mercoledì, 22 febbraio 2006

Horror of the Blood Monsters (1970)

Al Adamson ha realizzato almeno una decina di film in cui la parola "Blood" era di rigore, questo anche grazie alla propensione del nostro per il riciclaggio cinematografico, questa volta parliamo di un film filippino in bianco e nero che viene completamente destrutturato e montato con scene aggiuntive ad opera del regista, il quale ci delizia con uomini dai finti canini zannuti giganti che sporgono beffardi dalle bocche dei mostri che hanno ormai conquistato il mondo occidentale. Per ovviare al Bianco e nero del prototipo originale Adamson ha inventato il rivoluzionario sistema "Spectrum X" con il quale troneggiavano i manifesti e le locandine all'epoca. In realtà Al Adamson ha semplicemente virato le scene sui colori basilari cambiandone colore a seconda della scena. Per il resto il film si divide tra scene selvagge in cui primitivi dentuti cercano di distruggere gli esseri umani. Gli eroi della situazione sono i soliti astronauti capitanati da John Carradine che devono indagare sulla natura delle misteriose mutazioni avvenute sulla terra.

John Carradine earns another day's pay... Vampire cave people...

 Sul pianeta maledetto troveranno di tutto, uomini pipistrello, uomini aragosta, uomini vampiro (incredibili e divertentissimi i rozzi costumi di questi mostri) ma alla fine risolveranno il problema. E' sintomatico che, in un film titolato al sangue, non se ne veda manco una goccia, tuttavia il prodotto è alquanto intrigante per le ambientazioni molto anni '60, per la rozzezza degli effetti che rendono il tutto altamente divertente. In Italia questo film ebbe una fugace apparizione nei cinema con l'improbabile titolo " 7 per l'infinto contro i mostri spaziali" (eh?).

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categoria:b movie, trash movie, sci fi of the z era, psychotronic movies
mercoledì, 15 febbraio 2006

Invasion of the Bee Girls

(L'invasione delle api regine, 1973)

INVASION OF THE BEE GIRLS

Nei sotterraie archivi di una cinematografia nascosta, Bee Girls rappresenta una piccola perla, prototipo del vero cinema di exploitation anni '70, quei films, per intenderci, in cui tutti gli attori vestivano completamente in jeans con i capelli a caschetto. Nella pellicola diretta da Denis Sanders troviamo tutti quegli elementi che hanno condizionato la science fiction dell'epoca, ovvero i richiami alla rivoluzione sessuale e i pericoli nascosti dal governo e dagli esperimenti scientifici. In questo caso il male è nascosto nella donna, mutata ad ape regina che cerca di fecondarsi attraverso la ricerca spasmodica del sesso e uccide le sue malcapitate vittime maschili nell'estremo sforzo dell'accoppiamento. Il tutto all'interno di un centro di ricerche di uno sperduto paesino della provincia americana dove l'agente della sicurezza Neil Hagar (William Smith) deve vedersela con una serie di morti per trombosi mentre in tutta la zona comincia a spandersi il terrore di un cordone sanitario che imponga l'astinenza come forma di prevenzione al terribile male che affligge la cittadina. All'interno di una storia che si sviluppa come un'indagine diretta magistralmente scopriamo a poco a poco come questa mutazione spande i suoi semi a tutte le donne fino a crare una sorta di psicosi dove un gruppo di bulli cerca di stuprare Victoria Vetri per vendetta e dove un distinto medico tradisce la moglie per Anitra Ford che interpreta la dottoressa Susan Harris in realtà untrice principale di una mutazione che trasforma gli occhi delle appestate in vitrei globi oscuri da insetto.

Pulsazioni Cormaniane che si rimandano a The Wasp Woman, sesso accennato con generose visuali di prosperose nudità (che belli quei nudi ancora umani e non più stravolti dal silicone!) ed una psicosi ben espressa attraverso un plot narrativo efficace e divertente. Un film che scorre via liscio ma che carica i propri contenuti sessuofobi all'interno di una generazione ormai divorata dalla pornografia e dal libertinismo più espansivo...tutto questo prima che arrivasse l'AIDS! 

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categoria:b movie, trash movie, porno era, horror and slasher
giovedì, 09 febbraio 2006

Liquid Sky (1982)

Siamo quasi giunti al venticinquennale di questo proto manifesto new wave che è il capolavoro di quel regista fallito, profugo russo, di Slava Tsukerman. Alla sua uscita in Italia, il fim fu pesantemente stroncato dalla critica, in particolare da Tullio Kezich che non approvò il plot confusionario che contraddistingueva la pellicola. In realtà Liquid Sky è uno splendido resoconto di un'epoca oscura, fatta di discoteche buie e di musica ossessiva (composta ed eseguita dallo stesso regista) , un mondo in cui Anne Carlisle canta "me and my music box" fra gemiti confusi e provocazioni sessuali mentre un ospite alieno la segue nelle sue vicissitudini erotiche. Truccata da eterno cadavere metropolitano la protagonista diventa schiava di un occhio extraterreste che estrae l'adrenalina provocata dall'orgasmo dei suoi concubini che, inevitabilmente, muoiono spogliati di ogni succo vitale. Una  catarsi di autodistruzione tra amori saffici, nw wave, droga (la sostanza che estrae l'alieno dal cervello umano è ovviamente oppiacea) e tutta la cupa enfasi degli anni 80, quelli dei Joy Division, dei Bauhaus, Dead can Dance e tutti gli altri cupi poeti di un decennio oscuro. Devo comunque notare con disapprovazione che questa pellicola continua ad essere non cagata dalla critica rivalutatrice di questi ultimi anni. Cosa aspettiamo ad eleggere a livello di culto questo spettacolare affresco degli anni 80? Un remake?

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categoria:b movie, punkie junkie
mercoledì, 01 febbraio 2006

The Devil in Miss Jones (1973)

Dopo il polverone tirato su da Gola Profonda, il regista Gerard Damiano ci riprova con una sorta di porno favola dai contenuti catto-moraleggianti in cui Georgina Spelvin è Justine, una donna che ha sempre condotto una vita irreprensibile e morigerata, sconosciuta ai piaceri della carne. La disperazione porta la donna al suicidio e quindi davanti alle porte dell'inferno, qui John Clemens (che interpreta il diavolo Abaca) s'intenerisce della sua condizione e le offre qualche giorno per sfogare tutta la libido repressa nella sua esistenza. A questo il punto il film è una sequenza di apprendistato erotico dove Justine impara a fare blow Job, gode dei piaceri saffici (in una sequenza veramente ai vertici dell'arte pornografa) e passa da un'orgia all'altra fino al termine del suo patto satanico. E qui, purtroppo per lei, scopre di essere stata ingannata; in una sorta di contrapasso dantesco si ritroverà a condividere l'eternità con un pazzo (interpretato dallo stesso regista) frigido che parla solo di farfalle e ragni. Evocativa la scena finale in cui Justine maledice l'inferno masturbandosi di fronte all'inerme personaggio. Un film culto degli anni '70, epoca in cui porno non voleva dire solo una mera rappresentazione dell'atto sessuale ma una continua ricerca dell'eccitazione e dell'erotismo attraverso straordinarie perversioni cinematografiche che hanno decretato in quel periodo uno dei momenti d'oro di questo cinema sommerso ma decisamente irrinunciabile.

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categoria:porno era, psychotronic movies