martedì, 31 gennaio 2006

Tetsuo (1988)

Come catalogare questo esperimento cinematografico di Shinya Tsukamoto? A ben vedere non sembra neanche un film vero e proprio ma un videoclip allungato di un qualche gruppo post industrial, la visionarietà delle immagini è talmente disturbante che questi 67 minuti sembrano durare un'eternità. La splendida fotografia in bianco e nero combacia perfettamente con le immagini di innesto tra metallo e carne che susseguono per tutta la pellicola. Non esiste una trama vera e propria, Tomorowo Taguchi trova un filo metallico inserito nella guancia mentre si sta radendo e da lì esplode il delirio, viene inseguito da una donna con un guanto d'acciaio in metropolitana, si vede trasformare il pene in una terrificante trivella con cui stupra e uccide la sua fidanzata Kei Fujiwara e, man mano che la mutazione avanza, il metallo sovrasta il suo corpo fino a trasformarlo in un blob di fili metallici.

Scene di trasformazione realizzate a passo uno, splatter e sesso (solo intuito però) si mischiano insieme senza pretesa di dare una definizione logica a quello che sta accadendo, conta solo la proverbiale pazienza del regista a montare uno per uno i velocissimi fotogrammi con cui vengono realizzate le mutazioni. Urla, flashback, sangue e pochissimo dialogo realizzano uno dei primi manifesti di quello che diverrà in seguito il nuovo cinema giapponese, caratterizzato da un estremismo marcato in cui l'epoca industriale esplode nei nostri corpi, assimilandoci e divorandoci dall'interno fino a trasformarci in armature grottesche che viaggiano alla velocità della luce, unico modo, questo, per riuscire a stare al passo con l'evoluzione tecnologica del mondo, divenuta ormai insopportabile.  

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sabato, 28 gennaio 2006

TENTACOLI (1977)

E' solo il grande affetto che mi lega sin dall'adolescenza a questo stupidissimo film di Ovidio G. Assonitis e mi porta a considerare la versione a otto tentacoli di Jaws un piccolo cult personale degli anni 70.Questo pseudo blockbuster su una piovra gigante che impazzisce per i rumori provocati dai lavori di una multinazionale (la Trojan..che nome profetico!) è in realtà un filmaccio di serie Z allo stato puro infarcito da un cast ad otto stelle (per l'epoca) in cui troviamo John Huston (nella sua fase di declino alimentare già sperimentata con René Cardona Jr.in The Bermuda Triangle) nella parte di un giornalista antipatico e impiccione che si beve otto whisky di mattina, la sorella Shelley Winters che sbotta quando deve pagare il conto, Henry Fonda nella parte del presidente della Trojan Corporation, Claude Akins che interpreta lo sceriffo ed un oceanologo idiota come Bo Hopkins che manda le sue due orche Summer e Winter a caccia del mostruoso polipo dopo che questi ha malauguratamente divorato la moglie di lui Delia Boccardo (un'eroina del cinema italiano anni '70 che ricorderete in Un fiocco nero per Deborah. Come pellicola su polipi giganti è decisamente meglio It Came from Beneath the Sea  anche perchè in Tentacoli, la piovra non è più grande di 5/6 metri ed è realizzata filmando un polipo vero (che mi sa fece una gran brutta fine a giudicare dal finale) in controluce verso modellini di barche.

La sequenza della regata è però diretta magistralmente con fermi immagine continui, sottolineati da uno score molto energico e minaccioso, il contrasto tra quello che accade in acqua e le risate degli spettatori alle sordide battute dello zio Charlie (un pagliaccio americano...ma sentite che barzellette racconta!!!) è esposto con ottima perizia ed in sostanza anche il film scorre bene dosando qualche momento di tensione. La colonna sonora scritta e diretta da Stelvio Cipriani è la cosa migliore che si può salvare da questo film, incalzante, psichedelica e infarcita di motivetti allegri che ricordano un pò gli Oliver Onions (Guido e Maurizio De Angelis), praticamente come se Bud Spencer incontrasse lo Squalo, e allora si che sarebbero cazzi amari!

