quadrata che si rivelerà aver divorato il cuore di Frankenstein per trasformarsi nel celebre mostro che Mary Shelley creò la notte che sappiamo. Ritengo che la moglie del celebre poeta, divenuta celebre ancor essa con il romanzo più famoso di tutte le epoche, si rivolterà nella tomba vedendo ingigantire senza alcun senso il suo parto primordiale, e sopratutto inorridirà vederlo fare a botte con Baragon, dinosauro (ma de che!!!) resuscitato dalle radiazioni, con il quale scatenerà il classico duello finale con sfondo di bosco in fiamme e catarsi conclusiva in cui entrambi periscono al centro della terra.

Questo film ha il pregio di volerci far credere sul serio a tutto ciò che vediamo, alle deliranti spiegazioni di rigenerazione cellulare del mostro di Frankenstein qui reso alla stregua di un supereroe brutale (una specie di Hulk giapponese) dal cervello animale ma dai sentimenti puri che lo rendono paladino salvatore della razza umana. Talmente serio questo parto della Toho, che vale la pena tornare adolescenti per goderselo in tutto il suo assurdo splendore, anche se sappiamo tutti che dentro il mostro c'è un attore che balla.

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mercoledì, 05 luglio 2006

IL PIANETA TORVO (1998)

Questo è il mio terzo cortometraggio, recentemente rimontato con l'audio e colonna sonora rifatti. E' stato girato nel mio vecchio appartamento di Gaggiano (Mi) e rappresenta una prova generale prima del Dottor Ekkel. Durata 8.46, è virato in colori unici che variano di scena in scena per accentuare maggiormente il senso di claustrofobia.

Ecco alcuni commenti direttamente da Myspace!

(captain caveman) allucinante, però mi è piaciuto, anche se sono piu su altri generi tipo splatter trash alla joe d'amato...grande scelta della musica.il dies irae iniziale e' geniale 

(spock) ammetto che le mie capacità cognitive sn assai alterate dall introduzzione per via orale di una grande quantità di uno strano liquido di colore rosso ottenuto per fermentazione alcoolica e per questo una parte dei dialoghi me li sono persi...
quindi accantonati i problemi di natura gnoseologica una considerazione: maga absentia e pianeta della suddetta maga ricordano "anche i nani hanno cominciato da piccoli" di herzog. quindi per questo il mio giudizio è sicuramente positivo. domani mi riguarderò il corto, ma adesso mi trascino a dormire

(elisatron) il pianeta torvo è stilosissimo! a me poi piacciono le voci, le risate diaboliche e le musiche.
ed il messaggio: autodistruzione è vicinaaaaaaa ah ah ah ah ah

(Fram) alberto, prima il nulla e poi il nulla.  In mezzo c'è alberto genovese. Follia pura, entropia e caos in divenire. Tu sei completamente fuori di testa, fattelo dire. Con l'immaginazione che ti ritrovi, se Dio ti avesse dato carta bianca per creare il mondo, credo che ci saremmo divertiti tutti molto di più. Un abbraccio. E continua così.

Per il resto vi invito a vederlo su Myspace a questo indirizzo (che è poi la mia pagina dedicata ai MIEI CORTI)

http://www.myspace.com/loboarts

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lunedì, 03 luglio 2006

TERMINATORS II (1990)

Un grande minestrone infarcito della sci-fi anni '80 questa fatica del nostro Bruno Mattei, che qui si firma con lo pseudonimo americaneggiante di Vincent Dawn. Uscito sulla falsariga del successo del  film di James Cameron dedicato all'invicibile Cyborg del futuro, il film ha cambiato titolo nella versione anglofona proponendosi come "Shocking Dark" per evitare problemi di copyright. In realtà anche nella versione italiana è stata aggiunta la esse al titolo che si propone, molto furbescamente come un seguito di The Terminator pur ricalcando (per non dire copiando spudoratamente) la trama di Aliens  dello stesso regista.

Termantor 2 aka Shocking Dark

La storia vede, in un prossimo futuro, la città di Venezia ridotta ad una città morta sulla quale esiste un progetto di risanamento che parte dal sottosuolo, dove numerosi scienziati stanno lavorando per riportare ai fasti del passato la città lagunare. Misteriose morti e richieste d'aiuto convincono la Mega Force a inviare un gruppo di soccorritori sottoterra dove verranno assediati da una sorta di Bio Androidi con facce da uomo pesce filamentose che imbozzolano la gente per covarci dentro i loro mostruosi pargoli. Insomma un guazzabaglio di espedienti che non hanno purtroppo aiutato il film ad avere un buon successo commerciale. Il difetto principale che si può accreditare a questa pellicola è il fatto di aver ricalcato fedelmente trama, personaggi e situazioni di Aliens, compresa l'apparizione della bambina spaventata (qui interpretata da Dominica Coulson) che cade nello scivolo (che è poi un vero scivolo per bambini) alla fine del film e l'eroina di turno (Haven Tyler) che giura di ritrovarla a tutti i costi. C'è anche il replicante di turno (Christopher Ahrens) che almeno interpreta il terminator del titolo, il tutto però contrassegnato da un'italianissima location quale Venezia (che però si vedrà alla fine). Insomma tutto visto e rivisto? No perchè l'originalità del film ci viene svelata solo nel finale, quando le due interpreti femminili si rifugiano in una specie di macchina del tempo che le proietta nel passato, quando Venezia era ancora asserragliata dai turisti e non dai gas mefitici. A questo punto però li segue anche il tremendo Cyborg con cui insceneranno una lotta finale tra vicoli e ponti della serenissima. Insomma un finale originale (Terminators a Venezia?) che purtroppo non basta a riscattare l'ultimo sciatto testamento di una lunga serie di produzioni fantascientifiche nostrane che purtroppo ha chiuso i battenti da oltre dieci anni e della quale, sinceramente, sento tanta nostalgia.  

postato da: albylupo alle ore 11:56 | Permalink | commenti
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