giovedì, 27 aprile 2006

Class of 1984 (Classe 1984, 1982)

Non benedirò mai abbastanza internet per avermi fatto finalmente trovare e vedere questo cultissimo della mia gioventù. Avete presente quei film di cui avete solo sentito parlare o ne avete visto migliaia di volte la locandina al cinema ma non siete mai potuti entrare al cinema  a vederlo perchè eravate troppo piccoli? Classe 1984 uscì nelle sale creando scandalo per l'eccessiva dose di violenza ma anche per i contenuti antieducativi della storia, fece una fugace apparizione in vhs ma poi scomparve nell'oblio cinematografico facendo totalmente dimenticare di sè al punto che Mark L. Lester, il regista, ne preparò una versione protofantascientifica nel 1990 con Class of 1999  in cui i violenti studenti erano dei robot killer. Ma gli studenti veri della scuola dove Perry King è professore di musica che si trasforma in giustiziere omicida ossessionato dallo scontro col teppista minorenne Stegman (uno splendido Timothy Van Patten in pura tenuta pre george michael) fanno molta più paura e generano mille volte più angoscia di un cyborg, essi sono veri, sono il prototipo dell'americano arrivista, spacciatore e psicopatico di quegli anni. Verrebbe a pensare ad un'apologia fascista in cui l'insegnante tenta in tutti i modi di redimere le pecore nere arrivando al sacrificio d'Isacco pur di ottenere giustizia.

Anche Roddy McDowall segue le sue orme e non esita a impugnare la pistola pur di insegnare biologia ai suoi studenti ma con molto meno successo del suo collega che non esita a maciullare i teppisti pur di difendere la moglie Merrie Lynn Ross, pluristuprata, incinta e in pericolo di vita. Tuttavia il grasso del gruppo indossa la svastica sulla maglietta mentre il professore assomiglia ad un ex hippy che deve affrontare il delirio degli anni 80, uno scontro generazionale che ormai è parte della storia. Il film diventa quindi un documento importante di una precisa situazione epocale edulcorata dal politically correct e dal buonismo di facciata (nessuno può arrestare i giovani finchè sono minorenni) che hanno rovinato una gioventù altrimenti capace di espimere al massimo la sua creatività artistica (Stegman, il cattivo, è uno splendido pianista allo stesso modo in cui Alex di Arancia meccanica è un estimatore di Beethoven). Un grande film da riscoprire per sempre con l'aggiunta di una delle prime interpretazioni di Michael J. Fox già allora in grado di rappresentare la faccia pulita dell'America Reaganiana di allora.

 

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categoria:masterpieces, b movie, punkie junkie
lunedì, 24 aprile 2006

L' Ascensore  (De Lift, 1983)

Ammetto di averlo visto almeno 5 volte di cui due al cinema. Esigere da me un parere obiettivo su questo fantahorror di produzione olandese, risulta oltremodo difficile. Pressochè esordiente Dick Maas consegna al cinema il suo capolavoro indiscusso. Un prodotto divertente, dal giusto grado di tensione e di ritmo che avvicenda e rende bene il piacere di andare al cinema. Pochi mezzi, tanta maestria per una pellicola in cui horror e ironia grottesca si sposano alla perfezione dando vita ad un genere totalmente nuovo e perfettamente europeo. L'horror del vecchio continente conferma negli anni 80 la sua perfezione stilistica giocando con lo spettatore allo stesso modo con cui il diabolico ascensore, reso cosciente e potenzialmente serial killer dall'innesto di un biochip fatto con organismi viventi, si diverte a giocare con la bambina al gioco del saliscendi per poi, sardonicamente, tranciare di netto il capo alla sua bambola, far cadere nel vuoto un vecchio cieco, soffocare un gruppo di sporcaccioni intenti ad utilizzare la cabina come un pied-a-terre e decapitare sadicamente il portinaio ubriacone. Un crescendo di eventi che portano Huub Stapel nei panni di un tecnico, a sospettare che la società creatrice del mostro meccanico non sia del tutto all'oscuro nella vicenda. Vale la pena ripescarlo in qualche vecchio filmnoleggio in fase di fallimento o nelle bancarelle dell'usato, almeno fino a quando qualcuno decida finamente di renderlo appieno in un bel Dvd.

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categoria:anni 80, b movie, horror anni 80
sabato, 08 aprile 2006

The Plague of the Zombies ( La lunga notte dell'orrore 1966)

Quanto ho amato questo film da ragazzino! Eppure sono riuscito a vederlo una sola volta in una televisione privata (la Canale Cinque dei primi anni '80), in quei pomeriggi stemperati da film horror della Hammer  che ti riempivano gli occhi con il loro mondo di licantropi e vampiri. Stranamente il tema degli zombie non è stato mai trattato dalla nota casa produttrice inglese, fatta eccezione per questo "Plague of the Zombie" diretto da John Gilling, dove oltretutto non mette manco uno dei suoi attori feticcio quale Cristopher Lee (ma quanti film ha interpretato quest'uomo?) o Peter Cushing. Insomma, a vederlo così, un film in cui, ai tempi, non ci hanno creduto molto. Poi però è venuto il fumetto di Simon Garth lo Zombie , visibilmente ispirato da questo film e un certo signor George A. Romero .

Ma gli zombi di questo film non ciondolano, escono dal terreno e terrorizzano veramente con le loro pupille biancastre, in modo particolare nella scena dell'incubo virata in blu che è uno dei momenti più psichedelici della pellicola, merito sopratutto del truccatore che ha reso veramente inquietanti questi cadaveri ambulanti, precursori di una lunga serie di creature che hanno affollato gli anni '80. Un film ormai irrintracciabile in Italia (ma perchè scompaiono i film?) ma che serba intatto il suo fascino nel tempo, un film da ritrovare, ricostruire, riscoprire ed amare per l'eternità.

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categoria:b movie, zombie and cannibal, horror and slasher