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giovedì, 26 gennaio 2006

ED WOOD (1994)

Pur essendo di altissimo livello, il cinema di Tim Burton non ha mai cercato di nascondere le numerose ispirazioni che ha tratto a piene mani dai B movie americani degli anni '50, già Mars Attack! citava esplicitamente le invasioni spaziali dell'età d'oro ma è proprio Ed Wood che regala allo spettatore una dichiarazione d'amore assoluta verso personalità geniali e sconosciute che hanno infiammato quest'epoca. Questa sorta di biografia romanzata del peggiore regista di tutti i tempi è quanto di più appassionato e sincero possa dedicarsi ad un personaggio così particolare come Edward D. Wood Jr., giovane cineasta improvvisato con una sconfinata passione per la celluloide e una indubbia abilità nel reperire fondi e mezzi per realizzare i suoi film. Un omaggio ottimamente interpretato anche dal protagonista Johnny Depp che calca molto la mano sui presunti vizietti del nostro (la passione per i golfini d'angora e i travestimenti femminili) ma allo stempo tempo ne esegue un ritratto di una persona pura, capace di amare e di essere amato da una devota Patricia Arquette e di farsi in quattro per risolvere i problemi dell'amico Bela Lugosi (interpretato magistralmente da Martin Landau giustamente premiato con l'Oscar), ex stella del cinema Horror ormai sul viale del tramonto con il fisico irrimediabilmente sconvolto dalla droga, un uomo dotato di una volontà cieca che non esita a far battezzare la sua troupe da dei finanziatori della chiesa battista o a rubare una finta piovra per concludere le riprese del suo "Bride of the Monster". Al suo fianco uno stuolo di grandi attori, da Bill Murray a Sarah Jessica Parker fino alla moglie dello stesso Burton Lisa Marie nella parte di Vampira.

Una piccola apparizione anche per Vincent D'Onofrio che interpreta Orson Welles in quei pochi attimi in cui si confronta con il nostro eroe.

Chi ha visto e amato i film del vero Edward D. Wood Jr. ritroverà tutta l'atmosfera e i divertenti aneddoti che hanno immortalato nella storia questo piccolo uomo che dal niente ha potuto costruirsi i propri sogni e quelli delle persone che lo hanno seguito nelle sue pazze imprese. 

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lunedì, 16 gennaio 2006

King Kong contro Godzilla

(Gamera tai daikaiju Guiron,1969)

Voi ultratrentenni malati di mente che avete passato metà della vostra infanzia davanti al televisore a vedere, in oscuri pomeriggi di svago, film come questo, popolato da creature gommose che si combattono a suon di strilla metalliche in omaggio al primo Godzilla, il cui verso era ricavato da una rielaborazione dello stridio di un treno, voi ultratrentenni, dicevo, sapete spiegarmi con che faccia i distributori  italiani hanno potuto presentare al pubblico del cinema, un film intitolato King Kong contro Godzilla in cui dei due mostri originari, non vi era alcuna traccia? Quanti bambini avranno truffato presentandogli col nome di King Kong un tartarugone spaziale che era già stato protagonista di film come "Gamera contro il mostro Gaos" e che, in effetti si chiamava Gamera? Per non parlare di Godzilla, qui rappresentato da un varano col naso a sciabola chiamato Guiron!

Il plot fantascientifico (che in Giappone rientra in quella saga di mostri degli anni '60 chiamata Kaigju eiga) non sarebbe poi stato neanche male (due mostri che si scontrano nello spazio e dei bambini a cui gli alieni vogliono mangiare il cervello) se ci fosse stato presentato diversamente. invece, i soliti italiani, pur di guadagnarci non guardano in faccia a nessuno, nemmeno ai bambini i quali, credendo di andare ad assistere alle imprese dei loro mostri preferiti, si sono ritrovati, loro malgrado, invischiati in creature pressoché sconosciute delle quali, vista l'abbondanza, in quell'epoca, di film giapponesi di mostri ciondolanti come vecchi coppertoni. Cari, cari mostri inespressivi che avete riempito la nostra infanzia di quel meraviglioso mondo che era la nostra innocenza.

 

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mercoledì, 11 gennaio 2006

Reefer Madness (1936)

