Tetsuo (1988)

Come catalogare questo esperimento cinematografico di Shinya Tsukamoto? A ben vedere non sembra neanche un film vero e proprio ma un videoclip allungato di un qualche gruppo post industrial, la visionarietà delle immagini è talmente disturbante che questi 67 minuti sembrano durare un'eternità. La splendida fotografia in bianco e nero combacia perfettamente con le immagini di innesto tra metallo e carne che susseguono per tutta la pellicola. Non esiste una trama vera e propria, Tomorowo Taguchi trova un filo metallico inserito nella guancia mentre si sta radendo e da lì esplode il delirio, viene inseguito da una donna con un guanto d'acciaio in metropolitana, si vede trasformare il pene in una terrificante trivella con cui stupra e uccide la sua fidanzata Kei Fujiwara e, man mano che la mutazione avanza, il metallo sovrasta il suo corpo fino a trasformarlo in un blob di fili metallici.

Scene di trasformazione realizzate a passo uno, splatter e sesso (solo intuito però) si mischiano insieme senza pretesa di dare una definizione logica a quello che sta accadendo, conta solo la proverbiale pazienza del regista a montare uno per uno i velocissimi fotogrammi con cui vengono realizzate le mutazioni. Urla, flashback, sangue e pochissimo dialogo realizzano uno dei primi manifesti di quello che diverrà in seguito il nuovo cinema giapponese, caratterizzato da un estremismo marcato in cui l'epoca industriale esplode nei nostri corpi, assimilandoci e divorandoci dall'interno fino a trasformarci in armature grottesche che viaggiano alla velocità della luce, unico modo, questo, per riuscire a stare al passo con l'evoluzione tecnologica del mondo, divenuta ormai insopportabile.
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