Forse uno dei primi e più famosi esempi di  exploitation cinema (ovvero quelle pellicole che trattano un determinato argomento spesso violento o scabroso) questo film nacque attraverso il finanziamento di una piccola comunità cattolica al fine di illustrare i pericoli e i devastanti effetti dell'uso della Marihuana sopratutto nei riguardi dei giovani. Nota anche con il titolo "The Burning question" o "Tell your children" la pellicola di Louis J. Gasnier è paradossalmente diventata, nel tempo, una sorta di guida per novizi sull'impiego di sostanze stupefacenti grazie ad una certa precisione nello descrivere i trucchi ed i segreti per nascondere la droga nelle scarpe, all'interno di un libro oltre a tutte le informazioni necessarie su come rollarsi una canna. In ogni caso siamo di fronte ad un cult di incredibile originalità, un manifesto di propaganda che si trasforma in una testimonianza dell'ingenuità dei tempi passati nel trattare problemi delicati e spinosi come quello della droga. La storia del film illustra in maniera piuttosto esplicita cosa può accadere a chi cade nelle devastanti trame della Marihuana attraverso le vicende di due bravi ragazzi quali  Bill Harper (Kenneth Craig) e la sua fidanzatina Mary (Dorothy Short). Introdotto da un monito ai genitori degli studenti da parte di un sedicente Dr. Carrol (Dorothy Short) il film prosegue con Bill che finisce nelle grinfie di Jack (Carleton Young) e Mae (Thelma White), due malviventi che forniscono droga a Ralph (Dave O'Brien) e Blanche (Lillian Miles) nel loro stesso appartamento dove organizzano festini illegali a base di sigarette dopate.

 Bill finirà nelle grinfie di Blanche che lo inizierà alla Marihuana mentre Ralph tenterà di farsi Mary, stordito dalla droga Bill litiga con Jack al quale partirà un colpo di pistola che ucciderà Mary. Arrestato per Omicidio, Bill verrà processato e condannato all'impiccagione ma grazie all'intervento della polizia che arresterà i malviventi e Blanche scagionerà completamente Bill prima di suicidarsi.

Colpiscono molto certi stereotipi sull'uso della Marihuana ma sopratutto le facce assatanate dei fumatori, tutti intenti a ridacchiare con gli occhi sbarrati. Il tutto condito da una velata accusa alla musica del diavolo (Così era considerato a quei tempi il Jazz) che sottolinea in sottofondo le drammatiche gesta a cui assistiamo. Non a caso il primo drogato che viene individuato nel film è il pianista del bar dove i giovani si ritrovano a ballare.

Nel 2005 questo film ha anche ispirato un musical che, ovviamente, rende omaggio all'involontaria comicità di questo piccolo capolavoro nascosto.

 Non so voi, ma dopo averlo visto, mi è venuta voglia di farmi una canna!

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domenica, 08 gennaio 2006

Brain Damage

(La Maledizione di Elmer, 1988)


Ultimo tra i Figli di quella cupa follia horror che ha invaso felicemente tutti gli anni '80, Brain Damage rivela tutto l'acido malato che il genio di Frank Henenlotter cerca di iniettare sul pubblico attraverso una pellicola che appare quasi fatta in casa, tra poche location di cui molte ottenute tra interni domestici e cortili maleodoranti. Già autore di un'altro capolavoro horror indipendente quale il chiaccheratissimo Basket Case Henenlotter mescola sapientemente il dramma della tossicodipendenza con la mutazione della carne del primo David Cronenberg  (quello di Shivers  e Rabid , per intenderci). Assistiamo quindi alle sofferte vicende di Brian (evidente il gioco di parole con il titolo)  un bravo ragazzo ( interpretato dall'attore Rick Hearst) che convive con il fratello Mike (Gordon MacDonald) ed è fidanzato con Barbara (Jennifer Lowry), tutto sembra andare nel modo migliore se non chè gli anziani vicini d'appartamento non si vanno a perdere il loro animaletto da compagnia. Niente di strano, direte, tranne che il grazioso cucciolo è un viscido vermone con la testa a fungo (Ok! Ok! So che lo state già pensando ma i riferimenti fallici saranno anche più accentuati nelle scene successive) che si insinua dietro il collo a Brian e gli inietta un potente allucinogeno che renderà schiavo il ragazzo della sua droga lisergica.

Il prezzo da pagare per questo anomalo pusher sarà, per Brian, molto alto: si troverà costretto a diventare un serial killer per procurare al mostruoso verme chiamato Elmer, cervelli umani sempre freschi. Il riferimento fallico esplode in tutto il suo fulgore quando una prostituta, accingendosi a fare un Blow-Job a Brian si troverà in bocca il buon Elmer pronto a divorare i suoi neuroni. In tutto questo la sua fidanzata noterà un comportamento anomalo e non troverà niente di meglio che farsi il fratello per sedare la sua tristezza nell'essere trascurata.

Finale catartico con Brian che spreme il lombrico mentre litri di allucinogeno fanno esplodere la sua testa.

Una trama alquanto originale, una pochezza di mezzi ottimamente coperta da un'eccellente fotografia fanno di Brain Damage un esaltante esempio di come si può far ottimi films senza spendere molto purchè si abbiano delle idee, anche piuttosto malate, da esprimere con la dovuta dose d'ironia.

 

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